VII inv. - 1948 St. Moritz (SUI)

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1948 St. Moritz (SUI)


Città ospitante Sankt Moritz, Svizzera
Nazioni partecipanti 28
Atleti partecipanti 669 (592 Uomini - 77 Donne)
Competizioni 22 in 4 sport
Cerimonia apertura 30 gennaio 1948
Cerimonia chiusura 8 febbraio 1948
Aperti da Enrico Celio
Giuramento atleti Riccardo Torriani
Stadio Olympic Ice Rink

I VII Giochi olimpici invernali (in tedesco V. Olympische Winterspiele) si svolsero a Sankt Moritz (Svizzera) dal 30 gennaio all'8 febbraio 1948. Questa fu la prima edizione tenutasi dopo la Seconda guerra mondiale, che costrinse l'annullamento delle edizioni del 1940 e del 1944.
Ai tempi dell'antica Grecia il mito olimpico era così amato e rispettato da indurre a una pausa anche i nemici impegnati in una guerra. Non fu così nell'era moderna. Dopo Garmisch-Partenkirchen e Berlino 1936 il CIO decise di assegnare le successive Olimpiadi a due città del Giappone, rispettivamente Sapporo, per nevi e ghiaccio, e la capitale Tokyo per le discipline estive. Ma, indipendentemente dall'autorevolezza dei reggitori dello sport, altri governanti avevano pianificazioni diverse e affatto agonistiche, Germania in prima linea e Giappone da par suo. E fu proprio il conflitto Giappone-Cina che nel 1938 indusse il CIO a mutare programma spostando le manifestazioni estive nella capitale finlandese Helsinki e le invernali a Oslo. Ma i gravi e dolorosi accadimenti di quegli anni, la costituzione dell'Asse Roma-Berlino nel 1936, l'invasione della Polonia nel settembre 1939 da parte dei militari del terzo Reich, il Patto Tripartito con il Giappone, fecero sì che i Giochi Olimpici del 1940 fossero annullati, così come quelli eventuali del 1944. La guerra si esaurì nell'estate 1945. Gli alti gestori delle vicende sportive non si adagiarono in attese peraltro superflue e decisero che, nello spirito della pace, la bandiera a cinque cerchi sarebbe stata assegnata a una nazione che aveva vinto il conflitto, la Gran Bretagna, e a una che era stata neutrale, la Svizzera. E così, dopo vent'anni, le Olimpiadi invernali tornarono a St. Moritz. L’Italia si presentatò alle Olimpiadi di St. Moritz del 1948 con una delegazione di cinquantaquattro atleti di cui tre donne. Non avendo mai vinto una medaglia nelle quattro Olimpiadi precedenti, l’obiettivo non poteva che essere portarne a casa almeno una. Il primo sul quale si puntava per il raggiungimento di questo obiettivo fu il portabandiera dell’Italia nella cerimonia d’apertura, Vittorio Chierroni. Novità in questi GO Invernali rispetto al 1936, fu l'aggiunta di un'altra gara di slalom. La prima, senza medaglie, valida soltanto per la combinata discesa-slalom da affrontare con calcolo e la seconda, indipendente, disputata invece per le medaglie. Nella prima il tempo veniva trasformato in punti e così quello della discesa. Oreiller guadagnò la seconda medaglia d'oro, l'argento andò allo svizzero Karl Molitor e il bronzo a Couttet. Alverà fu ancora quinto. Con la caduta della Schlunegger, il titolo femminile combinato premiò la Beiser davanti alla sorprendente statunitense Gretchen Fraser e all'austriaca Erika Mahringer. Seghi fu ancora una volta quarta.
Nello slalom indipendente gli italiani ebbero un'altra giornata nera, salvati soltanto da un ottimo quarto posto di Alverà, campione senza punte eccelse ma di eccezionale garanzia. Colò e il suo amico Chierroni fecero molti errori arrivando rispettivamente quattordicesimo e trentesimo. La vittoria, meritata, andò allo svizzero Edi Reinalter, con soli 5 decimi di vantaggio rispetto a Couttet e 2'5″ rispetto a Oreiller, alla sua terza medaglia.
A Saint Moritz 1948 arrivò finalmente una soddisfazione per l'Italia. Nino Bibbia vinse l'oro nello skeleton: fu la prima medaglia italiana nella storia delle Olimpiadi Invernali. Anche la Francia mosse per la prima volta il suo medagliere grazie ad Henry Oreiller, il personaggio più ammirato dei Giochi che fece sua la discesa e la combinata dello sci alpino. Curiosa fu la vicenda dell'americana Gretchen Frazer: fu costretta ad aspettare per ben 17 minuti al cancelletto di partenza in attesa di gareggiare nello slalom a causa di un problema ai cronometraggi. Nonostante tutto non si scompose e andò a vincere.
Chi fosse questo sconosciuto Bibbia lo si scoprì nelle audaci discese dello skeleton, disciplina quasi affatto conosciuta almeno in Italia. In verità lo era ben poco anche nel resto del mondo, fatta eccezione per Svizzera, USA e Inghilterra, perché qualche anglosassone benestante la praticava a St. Moritz. Bibbia era un giovane ventiquattrenne lombardo della Valtellina, emigrato in Engadina con la famiglia dedita a un'attività commerciale in frutta e verdura. Il coraggioso giovanotto aveva cominciato a frequentare la pista di Cresta Run quale frenatore del bob di qualche amico, poi si era dedicato allo slittino, quindi allo skeleton, attrezzo sul quale ci si sdraia con la testa a valle, cioè in avanti, e in posizione prona per poi scendere fino a una velocità di 100 km orari. I favoriti ai GO erano ovviamente svizzeri, americani e inglesi, collaudati da onorate carriere, ma Bibbia li batté a somma di tempi, alla fine delle sei discese previste e dunque non certo per un caso. La sfida si svolse in due giorni. I discesisti sembravano giocatori di football americano: casco di sughero e acciaio, enormi ginocchiere, proteggimano pure di acciaio, così come certe specie di unghie adattate e usate per governare la direzione. Le scarpe erano lucenti, anch'esse munite di pungiglioni direzionali ed eventualmente frenanti, anche se di rado si rendeva necessario l'uso di questa opzione. Era uno spettacolo di straordinario coraggio quello offerto da quei giovani che scendevano lungo il budello ghiacciato che partiva da Cresta Run e, nel silenzio, si avvertiva diffusa ed eloquente un'atmosfera di attesa. Quando, dopo ore, la contesa si esaurì in un crescendo tricolore, si seppe che Nino Bibbia aveva trionfato dimostrando più audacia e bravura di tutti. Fu il primo oro italiano nei Giochi Olimpici invernali e venne accolto come un premio alla passione e al tifo che avevano contraddistinto ogni competizione. Esplose gran festa fino a notte fonda, dal passo Maloia a Celerina. Ancora una volta simpatica e pertinente fu l'affermazione di Emilio De Martino: "grande il Bibbia, perché avendo trovato il benessere qui è rimasto italiano e ha onorato la patria". E, aggiungiamo, ha pure elevato a un risultato quanto meno onesto la partecipazione italiana a quei Giochi.

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