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	<title>Wikisport - Contributi dell'utente [it]</title>
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	<updated>2026-05-14T11:35:01Z</updated>
	<subtitle>Contributi dell'utente</subtitle>
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		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=FONDRIEST_MAURIZIO&amp;diff=335</id>
		<title>FONDRIEST MAURIZIO</title>
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		<updated>2016-05-23T10:41:52Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
Maurizio Fondriest è nato a Cles, in provincia di Trento, il 15 Gennaio 1965. La sua carriera da professionista iniziò il 1987 e si concluse nel 1998, presentando molti esordi con ottime prestazioni e qualità.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Alcuni dei suoi esordi sono : nel 1993 partecipò al giro d’Italia arrivando ottavo a quasi pochi minuti dalla maglia rosa, mentre nel 1991 arrivò quindicesimo al Tour de France, nel 1996 arrivò terzo nella Freccia Vallone e nel 1992 vinse il Giro Del Trentino.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
L’ esordio più importante della sua carriera agonistica è la vittoria ai campionati del mondo di ciclismo su strada, che si svolsero a Ronse in Belgio, dove venivano assegnati due titoli: &amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
-	Cronometro a squadre Donne;&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
-	Prova in linea Uomini Professionisti (tracciato di circa 270 km).&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Amava molto correre all’estero, in particolare in Belgio, perché lì aveva raccolto molte soddisfazioni da dilettante.&lt;br /&gt;
Maurizio iniziò a prepararsi per il mondiale anche se la sua età era ancora molto giovane e la sua preparazione era insufficiente per un’attività così importante, allora cominciò a rafforzare la sua massa muscolare in palestra.&lt;br /&gt;
Furono molte le offerte delle squadre che volevano averlo a fianco, ma lui scelse una squadra affiliata nella Repubblica di San Marino, ossia L’ Alfa Lum-Legnano.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il 28 Agosto del 1988 a Reinax in Belgio, a pochi metri dall’ arrivo del traguardo, erano in fuga tre ciclisti di cui: Fondriest, Bauer e Criquelion. La battaglia era dura, fino a quando Bauer sferrò una gomitata a Criequelion che, per sfiorare le transenne ai lati della strada, cadde accidentalmente, mentre Maurizio era ormai già lanciato con le braccia alzate verso il traguardo.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Dopo la vittoria del mondiale inizia un nuovo anno per Maurizio, ma prima di rimettersi in sella per fare sul  serio, come ogni anno, un po’ tutti i corridori si fermano per una pausa e trascorrono qualche giorno di ritiro in montagna.&lt;br /&gt;
Dopo aver  subito un intervento al naso, si concede un soggiorno in montagna, da dove inizia a preparare una stagione per onorare la sua maglia iridata.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Era a fianco della squadra Del Tongo e nel gruppo dei corridori vi era anche il velocista italiano Mario Cipollini. &lt;br /&gt;
Terminò la stagione con ben 5  vittorie e 12 secondi posti nonostante un brutto problema al ginocchio che lo portò a modificare la bici e i pedali, condizionandolo per tutta la stagione, infatti mentre si trovava a partecipare al Giro di Calabria si accorse che il ginocchio gli doleva anche solo camminando e per tale causa dovette rinunciare alle classiche del Nord. &amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Si accorsero i medici che il problema al ginocchio era stato causato da un nuovo paio di pedali che il corridore aveva cambiato all’ inizio della nuova stagione. Per risolvere il problema Fondriest tornò a riutilizzare i pedali della stagione precedente e tornò subito in sella vincendo il Giro di Toscana il 13 Maggio 1989.&lt;br /&gt;
&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nel 1992 il corridore torna in Italia a fianco con la squadra della Panasonic. Intanto iniziano le corse europee, ce ne furono molte come: la Settimana Internazionale, svolta in Sicilia, in cui ottenne soltanto dei piazzamenti, la Milano-Sanremo dove giunse 24°. &lt;br /&gt;
La carovana parte per il Nord Europa dove è stato organizzato il Giro delle Fiandre, la classica che apre il giro delle prove franco-belghe, dove Maurizio si classifica al 4° posto.&amp;lt;br/&amp;gt; &lt;br /&gt;
Intanto ci si preparava al Giro in Italia, che Maurizio saltò. Il tenace corridore trentino, insistente e deluso dai suoi piazzamenti dell’ annata, si preparò per il Campionato Italiano che si correva in Sardegna ad Olbia. Voleva vincerlo a tutti i costi per cercare di salvare una stagione che non era andata a buon fine. Ce la mise tutta per aggiudicarsi la maglia tricolore, ma si piazzò terzo.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ora si va al Tour de France con la speranza di raccogliere qualche soddisfazione. Nella quarta tappa della cronometro a squadre vinse la Panasonic, ma non raccolse una vittoria individuale, solo una vittoria di squadra.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
L’ 8 Agosto (1992) partecipò alla Classica di San Sebastin, piazzandosi all’ ottavo posto. Il 12 Agosto (1992) si corre la prima edizione del Trofeo Melinda, organizzata proprio a Cles, paese natio di Maurizio. Finalmente si aggiudica la vittoria in casa. A 5 km dall’ arrivo erano in fuga Bugno e Fondriest, dove Maurizio dà ordine all’ ammiraglia di non collaborare; a soli 250m, Maurizio scatta proprio sotto le finestre di casa  e taglia il traguardo con mezza ruota di vantaggio su Gianni Bugno. Grande soddisfazione per la gente della Val di Non.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Dopo cinque anni dalla vittoria del mondiale Maurizio a fianco della squadra ciclistica del team Lampre, partecipa e vince alla 84°esima edizione della Milano-Sanremo con un percorso totale di 297 km che fu disputata il 20 marzo 1993. &amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
I corridori ovviamente partivano da Milano ed erano 194, ma solo 166 riuscirono a portare a termine il percorso.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fondriest mantenne il suo gruppo unito durante la corsa senza evitare fughe o attacchi dalle altre squadre avversarie fino a che non arrivarono sul Poggio, un colle che precede Sanremo, Maurizio lasciò il gruppo per valicare il colle.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nella testa del gruppo c’erano Cipollini, Jalabert e Mussew, ma lui sapeva come procedere al traguardo e quale strategia utilizzare perché aveva già studiato dapprima il percorso.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Dopo il faticosissimo strappo verso il Santuario, Maurizio schizzò come se era lanciato in volata, raggiunse e staccò lo spagnolo Gaston tirando dritto come un proiettile fino all’arrivo. Due italiani da dietro provarono a raggiungerlo, ma nessuno riuscì ad avere l’ agilità che solo lui ebbe in quel momento.&amp;lt;br/&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fu una vittoria importante in quanto un podio italiano non si vedeva da 50 anni.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Conte_Antonio_da_Minturno(schermidore_italiano)&amp;diff=310</id>
		<title>Conte Antonio da Minturno(schermidore italiano)</title>
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		<updated>2016-05-23T10:29:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;'''Antonio Conte''' nacque a Minturno (Latina) 11 Dicembre 1867.E' stato uno schermidore italiano. Ha compiuto i suoi studi a Roma dove si era specializzato con il sistema '''...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Antonio Conte''' nacque a Minturno (Latina) 11 Dicembre 1867.E' stato uno schermidore italiano. Ha compiuto i suoi studi a Roma dove si era specializzato con il sistema '''Parise''', diventando uno schermidore di grandi qualità, aggiudicandosi una serie di tornei nazionali ed internazionali, fra cui a Mantova, Bologna, Venezia e Brescia ecc. In compagnia del suo amico e compagno Giangiorgio Trissino si aggiudicava a Parigi il primo posto nel concorso internazionale. Quindi, sempre a Parigi, nella seconda edizione dei Giochi Olimpici, si classificava quarto nella prova di fioretto, ma trionfava nella sciabola per maestri battendo in finale il maestro Santelli, da questa vittoria discese una querelle che si protrasse per decenni. Dopo questa splendida vittoria, si trasferiva definitivamente a Parigi, aprendo anche lui una scuola di scherma, dalla quale uscirono diversi campioni. La sua meritoria attività gli procurava diverse grandi onorificenze fra cui il Cavalierato della Legion D'Onore francese e quello dell'Ordine della Corona D'Italia. In seguito apriva una scuola di scherma a Madrid per poi ritornare, all'inizio degli anni trenta, nella sua città natale dove si spense nel 1953.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''FONTE: INTERNET''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''SITOGRAFIA''':&lt;br /&gt;
[http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Conte_(schermidore) Antonio Conte (schermidore)]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[http://www.sportolimpico.it/index.php?option=com_content&amp;amp;view=article&amp;amp;id=476%3Aconte-antonio&amp;amp;catid=167%3Agli-anni-dei-pionieri&amp;amp;Itemid=125 Sport Olimpico: Antonio Conte (schermidore)]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
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		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Boldon_Ato_Jabari&amp;diff=259</id>
		<title>Boldon Ato Jabari</title>
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		<updated>2016-05-23T10:08:47Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;'''Ato Jabari Boldon''' (Port of Spain, 30 dicembre 1973) è un atleta trinidadiano.&amp;lt;br /&amp;gt; La sua specialità è la velocità, in particolare i 100 m piani, i 200 m piani e la...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Ato Jabari Boldon''' (Port of Spain, 30 dicembre 1973) è un atleta trinidadiano.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
La sua specialità è la velocità, in particolare i 100 m piani, i 200 m piani e la staffetta 4x100 m.&lt;br /&gt;
All'età di 14 anni si trasferì negli Stati Uniti dove inizialmente giocò a calcio. Nel 1990 iniziò a praticare atletica e nel 1992, alle Olimpiadi di Barcellona, disputò i 100 ed i 200, che vinse lo stesso anno ai mondiali giovanili (doppietta ottenuta per la prima volta in quest'evento).&lt;br /&gt;
La sua prima medaglia arrivò ai mondiali del 1995, con un bronzo nei 100.&lt;br /&gt;
Dopo due bronzi olimpici (100 e 200) ad Atlanta 1996, l'anno successivo, ai mondiali di Atene, vincendo i 200 divenne il primo atleta di Trinidad e Tobago a vincere un titolo iridato.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nel 1998 vinse i 100 ai Giochi del Commonwealth di Kuala Lumpur.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Saltati i mondiali del 1999 a Siviglia, alle Olimpiadi di Sydney 2000 vinse l'argento nei 100 ed il bronzo nei 200.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo un avviso di garanzia per doping, ai mondiali del 2001 disputatisi ad Edmonton fu quarto nei 100 e terzo nella staffetta 4x100, ma a causa della squalifica comminata per uso di sostanze proibite a Tim Montgomery, che aveva vinto l'oro nella staffetta 4x100m e l'argento nei 100m (dietro Maurice Greene), fu promosso al terzo posto nei 100 e nella staffetta portò a casa l'argento come secondo componente di una squadra composta   anche da Marc Burns, Jaycey Harper e Darrel Brown, dietro al Sudafrica.&lt;br /&gt;
Il 14 febbraio 2006 è stato eletto tra i Senatori del suo paese per alti meriti, salvo poi dimettersi da tale carica per allenare i velocisti sauditi in vista di Pechino 2008.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Nato''' : 30-12-1973 a Port of Spain &amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Caratteristiche fisiche''' : 1,76x 75 kg.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Nazionalità''' : Trinidad &amp;amp; Tobago&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Personal Best''' : 100 m: 9”86 – 200 m: 19”80&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Fraterno amico di “Mo” Greene. Qualche acciacco e forse minori stimoli lo hanno gradualmente fatto appassire nel finale di carriera. I maligni parlano di doping negli anni migliori, circostanza mai confermata nonostante sia stato sottoposto a decine di controlli nelle molte gare disputate in tutti gli angoli del pianeta. Dotato di una corsa molto potente e con un carattere molto determinato, ha primeggiato nello sprint già dalla categoria junior, vincendo un titolo mondiale su 100 e 200. &lt;br /&gt;
Ha recuperato un bronzo mondiale ad Edmonton 2001 a seguito della squalifica di Tim Montgomery.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Di lui si ricorda soprattutto il bronzo olimpico di Atlanta 1996 con 19&amp;quot;80, a completare un podio stratosferico assieme a Michelone Johnson e Frankie Fredericks. &lt;br /&gt;
Vive in America ed ha militato a lungo nel gruppo HSI di John Smith. Ha voltato definitivamente pagina iniziando una nuova avventura come manager, trainer e quant'altro, sempre a che fare con l'atletica comunque. Vulcanico.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
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		<title>BOKLÖV JAN</title>
