1980 - Miracolo sul ghiaccio

Da Wikisport.

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"Miracolo sul ghiaccio" (in inglese Miracle on ice) è il nomignolo popolare usato soprattutto negli Stati Uniti per indicare il torneo di hockey su ghiaccio dei XIII Giochi olimpici invernali, nel quale la squadra statunitense, composta da dilettanti e giocatori universitari, conquistò un'improbabile medaglia d'oro. In particolare, il nomignolo si riferisce all'incontro tra Stati Uniti e URSS del 22 febbraio 1980, disputato a Lake Placid.
Non è un giorno come gli altri, in quanto il 22 Febbraio il grande libro della storia ha visto scriversi pagine che grondano di emozioni, dato che sono quelle racchiuse sotto il titolo di miracolo sul ghiaccio.
Miracle on ice, dunque, è un qualcosa che va oltre il mondo dello sport, tanto da essere conosciuto anche da chi con Lake Placid ha avuto poco a che fare, eppure quei fatti del 22 Febbraio 1980 appartengono al bagaglio culturale dell’America e non solo. La partita di hockey USA – URRS, rimarrà sempre nella storia perché oltre alla tensione che si respirava sul ghiaccio, sugli spalti e persino dal televisore, in campo c’era in palio un oro olimpico e l’onore di due squadre. E una delle due squadra, era data per spacciata fin dall’inizio del torneo olimpico: gli states.
Gli USA al tempo non partivano di sicuro senza godere dei favori del pronostico, e delle dodici partecipanti era considerata la settima forza del torneo olimpico; giochi che comunque si disputavano a Lake Placid, negli Stati Uniti. In fondo giocare in casa un torneo così importante può dare una carica particolare. La nazionale statunitense era composta da giocatori universitari dilettanti, salvo un paio di componenti freschi di firma su un contratto professionistico con la NHL, ma che a tutti gli effetti, mai avevano disputato una gara professionistica. La nazionale sovietica invece vantava tra le sue fila, veri fenomeni del tempo, come Mikhailov, Tretiak e Fetisov. Nel girone eliminatorio gli Stati Uniti sorpresero molti osservatori con il loro gioco fisico e ben coordinato, che portò tra l'altro a una vittoria per 7-3 contro la molto forte Cecoslovacchia, e terminarono con 4 vittorie e 1 pareggio che li qualificarono per il girone delle medaglie. Nell'altro girone, i sovietici spazzarono via gli avversari, sconfiggendo tra gli altri, Giappone (16-0), Paesi Bassi (17-4) e Polonia (8-1), qualificandosi al turno successivo. Anche Svezia e Finlandia ottennero un posto nel girone delle medaglie. La cornice è quella, come detto, in cui i rapporti tra Stati Uniti ed Unione Sovietica erano abbastanza gelati come la pista del palazzetto di Lake Placid. Per la cronaca, Jimmy Carter, che ai tempi occupava lo studio ovale della Casa Bianca, stava ponderando l’idea di boicottare i Giochi Olimpici di Mosca del 1980 a causa dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, ma questa è un’altra storia. Tuttavia, non c’era il professionismo nel Blocco Sovietico, motivo per cui erano si dilettanti sulla carta, ma in realtà erano, forse, una delle più grandi squadre di hockey che il mondo abbia mai visto.
Ma si sa, lo sport può regalare imprese mai compiute prima. Il giorno della partita di hockey USA – URSS 1980, le due squadre si presentarono in una vera e propria bolgia. Quel giorno fu lanciato per la prima volta il coro USA – USA che sarebbe poi diventato lo slogan più cantato per le partite delle nazionali statunitensi impegnate in manifestazioni internazionali. Il Team USA fu subito sotto, ma questo partire in svantaggio è stato una sorta di filo rosso di tutte le partite giocate dai ragazzi di Brooks. Il “punto di svolta della partita” avvenne con il cambio del portiere sovietico, mossa che spiazzò il mondo intero, ma sembrò essere una scelta vincente, dato che l’estremo difensore parò tutto o quasi.La rimonta degli USA fu servita per la gioia dei presenti, increduli davanti al tabellino che recitava USA 4 e URSS 3. La partita fu un vero match vietato ai malati di cuore, con gli USA sempre a rincorrere la nazionale sovietica. Alla fine vinceranno e, il telecronista di allora, Al Michaels, commentatore di ABC, al fischio finale disse: “…credete ai miracoli? SI!” .
Avendo concluso senza sconfitte e un solo pareggio gli USA vinsero la medaglia d'oro, argento ai sovietici (una sconfitta), bronzo agli svedesi (una sconfitta e un pareggio).
Tutto quello che avvenne dopo la partita di Hockey, fu una cavalcata trionfale degli americani verso la medaglia d’oro. Quella nazionale di dilettanti, realizzò il sogno di una nazione intera: vincere in casa una prestigiosa medaglia a discapito degli avversari, che lo erano oltre quel palazzetto del ghiaccio. Nulla è impossibile. Nemmeno un miracolo sul ghiaccio.

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