XI inv. - 1964 Innsbruck (AUT)

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1964 Innsbruck (AUT)


Città ospitante Innsbruck, Austria
Nazioni partecipanti 36
Atleti partecipanti 1.091 (892 Uomini - 199 Donne)
Competizioni 34 in 6 sport
Cerimonia apertura 29 gennaio 1964
Cerimonia chiusura 9 febbraio 1964
Aperti da Adolf Schärf
Giuramento atleti Paul Aste
Ultimo tedoforo Joseph Rieder
Stadio Bergisel

I XI Giochi olimpici invernali (in tedesco XI. Olympische Winterspiele) si svolsero a Innsbruck (Austria) dal 29 gennaio al 9 febbraio 1964.
Ai Giochi invernali di Innsbruck 1964 crebbe ancora di più il numero dei partecipanti: 1091 dei quali 199 donne, per 36 paesi. Rispetto all'edizione del 1960 furono assenti Nuova Zelanda e Sudafrica, presenti Belgio, Iran, Iugoslavia, Perù e, per la prima volta, Mongolia. Chiamata ad organizzare i Giochi del 1964, l'austriaca Innsbruck, si vide sull'orlo del fallimento per la scarsità di neve. Dovette intervenire l'esercito austriaco per trasportare neve e ghiaccio sulle piste dalla parte più alta delle montagne.
Un'impresa tutt'altro che semplice, anche per le abbondanti piogge che complicarono tutto ad una decina di giorni dal via. Nonostante i problemi i Giochi andarono in scena regolarmente. Tra i fatti degni di nota ci fu senz'altro l'ultima partecipazione unita delle due Germanie, mentre debuttò lo slittino e si disputarono nuove gare di fondo femminile e salto con gli sci.
In Italia quei Giochi ancora oggi vengono ricordati principalmente per il gesto del bobista Eugenio Monti, cui fu attribuito il premio fair play per aver fornito un pezzo di ricambio all'equipaggio inglese rivale, consentendogli così la vittoria. Tuttavia nel rapporto ufficiale del CONI sui Giochi invernali di Innsbruck 1964 alla performance extra-gara di Monti furono dedicate appena sei righe come didascalia di una foto di due altri bobisti, Sergio Zardini e Romano Bonagura di Italia 2, secondi nella prova olimpica. Il gesto, quando venne compiuto, non venne ovviamente percepito in tutta la sua importanza simbolica. Va però anche riconosciuto che da Innsbruck sino ai giorni nostri, o almeno sino a quando Eugenio Monti, devastato dal morbo di Parkinson, si sparò un colpo di pistola (morì il giorno successivo, 1° dicembre 2003) ed ebbe biografie dolenti ma precise, l'atleta fu mitizzato come colui che si era privato di una vittoria olimpica sicura per eccesso di sportività e di magnanimità nei confronti di un avversario, l'inglese Antony Nash, uomo guida del bob a due (con Robin Dixon), che giunse primo. All'epoca Monti aveva già 36 anni, era stato più volte campione del mondo, sia nel bob a due sia in quello a quattro, ed era il favorito; ma il campione non ottenne risultati migliori di due terzi posti. Nessuna giustificazione particolare, emozione a parte, ma invece una certa confusione: perché se è vero che Monti è stato un nobilissimo sportivo, non è vero che abbia in pratica offerto la propria vittoria a Nash. Il bobista azzurro in quella prova di bob a due, disputata con Sergio Siorpaes, anche lui cortinese, non arrivò infatti secondo, ma terzo, preceduto da un altro equipaggio italiano, quello di Zardini e Bonagura, che persero per appena 12 centesimi di secondo la medaglia d'oro. Tutto ciò fu semplicemente 'bypassato' nei commenti, nelle considerazioni e nelle valutazioni di quella prova, in cui Monti, semmai, favorì la vittoria dell'equipaggio inglese a spese dell'altro equipaggio italiano. Due bronzi dunque per l'atleta detentore già di titoli mondiali. Il terzo posto nel bob a quattro, dove vinse l'equipaggio di Canada 1, fu conquistato su Italia 2 con Benito Rigoni, Sergio e Gildo Siorpaes. Il bob diede all'Italia complessivamente tre posti sul podio, importanti nel nostro magro bilancio di quell'edizione.
I Giochi Olimpici di Innsbruck 1964 non furono particolarmente fruttuosi per l’Italia. La spedizione azzurra, composta da 61 atleti, conquistò solamente 4 medaglie, anche se fu protagonista per fatti extra sportivi decisamente positivi ed interessanti: l’assegnazione del premio De Coubertin a Eugenio Monti, asso indiscusso del bob. Globalmente però non fu un'edizione esaltante. 1 argento e 3 bronzi, nessun oro e lontani dalla top ten. Le aspettative alla vigilia erano state ben diverse, soprattutto nello sci alpino.
Nel fondo maschile il migliore fu il finlandese Eero Mantyranta con due successi. Nello sci alpino, invece, crearono grande interesse le sorelle francesi Goitschel. La più grande, Christine, vinse lo slalom davanti alla sorellina diciottenne Marielle. Due giorni dopo nel gigante si scambiarono le posizioni sul podio.
Le gare nordiche vennero completate dal salto speciale, con affermazione di un altro finlandese Veikko Kankkonen, primo nel trampolino da 70 m e secondo, dietro al norvegese Thoralf Engan in quello da 90 m: perché da quei Giochi vennero assegnarono nel salto due medaglie d'oro, prediligendo con una i tecnici, con l'altra i volatori. Il biathlon vide il successo quasi scontato di un sovietico, Vladimir Melanin, per via della forte militarizzazione degli sport invernali nell'URSS. La Norvegia si aggiudicò con Tormod Knutsen il titolo della combinata, fondo più salto.
Nella classifica generale per medaglie fu prima l'Unione Sovietica con 11 ori, seguita da Austria, Norvegia, Finlandia e Francia, tenuta alta dallo sci alpino. L'Italia fu soltanto dodicesima, fra Gran Bretagna e Corea del Nord (impegnata con una squadra sua, come la Corea del Sud): un argento, quello del bob, e tre bronzi, compreso quello dello slittino biposto con gli altoatesini Walter Aussendorfer e Siegfried Mair. Nella categoria femminile dello slittino l'italiana Erika Prugger si classificò tredicesima, cioè ultima, ma importante - lo si sarebbe avvertito quattro anno dopo - facendo smuovere qualcosa anche in quella disciplina.
Sul piano organizzativo Innsbruck ridiede dignità piena ai Giochi invernali, dopo l'edizione provvisoria di Squaw Valley 1960. L'edizione successiva, mentre lo sci francese alpino stava crescendo straordinariamente, venne annunciata per Grenoble.

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Fonti