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		<updated>2016-05-23T10:05:22Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;Per conoscere a fondo Jan Boklöv e il suo grande e storico contributo nel mondo dello sport, bisogna conoscere dapprima la sua disciplina, il salto con gli sci. &amp;lt;br /&amp;gt; Il sal...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Per conoscere a fondo Jan Boklöv e il suo grande e storico contributo nel mondo dello sport, bisogna conoscere dapprima la sua disciplina, il salto con gli sci. &amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il salto con gli sci è una disciplina sportiva che nasce in Norvegia intorno alla metà dell’ottocento e i primi salti si svolsero nei medesimi anni a Mordegal, un piccolo villaggio del Telemark, regione norvegese conosciuto come la “culla dello sci”. Si inizia a parlare di gare effettive quando nel 1862 a Trysill, nel sud del paese, si svolge la prima gara dimostrativa seguita da quella che fu la prima competizione sportiva a Husebybakken nel 1879 dove venne registrato il primo record mondiale stabilito da un atleta locale con un salto di ben 23 metri. La stessa ospitò la disciplina per soli 3 anni poiché dal 1892 le gare si spostarono al trampolino di Holmenkollen. Questo sport consisteva nel lanciarsi in picchiata lungo un ‘ enorme rampa innevata e dotata di binari che consentivano una discesa rettilinea, nei quali l’atleta poneva i suoi sci. La partenza veniva effettuata da fermo, con l’atleta seduto su una barra trasversale che sovrasta la rampa di lancio. Una volta partito, il medesimo assume una posizione accosciata con il torso proteso in avanti e le braccia dritte lungo i fianchi in modo da consentirgli una maggiore aerodinamicità e velocità per effettuare il decollo. Giunto al termine della rampa, lo sciatore distende gambe e torso in avanti dandosi una spinta verso l’alto. L’atleta quindi, distaccatosi dalla rampa, assume la posizione di volo con gli sci paralleli e corpo in avanti, man mano che esso si avvicina al suolo assume una posizione eretta per prepararsi all’atterraggio. La distanza e l’accuratezza stilistica del salto ne determinano il punteggio.&lt;br /&gt;
Il salto con gli sci entrò a far parte dei giochi olimpici invernali sin dall’esordio degli stessi nel 1924 a Chamonix, in Francia.&lt;br /&gt;
La prima edizione dei giochi olimpici invernali vide il norvegese Jacob Tullin Thams, laurearsi oro olimpico maschile con un punteggio di 18.960 al quale seguì un altro norvegese, Narve Bonna e lo statunitense Anders Haugen vincendo rispettivamente l’argento ed il bronzo.&lt;br /&gt;
Fino all’edizione olimpica del 1952 nel salto con gli sci c’è stato sempre un largo dominio norvegese con altri paesi che difficilmente si collocavano tra le prime 3 posizioni, poi le nazioni contendenti iniziarono ad aumentare e tra le altre anche la Svezia si fece largo. Tra gli atleti svedesi che sfondarono nel mondo del salto con gli sci ve n’è uno che diede alla sua carriera una svolta molto particolare, il suo nome è Jan Boklöv.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Jan Boklöv nacque il 14 aprile del 1966 a Gällivare una cittadina situata nel comune di Norrbotten, in Svezia. Dopo un’attenta preparazione atletica debutta nel mondo agonistico partecipando ai campionati mondiali di sci nordico del 1985 a Seefeld in Tirol, Austria. In quell’anno la FIS introdusse la tecnica libera. E proprio 30 anni fa dal trampolino di Lugnet l’allora diciannovenne Boklöv, al turno di un suo salto dopo aver effettuato la sua discesa e dopo essersi dato lo slancio dal trampolino, assunse una posizione insolita spostando i suoi sci a formare una sorta di “V” in aria non più tenendoli in parallelo come si era fatto fino ad allora. Lo svedese cercava una nuova stabilità; con la sua nuova idea il suo salto progredì dai 75 ai 90 metri, cifre immense rispetto ai 30-40 metri raggiunti in passato. Tuttavia questa sua iniziativa si scontrò con i dubbi degli atleti avversari e soprattutto con gli esteti della giuria, che lo penalizzarono nei punteggi. Infatti subito dopo essere atterrato e resosi conto del suo strano e folle gesto si voltò verso i giudici e vide gli stessi attoniti e disprezzati per non aver mantenuto il parallelismo degli sci. &lt;br /&gt;
Eppure le misure da lui ottenute con quello stile ignoto e non ortodosso facevano pensare che quella tecnica rivoluzionaria avrebbe consentito salti più lunghi rispetto alla tecnica tradizionale.&lt;br /&gt;
Boklöv era diventato una vittima del conservatorismo di allora; spesso quando si passa una frontiera si ha la curiosità di esplorare e di inventare cose nuove, ma davanti c’è l’ignoto e nessuno mai saprà cosa troverà. Ma lui volle insistere e con il coraggio che solo un rivoluzionario sa possedere era convinto di riuscire nel suo intento, anche se non poteva confrontare la sua innovazione, che da subito gli diede il 28% in più rispetto a prima: infatti se egli non avesse cambiato il sistema del salto probabilmente non avrebbe mai vinto. Nel 1988 ai giochi olimpici di Calgary, Boklöv si ritrovò sul podio con il finlandese Nykänen il quale, nonostante avesse vinto la gara sussurrò a Jan: “Sei tu il vero vincitore”.&lt;br /&gt;
Vennero svolti dei test per mettere un punto definitivo alla questione quando nella galleria del vento, ambiente utilizzato dagli scienziati per lo studio delle aerodinamicità, alcuni scienziati dimostrarono la superiorità in termini di portanza, controllo e soprattutto di distanza percorsa della tecnica assunta da Boklöv quel giorno &amp;quot;costretto&amp;quot; a vincere la Coppa del Mondo del 1989 perché venisse adottato il suo sistema. Così la stessa tecnica venne ampiamente discussa dagli organi di competenza dei giochi olimpici in breve tempo si giunse alla conclusione che la vecchia e tradizionale tecnica di salto con gli sci paralleli era ormai diventata solo un ricordo venendo così abbandonata quasi definitivamente.&lt;br /&gt;
Tre anni dopo la coppa del mondo del 1989, il 30% dei saltatori cominciò a imitarlo. Nel ‘91-92 il nuovo sistema venne accettato da tutti; col sistema a “V”, i salti sono diventati più efficaci, e grazie a lui è cominciata una nuova filosofia di lavoro. Al giorno d’oggi i trampolini vengono progettati e costruiti in maniera totalmente diversa e con materiali nuovi proprio per adeguarsi alle caratteristiche di quella tecnica rivoluzionaria. Il modesto Boklöv diventò campione per la svolta che da timida diventò sicura. Oggi la Svezia non ha più un saltatore competitivo: il migliore è stato Carl Nordin.&lt;br /&gt;
Attualmente Boklöv, vista la sua età, ha smesso di saltare. Vive in una città come Bruxelles dove non c’è la cultura del salto con gli sci, si limita ad insegnare qualcosa ai più piccoli e a fare il mestiere del padre e del marito. La sua storia è un giusto insegnamento: quello di inseguire le proprie idee anche se sembra che queste siano assurde e impossibili da attuare perché sono quelle che fanno la differenza tra gli esseri umani, sono quelle che hanno distinto il grande Boklöv da semplice atleta a vero campione.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Rudolph_Wilma_Glodean&amp;diff=210</id>
		<title>Rudolph Wilma Glodean</title>
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		<updated>2016-05-23T09:38:29Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Wilma Glodean Rudolph''' (St. Bethlehem, 23 giugno 1940 – Brentwood, 12 novembre 1994) è stata un'atleta statunitense, vincitrice di 3 medaglie d'oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960. La sua storia commosse il mondo perché da bambina era stata colpita da poliomielite.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''UN INFANZIA DIFFICILE…'''&lt;br /&gt;
Wilma Rudolph era la ventesima di ventidue figli di una povera famiglia nera del Tennessee. Era ancora piccola quando fu colpita da poliomielite, e rischiò di rimanere zoppa nella gamba sinistra. Per anni fu costretta a portare un apparecchio correttivo, e ad andare due volte alla settimana all'ospedale per fare le terapie, anche se l'ospedale riservato ai neri si trovava ad ottanta chilometri dal paese dove abitava.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Nella sua autobiografia, Wilma Rudolph ebbe a dire di quegli anni:&lt;br /&gt;
« Penso di aver cominciato proprio allora a formarmi uno spirito competitivo... uno spirito che mi avrebbe poi fatto vincere nello sport. » Tanta dedizione fu ripagata, e a dodici anni Wilma Rudolph poteva di nuovo camminare normalmente. Poté finalmente dedicarsi allo sport. &amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Iniziò a giocare a pallacanestro a scuola, ma fu notata dall'allenatore di atletica, che l'avviò alla velocità.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•In poco tempo, Wilma Rudolph divenne una velocista di livello mondiale, guadagnandosi il soprannome di &amp;quot;gazzella nera&amp;quot;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Ad appena sedici anni, partecipò alle Olimpiadi del 1956 come membro della staffetta USA 4 x 100 m, vincendo la medaglia di bronzo.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Quattro anni dopo, nel 1960 a Roma, Wilma Rudolph fu tra i grandi protagonisti dell'Olimpiade, vincendo tre medaglie d'oro.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
•Nei 100 m, dopo aver eguagliato il record mondiale correndo la semifinale in 11&amp;quot;3, vinse nettamente la finale in 11 secondi netti, tempo non riconosciuto come nuovo record mondiale per via dell'eccessivo vento favorevole.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
•Conquistò infine il terzo oro nella staffetta 4x100 m, gara conclusa col nuovo record del mondo in 44&amp;quot;5.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
I giornali diedero grande risalto ai risultati della giovane atleta americana, sottolineando anche la sua vittoria contro la malattia che da bambina aveva minacciato di renderla invalida per tutta la vita.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
•La stampa italiana ricamò anche su una sua possibile love story con il velocista italiano Livio Berruti, vincitore dei 200 m maschili nella stessa edizione dei Giochi. Associated Press la nominò &amp;quot;Atleta donna dell'anno&amp;quot; nel 1960.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Nel 1961, anno in cui migliorò il record del mondo dei 100 m correndo in 11&amp;quot;2.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Wilma Rudolph abbandonò le competizioni nel 1962.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•In seguito lavorò come insegnante, allenatrice di atletica e commentatrice sportiva. Si sposò nel 1963 ed ebbe quattro figli. Nel 1976 fu inserita nella hall of fame statunitense dell'atletica leggera.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
•Nel 1977 uscì la sua autobiografia, da cui venne tratto il film per la TV Wilma.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Un tumore al cervello se la portò via ad appena 54 anni, nel 1994.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Per ricordarla, il 14 luglio 2004 gli Stati Uniti hanno emesso un francobollo commemorativo. Il ritratto è stato disegnato da un artista canadese, che ha usato come modello una foto di Wilma Rudolph scattata dopo la vittoria dei 3 ori olimpici a Roma.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
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		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Rudolph_Wilma_Glodean&amp;diff=209</id>
		<title>Rudolph Wilma Glodean</title>
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		<updated>2016-05-23T09:37:37Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;'''Wilma Glodean Rudolph''' (St. Bethlehem, 23 giugno 1940 – Brentwood, 12 novembre 1994) è stata un'atleta statunitense, vincitrice di 3 medaglie d'oro alle Olimpiadi di R...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Wilma Glodean Rudolph''' (St. Bethlehem, 23 giugno 1940 – Brentwood, 12 novembre 1994) è stata un'atleta statunitense, vincitrice di 3 medaglie d'oro alle Olimpiadi di Roma nel 1960. La sua storia commosse il mondo perché da bambina era stata colpita da poliomielite.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''UN INFANZIA DIFFICILE…'''&lt;br /&gt;
Wilma Rudolph era la ventesima di ventidue figli di una povera famiglia nera del Tennessee. Era ancora piccola quando fu colpita da poliomielite, e rischiò di rimanere zoppa nella gamba sinistra. Per anni fu costretta a portare un apparecchio correttivo, e ad andare due volte alla settimana all'ospedale per fare le terapie, anche se l'ospedale riservato ai neri si trovava ad ottanta chilometri dal paese dove abitava.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Nella sua autobiografia, Wilma Rudolph ebbe a dire di quegli anni:&lt;br /&gt;
« Penso di aver cominciato proprio allora a formarmi uno spirito competitivo... uno spirito che mi avrebbe poi fatto vincere nello sport. » Tanta dedizione fu ripagata, e a dodici anni Wilma Rudolph poteva di nuovo camminare normalmente. Poté finalmente dedicarsi allo sport. &amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Iniziò a giocare a pallacanestro a scuola, ma fu notata dall'allenatore di atletica, che l'avviò alla velocità.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•In poco tempo, Wilma Rudolph divenne una velocista di livello mondiale, guadagnandosi il soprannome di &amp;quot;gazzella nera&amp;quot;.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Ad appena sedici anni, partecipò alle Olimpiadi del 1956 come membro della staffetta USA 4 x 100 m, vincendo la medaglia di bronzo.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Quattro anni dopo, nel 1960 a Roma, Wilma Rudolph fu tra i grandi protagonisti dell'Olimpiade, vincendo tre medaglie d'oro.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
•Nei 100 m, dopo aver eguagliato il record mondiale correndo la semifinale in 11&amp;quot;3, vinse nettamente la finale in 11 secondi netti, tempo non riconosciuto come nuovo record mondiale per via dell'eccessivo vento favorevole.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
•Conquistò infine il terzo oro nella staffetta 4x100 m, gara conclusa col nuovo record del mondo in 44&amp;quot;5.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
I giornali diedero grande risalto ai risultati della giovane atleta americana, sottolineando anche la sua vittoria contro la malattia che da bambina aveva minacciato di renderla invalida per tutta la vita. &lt;br /&gt;
