XVII inv. - 1988 Calgary (CAN)

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1988 Calgary (CAN)


Città ospitante Calgary, Canada
Nazioni partecipanti 57
Atleti partecipanti 1.423 (1.122 Uomini - 301 Donne)
Competizioni 46 in 6 sport
Cerimonia apertura 13 febbraio 1988
Cerimonia chiusura 28 febbraio 1988
Aperti da Jeanne Sauvé
Giuramento atleti Pierre Harvey
Giuramento giudici Suzanna Morrow-Francis
Ultimo tedoforo Robyn Perry
Stadio McMahon Stadium

I XVII Giochi olimpici invernali (in lingua inglese XVII Olympic Winter Games) si svolsero a Calgary (Canada) dal 13 al 28 febbraio 1988.
La sigla dell'Olimpiade fu "Fanfare for the Common Man di Aaron Copland", riscritta dagli Emerson, Lake and Palmer.
Calgary, il cui nome in lingua indiana vuol dire 'acqua che scorre', città di 650.000 abitanti situata fra grandi distese con scarsa densità di popolazione, capoluogo dell'Alberta, ricca provincia del Canada anglofono, ottenne i Giochi invernali anche per una sorta di maturazione del diritto della sua nazione a ospitare i molti suoi sport della neve e del ghiaccio. Prima di Calgary si erano candidate invano Montreal (poi quasi punita dall'assegnazione di Giochi estivi che avevano comportato un enorme deficit finanziario), Vancouver e Banff. Per darsi un cuore olimpico speciale Calgary si inventò nel suo centro, un downtown tipico del Nordamerica con i grattacieli e i posti per lo shopping e il divertimento, l'Olympic Plaza, dove venivano svolte le premiazioni, si ballava e si cantava trascinati da orchestre a ciclo continuo, e si potevano comprare i ricordini olimpici naturalmente tutti ispirati alle usanze locali: cioè i cinque cerchi sul cappello da cowboy, il tripode con il sacro fuoco saltato da un cavallo da rodeo (composizione in plastica), le spille, le cravatte e persino gli speroni, sempre con i cinque cerchi.
Quelli di Calgary furono dei bei Giochi per partecipazione popolare (nonostante il fatto che anche in questa edizione, così come accaduto a Montreal nel 1976, il paese ospitante non vinse neanche una medaglia d'oro). Tuttavia i capricci del vento locale, il cheenox (nome indiano), che portava abitualmente polvere e terriccio sulla città, trasformarono le piste del bob e dello slittino in sentieri di sabbia, con rinvio e cancellazione di molte prove, non causò particolari danni. Le piste dello sci alpino e nordico lunghe un centinaio di chilometri, godettero quasi sempre di neve buona e abbondante. Le installazioni coperte furono inappuntabili e molto affollate. Il rodeo, la massima festa locale, non fu penalizzato dai Giochi: e fu legittimo pensare che un plurivincitore di medaglie d'oro avrebbe lì a Calgary goduto di fama minore rispetto a chi era capace di restare per dieci secondi in groppa a un cavallo selvaggio, ovviamente senza sella. Soltanto le gare di hockey su ghiaccio godettero del pieno inserimento nelle usanze locali, anche se il Canada non si comportò brillantemente: certe cariche del gioco ricordarono ai locali lo stampede, il carosello di cavalli, bufali e bisonti (ormai rari) conclusivo del rodeo. Nel torneo di hockey ‒ che doveva essere per i canadesi quello che era stato a Lake Placid, otto anni prima, per gli statunitensi, ossia il trionfo della squadra di casa, dei valori nazionali, l'epicentro della manifestazione ‒ il Canada finì appena quarto dietro a URSS, Finlandia e Svezia. Ci fu comunque una tranquilla accettazione della crisi da parte di un pubblico davvero molto corretto, capace di rimanere sempre olimpico anche nel senso della tranquillità e della sportività. Da ricordare pure la remissività dei sovietici, ormai sicuri del titolo, nell'incontro con i finlandesi, che così pervennero all'argento.
Una grande novità segnò la prima edizione canadese dei Giochi Invernali. L'ampliarsi del programma, che arrivò a 46 competizioni, consigliando di diluire l'evento olimpico su 16 giorni, con 3 week-end, come già accadeva per i Giochi estivi.
Ci furono nuove gare nello sci alpino dove debuttarono supergigante e combinata, ma anche nel salto e nel pattinaggio. In quest'ultimo sport per la prima volta le gare vennero disputate al chiuso.
I giochi di Calgary rappresentarono una tappa fondamentale per il movimento olimpico, in quanto dal 1988 venne liberalizzata la presenza degli atleti professionisti e degli sponsor. Il business si ritagliò uno spazio sempre più importante ed i giorni di gara passarno dai dodici previsti ai sedici, per includere tre weekend di trasmissione nella tv nord-americana. In programma ci furono per la prima volta anche gare di tre sport dimostrativi, curling, freestyle e short track, che sarebbero entrati di lì a breve nel programma olimpico. La provincia dell’Alberta si aprì al mondo il 13 febbraio 1988, accogliendo 1423 atleti (di cui 315 donne) provenienti da ben 57 paesi.
