XX inv. - 1998 Nagano (JPN)

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1998 Nagano (JPN)


Città ospitante Nagano, Giappone
Nazioni partecipanti 72
Atleti partecipanti 2.176 (1.389 Uomini - 787 Donne)
Competizioni 72 in 7 sport
Cerimonia apertura 7 febbraio 1998
Cerimonia chiusura 22 febbraio 1998
Aperti da Imperatore Akihito
Giuramento atleti Kenji Ogiwara
Giuramento giudici Junko Hiramatsu
Ultimo tedoforo Midori Itō
Stadio Stadio Olimpico di Nagano

I XX Giochi olimpici invernali (第20回オリンピック冬季競技大会 Daijūhachi-kai Orinpikku Tōkikyōgi Taikai?) si svolsero a Nagano (Giappone) dal 7 al 22 febbraio 1998. A 26 anni di distanza da Sapporo ’72, le Olimpiadi tornarono nella terra del sol levante, in un luogo che di alpino e montanaro aveva ben poco. Nagano, sorta in una vasta zona (il suo nome significa “campo largo”, Naga-no) alla confluenza tra la via del sale e quella dell’oro, fu la città deputata ad ospitare la XX edizione dei giochi della neve. La scelta avvenne il 15 giugno 1991 a Tokyo, in una sessione del CIO avvelenata da polemiche e accuse di presunti brogli, sollevate dalla delegazione a sostegno della candidatura di Salt Lake City.
Ottenuta l’organizzazione dell’evento, la meticolosità e l’efficienza del popolo nipponico fece dormire sonni tranquilli, mentre l’unico spauracchio che restava era l'incertezza delle condizioni climatiche. C’era il timore che potesse verificarsi quello che era accaduto nel 1993 a Morioka, quando le bizze del meteo avevano pesantemente condizionato i campionati mondiali di sci alpino, conditi da ripetuti rinvii ed annullamenti forzati. Allo scopo vennero persino organizzati riti collettivi davanti al tempio di Zenkoji, importante meta di pellegrinaggio che custodisce una preziosa statua di Buddha, la prima nella storia ad arrivare sul suolo giapponese. Le preghiere vennero in parte accolte e, nonostante un clima capriccioso ed una condizione della neve precaria soprattutto nelle gare di sci alpino, i giochi si disputarono senza troppi inconvenienti.
Ci furono 2.176 atleti; 1.389 uomini; 787 donne; 72 nazioni in gara, tra cui per la prima volta Azerbaijan, Kenya, Macedonia, Uruguay e Venezuela; 70 milioni di dollari in attivo nonostante la svalutazione dello yen avesse pesantemente influito sui 515 milioni investiti dalle televisioni per trasmettere l’evento.
L'edizione di Nagano raccontò di grandi protagonisti e di importanti novità. Intanto cadde l'ultima barriera al professionismo ed anche i campioni di hockey della NHL, la ricchissima lega americana, vennero ammessi sotto i cinque cerchi, come avvenuto alle edizioni estive per i giganti del basket della NBA. Se i cestisti, però, avevano creato tra Barcellona ed Atlanta il mito del Dream Team, qui canadesi e americani, ricchi di campioni NHL, non fecero la stessa figura e l'oro andò alla Repubblica Ceca. Altre novità furono l'ingresso del curling, dello snowboard, del torneo di hockey femminile, con un calendario che contava ora 68 eventi.
Le prime gare videro subito un argento per l'Italia, con Thomas 'Tommy' Prugger nello slalom gigante dello snowboard, dietro al canadese Ross Rebagliati, di chiara ancorché lontana origine italiana, e davanti allo svizzero Ueli Kestenholz. Lo strumento, relativamente nuovo (le prime tavole erano apparse trent'anni prima) che simulava sulla neve gli spostamenti che si facevano sull'onda del mare, portò alla scoperta di atleti anomali, anche nell'aspetto, rispetto al tradizionale mondo dello sport: capelli lunghi, tatuaggi, orecchini, vestiti dalla moda più libera. Tommy, altoatesino della grande fucina di campioni che si chiama Val Pusteria, sportivo soprattutto per divertimento, propose a partire da nome e look una nota giovanile e vagamente hippy, e diventò un personaggio ideale per lo show-business dello sport che doveva offrire sempre nuovi tipi di consumo. Si dimostrò comunque un ottimo atleta. La classifica sembrò doversi rivoluzionare quando arrivò la notizia della positività alla marijuana al controllo antidoping di Ross Rebagliati. Si pensava che lo spinello avrebbe comportato declassamento e titolo all'azzurro. La prima difesa del canadese, piuttosto risibile, fu che a un party dove tutti fumavano forte aveva inalato senza volerlo. Vi fu suspence nell'attesa finché il CIO decise che Rebagliati non era da squalificare, la cannabis non era inclusa nell'elenco delle sostanze proibite e a meno che non vi fosse stata una esplicita regola della sua Federazione l'atleta fumatore non era perseguibile.