•La stampa italiana ricamò anche su una sua possibile love story con il velocista italiano Livio Berruti, vincitore dei 200 m maschili nella stessa edizione dei Giochi. Associated Press la nominò &amp;quot;Atleta donna dell'anno&amp;quot; nel 1960.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Nel 1961, anno in cui migliorò il record del mondo dei 100 m correndo in 11&amp;quot;2.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Wilma Rudolph abbandonò le competizioni nel 1962.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•In seguito lavorò come insegnante, allenatrice di atletica e commentatrice sportiva. Si sposò nel 1963 ed ebbe quattro figli. Nel 1976 fu inserita nella hall of fame statunitense dell'atletica leggera.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
•Nel 1977 uscì la sua autobiografia, da cui venne tratto il film per la TV Wilma.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Un tumore al cervello se la portò via ad appena 54 anni, nel 1994.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
•Per ricordarla, il 14 luglio 2004 gli Stati Uniti hanno emesso un francobollo commemorativo. Il ritratto è stato disegnato da un artista canadese, che ha usato come modello una foto di Wilma Rudolph scattata dopo la vittoria dei 3 ori olimpici a Roma.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
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		<title>Mazzarri Renzo</title>
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		<updated>2016-05-23T09:31:52Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;'''APNEA SUBACQUEA'''  Il pesce preferito dal campione è il dentice e ci spiega come pescarlo. “Si caccia all’aspetto …!Si scende e si deve stimolare la curiosità di q...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''APNEA SUBACQUEA'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il pesce preferito dal campione è il dentice e ci spiega come pescarlo.&lt;br /&gt;
“Si caccia all’aspetto …!Si scende e si deve stimolare la curiosità di questo pesce,perché il pesce se lo insegui non lo raggiungerai mai! Ci si nasconde sul fondo in apnea abbastanza lunga,stimoli la sua curiosità, cerchi di indurlo ad avvicinarsi, lui capta le tue vibrazioni in discesa il battito del cuore sul fondo,una vibrazione nuova sensazione nuova che lui non conosce,e se tu sei nascosto invisibile,lui cerca di arrivare alla fonte di questo rumore ,quindi nel raggio di azione di pesca del pescatore subacqueo in apnea.”&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Consigli sulla sicurezza in acqua:&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Non scendere in acqua quando non si è al proprio agio,se non si è in perfette condizioni fisiche,quindi valutare le proprie condizioni fisiche è sapersi ascoltare. Quando si effettuano le immersioni  essere muniti sempre del segnale di uomo immerso per evitare incidenti fatali con le imbarcazioni di passaggio.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Scalzone_Angelo&amp;diff=198</id>
		<title>Scalzone Angelo</title>
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		<updated>2016-05-23T09:29:24Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;Angelo Scalzone nacque a Casal di Principe il 2 gennaio del 1931 [1].  Nato in una terra ricca di selvaggina, iniziò ad andare a caccia sin da piccolo, seguendo il padre Arma...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Angelo Scalzone nacque a Casal di Principe il 2 gennaio del 1931 [1].  Nato in una terra ricca di selvaggina, iniziò ad andare a caccia sin da piccolo, seguendo il padre Armando e gli amici. Iniziò ad avvicinarsi al tiro a volo sin da giovane, esercitandosi a sparare nel campetto di tiro, aperto dal padre sul lungomare Domizio e da subito si scorse il suo grande talento [2].&lt;br /&gt;
“Don Peppino”, com’era soprannominato, iniziò a gareggiare a livello professionistico negli anni cinquanta e la sua specialità era la “Fossa Olimpica”.( i tiratori sparano su una linea di tiro rettilinea posta parallela a quindici metri dietro la fossa dove ci sono le macchine lancia piattelli [3]) Nei primi anni 60 si mise in luce cimentandosi in una serie di gare di livello nazionale, come la coppa Rossini, e sempre in quel periodo entrò nel giro della nazionale. Qui divenne subito apprezzato dall’ambiente e dai compagni, grazie alle sue qualità che gli hanno permesso il raggiungimento di risultati importanti per la squadra. Nel 1962 conquistò il quarto posto ai mondiali a squadre e si classificò sedicesimo nella Coppa delle Nazioni a livello individuale. L’anno successivo ottenne importanti successi classificandosi terzo  ai campionati europei a squadre a Brno, primo alla coppa FITSAC e secondo ai giochi del Mediterraneo a Napoli. Nel 1965 ai campionati europei di tiro a volo, svoltisi a Lisbona, Scalzone vinse il titolo europeo a squadre mentre nei mondiali a Santiago del Cile si classificò secondo nella specialità a squadre e settimo nella individuale. Nel 1966 vinse i campionati europei a Lahti in Finlandia, si piazzò quinto nei campionati mondiali di Wiesbaden in Germania e secondo nell’incontro internazionale di Varsavia. Nel 1967 si aggiudicò il mondiale a squadre a Bologna, conquistò il terzo posto agli europei di Brno e vinse il gran premio FITAV di Modena. Nel 1968 a Namur in Belgio si aggiudicò l’argento agli europei a squadre e successivamente ottenne importanti piazzamenti a Mosca, Roma, Brno. Nel 1970 vinse il gran premio FITAV, nel 71 si classificò terzo ai giochi del Mediterraneo a Smirne e a Madrid e ottenne l’ottava posizione agli Europei. Alcuni mesi prima dell’inizio delle olimpiadi di Monaco di Baviera nel 1972, Scalzone  fu escluso dalla spedizione olimpica a causa del criterio di selezione adottato dalla federazione, passato da soggettivo a oggettivo (gli atleti venivano scelti in base all’abbattimento di circa 1000 piattelli). Fu cosi che “Don Peppino” ,iniziò ad allenarsi intensamente curando quasi tutti gli aspetti del suo corpo.  In questo modo riuscì a conquistare un posto per la spedizione azzurra ai  XX giochi olimpici  di Monaco nei quali conquistò la medaglia d’oro, vincendo la finale con il punteggio record di (199/200) piattelli davanti al fortissimo tiratore francese Michel Carrega (198/200) e l’italiano Silvano Bassagni (195/200). Nello stesso periodo vinse anche il gran premio di Brno ed il campionato di Francia. L’anno successivo si riaffermò nuovamente nel gran premio di Brno, si aggiudicò il campionato europeo a Torino nella specialità squadre e ottenne il quarto piazzamento sempre con la squadra ai mondiali di Melbourne. Nel 1975 si classificò primo nella specialità a squadre nel campionato europeo a Vienna, secondo al gran premio d’Europa a Barcellona, quarto sempre a squadre al mondiale di Monaco e quarto nell’individuale all’Europeo [4]. Angelo Scalzone è venuto a mancare, a causa di un male incurabile, il 29 aprile del 1987 a 56 anni mentre si trovava a Villejuif in Francia [1].&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Bibliografia'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[1] [https://it.wikipedia.org/wiki/ Angelo Scalzone]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[2] [http://it.Iltiro.com Il Tiro]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[3] [http://www.fitav.it/PageAction.do?servizio=security&amp;amp;metodo=homePage Fitav]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[4] www.medagliedoro.org&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Clemente_Russo&amp;diff=193</id>
		<title>Clemente Russo</title>
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		<updated>2016-05-23T09:22:10Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;'''NAZIONALITÀ''': ITALIA&amp;lt;br /&amp;gt; '''ALTEZZA''': 180 CM&amp;lt;br /&amp;gt; '''PESO''': 90KG&amp;lt;br /&amp;gt; '''SPORT''': PUGILATO&amp;lt;br /&amp;gt; '''CATEGORIA''': PESI MASSIMI&amp;lt;br /&amp;gt;  Clemente Russo nasce a Mar...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''NAZIONALITÀ''': ITALIA&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''ALTEZZA''': 180 CM&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''PESO''': 90KG&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''SPORT''': PUGILATO&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''CATEGORIA''': PESI MASSIMI&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Clemente Russo nasce a Marcianise in provincia di Caserta il 27 luglio 1982.&lt;br /&gt;
La sua infanzia non è stata delle migliori e la vita in periferia non lo aiuta poi però&lt;br /&gt;
si appassiona subito alla boxe dove grazie alla disciplina e al rispetto delle regole raggiunge risultati importanti. Clemente inizia in giovane età ad allenarsi nella palestra “Excelsior Boxe” del paese campano.&lt;br /&gt;
É il pugile con la maggior parte di incontri della boxe italiana ed è stato soprannominato da Don King “The white hope” : “la speranza bianca”.&lt;br /&gt;
La carriera di Russo inizia con le prime vittorie tra il 1997 e il 2010.&lt;br /&gt;
Nel 2004 si aggiudica il primo oro ai Mondiali Militari e nel 2005 la medaglia d'oro ai Giochi del Mediterraneo ad Almeria.&lt;br /&gt;
Il pugile Russo è Campione del Mondo dei Dilettanti a Chicago nel 2007.&lt;br /&gt;
Russo si impegna al massimo dedicando tutto se stesso alla boxe e l 'anno dopo partecipa alle Olimpiadi di Pechino. Raggiunge ottimi risultati fino al finale quando non riesce a portare a casa l'oro perdendo contro il russo Rachim Čakchiev. In quell'occasione l'emozione è talmente forte da far commuovere anche il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ma l'argento lo consacra come una delle stelle del panorama pugilistico dandogli la possibilità di essere il portabandiera della nazionale italiana nella cerimonia di chiusura delle Olimpiadi 2008.&lt;br /&gt;
Russo continua ad allenarsi e si prepara per vincere l'oro alle Olimpiadi di Londra nel 2012. Purtroppo però anche in questa occasione giunge in gran forma al finale ma riesce a portare a casa soltanto l'argento perdendo l'oro contro l'ucraino Oleksandr Usyk.&lt;br /&gt;
Intanto la fama accresce e i risultati continuano ad arrivare.&lt;br /&gt;
Ai Mondiali di boxe in Kazakistan, Clemente Russo trionfa in finale contro il russo Tischenko ed è il nuovo Campione del Mondo nei pesi massimi 2013.&lt;br /&gt;
Il pugile Russo non molla e aspetta ansioso le Olimpiadi 2016 con un unico grande obiettivo: conquistare l'oro a Rio.&lt;br /&gt;
Nella vita Russo non è solo un pugile, ma anche un poliziotto delle Fiamme Azzurre (gruppo sportivo della Polizia Penitenziaria). Precedentemente apparteneva alle Fiamme Oro (gruppo sportivo della Polizia dello Stato) che poi abbandonò nel 2012.&lt;br /&gt;
Clemente Russo trova lo spirito del gioco anche quando scende dal ring, infatti Russo è uno sportivo anche in veste di attore.&lt;br /&gt;
É protagonista del film “Tatanka” tratto dal racconto di Roberto Saviano.&lt;br /&gt;
Il pugile interpreta il ruolo di Michele, un giovane ragazzo che sceglie di salire sul ring per sfuggire ed evitare le tentazioni della malavita. Ma la Polizia di Stato non condivide la scelta di Russo, ritenendo che il pugile non aveva tutte le autorizzazioni e i permessi per poter partecipare al film, e lo sospese per sei mesi dalle funzioni del Corpo e dallo stipendio.&lt;br /&gt;
Da vicecampione olimpico per ben due volte, partecipa anche al Reality Show “La talpa” senza distogliere troppo l'attenzione dal ring.&lt;br /&gt;
Clemente Russo il 29 dicembre 2008 sposa la  judoca italiana Laura Maddaloni con la quale ha avuto tre  figlie: Rosy  nata il 9 agosto 2011 e le gemelle Jane e Janet nate il 14 giugno 2013.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
SITOGRAFIA:&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[http://olimpiadi.corriere.it/2012/info/protagonisti/clemente-russo.shtml Clemente Russo: Olimpiadi]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[https://it.wikipedia.org/wiki/Clemente_Russo Clemente Russo Wikipedia]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[http://www.gazzetta.it/Sport_Vari/Altri_Sport/Boxe/26-10-2013/boxe-clemente-russo-d-oro-campione-mondo-201438620081.shtml Clemente Russo campione mondiale]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
http://www.ilmessaggero.it/sport/altrisport/boxe_clemente_russo_campione_mondo_kazakistan/noti&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Massaccesi_Luca&amp;diff=144</id>
		<title>Massaccesi Luca</title>
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		<updated>2016-05-23T08:52:58Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;nasce a Fabriano il 27.02.1965, inizia da ragazzo a  praticare  il  Taekwondo nel centro sportivo di Fabriano del maestro Gianni Berardi, già nel 1981  conquista a 16 anni la...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;nasce a Fabriano il 27.02.1965, inizia da ragazzo a  praticare  il  Taekwondo nel centro sportivo di Fabriano del maestro Gianni Berardi, già nel 1981  conquista a 16 anni la  prima finale dei campionati italiani cinture rosse e nere. Successivamente ottiene  il bronzo  nel 1982 e l’oro nel 1983.&lt;br /&gt;
Entra a far parte del gruppo sportivo FF.OO. vincendo nel 1985 il campionato italiano, nel 1986 è terzo ai campionati italiani, e nello stesso anno partecipa ai campionati mondiali  universitari a Berkley (università di San Francisco). &lt;br /&gt;
Nel 1987 ottiene il secondo posto nei campionati italiani, il primo posto nella Coppa Italia, il primo posto in Olanda ed il primo  posto nella coppa del Mediterraneo.&lt;br /&gt;
1988 l’anno dei primi posti , primo nei campionati italiani , primo in coppa Italia, primo negli internazionali in Italia.&lt;br /&gt;
1989, atleta azzurro agli  internazionali  in Iran, e coppa del mondo in Egitto, campionati del mondo in Corea. &lt;br /&gt;
1989 ancora primo classificato nel campionato Italiano, primo nella coppa Italia   e primo  negli internazionali in Italia.&lt;br /&gt;
1990, campione Italiano universitario(Camerino Marche), bronzo nei mondiali universitari a  Santander  ( vincendo contro  Francia e USA) medaglia di bronzo alla coppa del mondo di Madrid(battendo Cina e Iran e pareggio in semifinale con USA)&lt;br /&gt;
