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	<title>Wikisport - Contributi dell'utente [it]</title>
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	<subtitle>Contributi dell'utente</subtitle>
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		<title>Roberto Baggio</title>
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		<updated>2016-05-23T10:48:55Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente7: Creata pagina con &amp;quot;                                              '''BAGGIO ROBERTO'''  '''Roberto Baggio''', uno dei più grandi campioni che l'Italia abbia avuto, uno dei più noti a livello mo...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;                                              '''BAGGIO ROBERTO'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Roberto Baggio''', uno dei più grandi campioni che l'Italia abbia avuto, uno dei più noti a livello mondiale, nasce il 18 febbraio 1967 a Caldogno, in provincia di Vicenza. È un devoto buddhista, aderente alla Soka Gakkai, dal 1º gennaio 1988, tanto che ha aperto una sala di riunione a Thiene,ed è anche proprietario di una azienda agricola in Argentina nella quale si reca spesso per trascorrere dei periodi di relax e per praticare la caccia, uno dei suoi hobby preferiti, mentre dal 1991 al 2012 ha gestito un negozio di articoli sportivi a Thiene, chiamato Roberto Baggio Sport, chiuso a causa della crisi economica. E' un ragazzino quando il padre tenta di trasmettergli l'amore per il ciclismo. Ma Roberto giocava a calcio e lo faceva già con grande fantasia, tecnica ed estro. Inizia a giocare nella squadra della sua città. All'età di 15 anni passa al Vicenza, in serie C. Non ancora maggiorenne, nella stagione 1984/85, segna 12 reti in 29 partite e aiuta la squadra a passare in serie B. Alla serie A non sfugge il talento di Roberto Baggio: viene ingaggiato dalla Fiorentina. Esordisce nella massima serie il 21 settembre 1986 contro la Sampdoria. Il suo primo gol arriva il 10 maggio 1987, contro il Napoli. L'esordio in nazionale risale al 16 novembre 1988, contro l'Olanda. Rimane con la Fiorentina fino al 1990, diventando sempre più il simbolo di un'intera città calcistica. Come è prevedibile il distacco è traumatico, soprattutto per i tifosi toscani, che vedono volare il proprio beniamino a Torino, dagli odiati nemici della Juventus. Arriva poi l'appuntamento importantissimo dei mondiali casalinghi di Italia '90. Sono queste le notti magiche di Totò Schillaci e Gianluca Vialli. Roberto Baggio inizia il suo primo mondiale in panchina; nella terza gara il CT Azeglio Vicini fa entrare Baggio per farlo giocare in coppia con lo scatenatissimo Schillaci. Contro la Cecoslovacchia segna una rete memorabile. L'Italia grazie anche ai gol di Baggio arriva in semifinale dove trova l'Argentina del temutissimo Diego Armando Maradona, che eliminerà gli azzurri ai calci di rigore. Con la Juventus Baggio segna 78 reti in cinque campionati. Sono questi gli anni in cui raggiunge l'apice della sua carriera. Nel 1993 vince il prestigiosissimo Pallone d'Oro, nel 1994 il premio FIFA World Player. Con la maglia bianconera vince uno scudetto, una coppa Uefa e una coppa Italia. Sulla panchina che guida gli azzurri ai mondiali USA '94 siede Arrigo Sacchi. Baggio è attesissimo e non delude. Sebbene i rapporti con l'allenatore non siano felici, gioca 7 partite segnando 5 reti, tutte importantissime. L'Italia arriva in finale dove trova il Brasile. La partita finisce in pareggio e ancora una volta il risultato viene affidato alla lotteria dei rigori. Baggio, uno degli eroi di quest'avventura mondiale, è l'ultimo a dover tirare: il suo tiro finisce sopra la traversa. La coppa è del Brasile. La Juventus decide di puntare sul promettente giovane Alessandro Del Piero e Baggio viene ceduto al Milan. Gioca solo due stagioni in rossonero, dove viene considerato solo un sostituto. Fabio Capello non riesce a inserirlo nei suoi schemi e anche se alla fine vincerà lo scudetto, il contributo di Baggio al Milan sembrerà trascurabile. Baggio accetta così l'offerta che arriva da Bologna. Si ritrova a giocare con i rossoblu per l'inconsueto (per lui) obiettivo della salvezza; tuttavia il Bologna gioca un ottimo campionato e Baggio sembra tornato superlativo. Ancora una volta vive una poco serena situazione con il suo allenatore di turno, Renzo Ulivieri, per guadagnare un posto da titolare. Baggio minaccia di andarsene ma la società riesce a mettere d'accordo i due. Arriverà a segnare 22 reti in 30 partite, il suo record personale. Il Bologna si salva con disinvoltura e Roberto Baggio viene convocato per il suo terzo mondiale. Ai mondiali di Francia '98 Baggio è considerato riserva del fantasista Alessandro Del Piero che però delude le aspettative. Baggio gioca 4 partite e segna 2 reti. L'Italia arriva fino ai quarti dove viene eliminata dalla Francia che poi vincerà il prestigioso torneo. Il presidente Massimo Moratti, da sempre appassionato estimatore di Roberto Baggio, gli offre di giocare nell'Inter. Per Baggio è una grande possibilità di rimanere in Italia e giocare di nuovo ai massimi livelli. I risultati sono però altalenanti. In Champions League, a Milano, Baggio segna al Real Madrid permettendo all'Inter di passare il turno. Ma pochi giorni dopo la qualificazione il tecnico Gigi Simoni, con cui Baggio ha un ottimo rapporto, viene sostituito. La stagione volgerà verso un tracollo. Il secondo anno di Baggio con l'Inter è segnato dai difficili rapporti con il nuovo tecnico Marcello Lippi. I due si ritrovano dopo l'avventura juventina, ma Lippi esclude Baggio dai titolari. Ancora una volta si ritrova a partire dalla panchina. Nonostante ciò, appena ha la possibilità di giocare dimostra tutto il suo talento, segnando reti decisive. I rapporti con Marcello Lippi però non migliorano. Scaduto il contratto con l'Inter, Baggio accetta l'offerta del neopromosso Brescia. Con questa maglia, sotto la guida del veterano allenatore Carlo Mazzone, Roberto Baggio arriva a siglare la sua rete numero 200 in serie A, entrando con grande merito nell'olimpo dei goleador, insieme a nomi storici quali Silvio Piola, Gunnar Nordhal, Giuseppe Meazza e José Altafini. Chiude la sua carriera con il Brescia il 16 maggio 2004; al suo attivo vi sono 205 reti in serie A e 27 reti in 56 partite giocate con la maglia della nazionale. Devoto buddhista dai tempi di Firenze, soprannominato &amp;quot;Divin Codino&amp;quot;, ha inoltre scritto un'autobiografia: &amp;quot;Una porta nel cielo&amp;quot;, pubblicata nel 2001, dove racconta il superamento dei periodi difficili, come è tornato più forte in seguito ai gravi infortuni, e dove approfondisce i suoi difficili rapporti con i passati allenatori, ma anche elogiando le doti di altri tra cui Giovanni Trapattoni, Carlo Mazzone e Gigi Simoni.Fu ambasciatore della Fao, promotore dell’associazione Heroes Company,il 20 dicembre 2007 ritirò all’Accademia di Santa Cecilia il premio “Roma per la Pace e l’Azione Umanitaria” assegnato dalla giunta comunale ad Aung San Suu Kyi: fu proprio la leader dell’opposizione birmana (già premio Nobel) a chiedere che il premio fosse consegnato all’ex calciatore, convinta che la sua grande notorietà avrebbe potuto amplificare la notizia nel suo paese. Nell'estate del 2010 torna sulle prime pagine dei giornali in due occasioni: si reca in ritiro a Coverciano per conseguire il patentino di allenatore di terza categoria e viene candidato a livello federale per ricoprire compiti manageriali.  Su proposta del Presidente della FIGC Giancarlo Abete, d'accordo con il Presidente del'AIAC Renzo Ulivieri, il 4 agosto 2010 viene ufficializzata la sua nomina a Presidente del Settore tecnico della Federazione. Il 5 dicembre 2011 viene inserito nella Hall of Fame del calcio italiano per la categoria Giocatore italiano. Il 5 luglio 2012 acquisisce a Coverciano il titolo di allenatore di Prima Categoria UEFA Pro e quindi il diritto di ricoprire il ruolo di tecnico in una squadra della massima serie. Il 23 gennaio 2013 lascia la carica di presidente del settore tecnico affermando che il suo programma di 900 pagine, presentato a novembre 2011, è rimasto lettera morta.&amp;lt;br  /&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''NOTA SULLE FONTI'''&lt;br /&gt;
Praticamente tutto il materiale è basato sul libro autobiografico di Roberto Baggio 'Una porta nel cielo' e dal suo sito ufficiale www.robertobaggio.com. Particolarmente utile è stato anche il sito progettato dai fan www.robertobaggio.org e il sito www.cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=BAGGIO+Roberto&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
	</entry>
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		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Fiorillo_Mario&amp;diff=337</id>
		<title>Fiorillo Mario</title>
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		<updated>2016-05-23T10:44:00Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente7: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;&lt;br /&gt;
                                              '''FIORILLO MARIO'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''Mario Fiorillo''', in nazionale di pallanuoto maschile dell’Italia, napoletano, ha partecipato a tre Olimpiadi, allenato da Rudic ha vinto a Barcellona nel 1992. Con il suo club, il Posillipo, ha conquistato sette scudetti, ha allacciato la calottina azzurra per 452 volte.&lt;br /&gt;
E’ cresciuto nel Vivaio del Posillipo dove ha seguito tutta la trafila dalle giovanili fino all’esordio in serie A che è avvenuta nel 1979. Si mise in mostra e venne chiamato dall’allora CT Lonzi in Nazionale e vi è rimasto ininterrotamente fino al 1994, dopo i Mondiali di Roma. Nel 1983 è stato terzo in Coppa Fina e alle Olimpiadi di Los Angeles, nel 1984 è stato settimo. Argento ai Mondiali di Madrid nel 1986, è stato bronzo agli Europei di Strasburgo. Nel 1988 dopo aver vinto il Campionato per il Posillipo si trasferì a Pescara dove rimase sino al Campionato del 1990 (7° Olimpiadi 1988 di Seoul, 3° Campionati Europei 1989 di Bonn, 2° alla Coppa del Mondo Fina 1989 di Berlino, vincitore nel 1989 della Coppa delle Coppe e della Coppa Italia) Nel 1991 ritornò al Posillipo. In quell’anno fu 6° ai Mondiali ed agli Europei, vinse i giochi del Mediterraneo di Atene, nel 1992 l’alloro olimpico. Nel 1993 stagione d’oro: si è affermato agli Europei di Sheffield, ai Mediterranei di Francia e si è aggiudicato la Coppa Fina. Nel 1994 toccò ai Mondiali, battendo in finale a Roma la Spagna. In campo nazionale si è aggiudicato sei scudetti, nel 1985, nel 1986, nel 1988 e nel 1993-1996. La Coppa delle Coppe nel 1987 e la Coppa Campioni nel 1997.&lt;br /&gt;
