VIII inv. - 1952 Oslo (NOR)

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1952 Oslo (NOR)


Città ospitante Oslo, Norvegia
Nazioni partecipanti 30
Atleti partecipanti 694 (585 Uomini - 109 Donne)
Competizioni 22 in 6 sport
Cerimonia apertura 14 febbraio 1952
Cerimonia chiusura 25 febbraio 1952
Aperti da Ragnhild di Norvegia
Giuramento atleti Torbjørn Falkanger
Ultimo tedoforo Eigil Nansen
Stadio Bislett stadion

I VIII Giochi olimpici invernali (in norvegese De VIII. olympiske vinterleker) si svolsero a Oslo (Norvegia) dal 14 al 25 febbraio 1952.
La fiaccola olimpica venne accesa nella cittadina di Morgedal, dove, secondo la tradizione, erano stati inventati i legni arcuati adatti a scivolare sulla neve. Il programma dei Giochi continuò progressivamente ad ampliarsi: a Oslo furono introdotte le prove di slalom gigante maschile e femminile e la 10 km di fondo femminile.
In totale ai Giochi norvegesi presero parte 694 atleti (109 furono donne) in rappresentanza di 30 nazioni. Ci furono importanti novità nel programma di gare: nello sci alpino fece il suo ingresso lo slalom gigante, mentre le donne si cimentarono per la prima volta in una gara di sci di fondo, che fu vinta dalla finlandese Lydia Widemann.
Rientrò nel giro la Germania che si aggiudicò il bob a 4 e a 2. Oslo potè festeggiare un proprio eroe, nato nella capitale norvegese e plurimedagliato di questi Giochi: fu il pattinatore Hjalmar Andersen. Il campione norvegese vinse 3 ori, nei 1500, 5000 e 10000, infliggendo distacchi epocali soprattutto nelle gare più lunghe.
Sulle piste norvegesi il non ancora trentaduenne italiano Zeno Colò, montanaro dell'Abetone di pochissime parole, di carattere così introverso da apparire spesso ombroso, mostrò la sua superiorità sul resto del mondo audace dei discesisti, dando 1'2″ all'austriaco Othmar Schneider, e fu quarto nello slalom sia speciale sia gigante. Venne ovviamente definito il più grande di sempre. La sua omologa nello sci alpino fu l'americana Andrea Mead Lawrence (suo marito, David Lawrence, era gigantista della squadra statunitense, ma finì appena trentacinquesimo). Andrea, detta Andreina, fu prima in slalom speciale e in slalom gigante, mentre venne tradita nella discesa, in quella che teoricamente doveva essere la sua gara più sicura, da una caduta che propiziò il successo dell'austriaca Trude Jochum Beiser. Dopo Oslo Colò dovette fronteggiare non solo la popolarità, che dato il suo carattere da 'orso' gli procurava quasi una sofferenza fisica nelle interviste, ma anche una 'grana' pubblicitaria in qualche modo legata alla sua notorietà: l'ipocrisia olimpica che voleva gli atleti dilettanti a ogni costo provocò la sua squalifica perché una marca di scarponi usò il suo nome per propagandare i suoi prodotti. E dire che due anni prima, ad Aspen, un fiume d'oro aveva sfiorato lo sciatore italiano, quando erano fioccate le offerte da parte di tanto mondo dello sci per il brevetto della soletta dei suoi strumenti di lavoro, dei suoi 'legni' come si diceva allora: un nuovo materiale chiamato celloflex. La ditta di Pisa titolare del brevetto stesso non seppe fronteggiare l'enorme richiesta di produzione e la grande opportunità sfumò, lasciata indietro da altre novità di mercato.
Nell'hockey si perpetuò invece il dominio canadese con il 5° oro in 6 edizioni dei Giochi. Nei 41 incontri olimpici disputati, il Canada segnò fin qui ben 37 vittorie, 3 pareggi ed una sola sconfitta. Lo sci alpino segnò anche il primo oro assegnato in questo sport ad un atleta proveniente non da paesi alpini: il norvegese Stein Eriksen fu oro nel gigante.
La partecipazione italiana a Oslo fu complessivamente buona, se si pensa che partirono solo 33 atleti. Oltre all'oro di Colò, il secondo nella nostra storia ai Giochi invernali ma sicuramente di impatto assai superiore a quello di Nino Bibbia quattro anni prima a St. Moritz nello slittino, e al bronzo di Giuliana Minuzzo, la squadra italiana si aggiudicò tre quarti posti, due sesti posti, un settimo, un ottavo e un nono posto. Da ricordare soprattutto una sciatrice abetonese come Colò, Celina Seghi, minutissima ma molto determinata, quarta nello slalom speciale e settima nello slalom gigante. Minuzzo, bronzo nella discesa, fu anche ottava nello slalom speciale e ventesima nello slalom gigante: il suo fisico minuto la spinse molto presto a dedicarsi soprattutto alle specialità tecniche, visto che nella discesa si affacciavano atlete sempre più muscolose. Una notazione particolare per il pattinaggio artistico: il milanese Carlo Fassi fu sesto, e considerando le difficoltà di allenamento e il senso di estraneità di questo sport a molti atleti italiani, il risultato deve essere considerato quasi prodigioso. Fassi si trasferì poi negli Stati Uniti e divenne istruttore di una troupe di spettacoli sul ghiaccio, oltre che di atleti famosi.

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Fonti