1991 Campione italiano, primo  nella coppa Italia&lt;br /&gt;
1992 vincitore  torneo Italia Corea , medaglia di bronzo Olimpiadi di Barcellona sempre nel 1992.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Luca Massaccesi ha un passato sportivo di  alto livello  mondiale ed olimpico , è stato direttore tecnico della nazionale italiana di Taekwondo, insegnante per diversi anni di piccoli e grandi uomini. Oggi, oltre ad essere imprenditore, è presidente di Osservatori del bullismo, un’associazione  Onlus,  dove insieme a  tanti  suoi collaboratori, esperti sportivi campioni mondiali,   giovani e meno giovani olimpici, di varie discipline, si trova impegnato  a  costruire un dialogo diretto con i ragazzi  per  trasmettere  loro  e perseguire un obbiettivo comune: portare  un messaggio, la conoscenza del serio problema del bullismo, combattere questa piaga insegnando loro le vere vie  della vita da loro stessi trovate .&lt;br /&gt;
Luca Massaccesi dice: Oggi  non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno dopo, ma tutto ciò che fai tutti i giorni che verranno dipende sicuramente da quello che fai oggi, quindi quello che fai oggi ti porterà ai risultati del futuro. Vi cito qualche messaggio che ogni atleta dell’associazione osservatori del bullismo  trasmette a quanti si avvicinano alla voce di chi ha dato e ha ricevuto:   &lt;br /&gt;
-La violenza è inutile, è fine a se stessa. Il bullo è un insicuro, è un debole, perché chi mostra la forza certamente non la possiede.&lt;br /&gt;
-La vittoria è bellissima. Ho vinto tanto, ma ci riesci solo se porti prima te stesso.&lt;br /&gt;
-Lavora quotidianamente con tenacia, credi in te stesso, segui un obbiettivo,mettici il cuore e tutto te stesso.&lt;br /&gt;
-L’importante è partecipare ma fa di tutto per vincere onestamente.&lt;br /&gt;
- I bulli sono ridicoli ma non lo sanno, pensano di essere forti, invincibili, sono aggressivi perché hanno paura di se stessi, non hanno capacità di affrontarsi. Non seguiteli e lottate per affermarvi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
-Ho sempre pensato che la vera forza risiede nella nostra volontà di affermazione. La vittoria è premiante, è gratificante e conferma il lavoro svolto. La violenza, il bullismo, il branco, questo avviene ai deboli ai frustati che hanno bisogno di stare nel branco per essere vincenti.&lt;br /&gt;
-Il corpo è la parte visibile della mente. Il buon maestro insegna a conoscere se stesso attraverso il movimento. La violenza non è parte della mia vita; insegno a vincere, a credere in se stessi, a lottare per la propria affermazione.&lt;br /&gt;
-Conoscere quanto sia dura la strada che porta alla vittoria. Mi capita che qualche bullo viene in palestra: sono quelli che non vogliono lavorare, pieni di presunzione e  arroganza, tornano a casa con una scusa. Vincere è un’arte che devi scoprire con il piacere ma soprattutto con il cuore.&lt;br /&gt;
-Al tuo primo incontro nei campionati del mondo sai di essere forte perché rappresenti la tua nazione. Ti hanno scelto perché sei il migliore, sei il più forte. Al secondo campionato ti rendi conto che esiste un margine di miglioramento.&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
La Passione di Luca  per le arti orientali nasce   fin da bambino   , quando  chiede alla madre di  comprargli  il primo libro di Karate e da lì comincia a sottolineare con la matita le parole che  impara per  trasmetterle  ai suoi compagni. Erano gli anni Settanta quando al cinema   c’èrano le proiezioni   del mitico   Bruce Lee. Lui scrive:   Una potenza di film, un’iniezione di flusso dopante che mi permetteva di camminare sulle acque della mia fantasia. Diventò il mio idolo, il Maestro da seguire, la filosofia da studiare e lo sport da intraprendere a tutti i costi. &lt;br /&gt;
Ma un’immagine del film rimase scolpita nella mia mente per anni e fu quando a Bruce Lee venne chiesto quale lavoro svolgesse.&lt;br /&gt;
Bruce si tolse lentamente gli occhiali, tipo “Ray Ban scuri”, guardò in faccia il suo interlocutore e rispose: “Sono un Maestro di Arti Marziali !!!”&lt;br /&gt;
L’apoteosi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Luca Massaccesi parla della sua esperienza passata di sportivo, parla di regole fatte, di scelte consapevoli    che   sono  le fondamenta per costruire un risultato , per darsi un obbiettivo.  Dice che la  regola non è una costrizione ma la  consapevolezza di crescita e di maturità. Certamente essere sportivo significa rinunciare, rispetto per certi canoni di comportamento. &lt;br /&gt;
Ho raccolto qualche testimonianza tratta dal suo prossimo libro, dove mette in risalto non l’aspetto tattico tecnico di combattimento  ma  l’aspetto meditativo , l’aspetto interiore dovuto ad una spinta di coscienza  di e fede, di amare , forte e capace di dettare regole e comportamenti capaci di arrivare al fine, all’obbiettivo  prefissato finemente   raggiunto, una gara mondiale di Taekwondo, che vi racconta nelle prossime righe in un capitolo del libro che sta scrivendo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Mentre tornavo a Nettuno con la macchina, la mia mente vagava nel complicato percorso sportivo che stavo affrontando. Ero certamente felice di aver conquistato un posto nella nazionale, ma dovevo anche capire quanta strada avrei potuto fare con quella spalla.&lt;br /&gt;
Lei sembrava aver recuperato bene, nel senso che non avvertivo più dolore, ma certamente la muscolatura che la fasciava si era indebolita tantissimo e, al primo contrasto, sapevo non avrebbe retto e si sarebbe di nuovo lussata con conseguenze tutte da immaginare. Ma oramai la rotta era stata tracciata e non potevo far altro che navigare. E pregare.&lt;br /&gt;
Anche il rapporto con  Dio e con l’infinito ignoto, che governa i destini e le sorti della gente, era palesemente maturato in me, alimentato dai quei tanti perché che fluttuavano nella mia mente.&lt;br /&gt;
Mi sembrava naturale oramai rivolgermi costantemente a Dio, come fanno tutti gli esseri umani che si trovano in forte difficoltà e soffrono senza magari capire perché. Tutte quelle persone passionali che cercano disperatamente la realizzazione dei loro desideri e delle loro volontà perseguendo obiettivi che sentono vivi nella loro anima e pulsanti nei loro cuori e che, per questo, si trovano ad affrontare sentieri scoscesi e prove, a volte, ritenute inizialmente impossibili anche da loro stessi. &lt;br /&gt;
La forza della loro volontà e del loro amore, per ciò che sentono fortemente come obiettivo da realizzare, li conducono in imprese estreme che, se da una  parte tendono a soddisfare la loro più profonda natura, dall’altra li spingono in scelte di vita spesso incomprensibili ai più.&lt;br /&gt;
Ma queste persone sono motivate da un desiderio davvero profondo, a volte inconsapevole ma potente quanto la loro esistenza, ed è per questo che continuano testardi nel perseguimento dei loro ideali. Una ricerca che li spingerà ad annodarsi intorno al loro io interiore e penetrare nelle viscere della loro più profonda essenza, alla scoperta di quella coscienza che nutre quotidianamente i loro ideali e li mette in diretto contatto con Dio e l’Universo. &lt;br /&gt;
La preghiera più bella che sentivo di rivolgere a Dio, era in effetti la scelta della mia vita, coerente con i miei ideali e con il mio essere. Credevo, e credo tutt’ora, che ogni nostro respiro sia immerso in Dio, ogni azione, ogni scelta e ogni parola sono, se vogliamo, espressione di preghiera. Siamo parte integrante del Suo progetto e pertanto non esiste un Dio da pregare,  ma solo uno da vivere, che si trova profondamente radicato al centro del nostro Universo, tutto da scoprire e da vivere. &lt;br /&gt;
Qualcuno ha detto che la religione è l’oppio dei poveri, qualcun altro urla la sua saggia laicità, mentre molte persone, invece, cercano di vivere in completa solidarietà con le regole delle loro religioni, e pregano quotidianamente il loro Dio, cercando di accaparrarsi un minimo di ascolto, feeling e soddisfazione di richieste.&lt;br /&gt;
che esista un solo Pensiero Supremo, al di sopra di tutte le religioni esistenti sulla terra, che sorride a tutti, comprende le ragioni di tutti e ci ama a prescindere da chi siamo e a che cosa noi crediamo. Quando combatto contro l’iraniano non posso pensare che ci sia uno scontro tra il mio Dio e il suo Allah e che la vittoria possa essere influenzata da chi ha pregato di più e non debbo andare in chiesa prima della gara.&lt;br /&gt;
Non posso pregare affinché le sorti del combattimento siano più felici. Sarei un vigliacco!! &lt;br /&gt;
Debbo pregare tutti i giorni, invece, nella chiesa del mio cuore, ascoltare le mie passioni, piegare la mia volontà e determinare razionalmente obiettivi e crescita. &lt;br /&gt;
Se è vero, poi, che noi siamo espressione di Dio, allora ciò che dobbiamo ricercare è la nostra essenza e lavorare con energia affinché, attraverso il nostro fare, possiamo arrivare ad una profonda conoscenza di noi stessi. &lt;br /&gt;
E questo consideravo preghiera e questo facevo.&lt;br /&gt;
Se è vero, poi, che noi siamo espressione di Dio, allora ciò che dobbiamo ricercare è la nostra essenza e lavorare con energia affinché, attraverso il nostro fare, possiamo arrivare ad una profonda conoscenza di noi stessi. &lt;br /&gt;
E questo consideravo preghiera e questo facevo.&lt;br /&gt;
Percorrevo la mia strada donandomi con passione al lavoro e alle mie scelte, perseguivo con serietà i miei ideali, ascoltavo il mio cuore pulsante e vivevo con gioia e soddisfazione la mia crescita.&lt;br /&gt;
Certo, vivevo spesso anche momenti di insicurezza, di titubanza e di tristezza e molto spesso mi domandavo perché lo facessi, cercando di capire quale fosse la logica delle mie azioni e della mia vita stramba, cosa mi spingesse a vivere al di fuori dei normali canoni percorsi dai miei coetanei, ma ogni volta non trovavo altro che la mia viscerale profonda passione per questo sport. &lt;br /&gt;
Una spinta interiore fortissima, capace di impormi regole e dettare comportamenti. Mi sentivo forte, orgoglioso e realizzato solo quando seguivo il suo flusso, la sua spinta. &lt;br /&gt;
Pagavo a caro prezzo queste scelte, ma sentivo ugualmente di non dover mollare.&lt;br /&gt;
. E mi vennero subito in mente le frasi del mio amico psicologo: “la paura di vincere e anche la stessa paura di competere, è legata profondamente alla idea che l’atleta, e quindi la persona, ha costruito su se stesso. A parità di tecnica colui che risulterà vincente sarà quello che ha un alta considerazione di se stesso e che quindi ritiene di meritare un ruolo di prestigio nella competizione e sarà disposto a tutto pur di dimostrare a se stesso, e quindi al mondo, il suo valore. Avrà una marcia in più e condurrà la gara senza incertezze ed esitazioni, con la forza dirompente di chi si deve appropriare di ciò che considera suo.”&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
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		<title>Seles Monica</title>
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		<updated>2016-05-23T08:48:17Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;Monica Seles è un ex tennista Jugoslavia, nata a Novi Sad il 2 dicembre 1973.  La Seles è stata una vera campionessa, una lottatrice fuori e dentro il campo, ha attraversato...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Monica Seles è un ex tennista Jugoslavia, nata a Novi Sad il 2 dicembre 1973. &lt;br /&gt;
La Seles è stata una vera campionessa, una lottatrice fuori e dentro il campo, ha attraversato molti momenti di gloria ma altrettanti periodi bui, di grande dolore. &lt;br /&gt;
Iniziò a giocare a tennis all'età di sei anni, a nove anni vinse il suo primo torneo, nel 1985 vinse un torneo a Miami. Nel corso della manifestazione fu notata dall'allenatore Nick Bollettieri, il quale convinse lei e la sua famiglia a trasferirsi negli Stati Uniti d'America e la fece entrare nell'accademia tennistica di Bredenton in Florida. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Carriera'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Debuttò nel marzo del 1988 al torneo di Boca Raton, ma passò professionista nel febbraio del 1989. Nel maggio dello stesso anno vinse il suo primo torneo WTA  a Houston, battendo in finale Chris Evert. Un mese dopo arrivò in semifinale al Roland Garros, ma questo appuntamento al Roland Garros fu rimandato solo di un anno infatti nel giugno del 1990, a soli 16 anni, Monica Seles sconfisse in finale Steffi Graf e diventò la più giovane vincitrice degli Internazionali di Francia. Terminò l'anno al secondo posto del Ranking mondiale con nove tornei conquistati nel corso della stagione. La Seles inagurò il 1991 con la vittoria agli Australian Open e diventò numero uno del Ranking mondiale, dopo queste vittorie fu costretta a fermarsi per sei settimane a causa di una periostite. A causa di questo stop la Graf la superò in classifica, ma di ritorno agli US OPEN conquistò l'America e si assicurò definitivamente la cima del Rnking WTA. Alla fine dell'anno vinse altri tre tornei prima di aggiudicarsi il suo secondo Virginia Slims Championships consecutivo. In tutta la stagione si aggiudicò dieci tornei WTA. &lt;br /&gt;
Fra il gennaio 1991 e il febbraio 1993 Monica Seles vinse 22 titoli WTA, il suo score vittorie-sconfitte fu di 159-12 mentre nel Grand Slam il suo score era di 55-1.&lt;br /&gt;
Tra il 1990 e il 1993 la Seles vinse otto titoli del Grand Slam, all'inizio del 1993, a soli 19 anni, era saldamente in testa alle classifiche da oltre due anni. &lt;br /&gt;
Nle gennaio del 1993 vinse ancora gli Australian Open, per la terza volta consecutiva, il mese successivo vinse il torneo di Chicago e si accingeva ad affrontare l'anno nei migliori dei modi. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''L'aggressione e il ritorno in campo'''&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
La carriera di Monica Seles sembrava proseguire nei migliori dei modi. Fino a un giorno, quel giorno, il 30 aprile 1993, al torneo di Amburgo la Seles fu aggredita in campo con un coltello da un fan ossessivo e morboso di Steffi Graf.&lt;br /&gt;