L’oro che emozionò maggiormente i locali fu però quello di Kazuyoshi Funaki, predestinato del salto da quando tre anni prima, a soli 19 anni, aveva debuttato in una gara di coppa per sostituire un compagno infortunato, vincendo al primo colpo e sbalordendo il mondo. Dal trampolino di Hakuba il giovane ventiduenne impressionò per la sensazione di leggerezza che riuscì a mantenere dal momento dello stacco fino alla planata conclusiva: 132,50 metri accarezzando l’aria, un volo, il suo secondo salto nella prova del K120, che gli assegnò il titolo olimpico, a distanza di ventisei anni dall’ultimo oro vinto da un connazionale a Sapporo ’72. Il titolo a squadre era già andato alla formazione nipponica nella prova d’esordio, mentre nel K90 Funaki perse l’occasione di fare tripletta per un solo punto, beffato dal finlandese Jani Soininen, poi terminato nettamente alle sue spalle nel K120. Dallo stesso impianto di salto fu il norvegese Bjarte-Engen Vik che si rese protagonista, gettando le basi per le vittorie olimpiche nelle gare individuali e a squadre di combinata nordica mentre nel “The Spiral” di Asakawa arrivò il dominio tedesco nello slittino grazie ai fuoriclasse Georg Hackl (davanti all’italiano Armin Zoeggeler di mezzo secondo), Silke Kraushaar (prima per soli 4 milessimi sulla connazionale Barbara Niedernhuber) ed alla coppia Stefan Krausse/Jan Behrdent. Medaglie decisive che peseranno sul medagliere tedesco, il migliore di questa edizione con 12 ori totali e 29 medaglie, davanti ai 10 ori su 25 medaglie dei norvegesi, ed ai 9 su 18 dei russi.
Nel gigante prima ci fu invece la grande delusione di Alberto Tomba, uscito di gara nella prima manche, appena 17 secondi dopo il via: inforcò una porta e cadde, procurandosi un risentimento muscolare al gluteo. Vinse ancora Maier, ripresosi pienamente dalla caduta nella discesa, sul connazionale Stephan Eberharter e sullo svizzero Michael Von Grünigen. Maier vinse anche il supergigante, dove l'argento andò ex aequo a un altro austriaco, Hans Knauss, e allo svizzero Didier Cuche. L'azzurro Alessandro Fattori ottenne un buonissimo quarto posto, specie tenendo conto di come e quanto il pronostico lo aveva trascurato.
C'era ancora una possibilità per Tomba per tentare di diventare il primo al mondo capace di prendere una medaglia in quattro edizioni consecutive dei Giochi. Lo slalom doveva essere la sua gara, ma non fu così. Dolorante per l'incidente nel gigante, dopo la prima manche fu appena diciassettesimo e non prese neanche il via nella seconda prova; andò in albergo, incise per la stampa una cassetta con le sue spiegazioni, annunciò che comunque avrebbe continuato a gareggiare. Dominarono due norvegesi, Hans Petter Buraas su Ole Kristian Furuseth, poi Thomas Sykora, austriaco, primo italiano Matteo Nana, undicesimo.
Tra le donne fu lo squadrone russo a dominare con i 3 ori di Larisa Lazutina. Una squadra che suscitò qualche perplessità: 4 anni dopo sia la Lazutina che l'altra campionessa russa Danilova verranno squalificate per doping, qui invece, pur tra qualche sospetto, filò tutto liscio. A Stefania Belmondo così, non restò che allinearsi, mentre continuava la sua battaglia verbale contro il doping, e portarsi a casa l'argento della 30 km. Arrivò anche il bronzo della staffetta con, oltre alla Belmondo, anche Karin Moroder, Gabriella Paruzzi e la campionessa d Lillehammer Manuela Di Centa, ormai in parabola discendente. Tra gli uomini si portò a casa un bronzo anche Silvio Fauner. Una grande impresa arrivò dallo slittino, dove il tedesco Georg Hackl salì sul gradino più alto del podio per la quarta Olimpiade consecutiva, una longevità con pochi uguali nella storia sportiva. Alle sue spalle si fece sotto il carabiniere altoatesino Armin Zoeggeler.
Le piste dello sci alpino si colorarono anche delle gesta di due grandi campioni, l'austriaco Hermann Maier e la valtellinese Deborah Compagnoni. Il torneo di hockey delle donne fu vinto invece dagli USA, vittoriosi sul Canada per 3-1, poi la Finlandia prevalse sulla Cina per il terzo posto. La Cina si infiltrò pian piano in tante discipline, in tante classifiche anche alte. Svizzera e Canada vinsero rispettivamente nel curling maschile e femminile.
Con 10 medaglie (2 ori, 6 argenti, 2 bronzi) l'Italia si pose al decimo posto della classifica per nazioni guidata dai tedeschi sui norvegesi e sui russi. La sensazione in Italia fu quella di un pesante cambio generazionale in atto e di una crisi che sarebbe stata ancora lunga.

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