XX estiva - 1972 Monaco di Baviera (GER)

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1972 Monaco (GER)


Città ospitante Monaco di Baviera, Germania Ovest
Nazioni partecipanti 121
Atleti partecipanti 7134 (6,075 Uomini - 1,059 Donne)
Competizioni 195 in 23 sport
Cerimonia apertura 26 agosto 1972
Cerimonia chiusura 11 settembre 1972
Aperti da Gustav Heinemann
Giuramento atleti Heidi Schüller
Giuramento giudici Heinz Pollay
Ultimo tedoforo Günther Zahn
Stadio Stadio Olimpico di Monaco di Baviera

I Giochi della XX Olimpiade (in tedesco Spiele der XX. Olympiade) si sono svolti a Monaco di Baviera nella Germania Ovest dal 26 agosto all'11 settembre 1972. Quelle in Germania nel 1972 furono le Olimpiadi più ricche di atleti e nazioni fino ad allora: furono settemila in rappresentanza di 120 paesi. Un intento simbolico di quell’edizione era celebrare in Germania la pace consolidata dopo la Seconda guerra mondiale, ma fallì drammaticamente. Il 5 settembre 1972, alle 4 del mattino, otto membri di Settembre nero, un movimento affiliato all’Organizzazione per la Liberazione della Palestina di Yasser Arafat, entrarono senza troppe difficoltà nel villaggio olimpico, aiutati a scavalcare la recinzione da un gruppo di atleti americani che avevano bevuto e non si resero conto di quello che stavano facendo. I terroristi fecero irruzione nella palazzina degli atleti israeliani: ne uccisero subito due (Moshe Weinberg, allenatore di lotta greco-romana, e Yossef Romano, specializzato nel sollevamento pesi, che avevano tentato di fermarli) e ne sequestrarono altri nove. Alle 5 del mattino iniziarono le trattative. I terroristi, con due fogli di carta lanciati dal balcone e raccolti da un poliziotto tedesco, chiesero la liberazione di 234 palestinesi prigionieri nelle carceri israeliane e di due terroristi tedeschi, e pretesero tre aerei per lasciare la Germania. La scadenza dell’ultimatum era fissata per quattro ore dopo, alle 9:00 del mattino. Nel frattempo, il cancelliere tedesco Willy Brandt (primo ministro della Germania Ovest, erano i tempi della Guerra Fredda in cui il paese era diviso in due) aveva preso contatti con il primo ministro israeliano Golda Meir, la quale si oppose a qualsiasi tipo di trattativa e offrì semplicemente di inviare una squadra speciale per effettuare un blitz. La Germania scelse però di iniziare una lunga trattativa con i terroristi che avanzavano sempre nuove richieste e rimandavano di ora in ora l’ultimatum. Il programma delle Olimpiadi proseguì regolarmente, nonostante la notizia del rapimento si fosse ormai diffusa in tutto il mondo. Era sera quando si decise di far salire i terroristi con gli ostaggi su due elicotteri atterrati nel piazzale del villaggio olimpico per trasferirli alla base aerea di Furstenfeldbruck e da lì, come da loro richiesto, farli partire con un aereo per Il Cairo. Verso le 22.30 gli elicotteri con gli ostaggi atterrarono alla base: scesero i quattro piloti e i sei terroristi. Due di loro corsero subito a ispezionare l’aereo, ma si accorsero che era vuoto e tornarono di corsa agli elicotteri. Si trattava di una trappola: accanto all’aereo, la polizia tedesca voleva liberare gli atleti in un’operazione che si sarebbe rivelata fallimentare: mancava un numero sufficiente di uomini addestrati (gli agenti sul bordo della pista erano solo cinque) e mancavano le attrezzature necessarie per la riuscita dell’operazione. L’area venne illuminata e gli agenti aprirono il fuoco. La sparatoria durò circa un’ora. Un terzo elicottero con alcuni agenti di rinforzo atterrò a più di un chilometro di distanza da dove si stava svolgendo la sparatoria: quei