L'aggressore si era sporto dalle barriere di sicurezza e le aveva infilato un coltello di 23 centimetri tra le scapole, la lama penetrò solo di 1 centimetro e mezzo, mancando per 5 centimetri la colonna vertebrale. &lt;br /&gt;
Nonostante la ferita fosse guarita in poche settimane, Seles non giocò per più di due anni e attraversò un momento psicologicamente molto complicato. Come racconta nella sua biografia, cadde in depressione e sviluppò un disturbo alimentare che la portò a ingrassare oltre 30 kg. &lt;br /&gt;
Riprese a giocare solo nel luglio del 1995, ad agosto vinse l'Open di Canada ma un mese dopo fu battuta in finale agli US OPEN da Steffi Graf. &lt;br /&gt;
Nel gennaio del 1996 vinse il suo quarto Australian Open, fu il suo ultimo Grand Slam. Neglli anni successivi, pur non riuscendo più a vincere alcun torneo del Grand Slam, si aggiudicò diverse importanti competizioni, tra cui i Canadian Open, il Nichirei International di Tokyo e gli Internazionali d'Italia nel 2000, mantenendosi sempre nella top ten della classifica WTA. &lt;br /&gt;
Smise di giocare nel 2003 dopo un infortunio al piede e si ritirò ufficialmente nel 2008. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo l'aggressione tutta la Seles si concentra qui, in quei chili di troppo che non solo &lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
l'appesantiscono ma che le tolgono fiducia e che le fanno mettere in secondo piano ciò che di positivo riesce a fare. &lt;br /&gt;
Diete feree seguite da abbuffate senza limiti, e cibo-spazzatura visto come rifugio da ogni delusione o semplicemente rifugio automatico di chi sente di non riuscire più a controllare la propria vita. Fino all'accettazione della realtà e alla scoperta quasi casuale di una via d'uscita dai suoi tormenti che le consente di affermare, dopo tante sofferenze, di aver ripreso finalmente il controllo della sua vita. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Finali del Grand Slam-singolare''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
VINTE &lt;br /&gt;
Anno	Torneo	Avversario in finale &lt;br /&gt;
1990	Open di Francia 	Steffi Graf &lt;br /&gt;
1991	Australian Open	Jana Novotnà&lt;br /&gt;
1991	Open di Francia	Arantxa Sànchez Vicario&lt;br /&gt;
1991	US Open 	Martina Navràtilovà&lt;br /&gt;
1992	Australian Open	Mary Joe Fernandéz&lt;br /&gt;
1992	Open di Francia 	Steffi Gref&lt;br /&gt;
1992	US Open 	Arantxa Sànchez Vicario&lt;br /&gt;
1993	Australian Open	Steffi Graf&lt;br /&gt;
1996	Australian Open	Anke Huber &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
PERSE&lt;br /&gt;
Anno 	Torneo 	Avversario in finale &lt;br /&gt;
1992	Wimbledon	Steffi Graf &lt;br /&gt;
1995	US open 	Steffi Graf&lt;br /&gt;
1996	US Open 	Steffi Graf &lt;br /&gt;
1998	Open di Francia 	Arantxa Sànchez Vicario&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
•	Bibliografia &lt;br /&gt;
                 “Ho ripreso il controllo. Del mio corpo, della mia mente, di me stessa.”&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Maccarani_Emanuela&amp;diff=122</id>
		<title>Maccarani Emanuela</title>
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		<updated>2016-05-23T08:43:27Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;Emanuela Maccarani nasce a Milano il 20 settembre 1966.  Si avvicina al mondo dello sport già da bambina, quando, all’età di sei anni, muove i primi passi nel mondo della...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Emanuela Maccarani nasce a Milano il 20 settembre 1966. &lt;br /&gt;
Si avvicina al mondo dello sport già da bambina, quando, all’età di sei anni, muove i primi passi nel mondo della danza classica, grazie a sua madre Anna che la iscrive al corso propedeutico presso il Teatro della Scala di Milano, perché non si annoiasse a casa tutto il giorno. &lt;br /&gt;
Durante gli anni alla Scala, la piccola Emanuela si sottopone ad una formazione intensiva, in cui, alle attività ludiche, si uniscono allenamenti veri e propri. &lt;br /&gt;
Intanto, la famiglia deve fare i conti con tanti sacrifici per permetterle di frequentare il corso. &lt;br /&gt;
Così, sebbene fosse abbastanza brava, deve abbandonare il sogno di diventare ballerina dopo poco tempo. I suoi genitori, allora, decidono di avvicinarla al mondo della ginnastica artistica, iscrivendola presso la società sportiva CAGI a Rho, vicino a dove lei viveva. Con la ginnastica artistica, però, non nasce subito l’amore, soprattutto quando si trattava di salire sulla trave. &lt;br /&gt;
Alla fine, le viene proposto un corso di ginnastica ritmica. È il 1976 e, davanti alla proposta, Emanuela risponde: “se si può, io ci provo”. &lt;br /&gt;
La ginnastica ritmica si rivela la sua vocazione: arrivano le prime soddisfazioni e ha inizio la carriera di ginnasta, che la porta ad entrare ufficialmente a far parte della Squadra Nazionale Italiana negli anni Ottanta, diretta dalla Professoressa Maria Rosa Rosato. &lt;br /&gt;
Anche qui, non tardano ad arrivare i primi risultati con la partecipazione nel 1982 ai Campionati Europei a Stavanger, a cui seguono, nell’anno successivo, i Campionati del Mondo a Strasburgo ed un primo posto alla Coppa del Mondo a Belgrado. Conclude in bellezza l’esperienza da atleta nel 1984 con i Campionati Europei a Vienna e con la vittoria del Campionato Italiano Senior tenutosi a Bergamo.&lt;br /&gt;
L’impegno nello sport, comunque, non la esonera da quello scolastico; nel frattempo, infatti, Emanuela frequenta la Ragioneria. Dopo aver conseguito la maturità, decide di iscriversi all’ISEF di Milano. In seguito, dopo aver ottenuto la qualifica di Tecnico Federale e Giudice Nazionale e Internazionale, inizia la sua avventura come allenatrice nella Società Ginnastica Rho, dove arriva subito una medaglia d’oro con il Titolo Assoluto di Squadra. &lt;br /&gt;
Approda, quindi, come allenatrice, nella società Moderna Legnano, dove ottenne brillanti risultati. Di lì a poco, nel 1988, arriva quella proposta tanto attesa di collaborare con Amalia Tinto, la sua ex allenatrice nonché Responsabile della Squadra Nazionale Italiana. Inizia quindi la sua carriera di Assistente Tecnica, che terminerà nel 1996, l’anno in cui diventa l’Allenatrice Responsabile della Squadra Nazionale Juniores ottenendo due medaglie di bronzo agli Europei di Oslo.&lt;br /&gt;
Diventa poi l’Allenatrice Responsabile della Squadra Nazionale Senior, ruolo che ricopre tuttora . &lt;br /&gt;
Il suo debutto avviene al Campionato Mondiale di Siviglia nel 1998. Le sue prime due medaglie di bronzo arrivano, però, nel 2003 ai Campionati di Riesa. &lt;br /&gt;
Da allora la Nazionale ha iniziato ad accumulare medaglie tra cui l’argento Olimpico ad Atene 2004 e la medaglia d’oro ai Campionati del Mondo di Baku nel 2005, soffiandola all’eterna rivale: la squadra russa. Questo periodo d’oro subisce, però, una battuta d’arresto nel 2008, un anno amaro che vede le Farfalle fermarsi al quarto posto alle Olimpiadi di Pechino. Sebbene, all’inizio sembri che Emanuela non sia più convinta di affrontare un altro quadriennio prima delle prossime Olimpiadi, le “sue” ragazze ed i suoi affetti le fanno ritornare il sorriso e la grinta necessaria per rimettersi in gioco. I successivi quattro anni di intenso e duro lavoro, infatti, vengono premiati con una medaglia di bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012. I Giochi Olimpici di Londra segnano un momento di cambiamento all’interno della Squadra Italiana: si rinnovano le ginnaste ed anche lo Staff tecnico, ma lei è sempre più agguerrita nel voler far vedere, non solo all’Italia, l’eleganza del movimento espresso in pedana e lo studio approfondito degli esercizi.&lt;br /&gt;
Due importanti risultati portano il Team sul tetto del mondo: doppietta d’oro alla World Cup di Pesaro nel 2013 e nel 2014. Anche ai Campionati Europei di Baku le Farfalle ottengono un risultato più che positivo, conquistando l’argento. &lt;br /&gt;
Per i risultati conseguiti nella ginnastica ritmica, le è stato assegnato nel 2004 l'Oscar &amp;quot;Allenatrice dell'anno&amp;quot; e, nel 2005, ha ricevuto l'onorificenza di Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica; nel 2006 ha ricevuto altresì la Palma di Bronzo al Merito Tecnico CONI.&lt;br /&gt;
Il 19 aprile 2012 alla cerimonia dei Collari d'Oro al Merito Sportivo riceve per la sua carriera l'onorificenza della Palma d'Oro al Merito Tecnico.&lt;br /&gt;
Sempre nel 2012 è stato pubblicato il libro “Questa Squadra”, scritto da Emanuela Maccarani, con la giornalista ed ex ginnasta Ilaria Brugnotti, che raccoglie, non semplicemente la biografia della Maccarani, ma tutte le vicissitudini, le emozioni, le delusioni, le conquiste, le rinunce, i sacrifici, le sconfitte e le vittorie che lei e la sua squadra sono riuscite ad ottenere, riuscendo a portare l’Italia della ginnastica ritmica, per la prima volta, sul tetto del mondo. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Bibliografia''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Maccarani E. e Brugnotti I., “Questa squadra. La ginnastica ritmica, le farfalle, la mia vita”, Baldini&amp;amp;Castoldi Dalai Editore, 2012&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Sitografia'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
[http://www.emanuelamaccarani.it/index.php Emanuela Maccarani]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[http://www.federginnastica.it FederGinnastica]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[http://www.gazzetta.it La Gazzetta Dello Sport]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[http://www.ginnasticaritmicaitaliana.it Ginnastica Ritmica Italiana]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[http://www.panathlonforli.it Panathlon Forlì]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
[https://www.wikipedia.org Wikipedia]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Gullit_Ruud&amp;diff=97</id>
		<title>Gullit Ruud</title>
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		<updated>2016-05-23T08:35:30Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;Ruud Dil Gullit (Amsterdam, 1º settembre 1962) è un allenatore di calcio ed ex calciatore olandese, di ruolo centrocampista esterno (ala). Pallone d'oro 1987 quando indossav...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Ruud Dil Gullit (Amsterdam, 1º settembre 1962) è un allenatore di calcio ed ex calciatore olandese, di ruolo centrocampista esterno (ala). Pallone d'oro 1987 quando indossava la maglia del Milan, fu campione d'Europa 1988 con la Nazionale olandese. Nel Milan e in Nazionale ha formato una coppia di centrocampo con Frank Rijkaard. I due costituirono, insieme con il centravanti Marco van Basten, il trio olandese che condusse il club rossonero ad una lunga serie di vittorie internazionali a cavallo tra gli anni ottanta e novanta. Ha giocato anche nel Feyenoord, nel PSV Eindhoven, nella Sampdoria e nel Chelsea. Soprannominato Tulipano nero e Simba, quest'ultimo affibbiatogli da Gianni Brera in riferimento alla sua folta capigliatura con treccine rasta (simile alla criniera di un leone).&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Esordisce nei professionisti con l'Haarlem nella stagione 1979-1980, dove rimane tre stagioni, prima di passare al Feyenoord con cui dal 1982 al 1985 disputa altre tre stagioni collezionando 85 presenze e 31 gol nella Eredivisie olandese, vincendo uno scudetto e una Coppa d'Olanda nel 1984.&lt;br /&gt;
Approda al PSV Eindhoven nel 1985-1986, in due stagioni si impone alla scena internazionale con 68 partite e 46 gol in campionato, vincendo due scudetti e entrando a far parte della Nazionale olandese. Viene acquistato dal Milan nell'estate 1987, per la cifra, all'epoca record per la squadra rossonera, di 13,5 miliardi di lire, diventando subito la stella della squadra allenata da Arrigo Sacchi. La sua prima partita ufficiale con il Milan è datata 23 agosto 1987, a San Siro per il primo turno di Coppa Italia. In seguito collezionerà 29 presenze e 9 gol nella sua prima stagione in rossonero, guidando i rossoneri allo scudetto numero undici dopo una rimonta sul Napoli di Diego Armando Maradona. Il 28 dicembre vince il Pallone d'oro come miglior giocatore d'Europa, per le sue prestazioni col PSV Eindhoven e successivamente col Milan, dedicando la vittoria al leader sudafricano della lotta anti-apartheid, Nelson Mandela.&lt;br /&gt;
Il 24 maggio 1989 segna una doppietta nella finale di Coppa dei Campioni 1988-1989, giocata al Camp Nou di Barcellona fra Milan e Steaua Bucarest (4-0 per i rossoneri). Giocherà altre sei stagioni in rossonero, costellate da vari successi e qualche infortunio come nella stagione 1989-1990, quando resterà fuori quasi tutta la stagione per un problema al ginocchio. Con la squadra di Sacchi colleziona tra i vari trofei, due Coppe dei Campioni consecutive (1988-1989 e 1989-1990) e due Coppe Intercontinentali (1989-1990 e 1990-1991). &lt;br /&gt;
Con l’approdo di Fabio Capello sulla panchina rossonera nel 1991-1992, vincerà altri due scudetti (1991-1992 e 1992-1993) oltre ad una Supercoppa italiana (1992). Il 14 luglio 1993 passa alla Sampdoria. Anche coi blucerchiati si impone come uomo-squadra: segna 15 gol in 31 partite (di cui uno, decisivo, proprio contro il Milan) riuscendo a portare i doriani al terzo posto in Serie A e alla vittoria in Coppa Italia. Torna al Milan la stagione successiva (1994-1995), in tempo per vincere un'altra Supercoppa italiana, contro la Sampdoria, ai calci di rigore. Nel frattempo annuncia l'addio alla Nazionale olandese, dopo aver rinunciato pochi mesi prima ai mondiali di calcio di USA '94. In rotta con il club rossonero, ritorna a titolo definitivo e gratuito alla Sampdoria il 10 novembre 1994, in cambio del prestito al Milan di Alessandro Melli. Dopo l'esperienza italiana il 31 maggio 1995 si trasferisce in Inghilterra al Chelsea di Londra,  nello stesso tempo arretra il suo raggio d'azione, giocando da difensore centrale (ruolo che ricopriva ad inizio carriera).&lt;br /&gt;