E’ rimasto nell’ambiente come direttore sportivo della Roma.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La Nazionale di pallanuoto maschile dell’Italia è la squdra di pallanuoto che rappresenta l’Italia nelle competizioni internazionali; è posta sotto la giurisdizione della Federazione Italiana Nuoto. E’ conosciuta anche con il soprannome di Settebello.&lt;br /&gt;
La fama del Settebello comincia durante le Olimpiadi di Londra del 1948 dove gli italiani della pallanuoto, laureatisi campioni d’Europa l’anno prima, conquistano il primo oro olimpico.&lt;br /&gt;
Secondo Mario Fiorillo per vincere un’Olimpiade l’ingrediente in più è la forza mentale, la capacità di gestire i momenti difficili che prima o poi capitano in un torneo così stressante.&lt;br /&gt;
Da un’intervista rilasciata ad un quotidiano Mario Fiorillo così parla della nazionale di pallanuoto e del suo allenatore“..Non si deve mai cedere alla tensione, vince chi ha i nervi saldi e riesce a mantenersi freddo nelle situazioni più calde. Noi fallimmo all’Olimpiade di Seoul nel 1988 perché nei frangenti cruciali non c’eravamo con la testa.. La squadra di Rudik mi piace come gruppo e come individualità. E’ una formazione equilibrata, non vedo lati deboli. Conoscendolo, Rudic cura particolarmente la preparazione fisica e tecnica. L’arma in più dell’Italia: da un lato la meticolosità con cui Rudic prepara la squadra, dall’altro il carisma.”&lt;br /&gt;
Il 1980 segnò un debutto importante nel nostro Settebello.&lt;br /&gt;
Il talento di Mario Fiorillo, promettente ragazzino di un circolo napoletano, il CN Posillipo, colpì il CT Gianni Lonzi, ma non fu aggregato alla spedizione olimpica che andò a Mosca. Giochi passati alla storia grazie al boicottaggio degli Stati Uniti che non vi presero parte.&lt;br /&gt;
“…Modesta Olimpiade, giungemmo solo ottavi. La serie nera del nostro Settebello si chiuderà nel 1988 a Seoul.&lt;br /&gt;
Infatti, come nelle due edizioni precedenti non superammo neppure il girone eliminatorio..”&lt;br /&gt;
Anni novanta nuovo valzer sulla panchina azzurra: lascia Dennerlein, arriva Rudic.&lt;br /&gt;
Scelta vincente della Federnuoto, ma non deve essere assolutamente sottovalutata la svolta che Fritz Dennelein ha dato alla pallanuoto mondiale. Fritz non ha inventato soltanto la zona, gli schemi, ma ha pure e, soprattutto, valorizzato la fantasia di talenti naturali tra cui quello di Mario Fiorillo, che il suo successore Rudic sfrutterà fino in fondo. L’unica sfortuna di Dennerlein fu quella di trovarsi di fronte a squadre stellari come la Jugoslavia e l’Unione Sovietica Russia che di lì a poco si disintegreranno, facilitando la cavalcata azzurra in tutte le manifestazioni, Giochi, Europei, Mondiali.&lt;br /&gt;
Premessa necessaria per presentare i Giochi del 1992, storico anno per l’Italia. Dodici le squadre al nastro di partenza a Barcellona, divise in due gironi. &lt;br /&gt;
Esordio tranquillo con l’Ungheria, quindi una vittoria senza patemi con l’Olanda, poi ancora una vittoria, questa volta sofferta, con Cuba, il pareggio con la Spagna e la vittoria sulla Grecia.&lt;br /&gt;
Italia imbattuta in semifinale.&lt;br /&gt;
Qui si toccò la CSI, ossia quello che restava della Russia divisa.&lt;br /&gt;
…”Fu battaglia, vincemmo 9-8, '''ma dimostrammo di essere squdra di carattere e di sapere superare  i momenti difficili. Per tre volte andammo sotto di due reti, per tre volte recuperammo. Nel quarto tempo andammo ancora sotto: ci volle una prodezza di Campagna, che prima pareggiò, poi trasformò il rigore concesso a due minuti dal termine. Vincemmo 9-8 grazie alla caparbietà di Mario Fiorillo, capitano della squadra, all’audacia di Sandro Campagna'''. Eravamo in finale. Settebello, mai appellativo tanto apropriato a quella squadra che conquistò il terzo olimpico. La squdra era così formata: Francesco Attolico, Gianni Averaimo, Alessandro Bovo, Paolo Calderella, Alessandro Campagna, Marco d’Altrui, Massimiliano Ferretti, Mario Fiorillo, Ferdinando Gandolfi, Amedeo Pomilio, Francesco Porzio, Giuseppe Porzio e Carlo Silipo.” &lt;br /&gt;
L’era Rudic proseguì tra medaglie e rivoluzioni.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
	</entry>
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		<title>Vianini Cecilia</title>
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		<updated>2016-05-23T10:35:26Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente7: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;                                                   '''VIANINI CECILIA'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Cecilia Vianini''', nata a Verona il 19 novembre 1976, 1 metro e 76 centimetri di altezza per 63 chilogrammi di peso, è una ex-campionessa del nuoto azzurro.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
La sua specialità riguardava le distanze brevi dello stile libero. &lt;br /&gt;
Ha avuto successo nelle gare individuali in Italia, vincendo 19 titoli Nazionali, ma ne ha avuto di più con le staffette, sia ai Campionati Nazionali che nelle gare con la squadra Italiana, con la quale ha nuotato in finale in tutte le più grandi manifestazioni.&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
Cecilia, in una intervista per “Famiglia Cristiana”, racconta come si è appassionata al nuoto: “Da piccola prendevo lezioni di danza, mentre mio fratello andava a nuoto. Stanca di accompagnarci di qua e di là, mia mamma ha provato a convincerci a praticare lo stesso sport e, siccome mio fratello non era intenzionato a darsi alla danza, ho cominciato a nuotare. Da allora non ho più smesso. Avevo otto anni: all’inizio era un gioco, poi i risultati mi hanno persuasa a continuare.”                                                                                                                                                                                                    Non è stata una vocazione precoce... “Infatti, anche se nel nuoto, a differenza di altri sport, non è necessario cominciare da piccolissimi per ottenere risultati competitivi.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ha esordito in Nazionale ancora tredicenne nella Coppa Latina del 1990 e l'anno dopo è stata convocata ai Campionati Europei di Atene, dove ha partecipato alle finali della 4 × 100 e 4 × 200 m stile libero arrivando sesta e quarta. A dicembre dello stesso anno ha vinto la sua prima medaglia europea ai Campionati Sprint di Gelsenkirchen: argento con la 4 × 50 m stile libero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel giugno 1993 ai Giochi del Mediterraneo ha vinto due argenti, seconda nei 100 m e con la 4 × 100 m stile. Quell'anno ha vinto anche i suoi primi titoli italiani e ha partecipato anche agli Europei di Sheffield e a dicembre ai primi Mondiali in vasca da 25 metri, arrivando semifinalista nei 50 m. &lt;br /&gt;
Ai Mondiali di Roma del 1994 arrivò in finale con la 4 × 200 m.&lt;br /&gt;
Ha vinto quattro titoli italiani nel 1995 ed è stata convocata alle Universiadi di Fukuoka in cui è arrivata seconda con la 4 × 100 m stile dietro agli Stati Uniti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Campionessa dei 100 e 200 m agli assoluti del 1996, ha ottenuto la qualificazione per i Giochi Olimpici di Atlanta: eliminata in batteria nei 100 m, nell'unica staffetta portata dalla Nazionale, quella mista, è entrata in finale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Confermatasi campionessa italiana dei 100 e 200 m nel 1997, ha vinto un triplo impegno in Nazionale; a giugno ai Giochi del Mediterraneo di Bari ha vinto l'argento nella 4 × 100 m stile; ad agosto, prima agli Europei di Siviglia, finalista in tutte le staffette, e subito dopo alle Universiadi di Messina ha conquistato un argento e un bronzo con le staffette a stile libero. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il 1998 è stato un anno meno fortunato; a gennaio ai mondiali di Perth è stata eliminata in batteria con la staffetta 4 × 100 m stile. Sempre con la 4 × 100 m stile ha partecipato a due finali agli europei in vasca da 50 m e da 25 m. &lt;br /&gt;
Nel 1999, invece, alle Universiadi sono arrivate le medaglie: ancora argento nelle due staffette a stile libero.&lt;br /&gt;
Nel 2000 è tornata a vincere ai Campionati Italiani dopo tre anni, ed ha continuato ad avere successo in estate ai Campionati Europei, poiché le due staffette a stile libero si erano piazzate entrambe seconde. Le staffette sono state portate ai giochi Olimpici di Sydney di settembre, ottenendo la doppia qualificazione per le finali: ottava con la 4 × 100 m e settima con la 4 × 200 m.&lt;br /&gt;
Il periodo di grande forma è proseguito per tutto il 2001, anno in cui ha ottenuto il record assoluto italiano nei 100 stile libero,(cinquantacinque secondi e sette centesimi) e allora secondo tempo a livello mondiale e anno in cui ai Campionati Italiani ha vinto in tutto undici titoli.   &lt;br /&gt;
Con la Nazionale ai Mondiali di luglio di Fukuoka è stata semifinalista nei 100 m individuali e ancora finalista con le staffette a stile libero, ottava in quella corta e sesta con la stessa formazione in quella lunga. A settembre, a Tunisi la sua partecipazione ai Giochi del Mediterraneo le ha fatto fruttare quattro medaglie: bronzo nei 50 e nei 200 m stile libero, argento con la staffetta 4 × 100 m mista e bronzo con quelle a stile libero.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Alla domanda “Ti piace la vita dell’atleta” riportata nell’intervista di “Famiglia Cristiana”, Cecilia risponde: “Credo di avere avuto l’opportunità di fare esperienze riservate a pochi, mi sento una privilegiata. Ho viaggiato, ho provato l’emozione di vincere e stabilire un record personale, ho sentito l’adrenalina che precede una gara. Ho sempre apprezzato la possibilità di condividere un progetto con altre compagne. E, perché non dirlo, un po’ di patriottismo non guasta”.&lt;br /&gt;
Poi continua, sempre nella stessa intervista, raccontando come è dura la vita del nuotatore professionista. “È massacrante”, dice, “Sono sincera: se non avessi ottenuto risultati che mi davano soddisfazione e nuovi stimoli, avrei smesso da un pezzo. Non so se sia lo sport più faticoso, ma so che richiede una grande fatica, anche mentale. Bisogna metterci volontà, determinazione, costanza, concentrazione. Può sembrare strano a dirsi, ma il nuoto è una disciplina che lascia tempo per pensare e chiede di pensare.”&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
L'anno dopo sono stati nove in tutto i titoli vinti: da notare che dagli invernali del 2000 a fine carriera nel 2004 ha vinto tutti e venti i titoli di staffetta a stile libero disputati ai Campionati Italiani in quel periodo. &lt;br /&gt;
