XXIV estiva - 1988 Seul (KOR)

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1988 Seul (KOR)


Città ospitante Seul, Corea del Sud
Nazioni partecipanti 159
Atleti partecipanti 8.453 (6.251 Uomini - 2.202 Donne)
Competizioni 237 in 28 sport
Cerimonia apertura 17 settembre 1988
Cerimonia chiusura 2 ottobre 1988
Aperti da Roh Tae-woo
Giuramento atleti Hur Jae e Shon Mi-Na
Giuramento giudici Lee Hak-Rae
Ultimo tedoforo Sohn Kee-chung, Chung Sunman, Kim Wontak e Sohn Mi-Chung
Stadio Stadio Olimpico di Seul

I Giochi della XXIV Olimpiade (ko. 1988년 하계 올림픽) si svolsero a Seul in Corea del Sud da sabato 17 settembre a domenica 2 ottobre 1988. Furono le prime Olimpiadi svoltesi quasi interamente in settembre.
Quest'edizione vide la partecipazione di 159 Stati (con le sole esclusioni di Cuba, Etiopia e Corea del Nord) per un totale di circa 8500 atleti e l'ingresso degli atleti professionisti, grazie al ritorno del tennis nel programma olimpico. Vi fu anche l'inserimento del baseball e del taekwondo tra le discipline dimostrative.
La decisione del CIO, presa nel settembre del 1981, di assegnare i Giochi a Seul e alla Corea del Sud, scatenò molte discussioni. Erano diversi i Paesi che non intrattenevano relazioni diplomatiche con il troncone di influenza occidentale in cui era divisa la Corea dopo la guerra che ne aveva determinato il frazionamento.
Si usciva appena dal boicottaggio dei Giochi di Mosca, al momento della decisione, e sembrò questo proprio un dispetto ai sovietici e ai Paesi del blocco orientale. Nel luglio del 1985 la Corea del Nord mosse le acque chiedendo di co-organizzare i Giochi assieme a quella del Sud, con la quale non aveva rapporti da un ventennio (i due Paesi erano separati da una linea smilitarizzata che era spesso terreno di incidenti). Nei tre anni successivi, in effetti, Samaranch negoziò con i nordcoreani e propose loro di ospitare alcune discipline: ma i nordcoreani pretesero lo stesso status di quelli del Sud e un numero eguale di gare. Il CIO non poté aderire - ai sudcoreani d'altra parte non andava bene che neppure un minuto dei Giochi si disputassero al Nord - e la conclusione fu quella più logica: la Corea del Nord annunciò il suo no ai Giochi.
Si temette a questo punto un nuovo effetto-catena del boicottaggio: Cuba e l'Etiopia (mancarono anche Nicaragua, Albania e Seychelles, ma per ragioni diverse) appoggiarono la decisione nordcoreana e si astenettero dai Giochi, ma il resto dell'Est confermò la sua adesione.
A Seul - e sarà l'ultima volta - tornò dopo 12 anni un confronto fra Germania Est, Usa e Urss, dove il vento di Gorbaciov avrebbe cambiato molte cose. La Corea del Sud si era preparata a ospitare l'Olimpiade con uno sforzo imponente e senza risparmio di spese. In verità, potenza industriale nascente, il paese intendeva utilizzare i Giochi come occasione irripetibile per presentare al mondo un'immagine che l'opinione pubblica internazionale neppure sospettava: quella di una nazione aperta alla modernità, all'innovazione, agli scambi commerciali e culturali, pronta a invadere i mercati con la forza dei suoi prodotti. Presidente del Comitato organizzatore dei Giochi fu il leader del partito di governo, nonché presidente dell'Assemblea legislativa, l'ex generale Roh Tae Woo che, in seguito, sarebbe poi diventato capo dello Stato. Ma dietro di lui, chi manovrava e manteneva i contatti con il CIO e le Federazioni internazionali era il potente Kim Un Yong: la sua carriera, per molti versi eccezionale, come uomo politico, dirigente sportivo, agente segreto, consigliere di capi di Stato e ambasciatore, fu successivamente stroncata da una serie di scandali, sia in sede CIO (dove si salvò, nel 1999, con una semplice ammonizione) sia all'interno del suo paese, con accuse di malversazioni nella conduzione della Federazione internazionale di taekwondo (di cui era stato a lungo presidente) e di altri atti di corruzione, tanto da essere arrestato agli inizi del 2004 (il CIO, di cui era vicepresidente, lo sospese da ogni incarico, oltreché dalla qualità di membro, in attesa che la sua posizione venisse chiarita definitivamente).
L'evento delle Olimpiadi a Seul fu segnato anche e soprattutto da diversi casi di doping. Il 24 settembre, il canadese Ben Johnson vinse il titolo nei 100 metri piani davanti a Carl Lewis con il tempo record di 9"79: tre giorni dopo, risultando positivo ai test antidoping, fu squalificato dal CIO con l'annullamento della vittoria e del primato.
La squalifica di Ben Johnson regalò a Lewis il bis olimpico nei 100m, ma questa volta il Figlio del Vento non riuscì a ripetere l’exploit di Los Angeles, fermandosi a 2 ori (l’altro nel salto in lungo). Ci andò più vicina la connazionale Florence Griffith, che stravinse 100m, 200m e 4x100m con tempi incredibili: i suoi record perdurano tuttora, ma l’immediato ritiro dopo Seul e la precoce morte avvenuta nel ’98 hanno alimentato i sospetti attorno alle sue performance. Altri grandi protagonisti dell’Olimpiade coreana furono l’astista Sergej Bubka, il più grande di ogni tempo nella specialità, oro con 5,90; mentre la piscina fu dominata dalla diarchia Matt Biondi-Kristine Otto: l’americano vinse 5 ori, la tedesca dell’Est 6. E l’Italia? La fine dei boicottaggi di massa (saltarono il turno solo Corea del Nord, Cuba, Albania ed Etiopia) restrinse il campo di azione degli azzurri, che tuttavia centrarono 6 titoli olimpici, tra cui quello indimenticabile di Gelindo Bordin nella maratona.