Due furono i nomi, uguale fu il loro palmares di queste olimpiadi, ma diverso fu l’impatto sul pubblico mondiale: Vreni Schneider ed Alberto Tomba. La Schneider fu una furia, sembrò sfogare in pista la rabbia di una vita difficile che l'aveva privata sin da piccola della madre ma non del padre, il calzolaio del paese, che la crebbe e la sostenne nella sua passione per gli sci. Sulla neve Vreni fu senza freni, divorò i pali stretti dello slalom e quelli un po’ più larghi del gigante, lasciando le briciole agli avversari e conquistando entrambi gli ori.
Alberto Tomba fu un fenomeno. Il ragazzone bolognese, già autore di buone prove in Coppa del Mondo, fu una ventata di aria fresca. Esuberante, spensierato, guascone, eccessivo in pista e fuori. Gli aggettivi si sprecavano ma servivano a descrivere quello che questo sciatore emiliano fece per lo sci alpino. Oltre ad essere un funambolo sugli sci, Alberto fu un comunicatore eccezionale, molte volte sopra le righe, ma anche grazie a questo diventò un personaggio, proprio quello di cui lo sci aveva bisogno per issarsi a sport di interesse globale.
Calgary segnò quindi l’inizio dell’era Tomba e lo fece anticipando quello che sarebbe diventato poi il copione nei successivi dieci anni di gara tra i pali stretti. Per Alberto furono due gli ori: quello dominato dello slalom, in cui già dopo la prima manche aveva salutato la compagnia e rifilato un secondo a tutti quanti, e quello inatteso del gigante, dove per sei centesimi riuscì a superare il tedesco dell’ovest Frank Wörndl.
Oltre a Tomba e a Witt, ma per motivi opposti, divenne un personaggio amato e seguito dal pubblico il saltatore inglese Eddy Edwards, detto the Eagle, "l'Aquila". Edwards era un non vincente, finiva ultimissimo, ma la gente andava a vedere la gara anche per lui: 80.000 spettatori per applaudirlo, aspettando che cadesse. Edward non cadeva, piuttosto 'scendeva' dal dente del trampolino alla pista di atterraggio. Nella prova dal trampolino di 70 m saltò 55 m in ognuna delle due prove con un punteggio finale, tenuto anche conto dello stile approssimativo, di 69,2; dal trampolino di 90 m saltò 71 e 67 m, con punteggio 57,5. Il finlandese Matti Nykänen, vincitore in entrambi i casi, dal trampolino di 70 m saltò due volte 89,5 m e realizzò il punteggio di 229,1; da 90 m saltò prima 118,5 e poi 107 m per un totale di 224 punti. Matti Nykänen aveva vinto a Sarajevo la prova dal trampolino da 90 m, poi era sparito. Vinse anche, per la sua Finlandia, la prova a squadre e fu molto omaggiato dai vari eserciti della salvezza, che riempirono Calgary di canti e salmi, perché uscito dal tunnel dell'alcolismo. Grande saltatore, comunque, e si disse ovviamente che senza quei problemi chissà dove sarebbe arrivato. Ma lui precisò che senza l'alcol forse non avrebbe mai trovato la voglia e il coraggio di buttarsi giù dalla cima del trampolino. Nykänen occupò quasi tutti i giorni di Calgary perché la gara da 70 m si svolse a Giochi appena cominciati mentre quella da 90 m dovette aspettare il penultimo giorno per trovare un piccolo spazio di tempo non tormentato dal vento, che provocò tanti rinvii. A Calgary ci fu inoltre una comunità tutta votata ai Giochi, tutta segnata dall'impegno di organizzarli, ospitarli, viverli intensamente. Per il Canada i Giochi portarono solo due medaglie d'argento e tre di bronzo, ma tanta felicità per la festa di sport organizzata e validamente ospitata.
Nel tabellone delle medaglie fu prima l'URSS, davanti alla Germania Est, alla Svizzera e alla Finlandia. Per trovare gli USA bisognerà scendere al nono posto: un disastro, una consolazione per i canadesi, tredicesimi. L'Italia fu decima, davanti alla Francia. Ma, al di là delle graduatorie, per l'afflusso di specialità e genti nuove si avvertì proprio una evoluzione del concetto di Giochi invernali: non più solo saghe di sport antico e di valori nuovi a esso ispirati, ma produzione di spettacoli assortitissimi per la televisione.
L'appuntamento successivo che si sarebbe svolto ad Albertville, Francia, preannunciava, almeno per lo sci alpino, un'affermazione forte dei poteri mediatici e una riconquista della scena, nonché il ritrovato primato della neve anche grazie allo sci nordico.

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Fonti