1972 - La strage di Monaco di Baviera: "Settembre Nero"

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Olimpiade 1972: la strage di Monaco di Baviera


La strage di Monaco di Baviera fu un atto terroristico fra i più efferati della storia recente. Avvenne durante le Olimpiadi di Monaco del 1972 e portò alla morte di 17 persone. Quelle in Germania furono le Olimpiadi più ricche di atleti e nazioni fino ad allora: furono settemila in rappresentanza di 120 paesi. Un intento simbolico di quell’edizione era di celebrare in Germania la pace consolidata dopo la Seconda guerra mondiale, ma fallì drammaticamente. L’allora Repubblica Federale Tedesca intendeva cancellare il ricordo dei Giochi di Berlino del 1936 con un’atmosfera impregnata di pacifismo. Ma il massacro di undici atleti israeliani segnò l’avvenimento sportivo. Il pretesto per un'azione terroristica spettacolare fu fornito dalla lettura di una notizia riportata da un giornale arabo, secondo cui il Comitato Olimpico Internazionale non aveva nemmeno degnato di risposta la richiesta avanzata dalla Federazione Giovanile della Palestina di poter partecipare con una propria delegazione ai giochi olimpici estivi di Monaco. Abu Mohammed, un dirigente dell'organizzazione conosciuta come "Settembre Nero” (un movimento affiliato all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat) decise di mettere in atto un attentato terroristico a cui fu dato il nome di "Biraam" e "Ikrit", due villaggi palestinesi i cui cittadini furono evacuati dagli israeliani nel 1948. Una parte dei componenti del commando fu reclutata per lo più nel campo profughi di Shatila, un campo palestinese tristemente famoso perché fu oggetto nel 1982 di un attacco da parte delle milizie cristiano-libanesi con il permesso dell’esercito israeliano e che provocò la morte di diverse centinaia di persone. Altri due componenti avevano invece lavorato nella cittadella olimpica svolgendo mansioni di cuoco e di ingegnere. Nessuno dei reclutati conosceva lo scopo della missione. Furono tutti addestrati in Libia per lo più sul combattimento corpo a corpo e nel superamento di ostacoli. Si ritrovarono in Germania dopo aver viaggiato a coppie e da località di provenienza diverse, solo la sera dell’operazione vennero a conoscenza dei dettagli. I giochi olimpici di Monaco si stavano svolgendo con la convinzione che essi dovessero ridare lustro all'immagine della Germania del dopoguerra. In un'atmosfera rilassata e gioiosa, fu deciso di mantenere la sicurezza a livelli molto bassi per non ingenerare ricordi legati alla Germania hitleriana. La sorveglianza del villaggio fu affidata a volontari chiamati Olys nelle loro divise bianche e blu, equipaggiati solo con una radio ricetrasmittente e addestrati solo a intervenire in caso di risse, ubriachezza o poco più. Nei giorni precedenti all'apertura delle Olimpiadi, una manifestazione di anarchici era stata sciolta con la distribuzione di caramelle ai manifestanti da parte della Polizia. Per coloro che avessero voluto vedere le gare senza pagare il biglietto di ingresso, sarebbe stato possibile salire sulle colline ricavate dalle macerie dei bombardamenti alleati e osservare a distanza. Gli Olys erano anche stati addestrati a chiudere un occhio sullo scavalcamento delle recinzioni del villaggio, effettuato dagli atleti che trovavano faticoso passare dal check point o che tiravano tardi la notte. Nulla, in pratica, avrebbe dovuto turbare l'atmosfera informale e gioiosa delle Olimpiadi di Monaco. Il 5 settembre 1972, alle 4 del mattino, gli otto membri di Settembre nero, entrarono senza troppe difficoltà nel villaggio olimpico aiutati a scavalcare la recinzione da un gruppo di atleti americani che avendo bevuto non si resero conto di quello che stavano facendo. I terroristi fecero irruzione nella palazzina degli atleti israeliani: ne uccisero subito due (Moshe Weinberg, allenatore di lotta greco-romana, e Yossef Romano, specializzato nel sollevamento pesi, che avevano tentato di fermarli) e ne sequestrarono altri nove. In breve presero i prigionieri: Amitzur Shapira, un allenatore di atletica leggera, Kehat Shorr, allenatore di tiro a segno, Yakov Springer, giudice di sollevamento pesi, André Spitzer, allenatore di scherma, Moshe Weinberg, un allenatore di lotta greco-romana, David Berger, pesista, Yossef Romano, specializzato nel sollevamento pesi, Mark Slavin, lottatore, Ze’ev Friedman, pesista, Eliezer Halfin, lottatore. Un altro pesista, Gad Tsobari, riuscì