poliziotti non entrarono mai in azione. Quando alla base aerea arrivarono i veicoli corazzati tedeschi, ai terroristi fu chiaro che non era più possibile fuggire e decisero di uccidere gli ostaggi. Nell’operazione morirono tutti gli atleti sequestrati, cinque terroristi e un poliziotto tedesco. Gli altri tre terroristi furono arrestati, ma rilasciati il 29 ottobre dello stesso anno nella trattativa per il dirottamento sopra Zagabria di un aereo della Lufthansa. I Giochi di Monaco furono sospesi per un solo giorno, in cui si svolse una cerimonia in ricordo delle vittime. Non vennero però annullati, provocando proteste e indignazione. Dopo il massacro, il primo ministro israeliano Golda Meir ordinò al Mossad (i servizi segreti israeliani) di trovare e assassinare gli esecutori della strage. Le ritorsioni di Israele contro i responsabili della strage vennero raccontate nel film Munich da Steven Spielberg (2005). I guai però non firono con il boicottaggio da parte del gruppo Settembre nero, perché l'Africa nera spostò la sua attenzione nei confronti della Rhodesia (oggi Zimbabwe), altro Paese africano a minoranza bianca che discriminava i neri. Il CIO riuscì a rinviare il problema fino alla sessione del settembre '71 in Lussemburgo, dove deliberò di imporre ai rhodesiani di partecipare con bandiera e inno britannico, come a Tokyo '64, e senza passaporto, pur trattandosi di uno stato ormai indipendente. A sorpresa, la Rhodesia accettò; e quando i 37 atleti (8 di colore) furono già arrivati a Monaco, due settimane prima dei Giochi, di fronte al minacciato boicottaggio di una ventina di Paesi africani, il CIO decise che i rhodesiani stavano usando il nome del loro Paese e i loro passaporti (e che altro avrebbero potuto fare?) e con questa scusa ritirò loro l'invito. Riguardo invece la Germania già a Città del Messico 1968 aveva espresso due squadre diverse e nel medagliere quella dell'Est, quinta, aveva superato quella dell'Ovest, sesta, con 9 medaglie d'oro a 5 (9 a 11 e 7 a 10 il rapporto nell'argento e nel bronzo). Monaco doveva essere il luogo della grande sfida tra i fratelli separati da un muro (eretto nel 1961), da un'ideologia, da una economia e anche da una diversa anzi per certi aspetti opposta concezione dello sport, liberistico a Ovest, statale a Est, dove ai grandi campioni erano garantite carriere facili nella pubblica amministrazione o nell'esercito. Grande rivalità ma pure grande sentimento dell'essere comunque tedeschi e grande motivazione sportiva, prima ancora che nazionalistica. Le due rappresentative rischiavano persino di essere ognuna più forte di quella congiunta, dove si sacrificavano alla selezione atleti validissimi. Fra l'altro nelle selezioni preolimpiche, più severe di ogni altra gara e simili agli impietosi Trials statunitensi, spesso venivano bruciate energie, poi irrecuperabili per i Giochi. Venendo a parlare delle gare, si deve dire che furono di gran livello, con un'organizzazione sempre all'altezza delle esigenze tecniche e spettacolari dei vari sport. Di rilievo soprattutto le prove femminili con atlete belle e anche fortissime (gli uomini dello sprint di contro sembrarono scontare il ritorno al livello del mare, senza più godere dei vantaggi dell'aria rarefatta di Città del Messico). Si misero in evidenza soprattutto le tedesche occidentali del salto in lungo, Heidemarie Rosendahl e Heidi Schüller. Rosendahl vinse la prima medaglia tedesca dei Giochi: nella storia olimpica per la prima volta fu una donna a inaugurare il podio, in quanto l'apertura era stata sempre appannaggio degli uomini. Rosendahl fu poi grande protagonista della staffetta veloce: in