L'anno seguente assume la doppia carica di allenatore-giocatore dei blues, portandoli alla conquista della FA Cup, diventando il più giovane allenatore a conquistare questo trofeo nonché il primo senza nazionalità britannica. Il 12 febbraio 1998 oltre a dimettersi dalla guida si ritira pure dal calcio giocato, all'età di 36 anni, per dedicarsi completamente a quella di allenatore.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
“Un toro… Era più brutale che tecnico, però suppliva a tutto con la sua potenza, la sua preparazione fisica” Diego Armando Maradona&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Nazionale'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Ha esordito con la Nazionale maggiore olandese nel 1985 collezionando 66 partite e 17 gol. Ha disputato in maglia oranje l'Europeo giocato in Germania nel 1988 (vinto in finale contro l'URSS per 2-0, con una sua marcatura di testa), la Coppa del Mondo giocata in Italia nel 1990 e l'Europeo disputato in Svezia nel 1992. Ha lasciato gli oranje nell'agosto del 1994.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Caratteristiche tecniche'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Inizia la carriera nel ruolo di libero. Era abile nel colpo di testa, in progressione e nel dribbling in velocità. Viene considerato uno dei giocatori più forti di tutti i tempi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Allenatore'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Il 10 maggio 1996 sostituisce Glenn Hoddle sulla panchina del Chelsea. Il 12 febbraio 1998 si dimette e viene sostituito da Gianluca Vialli. Il 28 agosto 1998 decide di accettare la proposta di un'altra squadra inglese, il Newcastle United. Al primo anno arriva in finale di FA Cup. Il secondo anno comincia malissimo, collezionando un solo punto nelle prime 5 gare di campionato, decide quindi il 28 agosto di rassegnare le proprie dimissioni.&lt;br /&gt;
Il 21 marzo 2003 viene scelto dalla federazione olandese come selezionatore per la Nazionale Under-19, fino al luglio 2004, quando affiancherà nelle vesti di co-allenatore il c.t. Dick Advocaat sulla panchina della Nazionale maggiore ai Campionati Europei giocati in Portogallo. Dal 1º luglio 2004 ricopre la carica di allenatore del Feyenoord, suo club da giocatore. Prima di lasciare la panchina a Erwin Koeman. L'8 novembre 2007 diventa il tecnico dei Los Angeles Galaxy. L'11 agosto 2008, a causa di una serie di risultati poco convincenti della squadra di Los Angeles, si dimette dal ruolo di allenatore della stessa. Il 18 gennaio 2011 viene ingaggiato dal Terek Grozny, squadra della Prem'er-Liga russa con l'obiettivo della qualificazione all'Europa League. Ma il 14 giugno, con la squadra che si trova al penultimo posto in classifica, viene esonerato.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Numero	Titolo (Squadra)&lt;br /&gt;
3	Campionato olandese&lt;br /&gt;
1	Coppa d’Olanda&lt;br /&gt;
3	Campionato italiano&lt;br /&gt;
3	Supercoppa italiana&lt;br /&gt;
1	Coppa Italia&lt;br /&gt;
1	Coppa d’Inghilterra&lt;br /&gt;
2	Coppa dei Campioni&lt;br /&gt;
2	Supercoppa UEFA&lt;br /&gt;
2	Coppa Intercontinentale&lt;br /&gt;
1	Europeo&lt;br /&gt;
Numero	Titolo (Individuale)&lt;br /&gt;
2	Calciatore dell’anno in Eredivise&lt;br /&gt;
1	Pallone d’Oro&lt;br /&gt;
2	Calciatore dell’ anno World Soccer&lt;br /&gt;
1	Coppa d’Inghilterra (Allenatore)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sitografia: Wikipedia [https://it.wikipedia.org/wiki/ Ruud_Gullit]&amp;lt;br /&amp;gt; Wikiquote [https://it.wikiquote.org/wiki/ Ruud_Gullit]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Franz_Beckenbauer&amp;diff=49</id>
		<title>Franz Beckenbauer</title>
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		<updated>2016-05-23T08:23:59Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;Franz Beckenbauer, ex calciatore tedesco, nasce a Monaco di Baviera l’11 settembre 1945. Attualmente è un dirigente sportivo e allenatore di calcio. Soprannominato il “Ka...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Franz Beckenbauer, ex calciatore tedesco, nasce a Monaco di Baviera l’11 settembre 1945. Attualmente è un dirigente sportivo e allenatore di calcio. Soprannominato il “Kaiser” giocava inizialmente come mediano e poi come libero nella squadra della sua città, ovvero il Bayern Monaco. Nel 1966 l’Inter fu molto vicino al suo acquisto, ma dopo il mondiale del 1966 in Inghilterra, questo non fu più possibile perché furono chiuse tutte le frontiere agli stranieri. Nel 1977 all’età di 32 anni si trasferì ai New York Cosmos dove rimase per 3 anni e dove vinse ripetutamente il campionato nordamericano. Rientrò nel 1980 in patria dove giocò per l’Amburgo per ben 2 anni, con il quale vinse una coppa di Germania e un campionato tedesco. Termina la sua carriera ai New York Cosmos nel 1983. Pilastro della sua nazionale tedesca, colleziona 103 presenze e 14 gol. Nel suo palmares ci sono molte coppe tra cui gli Europei del 1972 e la conquista, durante lo stesso anno, del pallone d’oro che riceverà anche nel 1976. È l’unico difensore ad aver avuto l’onore di vincere questo prestigioso titolo per ben 2 volte. Ritiratosi, diviene allenatore e dal 1984 al 1990 sale sulla panchina della nazionale di calcio tedesca, arrivando secondo nel campionato del mondo 1986 e vincendo quello del 1990 in Italia. Franz Beckenbauer si può vantare del fatto che abbia vinto un campionato del mondo sia come calciatore che come allenatore. Dopo la vincita del campionato mondiale 1990 si dimette dalla panchina della nazionale tedesca e sale su quella dell’Olympique Marsiglia, ma viene esonerato dopo 4 mesi di lavoro. Fece ritorno al Bayern Monaco nel 1991 come vice presidente e nel 1993 ne diventa anche allenatore, ma in futuro si dimette da vice presidente e allenatore per diventare presidente del Bayern Monaco. Dal 1995 al 1996 risale sulla panchina del Bayern Monaco dove riesce a vincere un campionato tedesco e una coppa UEFA, questo sarà il suo ultimo anno in cui allenerà una squadra di calcio, perché si dedicherà solo al lavoro di dirigente. Dal 2007 al 2011 diviene vice presidente della FIFA. Il 27 novembre 2009 lascia la poltrona presidenziale e la direzione amministrativa del Bayern Monaco divenendo presidente onorario di quest’ultimo. È considerato uno dei calciatori più forti mai esistiti, come Pelé e Maradona. Viene inserito nella lista dei migliori calciatori del 20° secolo al 4° posto e nella lista dei top 100 calciatori di tutti i tempi stilata da Pelé.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
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		<title>Armstrong Lance</title>
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		<updated>2016-05-23T08:22:32Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Lance Armstrong è uno dei personaggi sportivi più in vista della storia del ciclismo.&lt;br /&gt;
Oltre ad essere un grandissimo atleta, forse il più grande, la caratteristica che rende “LE ROY AMERICAN” (come viene chiamato in Francia) unico ed inimitabile è la sua enorme forza d’animo ed il suo coraggio, frutto di una tremenda malattia che stava per stroncarlo ancor prima di spiccare il volo.&lt;br /&gt;
Lance Armstrong nasce a Plano nello stato del Texas , inizia la sua carriera all’età di 13 anni in uno degli sport più massacranti, il TRIATHLON.&lt;br /&gt;
All’età di 16 anni decide di diventare un professionista e, conclusi gli studi, inizia la carriera sulle due ruote.&lt;br /&gt;
Gareggia nelle categorie dilettanti: gli sforzi e i risultati portano Lance a qualificarsi per i campionati mondiali juniores di Mosca 1989. Nel 1991 vince il campionato nazionale dilettanti e subito dopo passa nei professionisti.&lt;br /&gt;
Nel 1993 vince la medaglia d’oro ai mondiali di Oslo nella corsa in linea.&lt;br /&gt;
Non trascorre molto tempo e Lance vince il campionato nazionale professionisti. La sua stella brilla anche a livello internazionale:  vince qualche tappa al Tour de France e diverse vittorie al Tour du Pont. In breve raggiunge la cima delle graduatorie mondiali. Nel 1996 è lui il numero uno: guida la squadra ciclistica ai giochi olimpici di Atlanta.&lt;br /&gt;
La sua carriera, e soprattutto la sua vita, vengono messe a dura prova nel 1996 quando gli viene diagnosticato un tumore ai testicoli e, come ha sempre ricordato nel tempo, gli viene dato il 50% di possibilità di morire. Il cancro lascia in lui una profonda cicatrice fisica, ma anche emotiva: suo malgrado oggi Lance ricorda quel triste periodo della vita come “...la miglior cosa che mi sia capitata”.&lt;br /&gt;
Proprio da quella tremenda lotta contro il cancro (fortunatamente per lui e per tutto lo sport vinta) Lance trova nuova forza, non solo muscolare ma soprattutto mentale e psicologica, che lo porterà a vincere tutto il possibile su strada ed a cronometro. Nel 1998 sconfigge il cancro e nello stesso anno ritorna alle corse.&lt;br /&gt;
La completa guarigione di Lance Armstrong, il ritorno alle corse ma i risultati scadenti lo portano a non avere più un team fino a quando la U.S. POSTAL non crede e scommette su di lui.&lt;br /&gt;
Il suo ritorno alle corse non è dei più semplici, infatti partecipa e si ritira da una Parigi-Nizza. Lance anni dopo dichiara di essere tornato a gareggiare un po’ troppo presto.&lt;br /&gt;
Si ritira a Boone, nel North Carolina, dove con il suo allenatore svolge una settimana di durissimi allenamenti. È proprio durante questo ritiro che Lance torna ad amare la bicicletta e prova a ripartire.&lt;br /&gt;
La gara che segna il ritorno alle corse e la svolta della sua carriera è il simbolo della sua vita, infatti vince la “Lance Armstrong Foundation Downtown Criterium”, svoltasi proprio nella sua città in Texas.&lt;br /&gt;
La sua nuova forza, la volontà di essere il migliore ed uno specifico allenamento, unito alla cura maniacale di ogni particolare fa sì che, quando ormai tutti lo vedevano come un’ex promessa del ciclismo mondiale nel 1999 e fino al suo ritiro nel 2005, vince in sequenza 7 tour de France, 1 giro di Georgia, 2 giri di Svizzera, 2 giri del Delfinato ed è medaglia di bronzo nella gara a cronometro alle olimpiadi di Sidney 2000. Nel 2005 dichiara conclusa la sua carriera ma solo per pochi anni, infatti quest’anno è ritornato in pista per vincere il suo ottavo Tour de France e, finalmente, parteciperà all’edizione del centenario del giro d’Italia.&lt;br /&gt;
Armstrong resta, fino ad ora, il ciclista che più mi ha appassionato per il suo passo, per l’agilità in salita, per la forza a cronometro e per la sua grandissima forza di volontà.&lt;br /&gt;
Ricordo con estremo piacere e con grande carica quando, durante una decisiva tappa pirenaica al tour, nell’ultima salita, Lance rimase agganciato al cappellino di uno spettatore, cadde e perse contatto dagli altri. A quel punto il resto dei migliori rallentò per aspettare la maglia gialla che, dopo una fatica enorme riuscì, a tornare e scattò e staccò tutto il gruppo dei migliori senza nemmeno riprender fiato, dando una prova di forza fuori dal normale.&lt;br /&gt;
Lance Armstrong negli anni è stato spesso additato di far uso di sostanze dopanti e, dopo ogni competizione vinta, è stata sempre messa in risalto la sua malattia e come ha potuto effettuare una scalata che lo ha portato ad essere il migliore. Sotto questo punto di vista bisogna dire che Armstrong, in quanto cresciuto come atleta da triathlon, nei primi anni da professionista ha incontrato non pochi problemi in salita perché, a mio avviso, l’eccessivo sviluppo muscolare del tronco lo ha reso pesante e poco agile nelle grandi salite.&lt;br /&gt;
La malattia, e soprattutto le cure chemioterapiche, hanno portato Armstrong a perdere tutto o quasi il suo tono muscolare, questo lo porterà in seguito a poter ricostruire il suo corpo che, aggiunto alla grandissima forza d’animo ed alle indubbie qualità genetiche del campione, lo porteranno negli anni seguenti al 1996 ad essere il campione che tutti oggi conosciamo e stimiamo.&lt;br /&gt;
Dopo aver parlato del grande campione è giusto parlare anche del grande uomo che è Lance Armstrong.&lt;br /&gt;
Dopo aver subìto e sconfitto la malattia Lance fonda la “LIVESTRONG Lance Armstrong Foundation” con l’obiettivo di mettere insieme le persone per combattere il cancro sapendo che l’unione è forza, la conoscenza è potere e l’atteggiamento è tutto. Dopo il suo ritiro nel 2005, a distanza di appena 3 anni Lance ritorna in gara ed in una breve conferenza stampa del 2008 afferma di essere tornato non tanto per la voglia di vincere l’ottavo Tour de France (comunque presente in un’atleta competitivo e agonista come lui) ma soprattutto per continuare a promuovere, far conoscere e dare una speranza a tutti coloro che lottano contro qualsiasi forma di tumore.&lt;br /&gt;
Da appassionato di ciclismo non posso che augurarmi e augurare a tutto il movimento nuova linfa dal ritorno di Armostrong, sperando che si possa mettere da parte tutto quello che negli ultimi anni ha infangato e rovinato questo fantastico sport per riappropriarsi della passione e del coinvolgimento del pubblico sempre più scettico ma comunque sempre vicino a quello che è lo “SPORT DI TUTTI”, perché come lo stesso Lance Armstrong dice: “sento la passione per quella macchina così semplice e così bella che è la bicicletta. L’ho sempre amata molto e proprio questo amore fa sì che io rispetti il ciclismo”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bibliografia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
-	“Non solo ciclismo. Il mio ritorno alla vita.” Lance Armstrong; Jenkins Sally; 2000.  Libreria dello sport.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
-	Wikipedia&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
-	[https://www.livestrong.org/ LIVE STRONG]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
-	[https://www.lancearmstrong.com LANCE ARMSTRONG]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
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		<title>Armstrong Lance</title>
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		<updated>2016-05-23T08:18:38Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;Lance Armstrong è uno dei personaggi sportivi più in vista della storia del ciclismo. Oltre ad essere un grandissimo atleta, forse il più grande, la caratteristica che rend...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Lance Armstrong è uno dei personaggi sportivi più in vista della storia del ciclismo.&lt;br /&gt;