a fuggire dalla finestra del suo alloggio e ad evitare la scarica di un mitragliatore prima di mettersi in salvo. A questo punto venne avvisata la polizia che in breve tempo si diresse presso il villaggio Olimpico. Alle 5 del mattino iniziarono le trattative. I terroristi, con due fogli di carta lanciati dal balcone e raccolti da un poliziotto tedesco, chiesero la liberazione di 234 palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane e di due terroristi tedeschi, e pretesero tre aerei per lasciare la Germania. La scadenza dell’ultimatum era fissata per quattro ore dopo, alle 9:00 del mattino. I tedeschi assemblarono un'unità di crisi composta dal capo della Polizia di Monaco, Manfred Schreiber, dal Ministro Federale degli Interni, Hans-Dietrich Genscher e dal Ministro degli Interni della Baviera, Bruno Merk. Il Cancelliere Federale Willy Brandt contattò immediatamente il Primo ministro israeliano, Golda Meir, per rendere note le richieste dei terroristi e cercare una soluzione al caso. La sua posizione fu fermissima: nessuna concessione al ricatto dei terroristi. Tuttavia, il governo israeliano si offrì di inviare in Germania un'unità della Sayeret Matkal per tentare un blitz. I tedeschi declinarono l'offerta e cercarono di prendere tempo con i terroristi. Le scuse addotte furono le più svariate: non si riuscivano a raggiungere alcuni membri del governo di Israele, non si riuscivano a localizzare tutti i prigionieri, le linee telefoniche con Gerusalemme continuavano a cadere. L'ultimatum successivamente fu spostato e alle 17:00 e i terroristi avanzarono una nuova richiesta: volevano essere trasferiti assieme agli ostaggi al Cairo e da lì proseguire le trattative. Le Autorità tedesche chiesero di potersi prima sincerare delle condizioni degli ostaggi e del loro assenso a proseguire per il Cairo. Era sera quando si decise di far salire i terroristi con gli ostaggi su due elicotteri atterrati nel piazzale del villaggio olimpico per trasferirli alla base aerea di Furstenfeldbruck e da lì, come da loro richiesto, farli partire con un aereo per il Cairo. Verso le 22.30 gli elicotteri con gli ostaggi atterrarono alla base: scesero i quattro piloti e i sei terroristi. Due di loro corsero subito a ispezionare l’aereo, ma si accorsero che era vuoto e tornarono di corsa agli elicotteri. Si trattava di una trappola: accanto all’aereo, la polizia tedesca voleva liberare gli atleti in un’operazione che si sarebbe rivelata fallimentare: mancava un numero sufficiente di uomini addestrati (gli agenti sul bordo della pista erano solo cinque) e mancavano le attrezzature necessarie per la riuscita dell’operazione. L’area venne illuminata e gli agenti aprirono il fuoco. La sparatoria durò circa un’ora. Un terzo elicottero con alcuni agenti di rinforzo atterrò a più di un chilometro di distanza da dove si stava svolgendo la sparatoria: quei poliziotti non entrarono mai in azione. Quando alla base aerea arrivarono i veicoli corazzati tedeschi, ai terroristi fu chiaro che non era più possibile fuggire e decisero di uccidere gli ostaggi. Nell’operazione morirono tutti gli atleti sequestrati, cinque terroristi e un poliziotto tedesco. Gli altri tre terroristi furono arrestati, ma rilasciati il 29 ottobre dello stesso anno nella trattativa per il dirottamento sopra Zagabria di un aereo della Lufthansa. I Giochi di Monaco furono sospesi per un solo giorno, in cui si svolse una cerimonia in ricordo delle vittime. Non vennero però annullati, provocando proteste e indignazione. Dopo il massacro, il primo ministro israeliano Golda Meir ordinò al Mossad (i servizi segreti israeliani) di trovare e assassinare gli esecutori della strage. Dopo 43 anni, il 2 dicembre 2015, è emerso un nuovo, macabro retroscena sulla strage di Monaco di Baviera. Nel settembre 1992, l'avvocato delle vedove degli atleti ricevette le immagini di quanto era successo vent'anni prima, e Ilana Romano e Ankie Spitzer insistettero per vederle. Le donne acconsentirono anche a non parlare mai pubblicamente di quelle immagini, che fino a quel momento non pensavano nemmeno esistessero. Almeno uno di loro, Yossef Romano, fu castrato e violentato dai sequestratori e lasciato morire sotto gli occhi dei suoi compagni. La tragedia di Monaco ebbe come conseguenza la vendetta del Mossad contro l’OLP, che durò fino all’eliminazione degli organizzatori del massacro nel 1991 e la Repubblica Federale Tedesca, dal canto suo, si dotò di una forza antiterrorismo.

Fonti