Ai Campionati Europei di Berlino del 2002 ha avuto un altro esito: nei 200 m è stata la prima delle escluse alla finale ed entrambe le staffette a stile libero sono state squalificate in finale.&lt;br /&gt;
Ai Campionati Mondiali del 2003 a Barcellona era ancora finalista nella 4 × 100 m stile.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Si è laureata con Lode in Lettere nell’ottobre 2003, con una tesi su Ruggero Vasari, Futurista degli Anni 20-30.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
A la “Gazzetta dello Sport” ha dichiarato: “Il nuoto mi ha fatto crescere, mi ha dato uno stile e una consapevolezza nuovi, mi ha fatto pensare diversamente, mi ha aperto gli occhi. Per me è una filosofia di vita&amp;quot;. Poi continua dicendo: &amp;quot;Il mio sogno sarebbe insegnare. Per ora vivo alla giornata, penso a disputare la mia terza Olimpiade, e a settembre tirerò le somme. Prima, agli Europei di marzo, mi renderò conto di come sto rispetto alle avversarie.&amp;quot; &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ha partecipato ai suoi ultimi Europei a Madrid nella primavera del 2004 per poi essere convocata ai Giochi Olimpici di Atene, dove ha concluso la sua carriera, a 27 anni, senza però riuscire a nuotare in finale olimpica.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''BIBLIOGRAFIA''' &lt;br /&gt;
Siti internet:&lt;br /&gt;
•	http://it.wikipedia.org/wiki/Cecilia_Vianini&lt;br /&gt;
•	http://sanpaolo.org/fc03/0328fc/0328fc64.htm&lt;br /&gt;
•	http://archiviostorico.gazzetta.it/2004/gennaio/24/Cecilia_vianini_adesso_che_sono_sw_0_040124680.shtml&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
	</entry>
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		<title>Romboni Doriano</title>
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		<updated>2016-05-23T10:30:41Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente7: Creata pagina con &amp;quot;                                               '''ROMBONI DORIANO'''&amp;lt;br /&amp;gt; '''NATO''' a Lerici l'8 dicembre 1968 '''MORTO''' a Latina 30 novembre 2013   '''INTRODUZIONE''' Dor...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;                                               '''ROMBONI DORIANO'''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
'''NATO''' a Lerici l'8 dicembre 1968&lt;br /&gt;
'''MORTO''' a Latina 30 novembre 2013&lt;br /&gt;
 &lt;br /&gt;
'''INTRODUZIONE'''&lt;br /&gt;
Doriano Romboni è un’icona del motociclismo negli anni’90. La sua carriera è stata segnata da una continua sfortuna che l’ha accompagnato fino al suo ultimo giorno, morendo sulla pista di Latina, il Sagittario. &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Il pilota debutta in sella alla sua Honda (classe 125 cc) nel motomondiale del 1989, in Gran Bretagna, ottenendo come migliore risultato il settimo posto e terminando la stagione al ventesimo posto con venti punti. ¬¬¬L’anno seguente gareggia nella stessa classe nel team MOTO CLUB CROSTOLO, ottenendo le sue prime vittorie in Grecia e Olanda, due secondi posti in Francia e Gran Bretagna e due terzi posti in Svezia e Australia, conquistando tre pole position e terminando la stagione al quarto posto con 130 punti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1991 passa alla categoria superiore (250cc), alla guida dell’Honda del team HB HONDA RACING ITALY, ottenendo un sesto posto nel GP di San Marino; termina la stagione al quindicesimo posto e nel 1992, a seguito dell’esperienza precedente, conquista il terzo posto in Gran Bretagna e il decimo posto finale con quarantatré punti. Nella stessa classe, nel 1993, ottiene due vittorie in Austria e Germania, un secondo posto negli Stati Uniti, un terzo posto in Giappone e due pole position, concludendo il mondiale con 192 punti.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 1994 disputa il suo miglior campionato, ottenendo una vittoria negli Stati Uniti, tre secondi posti in Australia, Spagna e Francia, quattro terzi posti in Austria, Germania, Gran Bretagna ed Europa, e due pole position che lo portano alla fine della stagione in quarta posizione, accumulando 120 punti.&lt;br /&gt;
Nel 1995 il pilota passa al team  AGOSTINI, ottenendo una vittoria in Brasile e un terzo posto in Argentina, concludendo la stagione al nono posto con 75 punti. &lt;br /&gt;
Nel 1996 approda nella classe Regina (500cc), in sella all’Aprilia RSW-2 del team IP APRILIA RACING, riuscendo a guadagnare un settimo posto in Giappone, classificandosi al diciannovesimo posto con ventitré punti. Nel 1997 ottiene un terzo posto in Olanda e termina la stagione al decimo posto, totalizzando 88 punti.&lt;br /&gt;
Il 1998 fu l’ultimo anno nella moto GP. Alla guida della Muz Weber, Romboni disputa una sola gara a causa di un infortunio e totalizza solo quattro punti.&lt;br /&gt;
Nel 1999 Romboni passa al campionato mondiale Super Bike, dove subisce un altro grave infortunio alla gamba. Da quell’anno fino al 2004, gareggia in dodici prove senza aggiudicarsi mai il podio. Nel 2003, dopo uno stop di tre anni, torna alle corse sia con il team GS RACING che lo schiera nel Campionato italiano Super Bike, sia gareggiando nel mondiale. A termine della stagione 2004 si ritira dall’attività agonistica. Nel 2012 ha iniziato l’avventura di direttore sportivo nel team PUCCETTI RASING KAWASAKI.&lt;br /&gt;
Il 30 novembre 2013 muore in seguito ad uno spaventoso incidente, durante la seconda edizione del SIC MOTO DAY, tenutosi nel circuito il Sagittario di Latina.&lt;br /&gt;
Doriano Romboni arrivò alle corse con un pizzico di fortuna. Venne, infatti, notato mentre scorrazzava sulla strada che da La Spezia porta a Ceparana, da Roberto Camolei collaboratore del team di GALLINA. Proprio Camolei aiuto Romboni a percorrere i primi passi in pista nella Sport Production e poi a esordire nel Mondiale 125.&lt;br /&gt;
La prima vittoria la ottenne nel 1990 in Germania e in seguito in Olanda, sulla pista di Assen che sarebbe stata cruciale nella sua carriera. Nel 1993 però, dopo due vittorie di seguito superando Biagi e Capirossi, qualcosa è andato storto. Quando era sul punto di raggiungere il grande risultato, un brutto incidente in pista, ad Assen, gli causò la frattura di tibia e perone che spense il sogno che stava prendendo forma.&lt;br /&gt;
A causa di quell’incidente Doriano fu costretto a saltare tre gare e, al suo a ritorno, la continua infiammazione dei nervi dovuta all’intervento chirurgico, non gli permise di raggiungere il podio. Poteva essere alla pari o addirittura superiore di Capirossi e Biagi, ma la fortuna non gli venne mai incontro.&lt;br /&gt;
Lasciato il mondiale GP, Romboni cercò fortuna nella Superbike, ma non ci riuscì. Nel 1999, infatti, durante una gara si fratturò di nuovo la gamba destra. Tornato sulle piste, dopo il recupero, Donario continuò a gareggiare nelle Superbike, ma la sua carriera dopo due incidenti subiti era ormai finita. Nel 2012, tornò alle moto non come pilota, ma come tecnico federale a servizio dei nuovi talenti, arrivando a risultati importanti, quale la carica a posto di manager al Mondiale Moto 3 (2013) che non riuscì a ricoprire a causa dell’incidente mortale, avvenuto il 30 Novembre al Sagittario di Latina. Proprio in quel giorno si trovava in pista non per gareggiare, ma per prendere parte a una manifestazione di beneficenza, il SIC SUPER MOTO DAY, a ricordo del giovane pilota morto in pista, per un incidente simile a quello poi accaduto a Romboni, rimasto investito da una moto.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''BIBLIOGRAFIA'''&lt;br /&gt;
L’ultimo rombo in Moto sprint, anno 2013, fascicolo 1847.&lt;br /&gt;
Pensa se non ci avessi provato: l’autobiografia di Valentino Rossi, Mondadori, 2005.&lt;br /&gt;
Oltre: OL3. Nelle pieghe della mia vita di Max Biagi, Rizzoli, 2013.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''SITOGRAFIA'''&lt;br /&gt;
Wikipedia.&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Alessandro_Zanardi&amp;diff=299</id>
		<title>Alessandro Zanardi</title>
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		<updated>2016-05-23T10:24:42Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente7: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;                                                 '''ALESSANDRO ZANARDI'''&lt;br /&gt;
'''NATO''': Bologna, 23 ottobre 1966.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
'''SPORT''': Alessandro Zanardi è un pilota automobilistico, ciclista su strada e conduttore televisivo italiano. Nell'automobilismo si è laureato campione KART nel 1997 e 1998 e campione italiano superturismo nel 2005. Nel paraciclismo ha conquistato due medaglie d'oro ai giochi paralimpici di Londra 2012 e tre titoli ai campionati mondiali di Baie-Comeau 2013.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''CARRIERA''':&lt;br /&gt;
l'esordio &lt;br /&gt;
nei kart: Alessandro Zanardi sviluppò fin da bambino la passione per i motori. La famiglia, però, inizialmente si oppose a causa della morte della sorella maggiore in un incidente stradale, ma lui a quattordici anni costruì il suo primo kart, potendo contare su un mezzo scarsamente competitivo e sull'assistenza del padre, anch'esso ottimo pilota dilettante e grande intenditore. Il suo debutto avvenne a Vado in una gara sponsorizzata dalla Pubblica assistenza. Nel 1982 si iscrisse al campionato nazionale, categoria 100cc, e a fine anno concluse terzo in classifica generale. Negli anni seguenti prese parte a diversi eventi sia a livello nazionale che internazionale migliorando il suo stile di guida. Nel 1985 riuscì a conquistare il titolo italiano e ad imporsi al Gran Premio di Hong Kong, risultato che ripeté nel 1988. Si affermò inoltre come campione europeo nella categoria 135cc. Proprio in quell'anno fu protagonista di un episodio singolare: in una gara a Göteborg protagonista di un lungo duello con Massimiliano Orsini ,all'ultimo giro, il suo kart venne seriamente danneggiato da quest'ultimo; Zanardi, nel tentativo di portare comunque al termine la gara, decise di spingere il kart fino al traguardo. Grazie a questa passione ottenne nel tempo ottimi risultati come i tre Campionati italiani ed il titolo Europeo di kart: i risultati lo fanno entrare di diritto in Formula 3 dove, come miglior risultato, ottiene un secondo posto nel Campionato Europeo.&lt;br /&gt;
