XXII inv. - 2006 Torino (ITA)

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2006 Torino (ITA)


Città ospitante Torino, Italia
Nazioni partecipanti 80
Atleti partecipanti 2.508 (1.584 Uomini - 960 Donne)
Competizioni 84 in 7 sport
Cerimonia apertura 10 febbraio 2006
Cerimonia chiusura 26 febbraio 2006
Aperti da Carlo Azeglio Ciampi
Giuramento atleti Giorgio Rocca
Giuramento giudici Fabio Bianchetti
Ultimo tedoforo Stefania Belmondo
Stadio Stadio Olimpico di Torino

I XXII Giochi olimpici invernali si svolsero a Torino dal 10 al 26 febbraio 2006. Le gare si disputarono sia a Torino sia in altre otto località del Piemonte. Dal 10 al 19 marzo si svolsero nella stessa sede, i IX Giochi Paralimpici invernali.
Ad appena due anni dal giorno in cui Roma vedeva svanire il suo sogno a cinque cerchi, superata nel rush finale per l’assegnazione delle olimpiadi estive del 2004 dalla capitale greca Atene, l’Italia potè finalmente gioire per la conquista dei suoi terzi giochi casalinghi (dopo Cortina 1956 e Roma 1960) grazie a Torino. Il capoluogo piemontese si aggiudicò la rassegna invernale nella sessione di Seul del 19 giugno del 1999, superando per 53 voti a 36 la svizzera Sion, alla terza sconfitta consecutiva. Gli artefici della riuscita candidatura piemontese, che coinvolse nel progetto anche i centri alpini di Sestriere, Pinerolo, Bardonecchia, Pragelato, Cesana e Sauze d’Oulx, furono principalmente la presidentessa del comitato promotore, la torinese doc Evelina Christillin, con un passato da discreta sciatrice, ed il compianto avvocato Gianni Agnelli, presidente della più nota azienda automobilistica italiana.
Al 10 febbraio 2006, data delle cerimonia inaugurale dei XXII giochi olimpici invernali, si arrivò dopo sette anni di turbolenze passati tra macchinosi appalti e buchi economici milionari, a cui Governo e Comune fecero fronte non senza difficoltà. Ci si misero poi anche altre complicazioni a movimentare la situazione, come le polemiche locali sull’alta velocità in Val di Susa che provocarono le proteste degli abitanti al passaggio della fiamma olimpica, o come la disputa che ci fu tra CIO e Stato sulle leggi riguardanti il doping che in Italia prevedevano l’arresto dell’atleta pescato positivo ai controlli. Ad ogni modo si arrivò alla fatidica data con tutti gli impianti pronti, tra i quali il rinnovato stadio comunale, un gioiellino da 27.000 posti che dopo i giochi diventò la casa del Torino Calcio e provvisoriamente anche della Juventus, ed altri pregevoli impianti, come l’Oval Lingotto per il pattinaggio di velocità, il Palaisozaki per l’hockey su ghiaccio ed il ristrutturato PalaVela per il pattinaggio artistico e lo short track. Fuori Torino vennero costruiti la nuovissima pista da bob di Cesana-Pariol ed i trampolini per il salto a Pragelato.
Il programma di Torino 2006 fu il più ambizioso della storia dei Giochi invernali. Il Comitato organizzativo delle Olimpiadi invernali del 2006 propose ottantaquattro prove totali, sei in più rispetto a Salt Lake City, di cui trentacinque prove maschili e trentasette femminili, oltre a due miste in quindici discipline e sette sport differenti.
In questi GO invernali, vennero introdotte delle novità nel biathlon, con la 15 km maschile con partenza in gruppo e la 12,5 km femminile con partenza in gruppo; nello slittino, con il biposto maschile e la soppressione della prova mista; nel pattinaggio di velocità, con l’inseguimento a squadre maschile e femminile; ed infine nello snowboard, con il cross maschile e femminile. Ma anche altre discipline furono sottoposte a modifiche: nello sci di fondo, la 10 km classica/10 km libera, partenza inseguimento venne sostituita dalla 15 km classica/15 km libera, mentre la 30 km libera fu sostituita dallo sprint a squadre; nello sci di fondo femminile, la 5 km classica/5 km libera, partenza inseguimento fu sostituita dalla 7,5 km classica/7,5 km libera, e così la 15 km libera venne sostituita dallo sprint a squadre. Il totale delle competizioni comportò la messa in palio di ben ottantaquattro medaglie per ottantacinque Comitati Olimpici Nazionali partecipanti, duemilacinquecentootto atleti ed altrettanti duemilacinquecento tecnici e accompagnatori nazionali; duemilatrecento rappresentanti del CIO, Comitati Olimpici Nazionali e Federazioni, seicentocinquanta giudici e arbitri, con una partecipazione di circa diecimila sponsor e novemilaquattrocentootto organi di stampa, duemilaseicentoottantotto per quella scritta e seimilasettecentoventi emittenti collegate, con una copertura televisiva dal vivo comprendente diciotto paesi. Fu eguagliato anche il primato dei Comitati Olimpici detentori di almeno una medaglia, ventisei, mentre debuttarono per la prima volta paesi come Albania, Madagascar ed Etiopia. Insomma furono i Giochi dei record.
