1930 - L'assurda storia della Coppa Rimet

Da Wikisport.

L'assurda storia della Coppa Rimet


La squadra che vince oggi i Mondiali di calcio si aggiudica la Coppa del Mondo (il FIFA World Cup Trophy, in inglese). Ma questa coppa esiste soltanto dall’edizione del Mondiale in Germania del 1974, prima di allora, dal 1930 al 1970, la squadra che vinceva il Campionato del Mondo veniva premiata con la famosa Coppa Rimet. La storia di questo affascinante trofeo, nasce con il primo campionato mondiale di calcio nel 1930 per volere del presidente della FIFA Jules Rimet. Tutto ebbe inizio il 29 maggio 1928 al congresso di Amsterdam. Rimet affezionato all’idea che il calcio potesse essere anche professionismo, insieme ad altri dirigenti istituì il primo torneo per squadre nazionali. In un periodo in cui lo stile liberty e l’art déco stavano vivendo i loro ultimi momenti di auge, l’incarico di realizzare il trofeo venne affidato nel 1929 all’orafo parigino Abel Lafleur. Egli realizzò una statuetta raffigurante la dea Nike, la dea della vittoria, che reggeva una coppa decagonale, il tutto appoggiato a un piedistallo di lapislazzuli a base ottagonale. Il peso complessivo era di 3800 grammi, di cui 1800 grammi in argento "sterling" placcato oro. L'altezza del trofeo era di 30 centimetri. Originariamente chiamata Victory, nel 1946 venne ufficialmente rinominata Coppa Rimet, in onore del suo ideatore. Il trofeo fu messo in palio la prima volta nel 1930 a Montevideo, capitale dell’Uruguay, Paese già detentore degli ultimi due titoli olimpici e in procinto di festeggiare il centenario della propria indipendenza. Questa prima edizione si caratterizzò solo di una fase finale, alla quale presero parte le 13 nazioni che avevano precedentemente accettato l'invito: 4 europee (Francia, Belgio, Jugoslavia e Romania) e le altre in rappresentanza di paesi del Nuovo Continente (oltre all’Uruguay erano presenti Cile, Argentina, Bolivia, Paraguay, Brasile, Perù, Messico e Stati Uniti d’America). La coppa, custodita in modo da lasciare intatta le sua bellezza, raggiunse il Sudamerica a bordo della nave italiana Conte Verde il 5 luglio, che salpò da Villefranche-sur-Mer, vicino Nizza, il 21 giugno 1930. Sulla stessa nave viaggiavano Jules Rimet e i giocatori delle Nazionali francese, romena, belga e brasiliana che si allenavano sui ponti di bordo, con il pallone che finiva molto spesso in mare. La coppa arrivò in Uruguay e ci rimase quattro anni, perché a vincere il Mondiale furono proprio i padroni di casa, che sconfissero in finale l’Argentina per 2-1. La scelta di non partecipare alla successiva edizione italiana farà dell'Uruguay la prima e ad oggi unica nazionale campione a non difendere il titolo. Successivamente il trofeo prese la strada dell’Italia e a Roma vi rimase dal 1934 dopo la grande vittoria degli Azzurri nel mondiale di casa, replicata quattro anni dopo nel 1938 nel mondiale francese, grazie ai colpi di Colaussi e Piola che sconfissero la temibile Ungheria. Con lo scoppio nel 1939 della Seconda Guerra Mondiale, il Campionato Mondiale di calcio venne sospeso e l'Italia avrebbe dovuto custodire il trofeo fino al momento della consegna alla nazione organizzatrice dell'edizione successiva. Inizialmente la coppa venne custodita nella cassaforte di una banca, ma a guerra in corso, Ottorino Barassi, segretario della Federcalcio, la prese con sé e la portò nella sua abitazione in piazza Adriana. Il Fuhrer ordinò alla Gestapo di recuperare il trofeo e i soldati si presentarono agguerriti a casa Barassi, nonostante egli avesse dichiarato che la coppa era stata presa in custodia dal CONI e portata a Milano. La perquisizione non portò a nulla, i tedeschi, infatti, non controllarono nel posto più classico dove nascondere qualcosa di prezioso, ovvero sotto il letto. Lo stesso Barassi portò poi la coppa in Lussemburgo nel 1946. Nel 1966 l’Inghilterra ebbe l’incarico di organizzare i Mondiali e per celebrare l’avvenimento, realizzò una mostra di francobolli sportivi il cui valore, assicurato presso i Lloyds, superava i sei miliardi di allora. In quell’occasione fu esposto anche il trofeo che però, il 20 marzo, venne rubato. Le indagini portarono all'arresto di Edward Bletchley, portuale 47enne disoccupato. Bletchley aveva inviato al presidente della Football Association, Joe Mears, una lettera anonima: al suo interno la proposta per una trattativa e un piccolo frammento del basamento di marmo. Egli, aveva richiesto per il riscatto della coppa una cifra di 15.000 sterline. Mears accettò la proposta; lo scambio sarebbe dovuto avvenire al Battersea Park, ma tuttavia Joe Mears avvisò la polizia che fu presente sul luogo: Bletchley se ne accorse e tentò la fuga, ma venne presto catturato, arrestato e trasposto nella prigione di Brixton. Affermò di essere un semplice esecutore, e che qualcun altro gli aveva dato 500 sterline per impossessarsi della coppa. Il trofeo fu ritrovato una settimana dopo il furto, il 27 marzo, da un cagnolino di nome Pickles, sorpreso dal padrone a fiutare un pacchetto gettato in un cespuglio nella zona sud-est di Londra: una volta aperto, il signor David Corbett, impiegato in un'agenzia di viaggi, si ritrovò davanti al famosissimo trofeo, e lo riconsegnò alla polizia. Tutto il mondo e soprattutto l’Inghilterra poté tirare così un profondo sospiro di sollievo, anche se il giallo resta per la sua più larga parte, ancora irrisolto. La Coppa Rimet è stata conquistata definitivamente dal Brasile nel 1970, poiché il regolamento della FIFA prevedeva che il trofeo entrasse in possesso della prima nazionale che l'avesse vinta per tre volte. A contendersela in un accesissima finale fu proprio il Brasile che sconfisse l’Italia reduce dalla lunga e faticosa semifinale con la Germania Ovest (quella che verrà poi definita la “partita del secolo”), vincendo per 4 a 1. La storia del leggendario trofeo però non termina qui. Il 19 dicembre 1983, dalla sede della Confederazione Brasiliana di Calcio, verrà rubato nuovamente. Sergio Pereira Ayres detto Peralta, insieme a José Luis Rivera, detto Luiz Bigode (baffuto), un decoratore, e Francisco José Rocha, detto Chico Barbudo, ex detective e al tempo attivo nel mercato dell'oro, si introdussero nella sede della Confederazione dopo aver immobilizzato il guardiano e si appropriarono della coppa. L’allarme scattò a notte fonda e il primo a confermare ufficialmente che la Coppa Rimet era stata rubata, fu proprio Althemar Dutra Castilhos, presidente degli arbitri. A questo punto, l’unica cosa che restava da accertare era se l’oro del trofeo fosse stato fuso oppure no. La notizia non tardò ad arrivare. Alcuni giorni dopo la polizia comunicò che i 1800 grammi d’oro che componevano la coppa, erano stati trasformati in lingotti d’oro e venduti ad una cifra di 15.500 dollari, un valore estremamente inferiore al suo reale prezzo. Successivamente la Confederazione commissionò una replica che venne realizzata da Eastman Kodak. Questa replica venne presentata al presidente brasiliano João Baptista de Oliveira Figueiredo nel 1984.