Infatti tra le gare più avvincenti dell'atletica ci fu senz'altro la tradizionale maratona che chiuse i Giochi e che per la prima volta vide il trionfo di un italiano, il veneto Gelindo Bordin. La gara sembrò arridere a due africani, il keniano Wakihuri e il gibutiano Salah. Negli ultimi 3 km però Bordin compì la storica rimonta e staccò gli avversari entrando da solo nello stadio con il grande telecronista RAI Paolo Rosi che lo accolse con il commosso "Gelindo, hai battuto gli uomini degli altipiani, tu che vivi in pianura".
A Seul arrivò anche il momento di Sergey Bubka, il monumento del salto con l'asta che cambiaò la storia di questa disciplina con il suo mix di tecnica e velocità. A Seul Bubka dovette sudarsi fino in fondo il sospirato oro olimpico con un salto conclusivo a 5.90. Tra infortuni ed errori questa resterà l'unica medaglia olimpica per Bubka che proverà a rivincere altre 3 volte ma senza fortuna. In compenso chiuderà la carriera con 6 titoli mondiali (ininterrottamente campione dal 1983 al 1997) e 35 record del mondo tra indoor e all'aperto.
Riguardo invece al mezzofindo furono i keniani a impadronirsi di tutto con gli 800m di Ereng, i 1500m di Rono, i 5000m di Ngugi e i 3000m siepi, dove sarà sempre partita interna, di Kariuki. Fu costretto a cedere il trono Edwin Moses, che l'hanno precedente aveva perso un'infinita imbattibilità e che qui salutava tutti con una medaglia di bronzo, mentre il nuovo re dei suoi 400m ostacoli divenne l'altro americano Phillips. Altri atleti che impressionarono nello stadio furono Jackie Joyneer, cognata della Griffith, che fece un volo di 7,40m nel salto in lungo e dominò anche l'eptathlon, e la rumena Paula Ivan che nei 1500m prese e se ne andò facendo gara per conto proprio e lasciando a 7 secondi le altre medagliate. Oltre all'oro di Bordin l'Italia raccolse dall'atletica anche l'argento di Antico sui 10000m del marocchino Boutayeb. Purtroppo il siciliano dovette abbandonare l'attività qualche anno dopo a causa dell'epilessia.
Per la prima volta a Seul, i professionisti dello sport si videro riconosciuto il diritto di competere ai Giochi (con la sola eccezione, al momento, per i pugili professionisti, i giocatori di basket della NBA e i calciatori professionisti al di sopra dei 23 anni). Anche il tennis venne riammesso con una deliberazione avvenuta nella sessione del CIO del 1987, a Istanbul. Dopo 64 anni questa disciplina riappariva nei programmi dell'Olimpiade con un torneo caratterizzato dai migliori giocatori. A testimonianza del peso di quel ritorno l'argentina Gabriela Sabatini, star del tennis, fu la portabandiera del suo paese nella cerimonia d'apertura (il torneo femminile venne vinto dalla tedesca Steffi Graf, che in finale batté proprio Sabatini). Inoltre, il tennis da tavolo ‒ o ping-pong, reso celebre perché utilizzato per una ripresa di contatti in campo diplomatico tra Cina e Stati Uniti ‒ venne per la prima volta introdotto ai Giochi: Corea del Sud e Cina si divisero la vittoria nelle quattro gare in programma.
I Giochi femminili in modo particolare quelli dell'atletica, furono dominati da Florence Griffith Joyner e Jackie Joyner Kersee, fra loro cognate. La vicenda di Florence Griffith, iniziata l'anno precedente a Roma in occasione dei Mondiali, ma sviluppatasi al di là di ogni aspettativa nell'anno olimpico, suscitò molti sospetti, specie sull'onda dello scandalo Ben Johnson. La realtà dei fatti era che Griffith dominò i 100m, i 200m, la 4x100m, conquistando anche la medaglia d'argento nella 4x400 m (nei 100m e 200m fu capace di compiere due capolavori atletici che non hanno riscontro nella storia sportiva presente e che, di certo, non saranno facili da eguagliare nel futuro: medaglia d'oro e record del mondo, quest'ultimo sui 200 m), e nessun esame antidoping a cui venne sottoposta ‒ cioè uno per ogni finale disputata, oltre a quelli relativi ai turni di qualificazione ‒ risultò mai positivo o dette origine a discussioni. Prestigiose anche le imprese realizzate da Joyner Kersee, vincitrice del salto in lungo con un sensazionale 7,40m, davanti alla tedesca dell'Est Heike Drechsler. Ma soprattutto nell'eptathlon Joyner Kersee dispiegò tutto il suo talento e la sua determinazione, trionfando con 7291 punti, altro primato del mondo rimasto a lungo imbattuto. Riguardo al medagliere fu l'Unione Sovietica a classificarsi prima con 132 medaglie (55 ori), precedendo la Germania Est con 102 (37 ori) e gli Stati Uniti con 94 (36 ori).

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