Le formule minori: Nel 1988 esordì nella F3 italiana, con una Dallara-Alfa Romeo del team di Coperchini. Durante questa stagione ebbe, però alcune difficoltà ad adattarsi al nuovo tipo di vetture e non andò oltre un quinto posto. L'anno seguente con una Ralt- Toyota ottenne le prime soddisfazioni, come: la pole position nella gara inaugurale di Vallelunga, conclusa poi al secondo posto, a causa della fragilità del motore nipponico e del passaggio da parte della scuderia ad una benzina senza piombo; Per la prima vittoria dovette però attendere il 1990. Con il passaggio al team RC Motorsport riuscì ad imporsi in due appuntamenti e sfiorò il titolo italiano, arrivando secondo. Partì inoltre in pole position al Gran Premio di Monaco di Formula 3 e vinse la Coppa Europa in prova unica a Le Mans. Nel 1991 decise di passare in Formula 3000, guidando per il team “il Barone Rampante” al volante di una Reynard. Vinse la gara d'esordio a Vallelunga, ripetendosi un paio di mesi dopo al Mugello. Nonostante le otto partenze in prima fila su dieci gare, non riuscì a conquistare il titolo, ma venne comunque premiato da Autosprint alla cerimonia dei “caschi d'oro” come miglior pilota italiano dell'anno ed ebbe modo di testare per la prima volta una vettura di formula 1.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
 ''Debutto in Formula 1'': Nel 1991, Eddie Jordan lo schiera nel suo team di Formula 1 per le ultime tre gare stagionali. Pur confermandosi grande combattente non ottenne però in quel periodo risultati di rilievo. Nonostante ciò, l'anno successivo 1992, venne comunque riconfermato dallo stesso Eddie Jordan per una seconda stagione, ma il team irlandese si trovava in una situazione finanziaria precaria e necessitava di ingenti sponsor di cui il pilota italiano non disponeva. Fu quindi costretto a cercare un'altra scuderia e firmò un contratto con Ken Tyrrel per correre la prima gara stagionale con la sua squadra. A metà stagione, poi, Giancarlo Minardi gli diede l'occasione di disputare tre corse. L'anno seguente venne ingaggiato dalla Lotus.  Al Gran Premio del Brasile ottenne il primo punto mondiale piazzandosi in sesta posizione, in questa gara Zanardi era rimasto vittima di un infortunio durante la corsa, guidando per gli ultimi venti giri con una mano sola. A Imola si rese protagonista di una lunga rimonta fino al quinto posto, in Spagna ottenne la sesta posizione e infine un settimo posto a Monaco. Nello stesso anno, 1993, fece un terribile incidente durante il Gran Premio del Belgio. Un guasto alle sospensioni, fece si che il pilota si schiantasse a oltre 240km orari contro le barriere del Raidillon, facendogli concludere così, in anticipo la stagione. Un anno dopo però ritornò a correre nel Gran Premio di Spagna, ma alla fine di quell'anno la Lotus fallì, e Zanardi si ritirò una prima volta dalla Formula 1, pur non smettendo di correre.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
''Ritorno nella KART'': Nel 1995 nonostante i tanti contatti con squadre di Formula 1, nulla va a buon fine e viene avvicinato da procuratori che lo propongono come manager della Formula kart americana. Chip Ganassi, leggenda della serie americana, era alla ricerca di un secondo pilota per la stagione 1996 di Champ Car così decise di convincere Zanardi portandolo nuovamente negli Stati Uniti per una sezione di test. Zanardi  firmò quindi il contratto e si ambientò in fretta ottenendo la pole position alla seconda gara e tre vittorie nella seconda parte della stagione che gli assicurarono il terzo posto nel campionato vinse poi le due stagioni successive: 1997 e 1998.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
''Ritorno alla Formula 1'': Nel 1998 Zanardi prese contatti con Frank Williams per partecipare al Campionato mondiale di Formula 1 nel 1999, dopo che il suo nome era stato avvicinato anche alla Ferrari, ma come nella precedente esperienza continuò a non ottenere grandi risultati. Ormai demoralizzato, non ottenne più alcun risultato di rilievo terminando la stagione a zero punti, così pilota e squadra annullarono il contratto e l'italiano si ritrovò senza un volante per l'anno seguente.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
''Ritorno alla Champ Car'': Uscito demotivato dall'esperienza in Formula 1, Zanardi si allontanò momentaneamente dal mondo dell'automobilismo, ma nel luglio 2000 tornò negli stati Uniti per sostenere dei test con il team di Moo Nunn suo ingegnere all'epoca dei titoli conquistati in Champ Car e ora proprietario di una scuderia che lo ingaggiò per la stagione 2001. Fin dall'inizio del campionato, però, si evidenziarono diversi problemi, tra cui le difficoltà di Zanardi a trovare un buon assetto per le qualifiche e l'inesperienza del team.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
''Il grave incidente'': Il 5 settembre 2001 a Lausitz, in Germania, stava disputando una delle sue migliori gare di sempre: dopo una partenza in fondo alla pit lane era riuscito a recuperare una posizione dopo l’altra e a piazzarsi in testa alla gara. Dopo un pit stop, probabilmente troppo posticipato, stava rientrando in pista cercando di non perdere posizioni ma a causa di un colpo di acceleratore si ritrovò di traverso in mezzo alla pista. Un primo pilota riuscì ad evitarlo per poco, ma un altro pilota, subito dietro, riuscì a vedere l’auto di Zanardi soltanto all’ultimo minuto, la colpì di fianco e tagliò via il muso dell’automobile. Immediatamente raggiunto dai soccorsi, Zanardi apparve in condizioni disperate, l'impatto gli aveva amputato entrambi gli arti inferiori. Dopo un primo soccorso in pista, in ospedale i medici lo operarono per tre ore nel tentativo di chiudere le ferite, e alla fine riuscirono a salvargli la vita. Il pilota rimase incosciente per oltre una settimana. Dopo sei settimane di ricovero e una quindicina di operazioni subite, Zanardi poté lasciare l'ospedale per cominciare il processo di riabilitazione.&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
''Il recupero e il ritorno alle corse'': Appena dopo l'incidente Zanardi decise che le protesi in commercio non lo soddisfacevano e disegnò da solo un paio di nuove gambe artificiali, con l'obbiettivo di tornare a gareggiare. Ci riuscì nel 2002 quando tornò nel circuito tedesco nel quale due anni prima era stato vittima del terribile incidente, per ripercorrere simbolicamente i restanti 13 giri della gara del 2001 a bordo di una vettura appositamente modificata. I tempi registrati sul giro furono velocissimi e gli avrebbero permesso di partire dalla quinta posizione se il pilota fosse stato iscritto al campionato. La prova lo convinse a tornare a correre diventando pilota della BMW, utilizzando un’auto modificata apposta per poter essere guidata senza gambe. Corse vari campionati, ottenendo diverse vittorie: Nell'ottobre 2005 vinse la prima manche del Campionato Europeo Superturismo a Vallelunga, nel 2006 partecipa ancora con la BMW al Campionato Italiano Superturismo e al WTCC, nel quale conquista la seconda vittoria. Nel 2009 si impone in gara-1 a Brno e infine annuncia il suo ritiro.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
''Sport paralimpico'': Dopo l'incidente Zanardi ha iniziato a partecipare a varie manifestazioni per atleti disabili, e dopo il ritiro dalle corse automobilistiche ha intrapreso una nuova carriera sportiva nel paraciclismo dove corre con la handbike nella categoria H4. Ha preso parte alla sua prima gara partecipando alla maratona di New York nel 2007, in cui ha colto un sorprendente 4º posto. Il 19 giugno 2010, ai campionati italiani di ciclismo su strada di Treviso, ha conquistato la maglia tricolore. A campionati mondiali del 2011 a Roskilde, in Danimarca, ha vinto la medaglia d'argento nella prova a cronometro, ed ha ottenuto un 5º posto nella prova in linea. Il 6 novembre 2011 ha vinto la maratona newyorkese, stabilendo nell'occasione anche il nuovo record della categoria handbike. Il 18 marzo 2012 ha vinto la maratona di Roma, timbrando pure stavolta il record del percorso. Nell'estate 2012 si presenta al via dei XIV Giochi paralimpici estivi di Londra, con ambizioni di medaglia sia a cronometro che su strada. Il 5 settembre conquista l'oro nella gara contro il tempo svoltasi sul circuito di Brands Hatch. Nella stessa pista, il 7 settembre ottiene il suo secondo titolo paralimpico, stavolta nella prova su strada. Il giorno dopo riesce ad ottenere la sua terza medaglia, questa volta d'argento, nella staffetta a squadre mista H1-4. Al termine della Paralimpiade, viene scelto come portabandiera azzurro per la cerimonia di chiusura dei Giochi. Il 4 ottobre seguente, in virtù dei risultati conseguiti a Londra, viene eletto &amp;quot;Atleta del mese&amp;quot; da un sondaggio online del comitato Paralimpico Internazionale. L'anno successivo, Zanardi si conferma ai massimi livelli della sua categoria. In Canada, nello spazio di pochi giorni, dapprima vince la Coppa del Mondo, e ai successivi campionati mondiali di Baie-Comeau inanella tre medaglie d'oro, confermandosi dopo la Paralimpiade nelle prove a cronometro e su strada, e trionfando stavolta anche nella staffetta mista.&lt;br /&gt;
Televisione: Nel 2010 la sua carriera si arricchisce di una nuova esperienza, quella di conduttore televisivo.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Siti utilizzati''':&lt;br /&gt;
	http://it.wikipedia.org/wiki/Alex_Zanardi&lt;br /&gt;
	http://biografieonline.it/biografia.htm?BioID=1083&amp;amp;biografia=Alex+Zanardi &lt;br /&gt;
	http://www.ilpost.it/2012/09/08/la-storia-di-alex-zanardi/&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Ullrich_Jan&amp;diff=268</id>
		<title>Ullrich Jan</title>
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		<updated>2016-05-23T10:11:34Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente7: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;                                          '''ULLRICH JAN'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&amp;quot;O tutto o niente&amp;quot;&lt;br /&gt;
'''Jan Ullrich'''  è nato a Rostock il 2 dicembre 1973,è un ex ciclista tedesco, soprannominato Kaiser Jan.&lt;br /&gt;
•	1  Campionato nazionale tedesco su strada a cronometro: 1995 &lt;br /&gt;
•	2  Campionati nazionali tedeschi su strada in linea: 1997, 2001 &lt;br /&gt;
•	1  Tour de France: 1997 &lt;br /&gt;
•	1 Classica di Amburgo: 1997 &lt;br /&gt;
•	1  Vuelta a Espana: 1999 &lt;br /&gt;
•	2  Campionati del mondo su strada a cronometro: 1999, 2001 &lt;br /&gt;
•	1  Sydney 2000, in linea &lt;br /&gt;
•	1 Coppa Agostoni: 2000 &lt;br /&gt;
•	1 Giro dell'Emilia: 2001 &lt;br /&gt;
•	2 Giri di Svizzera: 2004, 2006 &lt;br /&gt;
•	1 Coppa Sabatini: 2004 &lt;br /&gt;
•	7 tappe al Tour de France &lt;br /&gt;
•	18 giorni in maglia gialla &lt;br /&gt;
•	1 tappa al Giro d'Italia &lt;br /&gt;