Oltre ad essere un grandissimo atleta, forse il più grande, la caratteristica che rende “LE ROY AMERICAN” (come viene chiamato in Francia) unico ed inimitabile è la sua enorme forza d’animo ed il suo coraggio, frutto di una tremenda malattia che stava per stroncarlo ancor prima di spiccare il volo.&lt;br /&gt;
Lance Armstrong nasce a Plano nello stato del Texas , inizia la sua carriera all’età di 13 anni in uno degli sport più massacranti, il TRIATHLON.&lt;br /&gt;
All’età di 16 anni decide di diventare un professionista e, conclusi gli studi, inizia la carriera sulle due ruote.&lt;br /&gt;
Gareggia nelle categorie dilettanti: gli sforzi e i risultati portano Lance a qualificarsi per i campionati mondiali juniores di Mosca 1989. Nel 1991 vince il campionato nazionale dilettanti e subito dopo passa nei professionisti.&lt;br /&gt;
Nel 1993 vince la medaglia d’oro ai mondiali di Oslo nella corsa in linea.&lt;br /&gt;
Non trascorre molto tempo e Lance vince il campionato nazionale professionisti. La sua stella brilla anche a livello internazionale:  vince qualche tappa al Tour de France e diverse vittorie al Tour du Pont. In breve raggiunge la cima delle graduatorie mondiali. Nel 1996 è lui il numero uno: guida la squadra ciclistica ai giochi olimpici di Atlanta.&lt;br /&gt;
La sua carriera, e soprattutto la sua vita, vengono messe a dura prova nel 1996 quando gli viene diagnosticato un tumore ai testicoli e, come ha sempre ricordato nel tempo, gli viene dato il 50% di possibilità di morire. Il cancro lascia in lui una profonda cicatrice fisica, ma anche emotiva: suo malgrado oggi Lance ricorda quel triste periodo della vita come “...la miglior cosa che mi sia capitata”.&lt;br /&gt;
Proprio da quella tremenda lotta contro il cancro (fortunatamente per lui e per tutto lo sport vinta) Lance trova nuova forza, non solo muscolare ma soprattutto mentale e psicologica, che lo porterà a vincere tutto il possibile su strada ed a cronometro. Nel 1998 sconfigge il cancro e nello stesso anno ritorna alle corse.&lt;br /&gt;
La completa guarigione di Lance Armstrong, il ritorno alle corse ma i risultati scadenti lo portano a non avere più un team fino a quando la U.S. POSTAL non crede e scommette su di lui.&lt;br /&gt;
Il suo ritorno alle corse non è dei più semplici, infatti partecipa e si ritira da una Parigi-Nizza. Lance anni dopo dichiara di essere tornato a gareggiare un po’ troppo presto.&lt;br /&gt;
Si ritira a Boone, nel North Carolina, dove con il suo allenatore svolge una settimana di durissimi allenamenti. È proprio durante questo ritiro che Lance torna ad amare la bicicletta e prova a ripartire.&lt;br /&gt;
La gara che segna il ritorno alle corse e la svolta della sua carriera è il simbolo della sua vita, infatti vince la “Lance Armstrong Foundation Downtown Criterium”, svoltasi proprio nella sua città in Texas.&lt;br /&gt;
La sua nuova forza, la volontà di essere il migliore ed uno specifico allenamento, unito alla cura maniacale di ogni particolare fa sì che, quando ormai tutti lo vedevano come un’ex promessa del ciclismo mondiale nel 1999 e fino al suo ritiro nel 2005, vince in sequenza 7 tour de France, 1 giro di Georgia, 2 giri di Svizzera, 2 giri del Delfinato ed è medaglia di bronzo nella gara a cronometro alle olimpiadi di Sidney 2000. Nel 2005 dichiara conclusa la sua carriera ma solo per pochi anni, infatti quest’anno è ritornato in pista per vincere il suo ottavo Tour de France e, finalmente, parteciperà all’edizione del centenario del giro d’Italia.&lt;br /&gt;
Armstrong resta, fino ad ora, il ciclista che più mi ha appassionato per il suo passo, per l’agilità in salita, per la forza a cronometro e per la sua grandissima forza di volontà.&lt;br /&gt;
Ricordo con estremo piacere e con grande carica quando, durante una decisiva tappa pirenaica al tour, nell’ultima salita, Lance rimase agganciato al cappellino di uno spettatore, cadde e perse contatto dagli altri. A quel punto il resto dei migliori rallentò per aspettare la maglia gialla che, dopo una fatica enorme riuscì, a tornare e scattò e staccò tutto il gruppo dei migliori senza nemmeno riprender fiato, dando una prova di forza fuori dal normale.&lt;br /&gt;
Lance Armstrong negli anni è stato spesso additato di far uso di sostanze dopanti e, dopo ogni competizione vinta, è stata sempre messa in risalto la sua malattia e come ha potuto effettuare una scalata che lo ha portato ad essere il migliore. Sotto questo punto di vista bisogna dire che Armstrong, in quanto cresciuto come atleta da triathlon, nei primi anni da professionista ha incontrato non pochi problemi in salita perché, a mio avviso, l’eccessivo sviluppo muscolare del tronco lo ha reso pesante e poco agile nelle grandi salite.&lt;br /&gt;
La malattia, e soprattutto le cure chemioterapiche, hanno portato Armstrong a perdere tutto o quasi il suo tono muscolare, questo lo porterà in seguito a poter ricostruire il suo corpo che, aggiunto alla grandissima forza d’animo ed alle indubbie qualità genetiche del campione, lo porteranno negli anni seguenti al 1996 ad essere il campione che tutti oggi conosciamo e stimiamo.&lt;br /&gt;
Dopo aver parlato del grande campione è giusto parlare anche del grande uomo che è Lance Armstrong.&lt;br /&gt;
Dopo aver subìto e sconfitto la malattia Lance fonda la “LIVESTRONG Lance Armstrong Foundation” con l’obiettivo di mettere insieme le persone per combattere il cancro sapendo che l’unione è forza, la conoscenza è potere e l’atteggiamento è tutto. Dopo il suo ritiro nel 2005, a distanza di appena 3 anni Lance ritorna in gara ed in una breve conferenza stampa del 2008 afferma di essere tornato non tanto per la voglia di vincere l’ottavo Tour de France (comunque presente in un’atleta competitivo e agonista come lui) ma soprattutto per continuare a promuovere, far conoscere e dare una speranza a tutti coloro che lottano contro qualsiasi forma di tumore.&lt;br /&gt;
Da appassionato di ciclismo non posso che augurarmi e augurare a tutto il movimento nuova linfa dal ritorno di Armostrong, sperando che si possa mettere da parte tutto quello che negli ultimi anni ha infangato e rovinato questo fantastico sport per riappropriarsi della passione e del coinvolgimento del pubblico sempre più scettico ma comunque sempre vicino a quello che è lo “SPORT DI TUTTI”, perché come lo stesso Lance Armstrong dice: “sento la passione per quella macchina così semplice e così bella che è la bicicletta. L’ho sempre amata molto e proprio questo amore fa sì che io rispetti il ciclismo”.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bibliografia&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
-	“Non solo ciclismo. Il mio ritorno alla vita.” Lance Armstrong; Jenkins Sally; 2000.  Libreria dello sport.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
-	Wikipedia&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
-	[www.livestrong.org]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
-	[www.lancearmstrong.com]&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Altobelli_Alessandro&amp;diff=26</id>
		<title>Altobelli Alessandro</title>
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		<updated>2016-05-23T08:13:51Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Alessandro Altobelli, nato a Sonnino il 28 novembre dell’anno 1955, è un ex calciatore e dirigente sportivo italiano, di ruolo attaccante. E’ stato medagliato campione del mondo nel 1982.&lt;br /&gt;
Detto Spillo, per la silhouette alta e longilinea e probabilmente anche per l'arte di saper “infilare” il bersaglio, era in possesso della qualità che meglio rappresenta lo spillo e cioè il “pungere” (cosa che spesso avveniva ai danni del Milan) . E’ il miglior goleador (il giocatore che ha realizzato più goal, che ha marcato l’avversario) nella storia della Coppa Italia con 56 goal realizzati in 93 partite.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Carriera Club'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proveniente dalle giovanili del Latina, squadra della sua provincia natale, fu notato a metà degli anni settanta dal Brescia, che gli permise di cominciare con la Serie B. Con il Brescia contese tre stagioni a buon livello, nel corso delle quali il giovane Alessandro segnò complessivamente 26 goal.&lt;br /&gt;
Altobelli fu “ bandiera” in azione all’ Inter per dieci anni, e con cui mise a referto 317 presenze e 128 reti in Serie A.&lt;br /&gt;
Nell’anno 1977 fu ingaggiato dall’ Inter, squadra con la quale rimase per undici stagioni giocando 466 partite (317 in Serie A, 80 in Coppa Italia, e 69 in Europa) segnando 209 reti ( precisamente 128 in Serie A, 46 in Coppa Italia e 35 in Europa), vincendo lo scudetto (distintivo a forma di piccolo scudo tricolore portato sulle magliette degli atleti della squadra vincitrice in un campionato nazionale) nella stagione 1979/80, e due Coppa Italia nel 1977/78 e nel 1981/82.&lt;br /&gt;
Nel 1988, terminata l’esperienza all'Inter, fu ingaggiato dalla Juventus. Altobelli vi rimase una sola stagione, nel corso della quale raccolse - nonostante un infortunio piuttosto serio - 34 presenze (20 in  Serie A, 6 in Coppa Italia e 8 in Coppa UEFA), segnando 15 reti (4 in Serie A, 7 in Coppa Italia e 4 in Coppa UEFA).  La Coppa UEFA fa istituita nel 1971 dalla Confederazione ed è stata nota come tal fino al 2009, anno in cui viene rinominata come la “UEFA Europa League”. Essa è una delle competizioni sportive organizzate dall' Unione delle Federazioni Calcistiche Europee (UEFA), la seconda per prestigio dopo la Champions League ,il più prestigioso torneo internazionale calcistico in Europa per squadre di club maschili. &lt;br /&gt;
Altobelli trascorse l'ultima stagione della sua carriera di nuovo  nel Brescia in Serie B, chiudendo con 32 presenze e 7 goal. Nel giugno del 1990, a 34 anni, si ritirò.&lt;br /&gt;
Spillo ha totalizzato complessivamente 337 presenze e 132 reti in Serie A, 108 presenze e 33 reti in Serie B e 93 presenze e 56 reti (record assoluto della competizione) in Coppa Italia.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Carriera Nazionale'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo alcune presenze nella Nazionale Under-21 e in quella Olimpica (per la qualificazione, mancata, al torneo olimpico di Mosca 1980), venne convocato da Enzo Bearzot per l'Europeo 1980 in sostituzione di Paolo Rossi, non disponibile a causa della squalifica inflittagli poche settimane prima dopo i fatti dello scandalo-scommesse. Esordì in Nazionale il 18 giugno 1980, a 24 anni, nella terza partita del girone contro il Belgio disputata allo stadio Olimpico. Infine il 24 settembre di quell'anno mise a segno i suoi primi goal in Nazionale, realizzando una doppietta (una coppia di reti segnate dallo stesso giocatore) in un'amichevole (evento sportivo in cui non vengono messi in palio trofei ufficiali e non vengono assegnati punti in classifica) contro il Portogallo.&lt;br /&gt;
Altobelli fu quindi grande protagonista del Mondiale 1982 in Spagna, che vide gli Azzurri vincitori. Nella finale vinta per 3-1 contro la Germania Ovest sostituì al calciatore Graziani all'inizio del primo tempo, e nella ripresa realizzò la terza rete dell'Italia, segnando così nel corso della finale di un campionato del mondo.&lt;br /&gt;
Inoltre fece parte anche della spedizione al Mondiale 1986 in Messico, dove fu l'unico marcatore dell'Italia; infatti in 4 partite segnò 4 dei 5 goal azzurri, causando tra l’altro un'autorete (cioè rete segnata da un giocatore che ha inviato per errore la palla nella propria porta)  nella gara contro la Corea del Sud. Dopo il ritiro di Scirea, nel periodo 1986-1987 ebbe diverse volte il ruolo di capitano (l’atleta responsabile del comportamento in campo dei compagni).&lt;br /&gt;
Venne infine convocato dall’allenatore Azeglio Vicini per l'Europeo 1988 in Germania, dove non partì titolare (cioè come atleta che fa parte della formazione ufficiale della squadra) ma andò a segno contro la Danimarca nella terza partita del girone e raggiunse la semifinale, poi persa per 2-0 contro l'URSS.&lt;br /&gt;
In 61 presenze in Nazionale segnò 25 gol, grazie ai quali è il sesto miglior marcatore azzurro della storia insieme a Baloncieri e Inzaghi dietro a Riva (35), Meazza (33), Piola (30), R. Baggio e Del Piero (27). Inoltre, realizzò una tripletta (tre goal segnati da uno stesso giocatore durante la partita) nella gara amichevole non ufficiale disputata allo Stadio Azteca di Città del Messico il 25 maggio 1986, precisamente nella partita Italia-Guatemala conclusasi 4-0.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dopo il ritiro'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altobelli dopo il ritiro ha un’esperienza politica: nel 1996 si è candidato, sostenuto dal centrodestra, alla Camera nel collegio Brescia-Roncadelle, ma ha ottenuto solo il 34,8% dei voti e fu sconfitto dal rappresentante dell’Ulivo Emilio Del Bono.&lt;br /&gt;
In ambito sportivo è stato ospite a Controcampo e commentatore sportivo per Al Jazeera Sport, la pay tv sportiva più importante nel Medio-Oriente. Inoltre dal 1995 al 1998 è stato il direttore sportivo del Padova. Attualmente è osservatore per l’Inter.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Palmarès&lt;br /&gt;
Titolo					Squadra		Anno			Posizione&lt;br /&gt;
Campionato italiano			Inter 			1979-1980		1&lt;br /&gt;
Coppa Italia				Inter			1977-1978,		1&lt;br /&gt;
Coppa Italia 				Inter			1981-1982		1&lt;br /&gt;
Campionato del mondo		Italia			Spagna 1982		1&lt;br /&gt;
Campionato del Mondo over 35	Italia			1993			1&lt;br /&gt;
Coppa delle Coppe			Capocannoniere 	1978-1979		7 reti&lt;br /&gt;
Coppa Italia 				Capocannoniere	1981-1982		9 reti&lt;br /&gt;
Carlin's Boys				Top 11			1974			1&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sitografia: [https://it.wikipedia.org/wiki/ Bruce Springsteen]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Altobelli_Alessandro&amp;diff=25</id>
		<title>Altobelli Alessandro</title>