ultima frazione, ricevendo il testimone alla pari con la tedesca orientale Renate Stecher ‒ che vincendo i 100 e i 200 m aveva eguagliato Wilma Rudolph di Roma 1960 ‒ riuscì a staccare l'avversaria teoricamente assai più veloce, nonché specialista pura dello sprint, suscitando l'entusiasmo degli spettatori presenti allo stadio e di quelli davanti ai teleschermi. Infine mancò di poco il successo nel pentathlon, superata da una britannica di Belfast, Mary Elizabeth Peters, longilinea e portata a frequenti scontri verbali con i giudici. Heidi Schüller, di grande avvenenza, conquistò il mondo nella cerimonia inaugurale, pronunciando il giuramento degli atleti, ma poi in gara non andò oltre il quinto posto. È difficile selezionare i personaggi più significativi che scesero in gara nello splendido Olympiastadion, coperto da un avveniristico tetto di plastica. Lo statunitense Dave Wottle diede vita negli 800 m alla più spettacolare rimonta in tutta la storia dei Giochi, passando nel rettilineo finale dall'ultimo al primo posto; si distinse anche per non essersi mai tolto, neanche al momento dell'alzabandiera e dell'inno, il cappellino portafortuna alla Charlie Brown. Invece Jim Ryun, da cinque anni primatista del mondo dei 1500 m, deciso a vincere, dato per favorito da tutti e non soltanto dai suoi connazionali statunitensi, cadde banalmente ma pesantemente in batteria in un contatto con un mezzofondista del Ghana. La sua rincorsa fu vana; lo consolò, commosso, Kip Keino, vincitore di quattro anni prima e qui secondo; il regista francese Claude Lelouch, uno dei nove maestri del cinema chiamati a girare la pellicola ufficiale dei Giochi, scelse la disavventura di Ryun come soggetto della sua parte di filmato, intitolata The losers. La corsa dei 1500 m fu vinta da Pekka Vasala, espressione del rinascente fondismo finlandese, come il suo connazionale Lasse Viren che si aggiudicò i 5000 m e i 10.000 m, battendo in quest'ultima gara, nonostante una caduta, il record del mondo detenuto dell'australiano Ronald Clarke. John Akii-Bua, principe dell'Uganda, fu autore di una danza sfrenata dopo il successo sui 400 m ostacoli. Il tedesco dell'Est Wolfgang Nordwig fu il primo non statunitense a vincere il titolo dell'asta. La maratona vide invece vincitore Frank Shorter, statunitense ma nato proprio a Monaco dove suo padre si trovava con le forze americane di occupazione alla fine della guerra; era dal 1908 di John Hayes che gli Stati Uniti non vincevano più la prova sui 42,195 km; ad applaudire Shorter c'era anche, su una sedia a rotelle, Abebe Bikila, il campione di Roma e di Tokyo che sarebbe morto l'anno dopo. Particolare curioso della gara fu che un ragazzo bavarese di 16 anni, tal Nobert Südhaus, nonostante il formidabile schieramento di poliziotti e soldati per proteggere da un attacco terroristico la corsa che si snodò per tutta la città, riuscì a inserirsi nel tracciato ufficiale, a fingersi impegnato nella prova, a entrare per primo nello stadio, dove venne accolto con ovazioni prima di venire scoperto. Fu una beffa, suscitò una risata liberatoria dall'angoscia accumulata, da tutti e dappertutto, dopo la giornata del terrore. Nel medagliere per nazioni l'Unione Sovietica tornò a prevalere sugli Stati Uniti d'America con 99 medaglie complessive, di cui 50 d'oro, mentre gli statunitensi si fermarono a 94 medaglie, di cui 33 d'oro. La Germania Orientale fu terza con 66 medaglie, di cui 20 d'oro, superando nettamente i padroni di casa della Germania Occidentale (40 medaglie di cui 13 d'oro). 13 medaglie d'oro anche per il Giappone, quinto.

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Fonti