•	2 tappe alla Vuelta a Espana &lt;br /&gt;
•	10 giorni in maglia Amarillo &lt;br /&gt;
Nello sport professionistico tanti darebbero l'anima per diventare campioni. Poche volte capita di vederne uno che pur essendolo non si danna per sottolinearlo. Uno è Jan Ullrich. Per chi avesse poca dimestichezza con le due ruote è bene sottolineare che si tratta di uno di quei ciclisti a cui natura ha donato capacità che solo pochi altri hanno avuto. Anche ai non addetti ai lavori, i nomi di Bartali, Merckx, e forse di Hinault e Indurain dicono qualcosa. Sono quelli di atleti che fino a quando sono rimasti in bicicletta hanno vinto moltissimo e su ogni percorso. Per chiarire di che tipo di ciclisti si tratta è bene fare una premessa. Nel pugilato, come noto, si combatte per categorie di peso, senza possibilità di incroci: il peso leggero contro il peso leggero; il peso massimo contro il peso massimo; etc. Non è ammesso che il peso leggero combatta contro il peso massimo. Nella boxe ogni categoria ha proprie specificità. Il peso leggero sarà più rapido del peso massimo nei movimenti ma meno devastante nei colpi. Anche nel ciclismo ci sono varie categorie: tre macro categorie: scalatori, velocisti, passisti. Anche in questo caso ognuna ha proprie particolarità e, in un gioco di pesi e contrappesi, a un punto forte corrisponde una debolezza. Lo scalatore, quello &amp;quot;puro&amp;quot; - con peso intorno ai 60kg - lo si vede nelle salite, soprattutto quelle con pendenze elevate, oltre il 7%. Tende a stare in piedi sui pedali, con un rapporto abbastanza duro. Se non ci sono montagne non c'è motivo che ci sia lo scalatore. Nei percorsi in pianura sta nella &amp;quot;pancia del gruppo&amp;quot;, cioè all'interno del gruppo compatto dei ciclisti, per viaggiare a velocità molto più elevate di quelle che egli - da solo - riuscirebbe a raggiungere. Nei percorsi in pianura, con arrivo in pianura, è il velocista a stare all'erta. Deve avere una potenza muscolare notevole, da sprigionare negli ultimi trecento metri quando spinge il massimo rapporto alla massima potenza. Il passista è un treno che, nella migliore delle ipotesi, deve sapere andare sempre alla stessa velocità. Se lo riesce a fare, in salita, in tutti i tratti, a tutte le pendenze, farà la felicità di qualunque direttore sportivo, e del capitano, magari impegnato a conquistare o difendere il primo posto in una grande corsa a tappe.&amp;lt;br  /&amp;gt;&lt;br /&gt;
È possibile che un ciclista sia tutte e tre cose insieme (scalatore, passista, velocista)? Per logica la risposta è &amp;quot;no&amp;quot;. Un &amp;quot;no&amp;quot; da sottolineare cinque volte. Un ciclista, insieme scalatore, passista e velocista sta a un pugile che sia allo stesso tempo peso leggero, peso medio e peso massimo. Per logica. Ma oggi lo sport non è solo logica e poiché nessuno ormai si meraviglia che, attraverso opportuni trattamenti genetici, un pomodoro possa avere il sapore di arancia, c'è da credere, con buona approssimazione, che non passerà molto tempo dacché un ciclista contemporaneamente scalatore, passista e velocista non impressionerà più di tanto gli addetti ai lavori e gli spettatori. In fondo già avviene...&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Se non è realistico essere insieme scalatore, velocista e passista è invece possibile integrare alla specializzazione primaria una delle altre due. Ad esempio, il velocista, per natura sofferente in salita, attraverso un maggiore allenamento su quel terreno può ottenere un miglioramento. Così, ad esempio, se prima, in una tappa in montagna arrivava con quaranta minuti di ritardo dai primi, dopo il potenziamento in salita può arrivare con venti minuti di ritardo. Per altro verso, il velocista che si allena di più in salita perde una parte di quella potenza muscolare originaria e, di riflesso, negli arrivi in volata non sarà più così forte come prima. Ne è un esempio Eric Zabel. In origine velocista &amp;quot;puro&amp;quot;, nel corso degli anni è migliorato in salita, a costo di perdere parte delle sue caratteristiche iniziali. Si è trasformato in un altro tipo di velocista, non più &amp;quot;puro&amp;quot; ma in grado di resistere nelle salite, molto meglio di tanti suoi colleghi, e in grado di continuare a dire la sua nelle corse con arrivo in leggera salita. Pesi e contrappesi si diceva prima. Si guadagna in qualcosa e si perde in qualcos'altro. Per le grandi corse a tappe (Giro d'Italia, Tour de France, Vuelta di Spagna), a parte qualche eccezione, sono i passisti a primeggiare. Passisti però di categoria superiore, in grado di tenere in salita e di andare in fuga, dopo avere fatto cedere gli avversari con un ritmo alto, e - condizione sempre più ineludibile - di essere anche bravi nelle prove a cronometro.&lt;br /&gt;
Nella storia del ciclismo quei quattro di prima - Bartali, Merckx, Hinault, Indurain - sono stati esempio di questo di tipo di ciclista. Indurain, i suoi Tour li ha vinti infliggendo distacchi di minuti agli avversari nelle tappe a cronometro e non mollando mai, o quasi, nelle salite, dove era molto difficile staccarlo. A questo quartetto di passisti-cronoman si può aggiungere Jan Ullrich. Campione del mondo dilettanti nel '93; 2o al Tour del France del '96; 1o a quello del '97; 2o a quello del '98; 1o alla Vuelta '99; Campione del mondo, a cronometro, ai mondiali del '99; 2o al Tour del 2000; Medaglia d'oro alle Olimpiadi di Sidney nella prova su strada e Medaglia d'argento nella prova a cronometro; 2o al Tour del 2001; 2o al Tour del 2003; 1o al Giro di Svizzera del 2004. Oltre cinquanta corse vinte. Eppure resta il rammarico che il numero di questi successi, in condizioni differenti, si sarebbe potuto moltiplicare. .&lt;br /&gt;
Ullrich è certamente l’antitedesco. Per nulla metodico negli allenamenti, per nulla lucido e razionale in corsa, ma dotato di mezzi fisici eccezionali. Uno che arrivò secondo al suo primo Tour de France, alle spalle di un suo compagno di squadra, quel Bjarne Rijs che, passato a direttore sportivo, è oggi tra i principali artefici dell’exploit di Ivan Basso. A detta di molti, quel Tour Ullrich l’avrebbe vinto con una gamba sola, ma dovette correre col freno tirato per ordini di scuderia. Aspettò, e l’anno dopo, a ventitre anni, vinse a mani basse. &lt;br /&gt;
Era il 1997 e Jan Ullrich sembrava un predestinato, uno di quelli che arrivano e segnano un’epoca: i giornali lo chiamarono subito il kaiser. Sulla sua strada però arrivarono prima Pantani e poi Armstrong, due che quando correvano in bicicletta non erano di questo pianeta; la fulgida carriera che gli si prospettava davanti diventò una sfilza micidiale di secondi posti; la superiorità di Lance Armstrong, la sua feroce determinazione, la sua meticolosità nel preparare le corse accentuarono i difetti del tedesco. Da qui i rimpianti per ciò che sarebbe potuto essere e non è stato Jan “Kaiser” Ullrich ,un potenziale fuoriclasse rimasto campione.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
I suoi piu’ grandi successi rimangono senza dubbio il Tour 1997,l’oro a Sidney 2000 nella prova in linea,i 2 mondiali a cronometro 1999 e 2001..ma sicuramente avrebbe potuto collezionare molti piu’ successi se avesse messo maggiore impegno nell’allenamento e controllato gli eccessi.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Il Ritiro''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel 2006 ritorna al Giro d'Italia dove ottiene una vittoria di tappa a cronometro, poi vince nuovamente il Giro di Svizzera. Al Tour de France, visto il ritiro dalle corse di Armstrong, avrebbe finalmente l'occasione di bissare il successo del 1997, ma alla vigilia della corsa francese viene implicato nella cosiddetta Operación Puerto, che lo vede coinvolto per uso di doping. Viene escluso dall'organizzazione del Tour, quindi sospeso dalla sua squadra e in seguito licenziato.&lt;br /&gt;
Per tutto il periodo dell'inchiesta Ullrich, a differenza di altri corridori coinvolti, si dichiara sempre estraneo alla vicenda, fino al 26 febbraio 2007 in cui annuncia il suo ritiro dall'attività agonistica. Successivamente le analisi sanguigne confermeranno il suo coinvolgimento&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Le sue dichiarazioni dopo il ritiro'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Ullrich ha interrotto un silenzio durato otto mesi con una conferenza stampa convocata in un grande albergo di Amburgo. Centocinquanta tra giornalisti e fotografi in sala, riflettori, telecamere. Con la mamma Marianne, la moglie Sarah, i fratelli Stefan e Thomas, i due allenatori che l' avevano scoperto e lanciato, Peter Sager e Peter Becker, il manager Wolfgang Strohband. Ma l' amico e mentore degli anni da professionista, Rudy Pevenage, non è venuto. Più che una conferenza stampa, è stato un monologo, durato, senza interruzioni, 43 minuti. Nessuna domanda concessa ai giornalisti.&lt;br /&gt;
Sin dall' inizio una bordata di astiose accuse: contro la federazione internazionale che lo ha sospeso, quella svizzera che gli ha tolto la licenza, gli inquirenti spagnoli dell' Operacion Puerto, i media. Ma soprattutto contro il presidente della federciclo tedesca, l' ex ministro della difesa Rudolf Scharping, che lo aveva accusato di aver rovinato lo sport delle due ruote, e al quale Jan ha rinfacciato di essersi fatto solo facile pubblicità alle sue spalle, quando vinceva. SICURO «Non ho nulla da rimproverarmi. Nella mia carriera non ho mai imbrogliato, né danneggiato nessuno», ha detto Ullrich. Ma non una parola circa il principale elemento sul quale si basano i sospetti e le accuse e che ha dato il via alle inchieste contro di lui: le famose sacche di sangue attribuite a lui, sequestrate in Spagna al dottor Eufemiano Fuentes. Soltanto un riferimento a quel 30 giugno 2006, quando - dopo l' esplosione dello scandalo spagnolo - fu escluso dal Tour che stava per cominciare e che lui, finalmente senza più il grande rivale Armstrong, voleva vincere a ogni costo: «Ancora non so perché sono stato escluso. E' stato un giudizio pronunciato in anticipo da parte della stampa e delle federazioni». RIFLESSIONE Poi l' annuncio del ritiro: « Non sono accusato di nulla, potrei riavere subito la licenza per correre, ho sette offerte da parte di altrettanti team, anche del ProTour. Sono assolutamente in forma. Ma dopo lunga riflessione ho deciso di concludere qui la mia carriera attiva, pur se resterò nel mondo del ciclismo». Così, Jan ha annunciato la «piacevole notizia» sul suo futuro: farà il «consigliere, testimonial e rappresentante» della Volksbank, squadra austriaca di categoria Professional, che ha sede a una sessantina di chilometri dalla sua casa in Svizzera: «Per me la vita comincia davvero adesso. Sono un uomo felice, sano e anche giovane, che sa quello che vuole». E se n' è andato dall' albergo, protetto dallo schermo del suo clan. &lt;br /&gt;
