V estiva - 1912 Stoccolma (SWE)

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1912 Stoccolma (SWE)


Città ospitante Stoccolma, Svezia
Nazioni partecipanti 28
Atleti partecipanti 2,407 (2,359 Uomini - 48 Donne)
Competizioni 102 in 14 sport
Cerimonia apertura 5 maggio 1912
Cerimonia chiusura 22 luglio 1912
Aperti da Gustavo V di Svezia
Stadio Stadio Olimpico di Stoccolma

I Giochi della V Olimpiade (in svedese V Olympiska spelen) si sono svolti a Stoccolma, in Svezia, dal 5 maggio al 22 luglio 1912. Se Londra 1908 era stata l'edizione del rilancio, questa di Stoccolma fu quella della definitiva conferma. Forti delle esperienze dei Giochi passati gli svedesi organizzarono un'Olimpiade senza grandi sbavature, anche se meno faraonica nelle strutture rispetto a quattro anni prima. Il numero di atleti partecipanti siglò un nuovo record, si arrivarono a circa 2500, e le nazioni che giunsero a Stoccolma furono 28, con l'importante novità del Giappone. Anche a livello tecnico ci furono importanti novità: memori di quanto accaduto a Londra nei 400 m, si tracciarono le corsie, così come sono ancora adesso, nelle gare tra i 100 e i 400 metri. Inoltre la pedana del lancio del martello venne circondata da una gabbia di protezione. Grandi discussioni vennero p provocate alla vigilia dei Giochi, in seno soprattutto al CIO riguardo al problema dello sfoltimento del programma. Addirittura si arrivò all'ipotesi di escludere tutti gli sport di squadra, ma poi passò invece una proposta più soft, che prevedeva soprattutto lo sfoltimento di singole gare all'interno dei vari sport. Così, ad esempio, nel ciclismo si disputò una sola gara. Non venne invece risparmiato, ma a causa delle leggi svedesi che lo ritennero troppo violento, il pugilato, che comunque tornerà ad essere sport olimpico.
I Giochi del 1912 furono assegnati a Stoccolma sulla spinta di Viktor Gustaf Balck (1844-1928), il padre dello sport svedese. Ufficiale di marina fino al grado di generale, nato a Karlskrona, Balck fu tra i fondatori del Movimento olimpico, fino dal congresso della Sorbona del 1894. Nel 1897, alla presenza del principe ereditario, diede vita a una sorta di federazione delle federazioni sportive svedesi, l'Associazione svedese degli sport pubblici, che sotto il patronato del re divenne nel 1899 l'ente centrale per la promozione dello sport nel paese.
I Giochi della V Olimpiade furono aperti ufficialmente il 5 maggio 1912. La famiglia Reale di Svezia lasciò il Palazzo di Stoccolma alle 10.40 e fu ricevuta allo Stadio Olimpico dai membri del CIO. Durante la cerimonia d'apertura la squadra svedese entrò per ultima, ma a differenza delle altre edizioni precedenti e successive, la squadra della Grecia non entrò per prima. La cerimonia di apertura coinvolse tutti i 2.407 atleti iscritti.
Il programma olimpico venne notevolmente ridimensionato ed alcune discipline non furono ammesse. Venne però introdotta una nuova disciplina, il pentathlon moderno, che fu dominato dagli atleti di casa, ed a cui partecipò anche il capitano dell'esercito statunitense George S. Patton, quinto e primo dei non svedesi. Le discipline sportive passarono così da 26 della precedente edizione dei giochi a 14.
L'Olimpiade si svolse in un clima di generale armonia e senza grandi contestazioni. Molti degli atleti avevano già avuto modo di conoscersi e fraternizzare nel 1908. Nelle gare di atletica vennero introdotte per la prima volta alcune novità tecniche come una primordiale forma di fotofinish, il cronometraggio elettrico e le corsie sulla pista.
Il primo traguardo raggiunto dall'organizzazione fu l'istituzione dei Giochi Nordici (Nordiska Spelen), suggeriti nel 1899 dal professor Erik Johan Widmark e programmati a Stoccolma per il 1901.
Le Olimpiadi di Stoccolma passarono alla storia per le gesta di un’atleta in particolare: James Thorpe, americano di sangue indiano, nato in una riserva algonchina dell’Oklahoma. Straordinariamente dotato, Thorpe conquistò due ori nel pentathlon e nel decathlon e meritandosi l’ammirazione del re di Svezia Gustavo V, che lo definì “il più grande atleta del mondo”. L’anno successivo, accusato di aver già giocato da semiprofessionista nel campionato di baseball, Thorpe si vide togliere le medaglie: solo nel 1983 gli furono riconsegnate d’ufficio. In ogni caso, quella dell’indiano Thorpe fu anche una rivincita morale sulle “Giornate Antropologiche” di St. Louis.
Finalmente a Stoccolma venne ampliato il programma delle gare femminili e così le donne ebbero accesso anche alle gare di nuoto e di tuffi. Questo nonostante l'opposizione di de Coubertin, secondo il quale i costumi erano troppo scandalosi. La prima stella del nuoto femminile olimpico fu una ragazzina australiana non ancora 18enne, Fanny Durack, che vinse i 100 stile libero. Nella gara maschile dei 100 salì invece alla ribalta un giovane americano che proveniva dalle isole Hawaii: Paoa Duke Kahanamoku. L'americano segnò il nuovo record del mondo anche grazie al perfezionamento che portò al crawl.
