XVI estiva - 1956 Melbourne (AUS)

Da Wikisport.

IMMAGINI

1956 Melbourne (AUS)


Città ospitante Melbourne, Australia
Nazioni partecipanti 72
Atleti partecipanti 3 314 (2 938 Uomini - 376 Donne)
Competizioni 145 in 17 sport
Cerimonia apertura 22 novembre 1956
Cerimonia chiusura 8 dicembre 1956
Aperti da Filippo di Edimburgo
Giuramento atleti John Landy
Ultimo tedoforo Ronald Clarke
Stadio Melbourne Cricket Ground

I Giochi della XVI Olimpiade si svolsero a Melbourne, in Australia, dal 22 novembre all'8 dicembre del 1956. Questa città fu scelta come ospitante dei Giochi Olimpici superando Buenos Aires, Città del Messico, Montréal, Los Angeles, Detroit, Chicago, Minneapolis, Filadelfia e San Francisco.
Ancora una volta il momento storico sembrò non essere congeniale alle Olimpiadi, che portavano con sé l’eco delle laceranti tensioni politiche. Nel novembre del 1956 l’intervento militare sovietico aveva represso sanguinosamente la rivolta ungherese, mentre Francesi e Inglesi avevano inviato truppe nella zona del canale di Suez, nazionalizzato dagli Egiziani. I Giochi iniziarono dunque in un clima di protesta: Spagna, Svizzera e Paesi Bassi, infatti, boicottarono i G.O. in segno di solidarietà all’Ungheria e contro l’intervento sovietico; Egitto, Libano ed Iraq invece si rifiutarono di partecipare per protestare contro l’intervento franco-britannico a Suez. Tuttavia lo spirito olimpico riuscì ad andare oltre. La Prova fu che durante la cerimonia di chiusura vennero liberate migliaia di colombe bianche in simbolo di pace e gli atleti, per la prima volta, sfilarono tutti insieme, senza bandiere a dividerli.
I Paesi che presero parte alle Olimpiadi di Melbourne furono 72 e gli atleti 3.314, di cui 2.938 uomini e 376 donne. Le gare in programma furono 145, distribuite fra 17 sport e l’Italia, in questa occasione, inviò una spedizione di 134 atleti, di cui 119 uomini e 15 donne.
Il programma delle gare fu uguale a quello di Helsinki, salvo l'aggiunta in atletica della prova di marcia sui 20 km e, nel nuoto, dei 200 m farfalla, specialità che esordiva ai Giochi Olimpici configurandosi come una sorta di separazione tecnica dai 200 m rana, mentre i 100 m farfalla, non avrebbero fatto la loro comparsa sino all'edizione olimpica del 1968. Tra i vari primati, non tutti invidiabili, che Melbourne vantò (prima edizione disputata nell'emisfero meridionale, primo boicottaggio dichiaratamente politico, prima volta delle due Germanie, unite sotto la bandiera dello sport) vi fu anche quello televisivo. Nonostante lo scarso entusiasmo dello stesso Brundage, prudente e conservatore anche in questo, il C.I.O. richiese che gli organizzatori predisponessero le loro strutture per una ripresa televisiva dei Giochi, perché l'avvenimento venisse poi riprodotto in un film. I diritti furono ceduti dal Comitato Organizzatore alla nascente televisione australiana per una cifra simbolica e i 5.000 possessori di apparecchi televisivi nel paese poterono assistere alle trasmissioni predisposte dallo stadio olimpico e da pochi altri importanti siti di gare, come lo stadio del nuoto.
Un avvenimento molto interessante che investì queste Olimpiadi, fu in particolar modo, la presenza del tricampione di Helsinki, Emil Zatopek, ormai leggenda vivente dello sport. Ma siccome gli anni passavano anche per le leggende, Zatopek non era più quello di un tempo. Il campione ceco durante la maratona chiuse solo al 6° posto, in quella che sarebbe stata per lui la sua ultima apparizione olimpica. Per una leggenda che se ne andava, a Melbourne ce n’era però un'altra che stava arrivando. Si trattava del discobolo americano Al Oerter che avrebbe conquistato in queste Olimpiadi, la prima di 4 medaglie d'oro consecutive nella sua specialità. Bisognerà aspettare però fino a Carl Lewis per avere un altro atleta capace di fare altrettanto. Un altro nome importante che emerse in queste Olimpiadi fu quello del velocista texano Bobby Joe Morrow. Morrow vinse in questa occasione, i 100, i 200 e la staffetta veloce segnando anche due record del mondo, una tripletta che riuscì solo a nomi leggendari come il già citato Lewis, Owens e Bolt.
Le Olimpiadi di Melbourne terminarono l’8 dicembre del 1956. Immediatamente dopo la finale del torneo di calcio, una fanfara militare in alta uniforme fece la sua entrata nello stadio al suono della marcia americana di Souza, nello stesso momento entrarono dalla porta della Maratona quattro cannoni trainati da Jeeps che dovevano sparare a salve, dopo pochi minuti, in onore della bandiera olimpica. Il tempo era estremamente uggioso, la pioggia era cessata ma dense nubi coprivano il cielo. I porta-bandiera delle nazioni partecipanti ai Giochi, con in testa quello della Grecia, entrarono nello stadio ciascuno preceduto da un cartello che indicava il nome del paese. Ciascuna nazione era rappresentata da un atleta, uomo o donna, salvo il Messico, la cui bandiera fu portata invece dal campione olimpico di tuffi, Joaquin Capilla, e fu rappresentata da una piccola delegazione di cinque uomini. In dieci minuti, tutti i porta-bandiera furono allineati davanti alla tribuna d’onore, ma ecco che gli atleti ancora presenti a Melbourne, senza distinzione di nazionalità, sfilarono in gruppo compatto davanti alle bandiere, fecero il giro dello stadio e andarono a fermarsi dietro le bandiere, rappresentando un’innovazione al protocollo della cerimonia di chiusura. Successivamente seguì il discorso del presidente del CIO, l’inno nazionale greco e l’innalzamento della bandiera ellenica. Infine al suono di “God save the Queen”, si alzò dal pennone centrale la bandiera australiana e l’inno e la bandiera Italiana salutarono con quattro anni di anticipo, i successivi Giochi Olimpici che si sarebbero svolti a Roma nel 1960.

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Fonti