Jan Ullrich ha dimostrato di essere un grande ciclista. Perché rifiutando la maschera di &amp;quot;imbattibile&amp;quot; ha affermato la volontà di essere, prima di tutto, un giovane del suo tempo. Non un automa senza emozioni, costruito per vincere a vantaggio del business, ma una persona normale con una forza atletica non comune che sa vincere ma che accetta anche la sconfitta, come negli ultimi anni al Tour, dove ha incontrato il &amp;quot;fenomeno&amp;quot; Armstrong. Per questo motivo Jan Ullrich e rimarrà un ciclista benvoluto. Perché non ha vissuto in modo ossessivo per il ciclismo e non è disposto a fare qualunque cosa per vincere. Un'affermazione di personalità e cultura che in tempi di sport-spettacolo e sport-business è prova di carattere e di indipendenza sempre più difficile da trovare nei grandi campioni.E’ per questo che noi fan lo ricorderemo sempre con grande affetto per le emozioni che ci ha regalato con le sue azioni,la sua carriera fatta di alti e bassi ma di momenti magici..&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
Preso dall’Autobiografia di Jan Ullrich “o tutto o niente” (Jan Ullrich-Hagen Bossdorf)e da una recensione di questo libro&amp;lt;br /&amp;gt; &lt;br /&gt;
Storia del Ciclismo presa da un inserto uscito con un quotidiano&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
	</entry>
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		<title>Abidal Eric Sylvain</title>
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		<updated>2016-05-23T09:14:48Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente7: Creata pagina con &amp;quot;                                           ''''''ERICK-SYLBAIN ABIDAL'''''' '''Erick-Sylvain Abidal''' è un calciatore francese di origini martinicane,difensore dell'Olympiac...&amp;quot;&lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;                                           ''''''ERICK-SYLBAIN ABIDAL''''''&lt;br /&gt;
'''Erick-Sylvain Abidal''' è un calciatore francese di origini martinicane,difensore dell'Olympiacos. E' &lt;br /&gt;
nato l'11/09/1979 a Lione,Francia. E' alto 186 cm e pesa 75 kg circa.&amp;lt;br /&amp;gt; La sua carriera iniziò nel 1999. &lt;br /&gt;
Attualmente gioca per l'Olympiacos Peiraios,squadra greca. Ha una moglie e tre figlie. Ha iniziato a &lt;br /&gt;
giocare nelle govanili del Lyon-La Duchère, squadra dei sobborghi di Lione con cui debutta nel &lt;br /&gt;
1999, e può essere utilizzato sia come terzino che come difensore centrale. Abile &lt;br /&gt;
tatticamente,veloce nella progressione e apprezzato per il suo ottimo senso &lt;br /&gt;
della posizione. Nel 2000 passa al Monaco, squadra con cui, il 16/09/2000, debutta in Ligue 1. &lt;br /&gt;
Nell'estate 2002, viene ceduto in prestito al Lille per la stagione 2002/03, che deciderà di &lt;br /&gt;
acquistarlo a titolo definitivo al termine della stagione. Nel 2004 passa all'Olympique Lyonnais &lt;br /&gt;
dove, già al primo anno, vince la Ligue 1. La sua prima rete la segna nella semifinale della Coupe &lt;br /&gt;
de la Ligue, ma perderà la finale contro il Bordeaux. Con l' Olympique Lyonnais vince 3 campionati &lt;br /&gt;
di Francia e 2 supercoppe di Francia. Nel giugno, Abidal, viene acquistato del Barcellona per 15 &lt;br /&gt;
milioni di euro. Nella stagione 2008/09 con il suo club vince: campionato, coppa del re, e &lt;br /&gt;
Champions League. Nel 2009 vince, inoltre, il Mondiale per Club. Il primo gol blaugrana lo &lt;br /&gt;
realizza negli ottavi di finale di coppa del re contro l' Athelic Club. Il 15 marzo 2011 gli viene &lt;br /&gt;
diagnosticato un tumore al fegato e due giorni dopo viene operato per la rimozione di questo &lt;br /&gt;
tumore. A poco meno di due mesi dall'operazione, fa il suo ritorno in campo, accolto dall'ovazione &lt;br /&gt;
del “suo” Camp Nou. Il 28 maggio gioca titolare la finale di Champions League contro il &lt;br /&gt;
Manchester vincendola 3-1 e diventando capitano dopo che, Carles Puyol, gli ha ceduto la fascia &lt;br /&gt;
permettendogli di alzare il trofeo. Il 10 aprile è sottoposto a un trapianto di fegato, su donazione del &lt;br /&gt;
cugino Gerard. Prima del trapianto, gli era stata proibita per tutta la vita il proseguo dell' attività &lt;br /&gt;
sportiva; ma, grazie a questa operazione, Abidal torna a sperare di poter continuare a giocare a &lt;br /&gt;
calcio. Torna in campo a quasi un anno dall'operazione, il 6 aprile 2013 contro il Mallorca. Al &lt;br /&gt;
termine della stagione gli viene proposto di allenare una delle squadre giovanili del Barcellona, ma &lt;br /&gt;
il suo desiderio di continuare a giocare a calcio, lo porta a trasferirsi al Monaco, ma promettendo di &lt;br /&gt;
essere un giorno l'allenatore del Barcellona. Nella sua ultima partita con i blaugrana viene &lt;br /&gt;
omaggiato, insieme al cugino Gerard, da tutto il Camp Nou. Arrivato al Monaco, Claudio Ranieri, a &lt;br /&gt;
quel tempo allenatore del club monegasco, gli consegna la fascia da capitano. Rimane al Monaco &lt;br /&gt;
fino alla stagione 2013/14. Nel luglio 2014 viene acquistato dall'Olympiacos, squadra greca con la &lt;br /&gt;
quale Eric Abidal gioca tutt'ora. Debutta in nazionale il 18 agosto 2004 contro la Bosnia-&lt;br /&gt;
Erzegovina. Disputa il Campionato Mondiale del 2006 ma perde la finale contro l'Italia di Marcello &lt;br /&gt;
Lippi. In nazionale ha totalizzato 67 presenze, l'ultima delle quali il 15 novembre 2013. “Abidal si &lt;br /&gt;
ritira a dicembre, idea Barcellona!”, “Abidal giocherà ancora un paio di mesi, poi dirà basta” queste &lt;br /&gt;
sono le notizie riportate da molti quotidiani spagnoli e di tutto il mondo. Il 35enne difensore &lt;br /&gt;
francese è legato all'Olympiacos fino a fine stagione, ma avrebbe già comunicato la sua decisione &lt;br /&gt;
agli amici più cari. C'è già una proposta del Barcellona: diventare direttore tecnico delle scuole &lt;br /&gt;
calcio blaugrana e ambasciatore del club. Secondo alcune indiscrezioni, la moglie ha già lasciato &lt;br /&gt;
Atene e due delle tre figlie sono state iscritte in un istituto inglese a Barcellona.&amp;lt;br /&amp;gt; L'annuncio ufficiale &lt;br /&gt;
dovrebbe avvenire a breve,anche perché con la società greca è già stato raggiunto un accordo. &lt;br /&gt;
L'addio dovrebbe consumarsi il prossimo 20 dicembre in occasione dell'ultima partita prima della &lt;br /&gt;
sosta invernale contro il Panionios. Abidal avrà il suo ufficio nella “Ciutat Esportiva”. &lt;br /&gt;
Abidal...”OGNI PARTITA E' UN REGALO...!”.&amp;lt;br  / &amp;gt;&lt;br /&gt;
'''BIBLIOGRAFIA''': sportweek, quotidiani sportivi..&amp;lt;br  / &amp;gt;&lt;br /&gt;
'''SITOGRAFIA''': wikipedia, gazzetta.it, eurosport.yahoo.com, transfermakt.it, lastampa.it..&amp;lt;br/ &amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
	</entry>
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		<title>Toni Luca</title>
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		<updated>2016-05-23T09:05:18Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente7: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;'''Nato''' a Pavullo nel Frignano il 26 maggio 1977&lt;br /&gt;
'''Sport''' : calcio&lt;br /&gt;
Luca toni, calciatore italiano, inizia la sua carriera  nel 1990 nelle officine meccaniche Frignanesi (squadra dilettantistica delle sue zone di origine) nel 1991 approda nelle giovanili del Modena  dove prosegue la sua scalata sino ad arrivare in prima squadra (serie C1 1994-1995) dove in due anni colleziona 32 presenze e 7 reti. Nel 1996 viene ceduto  all’Empoli in serie B dove colleziona solo tre presenze e 0 gol e nella stagione successiva torna in C1 alla Fiorenzuola (26 presenze-2 gol). Nella stagione 1998-1999 Luca Toni gioca per la Lodigiani(serie C1) con ottimi risultati infatti realizza 15 reti in 35 presenze attirando su di sé diverse squadre che militano nel campionato di serie B come il Treviso per cui gioca nella stagione 1999-2000 siglando 15 reti in 35 presenze. Dopo l’ottima stagione viene acquistato dal Vicenza con cui il 1 ottobre 2000 esordisce in serie a conclude la stagione con 31 presenze e 9reti. La stagione successiva approda al Brescia per 30 miliardi di lire (l’acquisto più costoso della storia del Brescia)Toni trascorre 2 anni nelle file  dei lombardi, conclude la prima stagione con 13 reti,delude invece nella seconda(2002-2003) dove realizza solo due reti  a causa soprattutto di un lungo infortunio.                                                                                                              Nel 2003 viene acquistato dal Palermo in serie B e chiude la stagione 2003-2004 da capocannoniere del campionato di serie B realizzando 30 reti contribuendo così alla risalita dei rosanero in serie A. Nel 2004-2005 proprio nella massima serie, con la maglia del Palermo, realizza ben 20 reti in 35 gare,le sue ottime prestazioni gli permettono di entrare nel giro della nazionale. Nell’estate del 2005 si trasferisce alla Fiorentina dove nella stagione 2005-2006 realizza 31 reti diventando così il primo italiano a vincere la scarpa d’oro(premio assegnato al calciatore che ottiene il miglior punteggio calcolato, moltiplicando il numero di reti per il coefficiente di difficoltà del campionato).Nell’estate del 2006 conquista il campionato del mondo di calcio con la nazionale italiana in Germania contribuendo con due reti. Nel 2006-2007 sempre con la Fiorentina conclude con 16 reti una stagione condizionata da una infiammazione al metatarso che lo costringe a saltare diverse partite. Nel giugno del 2007 viene acquistato per 11 milioni di euro dal Bayer Monaco nella prima stagione tedesca  diventa capocannoniere della Coppa Uefa(10 reti) e della Bundesliga con 24 reti fondamentali per la conquista del titolo della squadra bavarese, in questa stagione il Bayer Monaco si aggiudica anche la coppa di Germania. Nell’estate del 2008 partecipa all’europeo in Austria-Svizzera con la nazionale italiana dove non riesce ad esprimersi ad alti livelli . Nella stagione successiva(2008-2009)si riconferma con 14 reti in 25 presenze,Toni diventa uno dei beniamini dei tifosi del Bayer Monaco, a lui viene dedicata anche una canzone intitolata “numero uno”. Nell’estate 2009 fa parte della rosa dei 23 convocati per la Confederations Cup in Sudafrica. Nella terza stagione bavarese Toni a causa di un infortunio è costretto a saltare tutto il precampionato disputando cosi solo gare con la seconda squadra,a Dicembre 2009 così passa in prestito alla Roma collezionando 15 presenze e 5 gol.                                                                        Risolto il contratto con il Bayer Monaco Toni si trasferisce al Genoa il 6 luglio 2010 dove resta fino al                                 gennaio 2011 collezionando solo 3 reti e 16 presenze . Si trasferisce alla Juventus  fino al gennaio 2012 senza lasciare traccia 14 presenze e due sole reti. A gennaio 2012 approda al Nasr di Dubai da gennaio a maggio colleziona 14 presenze e 7 reti. Il 31 agosto 2012,ultimo giorno di mercato, Toni torna clamorosamente alla Fiorentina riprendendo anche il suo vecchio numero di maglia il 30,conclude la stagione con 8 reti in 27 presenze. Concluso il contratto con la Fiorentina nell’estate 2013 firma un contratto con l’Hellas Verona.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
