XIII inv. - 1972 Sapporo (JPN)

Da Wikisport.
Versione del 3 nov 2017 alle 15:05 di D.masala (Discussione | contributi) (IMMAGINI)

(diff) ← Versione meno recente | Versione attuale (diff) | Versione più recente → (diff)

IMMAGINI

1972 Sapporo (JPN)


Città ospitante Sapporo, Giappone
Nazioni partecipanti 35
Atleti partecipanti 1.006 (801 Uomini - 205 Donne)
Competizioni 35 in 10 sport
Cerimonia apertura 3 febbraio 1972
Cerimonia chiusura 13 febbraio 1972
Aperti da Imperatore Hirohito
Giuramento atleti Keiichi Suzuki
Giuramento giudici Fumio Asaki
Ultimo tedoforo Hideki Takada
Stadio Makomanai Open Stadium

I XIII Giochi olimpici invernali (in giapponese 第11回オリンピック冬季競技大会) si svolsero a Sapporo (Giappone) dal 3 al 13 febbraio 1972. Sapporo diventò la prima città al di fuori di Europa e Nord America ad ospitare un'edizione dei Giochi olimpici invernali, la terza in assoluto dopo Melbourne (Giochi della XVIII Olimpiade) e Tokyo (Giochi della XX Olimpiade).
Per la prima volta, nel 1972 le Olimpiadi Invernali approdarono in Asia, nella giapponese Sapporo. È una novità che segnò un'apertura sempre più globale dei Giochi Invernali. Si videro nuovi paesi al vertice, come il Giappone, che inaugurava una splendida tradizione nel salto con gli sci con una tripletta di medaglie, o la Spagna, che si impose con Francisco Fernandez Ochoa nello slalom. Come da tradizione, però, anche i Giochi di Sapporo andarono via tra grandi polemiche.
La prima escursione extraeuropea o nordamericana dei Giochi Invernali fu caratterizzata dalle polemiche sui concetti di dilettantismo e professionismo. Si gareggiò a Sapporo, in Giappone, ed il CIO minacciò di lasciare a casa un gran numero di sciatori, ritenuti professionisti.
Alla fine però solo l'austriaco Karl Schranz, che avendo ingenti entrate economiche dai propri fornitori di materiali, non potè partecipare. Nella cerimonia inaugurale per la prima volta vennero lanciati i palloncini al cielo al posto dei piccioni: 18.000 palloncini, precisarono gli organizzatori. Lo squadrone francese perse, prima di Sapporo e anche lì a Sapporo, nei primi allenamenti, tanti suoi campioni, per una serie incredibile di infortuni: oltre a Lafforgue, Patrick Russel, Jacqueline Rouvier, Françoise Macchi. Specialmente la perdita di Russel, slalomista eccelso, fu grave.
Per gli italiani quella di Sapporo fu l'Olimpiade (proprio nel senso preciso, classico, di spazio di tempo compreso fra una edizione e l'altra dei Giochi, dunque di formazione di un campione e attesa della sua esplosione) di Gustav Thoeni. Primo nello slalom gigante e secondo nello slalom speciale, Thoeni era laureato anche come miglior sciatore del mondo con il successo nella combinata, la classifica dei piazzamenti nelle tre prove alpine, riconosciuta però, allora, soltanto a livello di titolo mondiale. Gli spagnoli vinsero la loro prima medaglia d'oro negli sport invernali, a opera di uno specialista dello slalom, Francisco Fernández Ochoa, che sconfisse proprio Gustav Thoeni. Per i giapponesi ci fu il trionfo assolutamente inatteso nel salto dai 70 m, con tre atleti ai primi tre posti. Per gli olandesi ci fu invece l'apoteosi di Ard Schenk, il pattinatore di velocità capace di prendere tutto l'oro a disposizione fuorché quello dei 500 m: bello, possente, corpo da statua, superiore anche all'anomalia di uno sport che costringeva a espletare uno sforzo grandissimo in posizione curva, dunque con dei problemi per l'espansione toracica, per l'acquisizione e l'espulsione dell'ossigeno.
Sapporo '72 segnò l'affacciarsi di nazioni nuove ai livelli più alti. Fu il caso del Giappone, mai sul podio più alto in passato, ma capace qui di fare tripletta nel salto con gli sci, inaugurando una tradizione di alto livello in questo sport. A vincere l'oro fu Yukio Kasaya.
Fra le donne la sovietica Galina Kulakova fu invece oro sui 5 e sui 10 km, davanti rispettivamente a una finlandese (Marjatta Kajosmaa, bronzo nell'altra prova) e alla cecoslovacca Helena Šikolova. La staffetta 3 x 5 km rispecchiò i valori delle due prove individuali: prima URSS, seconda Finlandia, poi la Norvegia, e sin lì si rimase sul classico. Ma al quarto e quinto posto le due Germanie, la Ovest davanti all'Est.
Nello sci alpino splendette anche la svizzera Nadig, oro in slalom e gigante.
Nel biathlon risaltò l'impresa del norvegese Soldberg, che fu il primo nella storia olimpica a confermarsi campione in questo sport a 4 anni di distanza. Per l'Italia, oltre ai trionfi dello sci alpino, arrivarono altre due medaglie: il doppio dello slittino Hildgartner-Plakner che conquistò l'oro e il bob a 4 di Frassinelli, De Zordo, Dal Fabbro, Bonichon l'argento. L'ambiente degli sport invernali, il cosiddetto mondo bianco, fu concorde nel ritenere i Giochi di Sapporo un passaggio speciale, utile a ravvivare la geografia e anche la geopolitica olimpica, ma niente più. Si volle dare a quell'edizione dei Giochi una valenza storica particolare, per il tentativo, l'ultimo, del CIO di bloccare o comunque disciplinare il professionismo, specialmente nello sci alpino.
I Giochi si chiusero in una Sapporo inondata per il precoce sciogliersi delle nevi. La sede designata per la successiva edizione, Denver, in Colorado, venne poi cancellata da un referendum di ecologisti, e i Giochi del 1976 furono dirottati a Innsbruck.

Vedere anche


Fonti