Nonostante le previsioni, i Giochi di Torino 2006 vengono ricordati tra le Olimpiadi Invernali meglio organizzate di sempre. I Giochi precedenti all'edizione del 2006 si basarono principalmente sul modello organizzativo del comprensorio sciistico: sedi delle competizioni furono principalmente città o località di montagna, poco popolose, nelle quali le distanze tra i vari impianti erano irrisorie; in tal senso esempio lampante, considerato per una decina di anni modello ideale dei Giochi Invernali, fu l'edizione del 1994 ospitata dalla cittadina norvegese di Lillehammer (25.000 abitanti).
Già con l'assegnazione dei Giochi del 2002 a Salt Lake City, tuttavia, si percepì la volontà del Comitato Olimpico di modificare il "modello Lillehammer", ritenuto ormai superato. Il progetto col quale Torino vinse le Olimpiadi del 2006, nel 1999, andava proprio in questa rivoluzionaria direzione: il concetto preso in esame non era più quello dei Giochi confinati in comprensori sciistici e lontani dalle grandi masse della popolazione locale, ma piuttosto quello di aprire l'evento, rendendolo il più possibile accessibile al maggior numero di persone. Per realizzare questa visione, gli impianti vennero suddivisi accuratamente tra la città di Torino e le località montane della Val di Susa: nella grande città vennero ospitati tutti gli sport tipicamente indoor (come hockey e pattinaggio di figura), in montagna quelli outdoor.
Il modello, già realizzato in sporadiche edizioni precedenti, divenne molto celebre dopo Torino 2006 e venne, e viene tuttora, ripreso nelle edizioni successive, basti pensare a Vancouver 2010, Sochi 2014 e a Beijing (Pechino) 2022.
Tra le colline di Pragelato-Plan emerse la regina dello sci di fondo olimpico, l’estone Kristina Smigun, arrivata per dominare le prove sui 10 km a tecnica classica e sui 15 km con doppia tecnica. Variegate e non prive di risultati a sorpresa furono le altre prove al femminile: la ceca Katerina Neumannova battè sul traguardo dei 30 km sia la veterana russa Julia Tchepalova (che mancava il bis dopo l’oro in staffetta con le compagne Baranova, Kurkina e Medvedeva, davanti a tedesche e italiane) sia la potente polacca Justyna Kowalczyk, mentre dalle prove sprint emersero le svedesi Anna Dahlberg-Lina Andersson tra le coppie e la sorprendente canadese Chandra Crawford. Due gli uomini con due ori al collo che stupirono dopo Torino 2006. Il primo fu sicuramente l’uomo copertina della disciplina a questi giochi: Giorgio Di Centa, fratello minore dell’eroina norvegese Manuela, che vinse la 50 km finale e venne premiato, come Stefano Baldini due anni prima, durante la cerimonia conclusiva dei giochi. Di Centa vinse anche l’oro in staffetta, insieme a Fulvio Valbusa, Pietro Piller-Cottrer (terzo nella 30 km davanti proprio a Giorgio e dietro al russo Evgeny Dementiev) e Christian Zorzi che in ultima frazione si concesse il lusso di avanzare in scioltezza per tutto il rettilineo finale. L’altro atleta simbolo fu lo svedese Björn Lind, capace di vincere l’oro sia nello sprint a tecnica classica che in quello, in coppia con Thobias Fredriksson, a tecnica libera. L’ultimo oro in rassegna, il primo cronologicamente, fu quello dell’estone Andrus Veerpalu nella 15 km a tecnica classica, e per la nazione baltica gli ori totali furono tre, in un’edizione dei giochi con tutta probabilità irripetibile.