stagione	squadra	campionato	presenze	reti&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
1994-1995	Modena	Serie C1	9	3&lt;br /&gt;
1995-1996	Modena	Serie C1	25	5&lt;br /&gt;
1996-1997	Empoli	Serie B	3	1&lt;br /&gt;
1997-1998	Fiorenzuola	Serie C1	26	2&lt;br /&gt;
1998-1999	Lodigiani	Serie C1	31	15&lt;br /&gt;
1999-2000	Treviso	Serie B	35	15&lt;br /&gt;
2000-2001	Vicenza	Serie A	31	9&lt;br /&gt;
2001-2002	Brescia	Serie A	28	13&lt;br /&gt;
2002-2003	Brescia	Serie A	16 	2&lt;br /&gt;
2003-2004	Palermo	Serie B	45	30&lt;br /&gt;
2004-2005	Palermo	Serie A	35	20&lt;br /&gt;
2005-2006	Fiorentina	Serie A	38	31&lt;br /&gt;
2006-2007	Fiorentina	Serie A	29	16&lt;br /&gt;
2007-2008	Bayer Monaco	Bundesliga 	31	24&lt;br /&gt;
2008-2009	Bayer Monaco	Bundesliga	25	14&lt;br /&gt;
2009-gen  2010	Bayer Monaco	Bundesliga	4	0&lt;br /&gt;
gen.-giu.   2010	Roma	Serie A	15	5&lt;br /&gt;
2010-gen. 2011	Genoa	Serie A	16	3&lt;br /&gt;
Gen-giu.   2011	Juventus	Serie A	14	2&lt;br /&gt;
2011-gen. 2012	Juventus	Serie A	0	0&lt;br /&gt;
Gen.-giu  .2012	Al-Nasr	Uae pro-legue	14	3&lt;br /&gt;
2012-2013	Fiorentina	Serie A	27	8&lt;br /&gt;
2013-2014	Hellas Verona	Seria A		&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Nazionale'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Toni esordisce in nazionale il 18 agosto 2004 nella partita Islanda-Italia convocato dall’allora ct Marcello Lippi la sua prima rete in ‘’azzurro’’risale al 4 settembre 2004 a Palermo nella partita contro la Norvegia. Con la maglia della nazionale parteciperà al mondiale del 2006 in Germania, europeo del 2008 Austria -Svizzera e alla Confederations Cup del 2009 in Sudafrica. In totale siglerà con la maglia della nazionale 47 presenze e 16 reti. &lt;br /&gt;
NAZIONALE	Presenze	reti&lt;br /&gt;
	47	16&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
'''Mondiale 2006''' &lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Nel maggio 2006 Luca Toni viene convocato per il mondiale in Germania, indossa la maglia numero 9.Nella partita del 30 giugno contro l’Ucraina Toni realizza una doppietta fondamentale per la qualificazione della nazionale italiana alla semifinale giocata poi contro la Germania. Il 9 luglio 2006 diventa campione del mondo all’Olympiastadion di Berlino nella finale contro la  Francia                                       terminata 6-4 ai calci di rigore. A fine mondiale viene inserito nella lista All star dei migliori 23 giocatori del mondiale.&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 '''PALMARES'''&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Club	Nazionale	Individuale&lt;br /&gt;
Campionato di serie B&lt;br /&gt;
2003-2004 (Palermo)	Campionato del mondo  &lt;br /&gt;
               2006	Capocannoniere della serie B&lt;br /&gt;
  2003-2004 (30 gol)&lt;br /&gt;
Campionato tedesco&lt;br /&gt;
2007-2008 (Bayer Monaco)		Capocannoniere della serie A&lt;br /&gt;
2005-2006 (31 gol)&lt;br /&gt;
Coppa di Germania&lt;br /&gt;
2007-2008 (Bayer Monaco)		Scarpa d’oro&lt;br /&gt;
2006&lt;br /&gt;
Coppa di lega tedesca&lt;br /&gt;
2007          (Bayer Monaco)		Capocannoniere della Bundesliga&lt;br /&gt;
2007-2008 (24 gol)&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
Bibliografia:&lt;br /&gt;
il Palermo racconta:storie confessioni e leggende rosanero; campioni del mondo 2006 Gremese editori&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Sitografia: &lt;br /&gt;
www.lucatoni.com; www.transfermarkt.it&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
	</entry>
	<entry>
		<id>http://www.wikisport.eu/index.php?title=Farina_Nino&amp;diff=135</id>
		<title>Farina Nino</title>
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		<updated>2016-05-23T08:48:33Z</updated>

		<summary type="html">&lt;p&gt;Utente7: &lt;/p&gt;
&lt;hr /&gt;
&lt;div&gt;                                                     '''FARINA NINO '''&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Giuseppe Emilio “Nino” Farina è nato a Torino il 30 ottobre 1906 ed è morto in seguito ad Aiguebelle il 30 giugno 1966. E’ stato un grande pilota automobilistico italiano,ricordato,in questo settore e non,per essere stato,nel 1950,il vincitore del primo gran premio nella storia della Formula 1,nonché ottenitore della prima pole position,e primo campione del mondo di Formula 1 sempre nello stesso anno. Noto anche alle cronache mondane per alcuni suoi comportamenti e vizi,come i sigari,sempre presenti tra le sue labbra durante le corse,e le belle donne. Suo padre,Giovanni Farina,era il fondatore di una delle più antiche ed importanti carrozzerie automobilistiche dell’epoca,ovvero gli “Stabilimenti Farina”. Farina esordisce in Formula 1 nel primo gran premio della storia del mondiale, il 3°British Grand Prix ,sul circuito di Silverstone, riuscendo nell'impresa di partire in pole position, marcare il giro più veloce in gara e aggiudicarsi la vittoria. Al volante della sua Alfa Romeo 158,appartenente alla scuderia Alfa Romeo Spa,Nino Farina vince davanti ai suoi compagni di scuderia Luigi Fagioli e Reg Parnell per un grande trionfo per la casa automobilistica italiana. Il quarto pilota,il grande Juan Manuel Fangio,fu costretto al ritiro a pochi giri dal termine. Nel 1950,il calendario mondiale prevedeva sette eventi: Farina partecipa a sei gran premi, saltando la 500Miglia di Indianapolis,gara riservata ai piloti statunitensi. Oltre alla vittoria nel gran premio inaugurale, il pilota italiano riesce ad imporsi anche nel Gran Premio di Svizzera ed in quello d’Italia, registrando anche ben altri due giri veloci (che a quei tempi assegnavano 1 punto) e una pole position. Grazie alla vittoria nel gran premio di casa,a Monza, ultima gara del mondiale, Farina risulta primo nella graduatoria mondiale con 30 punti, davanti ai compagni di squadra Fangio(27 punti) e Fagioli(24 punti).Nel 1951 Nino Farina partecipa, alla guida di un’Alfa Romeo 159 ufficiale, ad 8 dei 9 gran premi mondiali, saltando ancora l'appuntamento della 500Miglia di Indianapolis. Il campionato vede la lotta tra l'Alfa Romeo e la Ferrari. Farina risulta 4° nella graduatoria mondiale (19 punti), vinta dal compagno di squadra Fangio(31 punti) sul ferrarista Alberto Ascari(25 punti) all'ultima gara. Farina riesce ad aggiudicarsi una vittoria ed a salire sul gradino più basso del podio in 3 occasioni,marcando un giro veloce. Il Gran Premio del Belgio,la gara vinta da Farina,entra nella storia della Formula 1:la gara è infatti pesantemente condizionata dall'usura degli pneumatici,con le Ferrari costrette a cambiarli cinque volte e le Alfa Romeo otto. Nel 1952 la Formula 1 adotta il regolamento della Formula 2:il ritiro dell'Alfa Romeo lascia infatti la sola Ferrari in grado di allestire una monoposto da F1. Si decide quindi di cambiare le regole: la Ferrari,con il Modello 500,domina la stagione,con sette vittorie su 8 gran premi. Farina,passato proprio alla Ferrari,riesce a piazzarsi per ben 4 volte al secondo posto,finendo 2º (con 25 punti) nella graduatoria mondiale alle spalle di Ascari,compagno di squadra e dominatore della stagione. Farina resta alla Ferrari anche nelle stagioni 1953, 1954 e 1955. Nel 1953, sempre alla guida di una Ferrari 500 F2, Farina prende parte a sette gran premi, centrando la vittoria in quello di Germania sul tracciato del mitico Nurburgring. Conclude inoltre tre volte al secondo posto ed una al terzo,segnando pure una pole position. Le vittorie potevano essere due, ma Farina è costretto a fare i conti con l'orgoglio di Ascari. In occasione del Gran premio di Svizzera, pochi giorni dopo il trionfo tedesco, Farina si trova infatti in testa alla gara; con le Ferrari sicure della tripletta, dai box viene impartito l'ordine di mantenere le posizioni: Farina,Mike Hawthorn e appunto Ascari.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 Ma quest'ultimo si ribella e va a prendersi la vittoria ed il titolo mondiale. Anche nel gran premio d'Italia Farina vede sfumare la possibilità di vincere la gara: Ascari è al comando sull'ultima curva, pressato appunto da Farina e da Fangio, quando perde il controllo della sua macchina e va in testa coda. Farina è costretto però a saltare sul prato per evitare il compagno di squadra, lasciando la vittoria a Fangio. In una stagione tanto movimentata trovano spazio purtroppo anche note negative: nella prova inaugurale,il Gran Premio d’Argentina,Farina travolge alcuni spettatori che si trovavano lungo il ciglio della strada. Il bilancio della gara, comprensivo dell'incidente causato dalla Gordini di Robert Manzon,è tragico: dieci morti e trenta feriti, di cui dieci gravi. Il presidente dell’Argentina Peron aveva decretato l'accesso gratuito al circuito. Nella graduatoria mondiale è 3° con 26 punti,preceduto dal compagno di squadra Ascari (Vincitore del secondo titolo mondiale) e da Fangio. Nel 1954 il mondiale riapre le porte alle vere Formula 1. Farina prende parte, alla guida di una Ferrari, a due soli gran premi, giungendo secondo in quello inaugurale d’Argentina. Proprio questo evento è il primo caso di ricorso post-gara respinto:per un cambio gomme Fangio, vincitore della gara su Maserati,utilizza ben cinque meccanici al posto dei tre previsti dal regolamento. La Ferrari,certa della vittoria a tavolino,suggerisce a Farina e Gonzalez di non forzare. Il reclamo di Maranello è però respinto sia dagli organizzatori che, più tardi, dalla FIA. Nell'altro gran premio stagionale, Farina guida con un tutore di cuoio al braccio destro, fratturatosi in occasione della Mille Miglia. Nella stagione 1955 Farina disputa tre gran premi conquistando un curioso record. Il gran premio di Argentina, gara inaugurale del campionato, verrà ricordato per il grande numero di cambi di pilota, ben 15, dovuti sia alle particolari condizioni climatiche (35 gradi all'ombra e 55 sul circuito), che alla conseguente stanchezza: Farina, per il gioco dei cambi, finisce quindi al secondo posto (con Gonzalez e Trintignant) e al terzo (con Maglioli e Trintignant). La vettura è una Ferrari 625, la stessa con cui Farina si aggiudicherà il gradino più basso del podio in occasione del Gran Premio di Belgio. L'ultima presenza di Farina in Formula 1 è il Gran Premio d'Italia: schierato dalla Ferrari con le vetture rilevate dalla Lancia in seguito all'incidente mortale di Ascari, non riesce a prendere parte alla gara per problemi alle gomme. L'anno successivo volle partecipare alla 500Miglia di Indianapolis,con  una monoposto assemblata dalla Osca,la Ferrari Bardhal, impiantando un motore Ferrari tipo 446 su un telaio Kurtis Kraft. Il tentativo di qualificazione fallì a causa di svariate difficoltà nella messa a punto dell'impianto di iniezione meccanica Hilborn. Morì,tragicamente,com’era vissuto,alla guida di una macchina,in quel caso una Ford Cortina Focus,in un incidente stradale nei pressi di Aiguebelle,nel 1966,all’età di 59 anni,uscendo di strada in una curva presa ad alta velocità mentre si recava a Reims per assistere al Gran Premio di Francia. Farina venne sepolto al Cimitero Monumentale di Torino.&lt;br /&gt;