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		<updated>2016-05-23T08:13:21Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Alessandro Altobelli, nato a Sonnino il 28 novembre dell’anno 1955, è un ex calciatore e dirigente sportivo italiano, di ruolo attaccante. E’ stato medagliato campione del mondo nel 1982.&lt;br /&gt;
Detto Spillo, per la silhouette alta e longilinea e probabilmente anche per l'arte di saper “infilare” il bersaglio, era in possesso della qualità che meglio rappresenta lo spillo e cioè il “pungere” (cosa che spesso avveniva ai danni del Milan) . E’ il miglior goleador (il giocatore che ha realizzato più goal, che ha marcato l’avversario) nella storia della Coppa Italia con 56 goal realizzati in 93 partite.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Carriera Club'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proveniente dalle giovanili del Latina, squadra della sua provincia natale, fu notato a metà degli anni settanta dal Brescia, che gli permise di cominciare con la Serie B. Con il Brescia contese tre stagioni a buon livello, nel corso delle quali il giovane Alessandro segnò complessivamente 26 goal.&lt;br /&gt;
Altobelli fu “ bandiera” in azione all’ Inter per dieci anni, e con cui mise a referto 317 presenze e 128 reti in Serie A.&lt;br /&gt;
Nell’anno 1977 fu ingaggiato dall’ Inter, squadra con la quale rimase per undici stagioni giocando 466 partite (317 in Serie A, 80 in Coppa Italia, e 69 in Europa) segnando 209 reti ( precisamente 128 in Serie A, 46 in Coppa Italia e 35 in Europa), vincendo lo scudetto (distintivo a forma di piccolo scudo tricolore portato sulle magliette degli atleti della squadra vincitrice in un campionato nazionale) nella stagione 1979/80, e due Coppa Italia nel 1977/78 e nel 1981/82.&lt;br /&gt;
Nel 1988, terminata l’esperienza all'Inter, fu ingaggiato dalla Juventus. Altobelli vi rimase una sola stagione, nel corso della quale raccolse - nonostante un infortunio piuttosto serio - 34 presenze (20 in  Serie A, 6 in Coppa Italia e 8 in Coppa UEFA), segnando 15 reti (4 in Serie A, 7 in Coppa Italia e 4 in Coppa UEFA).  La Coppa UEFA fa istituita nel 1971 dalla Confederazione ed è stata nota come tal fino al 2009, anno in cui viene rinominata come la “UEFA Europa League”. Essa è una delle competizioni sportive organizzate dall' Unione delle Federazioni Calcistiche Europee (UEFA), la seconda per prestigio dopo la Champions League ,il più prestigioso torneo internazionale calcistico in Europa per squadre di club maschili. &lt;br /&gt;
Altobelli trascorse l'ultima stagione della sua carriera di nuovo  nel Brescia in Serie B, chiudendo con 32 presenze e 7 goal. Nel giugno del 1990, a 34 anni, si ritirò.&lt;br /&gt;
Spillo ha totalizzato complessivamente 337 presenze e 132 reti in Serie A, 108 presenze e 33 reti in Serie B e 93 presenze e 56 reti (record assoluto della competizione) in Coppa Italia.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Carriera Nazionale'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo alcune presenze nella Nazionale Under-21 e in quella Olimpica (per la qualificazione, mancata, al torneo olimpico di Mosca 1980), venne convocato da Enzo Bearzot per l'Europeo 1980 in sostituzione di Paolo Rossi, non disponibile a causa della squalifica inflittagli poche settimane prima dopo i fatti dello scandalo-scommesse. Esordì in Nazionale il 18 giugno 1980, a 24 anni, nella terza partita del girone contro il Belgio disputata allo stadio Olimpico. Infine il 24 settembre di quell'anno mise a segno i suoi primi goal in Nazionale, realizzando una doppietta (una coppia di reti segnate dallo stesso giocatore) in un'amichevole (evento sportivo in cui non vengono messi in palio trofei ufficiali e non vengono assegnati punti in classifica) contro il Portogallo.&lt;br /&gt;
Altobelli fu quindi grande protagonista del Mondiale 1982 in Spagna, che vide gli Azzurri vincitori. Nella finale vinta per 3-1 contro la Germania Ovest sostituì al calciatore Graziani all'inizio del primo tempo, e nella ripresa realizzò la terza rete dell'Italia, segnando così nel corso della finale di un campionato del mondo.&lt;br /&gt;
Inoltre fece parte anche della spedizione al Mondiale 1986 in Messico, dove fu l'unico marcatore dell'Italia; infatti in 4 partite segnò 4 dei 5 goal azzurri, causando tra l’altro un'autorete (cioè rete segnata da un giocatore che ha inviato per errore la palla nella propria porta)  nella gara contro la Corea del Sud. Dopo il ritiro di Scirea, nel periodo 1986-1987 ebbe diverse volte il ruolo di capitano (l’atleta responsabile del comportamento in campo dei compagni).&lt;br /&gt;
Venne infine convocato dall’allenatore Azeglio Vicini per l'Europeo 1988 in Germania, dove non partì titolare (cioè come atleta che fa parte della formazione ufficiale della squadra) ma andò a segno contro la Danimarca nella terza partita del girone e raggiunse la semifinale, poi persa per 2-0 contro l'URSS.&lt;br /&gt;
In 61 presenze in Nazionale segnò 25 gol, grazie ai quali è il sesto miglior marcatore azzurro della storia insieme a Baloncieri e Inzaghi dietro a Riva (35), Meazza (33), Piola (30), R. Baggio e Del Piero (27). Inoltre, realizzò una tripletta (tre goal segnati da uno stesso giocatore durante la partita) nella gara amichevole non ufficiale disputata allo Stadio Azteca di Città del Messico il 25 maggio 1986, precisamente nella partita Italia-Guatemala conclusasi 4-0.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dopo il ritiro'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altobelli dopo il ritiro ha un’esperienza politica: nel 1996 si è candidato, sostenuto dal centrodestra, alla Camera nel collegio Brescia-Roncadelle, ma ha ottenuto solo il 34,8% dei voti e fu sconfitto dal rappresentante dell’Ulivo Emilio Del Bono.&lt;br /&gt;
In ambito sportivo è stato ospite a Controcampo e commentatore sportivo per Al Jazeera Sport, la pay tv sportiva più importante nel Medio-Oriente. Inoltre dal 1995 al 1998 è stato il direttore sportivo del Padova. Attualmente è osservatore per l’Inter.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Palmarès&lt;br /&gt;
Titolo					Squadra		Anno			Posizione&lt;br /&gt;
Campionato italiano			Inter 			1979-1980		1&lt;br /&gt;
Coppa Italia				Inter			1977-1978,		1&lt;br /&gt;
Coppa Italia 				Inter			1981-1982		1&lt;br /&gt;
Campionato del mondo		Italia			Spagna 1982		1&lt;br /&gt;
Campionato del Mondo over 35	Italia			1993			1&lt;br /&gt;
Coppa delle Coppe			Capocannoniere 	1978-1979		7 reti&lt;br /&gt;
Coppa Italia 				Capocannoniere	1981-1982		9 reti&lt;br /&gt;
Carlin's Boys				Top 11			1974			1&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sitografia: [https://it.wikipedia.org/wiki/Bruce Springsteen]&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Altobelli_Alessandro&amp;diff=18</id>
		<title>Altobelli Alessandro</title>
		<link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.wikisport.eu/index.php?title=Altobelli_Alessandro&amp;diff=18"/>
		<updated>2016-05-23T08:11:45Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente17: Creata pagina con &amp;quot;Alessandro Altobelli, nato a Sonnino il 28 novembre dell’anno 1955, è un ex calciatore e dirigente sportivo italiano, di ruolo attaccante. E’ stato medagliato campione de...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;Alessandro Altobelli, nato a Sonnino il 28 novembre dell’anno 1955, è un ex calciatore e dirigente sportivo italiano, di ruolo attaccante. E’ stato medagliato campione del mondo nel 1982.&lt;br /&gt;
Detto Spillo, per la silhouette alta e longilinea e probabilmente anche per l'arte di saper “infilare” il bersaglio, era in possesso della qualità che meglio rappresenta lo spillo e cioè il “pungere” (cosa che spesso avveniva ai danni del Milan) . E’ il miglior goleador (il giocatore che ha realizzato più goal, che ha marcato l’avversario) nella storia della Coppa Italia con 56 goal realizzati in 93 partite.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Carriera Club'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Proveniente dalle giovanili del Latina, squadra della sua provincia natale, fu notato a metà degli anni settanta dal Brescia, che gli permise di cominciare con la Serie B. Con il Brescia contese tre stagioni a buon livello, nel corso delle quali il giovane Alessandro segnò complessivamente 26 goal.&lt;br /&gt;
Altobelli fu “ bandiera” in azione all’ Inter per dieci anni, e con cui mise a referto 317 presenze e 128 reti in Serie A.&lt;br /&gt;
Nell’anno 1977 fu ingaggiato dall’ Inter, squadra con la quale rimase per undici stagioni giocando 466 partite (317 in Serie A, 80 in Coppa Italia, e 69 in Europa) segnando 209 reti ( precisamente 128 in Serie A, 46 in Coppa Italia e 35 in Europa), vincendo lo scudetto (distintivo a forma di piccolo scudo tricolore portato sulle magliette degli atleti della squadra vincitrice in un campionato nazionale) nella stagione 1979/80, e due Coppa Italia nel 1977/78 e nel 1981/82.&lt;br /&gt;
Nel 1988, terminata l’esperienza all'Inter, fu ingaggiato dalla Juventus. Altobelli vi rimase una sola stagione, nel corso della quale raccolse - nonostante un infortunio piuttosto serio - 34 presenze (20 in  Serie A, 6 in Coppa Italia e 8 in Coppa UEFA), segnando 15 reti (4 in Serie A, 7 in Coppa Italia e 4 in Coppa UEFA).  La Coppa UEFA fa istituita nel 1971 dalla Confederazione ed è stata nota come tal fino al 2009, anno in cui viene rinominata come la “UEFA Europa League”. Essa è una delle competizioni sportive organizzate dall' Unione delle Federazioni Calcistiche Europee (UEFA), la seconda per prestigio dopo la Champions League ,il più prestigioso torneo internazionale calcistico in Europa per squadre di club maschili. &lt;br /&gt;
Altobelli trascorse l'ultima stagione della sua carriera di nuovo  nel Brescia in Serie B, chiudendo con 32 presenze e 7 goal. Nel giugno del 1990, a 34 anni, si ritirò.&lt;br /&gt;
Spillo ha totalizzato complessivamente 337 presenze e 132 reti in Serie A, 108 presenze e 33 reti in Serie B e 93 presenze e 56 reti (record assoluto della competizione) in Coppa Italia.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Carriera Nazionale'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Dopo alcune presenze nella Nazionale Under-21 e in quella Olimpica (per la qualificazione, mancata, al torneo olimpico di Mosca 1980), venne convocato da Enzo Bearzot per l'Europeo 1980 in sostituzione di Paolo Rossi, non disponibile a causa della squalifica inflittagli poche settimane prima dopo i fatti dello scandalo-scommesse. Esordì in Nazionale il 18 giugno 1980, a 24 anni, nella terza partita del girone contro il Belgio disputata allo stadio Olimpico. Infine il 24 settembre di quell'anno mise a segno i suoi primi goal in Nazionale, realizzando una doppietta (una coppia di reti segnate dallo stesso giocatore) in un'amichevole (evento sportivo in cui non vengono messi in palio trofei ufficiali e non vengono assegnati punti in classifica) contro il Portogallo.&lt;br /&gt;
Altobelli fu quindi grande protagonista del Mondiale 1982 in Spagna, che vide gli Azzurri vincitori. Nella finale vinta per 3-1 contro la Germania Ovest sostituì al calciatore Graziani all'inizio del primo tempo, e nella ripresa realizzò la terza rete dell'Italia, segnando così nel corso della finale di un campionato del mondo.&lt;br /&gt;
Inoltre fece parte anche della spedizione al Mondiale 1986 in Messico, dove fu l'unico marcatore dell'Italia; infatti in 4 partite segnò 4 dei 5 goal azzurri, causando tra l’altro un'autorete (cioè rete segnata da un giocatore che ha inviato per errore la palla nella propria porta)  nella gara contro la Corea del Sud. Dopo il ritiro di Scirea, nel periodo 1986-1987 ebbe diverse volte il ruolo di capitano (l’atleta responsabile del comportamento in campo dei compagni).&lt;br /&gt;
Venne infine convocato dall’allenatore Azeglio Vicini per l'Europeo 1988 in Germania, dove non partì titolare (cioè come atleta che fa parte della formazione ufficiale della squadra) ma andò a segno contro la Danimarca nella terza partita del girone e raggiunse la semifinale, poi persa per 2-0 contro l'URSS.&lt;br /&gt;
In 61 presenze in Nazionale segnò 25 gol, grazie ai quali è il sesto miglior marcatore azzurro della storia insieme a Baloncieri e Inzaghi dietro a Riva (35), Meazza (33), Piola (30), R. Baggio e Del Piero (27). Inoltre, realizzò una tripletta (tre goal segnati da uno stesso giocatore durante la partita) nella gara amichevole non ufficiale disputata allo Stadio Azteca di Città del Messico il 25 maggio 1986, precisamente nella partita Italia-Guatemala conclusasi 4-0.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Dopo il ritiro'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Altobelli dopo il ritiro ha un’esperienza politica: nel 1996 si è candidato, sostenuto dal centrodestra, alla Camera nel collegio Brescia-Roncadelle, ma ha ottenuto solo il 34,8% dei voti e fu sconfitto dal rappresentante dell’Ulivo Emilio Del Bono.&lt;br /&gt;
In ambito sportivo è stato ospite a Controcampo e commentatore sportivo per Al Jazeera Sport, la pay tv sportiva più importante nel Medio-Oriente. Inoltre dal 1995 al 1998 è stato il direttore sportivo del Padova. Attualmente è osservatore per l’Inter.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
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&lt;br /&gt;
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Palmarès&lt;br /&gt;
Titolo					Squadra		Anno			Posizione&lt;br /&gt;
Campionato italiano			Inter 			1979-1980		1&lt;br /&gt;
Coppa Italia				Inter			1977-1978,		1&lt;br /&gt;
Coppa Italia 				Inter			1981-1982		1&lt;br /&gt;
Campionato del mondo		Italia			Spagna 1982		1&lt;br /&gt;
Campionato del Mondo over 35	Italia			1993			1&lt;br /&gt;
Coppa delle Coppe			Capocannoniere 	1978-1979		7 reti&lt;br /&gt;
Coppa Italia 				Capocannoniere	1981-1982		9 reti&lt;br /&gt;
Carlin's Boys				Top 11			1974			1&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Sitografia: https://it.wikipedia.org/&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente17</name></author>
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