Due pass per la leggenda vennero ritirati sulla linea del traguardo del budello olimpico di Cesana-Pariol da due formidabili atleti accomunati dall’accento germanico. Uno fu André Lange, pilota esperto quanto veloce che guidò i due bob tedeschi alla doppietta vincendo sia nel “due” che nel “quattro” il titolo olimpico. L’altro fu lo slittinista altoatesino Armin Zoeggeler, al secondo oro consecutivo ed alla quarta medaglia complessiva su quattro partecipazioni. Sulla stessa pista arrivò l’en-plein dei bob tedeschi grazie alla coppia Sandra Kiriakis-Anja Schneiderheinze, e nello slittino doppio il bronzo di Gerda Weissensteiner (con frenatrice Jennifer Isacco), con cui la pilota bolzanina suggellò una carriera culminata con l’oro nello slittino singolo a Lillehammer ’94. La supremazia tedesca sulla pista di Cesana si estese anche alle slitte al femminile con un podio tutto occupato dalle tre fuoriclasse Sylke Otto, Silke Kraushaar e Tatjana Hüfner, mentre il doppio maschile Florschütz-Wustlich dovette accontentarsi dell’argento dietro ai fratelli austriaci Wolfgang ed Andreas Linger e davanti all’impronunciabile coppia italiana composta da Gerhard Plankensteiner ed Oswald Haselrieder. Nello skeleton invece gli ori andarono al canadese Duff Gibson ed alla svizzera Maya Pedersen.
Per l’Italia fu un’edizione leggermente più avara di successi rispetto alla precedente americana, poiché riuscirono gli azzurri a conquistare solo undici medaglie, rispetto alle tredici di Salt Lake City, di cui cinque ori, sei bronzi e nessun argento. In realtà i Giochi sembrarono aprirsi bene per la compagine italiana. La prima medaglia fu, infatti, subito primato: arrivò l’11 febbraio da un grande protagonista italiano di questa edizione, il ventiquattrenne Enrico Fabris, che nella 5.000 m maschile di Pattinaggio di velocità conquistò la prima medaglia italiana nella storia della disciplina. Già presente a Salt Lake City, nell’edizione americana aveva raggiunto un sedicesimo posto nei 5.000 m ed un ventiseiesimo posto nei 1.500 m. A Torino riuscì a salire sul podio con un bronzo conquistato alle spalle dell’argento Sven Kramer e dell’oro Chad Hedrick, il trentenne specialista del Pattinaggio di velocità in-line, premiato cinquanta volte campione del mondo in questa specialità mai diventata sport olimpico.
Le altre due medaglie italiane arrivarono rispettivamente il 21 e il 22 febbraio. La prima fu il bronzo femminile nel doppio di Bob. A salire sul podio furono Jennifer Isacco e un’altra primatista italiana, Gerda Weißentsteiner, unica atleta italiana ad aver vinto due medaglie olimpiche in due discipline differenti: l’oro a Lillehammer ’94 nel singolare di Slittino e il bronzo di Torino ’06 nel doppio di Bob. La gara fu vinta dalla coppia tedesca Kiriasis-Schneiderheinze sulle americane Rohbock e Fleming. Nelle competizioni maschili i tedeschi Andre Lange e Kevin Kuske ripeterono l’impresa di Salt Lake City vincendo incontrastati sia nel doppio che nei quattro insieme a Rene Hoppe e Martin Putze.
Alla fine dei Giochi il medagliere italiano vide 5 ori e 6 bronzi portandoci al di sotto rispettivamente di Germania, Usa, Austria, Russia, Canada, Svezia, Corea e Svizzera.
Come per l’edizione estiva di Atene 2004, la cerimonia di chiusura, il 26 febbraio, fu accompagnata da una premiazione finale (in Grecia era stata la maratona), quella per lo sci di fondo vinta proprio da un italiano, Giorgio Di Centa, premiato dalla sorella Manuela (inoltre raggiunta nel numero degli ori olimpionici vinti) che contribuirono a dare un’immagine dell’efficienza e della serenità che accompagnarono l’organizzazione dell’edizione italiana dei Giochi. Come se le paure residue dell’ultima, travagliata Olimpiade di Salt Lake City, fossero state completamente sconfitte, a partire dal problema del doping affrontato attraverso forme coercitive di controllo mai conosciute prima da nessun evento sportivo.

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Fonti