'''STATISTICHE''':&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nino Farina partecipa in totale a 36 Gran Premi nell’arco di 7 anni(1950-1956),riuscendo a partire 33 volte. Nella sua Carriera firma per 2 scuderie: L’Alfa Romeo e la Ferrari. Nel 1950 vince il suo primo e unico Campionato Mondiale. Nei Gran Premi in cui partecipa vince 5 volte,si piazza 9 volte al secondo posto e 6 volte al terzo posto. Ottiene anche 5 Pole Position e 5 Giri veloci.&lt;br /&gt;
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'''SITOGRAFIA''':&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
- https://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Farina&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
- http://www.formulapassion.it/2015/06/nibo-farina-il-primo-formula-1/&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
- http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=GiuseppeNinoFarina&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
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		<title>Farina Nino</title>
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		<updated>2016-05-23T08:42:07Z</updated>

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&lt;div&gt;Giuseppe Emilio “Nino” Farina è nato a Torino il 30 ottobre 1906 ed è morto in seguito ad Aiguebelle il 30 giugno 1966. E’ stato un grande pilota automobilistico italiano,ricordato,in questo settore e non,per essere stato,nel 1950,il vincitore del primo gran premio nella storia della Formula 1,nonché ottenitore della prima pole position,e primo campione del mondo di Formula 1 sempre nello stesso anno. Noto anche alle cronache mondane per alcuni suoi comportamenti e vizi,come i sigari,sempre presenti tra le sue labbra durante le corse,e le belle donne. Suo padre,Giovanni Farina,era il fondatore di una delle più antiche ed importanti carrozzerie automobilistiche dell’epoca,ovvero gli “Stabilimenti Farina”. Farina esordisce in Formula 1 nel primo gran premio della storia del mondiale, il 3°British Grand Prix ,sul circuito di Silverstone, riuscendo nell'impresa di partire in pole position, marcare il giro più veloce in gara e aggiudicarsi la vittoria. Al volante della sua Alfa Romeo 158,appartenente alla scuderia Alfa Romeo Spa,Nino Farina vince davanti ai suoi compagni di scuderia Luigi Fagioli e Reg Parnell per un grande trionfo per la casa automobilistica italiana. Il quarto pilota,il grande Juan Manuel Fangio,fu costretto al ritiro a pochi giri dal termine. Nel 1950,il calendario mondiale prevedeva sette eventi: Farina partecipa a sei gran premi, saltando la 500Miglia di Indianapolis,gara riservata ai piloti statunitensi. Oltre alla vittoria nel gran premio inaugurale, il pilota italiano riesce ad imporsi anche nel Gran Premio di Svizzera ed in quello d’Italia, registrando anche ben altri due giri veloci (che a quei tempi assegnavano 1 punto) e una pole position. Grazie alla vittoria nel gran premio di casa,a Monza, ultima gara del mondiale, Farina risulta primo nella graduatoria mondiale con 30 punti, davanti ai compagni di squadra Fangio(27 punti) e Fagioli(24 punti).Nel 1951 Nino Farina partecipa, alla guida di un’Alfa Romeo 159 ufficiale, ad 8 dei 9 gran premi mondiali, saltando ancora l'appuntamento della 500Miglia di Indianapolis. Il campionato vede la lotta tra l'Alfa Romeo e la Ferrari. Farina risulta 4° nella graduatoria mondiale (19 punti), vinta dal compagno di squadra Fangio(31 punti) sul ferrarista Alberto Ascari(25 punti) all'ultima gara. Farina riesce ad aggiudicarsi una vittoria ed a salire sul gradino più basso del podio in 3 occasioni,marcando un giro veloce. Il Gran Premio del Belgio,la gara vinta da Farina,entra nella storia della Formula 1:la gara è infatti pesantemente condizionata dall'usura degli pneumatici,con le Ferrari costrette a cambiarli cinque volte e le Alfa Romeo otto. Nel 1952 la Formula 1 adotta il regolamento della Formula 2:il ritiro dell'Alfa Romeo lascia infatti la sola Ferrari in grado di allestire una monoposto da F1. Si decide quindi di cambiare le regole: la Ferrari,con il Modello 500,domina la stagione,con sette vittorie su 8 gran premi. Farina,passato proprio alla Ferrari,riesce a piazzarsi per ben 4 volte al secondo posto,finendo 2º (con 25 punti) nella graduatoria mondiale alle spalle di Ascari,compagno di squadra e dominatore della stagione. Farina resta alla Ferrari anche nelle stagioni 1953, 1954 e 1955. Nel 1953, sempre alla guida di una Ferrari 500 F2, Farina prende parte a sette gran premi, centrando la vittoria in quello di Germania sul tracciato del mitico Nurburgring. Conclude inoltre tre volte al secondo posto ed una al terzo,segnando pure una pole position. Le vittorie potevano essere due, ma Farina è costretto a fare i conti con l'orgoglio di Ascari. In occasione del Gran premio di Svizzera, pochi giorni dopo il trionfo tedesco, Farina si trova infatti in testa alla gara; con le Ferrari sicure della tripletta, dai box viene impartito l'ordine di mantenere le posizioni: Farina,Mike Hawthorn e appunto Ascari.&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
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 Ma quest'ultimo si ribella e va a prendersi la vittoria ed il titolo mondiale. Anche nel gran premio d'Italia Farina vede sfumare la possibilità di vincere la gara: Ascari è al comando sull'ultima curva, pressato appunto da Farina e da Fangio, quando perde il controllo della sua macchina e va in testa coda. Farina è costretto però a saltare sul prato per evitare il compagno di squadra, lasciando la vittoria a Fangio. In una stagione tanto movimentata trovano spazio purtroppo anche note negative: nella prova inaugurale,il Gran Premio d’Argentina,Farina travolge alcuni spettatori che si trovavano lungo il ciglio della strada. Il bilancio della gara, comprensivo dell'incidente causato dalla Gordini di Robert Manzon,è tragico: dieci morti e trenta feriti, di cui dieci gravi. Il presidente dell’Argentina Peron aveva decretato l'accesso gratuito al circuito. Nella graduatoria mondiale è 3° con 26 punti,preceduto dal compagno di squadra Ascari (Vincitore del secondo titolo mondiale) e da Fangio. Nel 1954 il mondiale riapre le porte alle vere Formula 1. Farina prende parte, alla guida di una Ferrari, a due soli gran premi, giungendo secondo in quello inaugurale d’Argentina. Proprio questo evento è il primo caso di ricorso post-gara respinto:per un cambio gomme Fangio, vincitore della gara su Maserati,utilizza ben cinque meccanici al posto dei tre previsti dal regolamento. La Ferrari,certa della vittoria a tavolino,suggerisce a Farina e Gonzalez di non forzare. Il reclamo di Maranello è però respinto sia dagli organizzatori che, più tardi, dalla FIA. Nell'altro gran premio stagionale, Farina guida con un tutore di cuoio al braccio destro, fratturatosi in occasione della Mille Miglia. Nella stagione 1955 Farina disputa tre gran premi conquistando un curioso record. Il gran premio di Argentina, gara inaugurale del campionato, verrà ricordato per il grande numero di cambi di pilota, ben 15, dovuti sia alle particolari condizioni climatiche (35 gradi all'ombra e 55 sul circuito), che alla conseguente stanchezza: Farina, per il gioco dei cambi, finisce quindi al secondo posto (con Gonzalez e Trintignant) e al terzo (con Maglioli e Trintignant). La vettura è una Ferrari 625, la stessa con cui Farina si aggiudicherà il gradino più basso del podio in occasione del Gran Premio di Belgio. L'ultima presenza di Farina in Formula 1 è il Gran Premio d'Italia: schierato dalla Ferrari con le vetture rilevate dalla Lancia in seguito all'incidente mortale di Ascari, non riesce a prendere parte alla gara per problemi alle gomme. L'anno successivo volle partecipare alla 500Miglia di Indianapolis,con  una monoposto assemblata dalla Osca,la Ferrari Bardhal, impiantando un motore Ferrari tipo 446 su un telaio Kurtis Kraft. Il tentativo di qualificazione fallì a causa di svariate difficoltà nella messa a punto dell'impianto di iniezione meccanica Hilborn. Morì,tragicamente,com’era vissuto,alla guida di una macchina,in quel caso una Ford Cortina Focus,in un incidente stradale nei pressi di Aiguebelle,nel 1966,all’età di 59 anni,uscendo di strada in una curva presa ad alta velocità mentre si recava a Reims per assistere al Gran Premio di Francia. Farina venne sepolto al Cimitero Monumentale di Torino.&lt;br /&gt;
STATISTICHE:&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
Nino Farina partecipa in totale a 36 Gran Premi nell’arco di 7 anni(1950-1956),riuscendo a partire 33 volte. Nella sua Carriera firma per 2 scuderie: L’Alfa Romeo e la Ferrari. Nel 1950 vince il suo primo e unico Campionato Mondiale. Nei Gran Premi in cui partecipa vince 5 volte,si piazza 9 volte al secondo posto e 6 volte al terzo posto. Ottiene anche 5 Pole Position e 5 Giri veloci.&lt;br /&gt;
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SITOGRAFIA:&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
- https://it.wikipedia.org/wiki/Nino_Farina&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
- http://www.formulapassion.it/2015/06/nibo-farina-il-primo-formula-1/&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;br /&gt;
- http://cinquantamila.corriere.it/storyTellerThread.php?threadId=GiuseppeNinoFarina&amp;lt;br /&amp;gt;&lt;/div&gt;</summary>
		<author><name>Utente7</name></author>
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