Appare superfluo inoltre, sottolineare quanto il carattere di questa Olimpiade fosse dilettantistico. Francisco Lazaro, maratoneta portoghese, ne incarnò perfettamente lo spirito. Egli aveva sempre corso motivato dalla passione, iniziando da zero, senza alcuna guida. Ogni mattina, nei sobborghi di Lisbona, si alzava per andare nel Bairro Alto a guadagnarsi da vivere in una fabbrica che forniva carrozzerie per automobili e nel tempo libero si allenava lungo le vie della sua città, da Benfica a Sao Sebastiao da Pedreira, sfidando i tram che passavano lungo le sinuose vie della città. Dopo aver vinto a soli 20 anni la prima maratona organizzata in Portogallo, il 14 luglio Francisco apparve in perfetta forma alla gara. Per timore delle ustioni, si cosparse il corpo di cera, ma la sostanza applicata sulla pelle ne impedì la normale traspirazione. La leggenda narra che avrebbe detto ai suoi compagni di squadra, che lo seguivano lungo tutto il percorso: “O vinco o muoio”. E così fu. Su una collinetta, colto da insolazione e completamente disidratato, barcollò e si abbatté al suolo. Sfortunatamente non c’era nessuno sul percorso, i soccorsi arrivarono drammaticamente in ritardo. Lázaro giunse in ospedale privo di sensi, con 41° di febbre e le convulsioni. Si sospetta che, molto probabilmente, la stricnina giocò la sua parte anche in questo caso. Il mattino successivo, spirò senza aver ripreso conoscenza: morte per insolazione, scriveranno i medici, ma l’errore della mancata assistenza peserà a lungo sul futuro di questa gara, per la quale fu necessario rivisitare ancora una volta le regole. Quella mancanza aveva fatto pagare un prezzo altissimo a quell’umile ragazzo che voleva semplicemente realizzare il suo sogno. Il suo coraggio e la sua resilienza non bastarono ad evitargli un destino beffardo. Francisco Lázaro, detiene il triste primato della prima morte durante un avvenimento olimpico.
Riguardo al pentathlon moderno fu una creatura di de Coubertin che intendeva riproporre il pentathlon antico dei greci classici, ma in chiave autenticamente polisportiva. L'antico pentathlon consisteva in corsa dello stadio, lancio del disco, salto in lungo, lancio del giavellotto e lotta, a eliminazione successiva e con finale a due. Quando de Coubertin lo propose per la prima volta in veste moderna, a Berlino nel 1909, il pentathlon comprendeva prove di equitazione, corsa, salto, nuoto e lotta (o scherma o tiro). La proposta fu accettata solo due anni dopo a Budapest prevedendo una corsa a piedi, una a cavallo, una prova di nuoto, un assalto di scherma e una gara di tiro. De Coubertin avrebbe preferito un 'singolo' di canottaggio, anziché il tiro, ma ciò avrebbe complicato l'organizzazione. Nella versione definitiva, il pentathlon moderno che debuttò a Stoccolma consistette di una competizione equestre stile 'salto con ostacoli', una competizione di tiro con pistola rapida, una prova di spada, una gara di nuoto di 300 m e una campestre di 4 km. Di questa gara fu elaborata una versione 'romantica', diffusa per la prima volta dal bollettino della UIPMB (Unione internazionale di pentathlon moderno e biathlon), che descriveva il pentathlon moderno come la trasposizione agonistica delle vicende di un "ufficiale di collegamento il cui cavallo è abbattuto dai nemici, che si difende con la pistola, poi con la spada, infine si getta a nuoto nel fiume e fugge a piedi per i campi". A eccezione dei Trials svedesi, questa disciplina debuttò a Stoccolma, affollata di atleti militari e polivalenti (12 dei 32 in gara a Stoccolma gareggiarono anche in altri sport); l'ordine di gara era diverso da quello che fu poi codificato sulla base della 'versione romantica': si cominciò con il tiro, poi nuoto, scherma, equitazione e campestre. La Svezia dominò la prova, con 6 atleti nei primi 7: macchiò questo record quasi perfetto un sottotenente americano di 26 anni, George Smith Patton jr, che divenne famoso come generale nel Secondo conflitto mondiale.
Riguardo invece alle medaglie d'oro italiane arrivarono dal ginnasta Alberto Braglia, primo italiano a compiere il bis olimpico avendo già trionfato quattro anni prima, sempre nel concorso individuale completo, dalla ginnastica a squadre e da Nedo Nadi nel fioretto individuale, anticipazione dei trionfi di Anversa.
A sorpresa,la regina dei Giochi finì per essere la ginnastica: circa la metà dei 2400 atleti presenti a Stoccolma partecipò alle gare in programma in questa disciplina; e fu proprio nella ginnastica che l’Italia fece la parte del leone, portando a casa 3 medaglie su 12 (e sulle 6 totali della squadra azzurra). Gli Stati Uniti invece confermarono il loro dominio nell’atletica leggera, con 41 medaglie; tuttavia, come nelle edizioni precedenti, il medagliere vide prevalere gli organizzatori: la Svezia chiuse con 65 medaglie complessive contro le 63 degli USA, che tuttavia conquistarono più ori (25 a 24).
I Giochi del 1912 si conclusero il 27 luglio con grande soddisfazione di de Coubertin per la perfetta organizzazione. Il clima che si era creato in quell'edizione faceva ben sperare anche per la successiva, nel 1916 a Berlino, ma questi propositi vennero cancellati dallo scoppio della Prima guerra mondiale che ne impedì lo svolgimento.

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Fonti