Differenze tra le versioni di "XII inv. - 1968 Grenoble (FRA)"

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===1968 Grenoble (FRA)===
===1968 Grenoble (FRA)===
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I XII Giochi olimpici invernali (in francese Xes Jeux olympiques d'hiver) si svolsero a Grenoble (Francia) dal 6 al 18 febbraio del 1968.
Furono ben sei le città candidate a ospitare la decima edizione dei Giochi olimpici invernali, ma la votazione del 1963 a Baden-Baden nella 60a sessione del CIO, per snellire il programma dei lavori, venne rimandata di poco più di tre mesi, alla 61a sessione che si svolse a Innsbruck, in cui i XII Giochi olimpici invernali vennero assegnati a Grenoble, dopo la terza votazione, con 27 voti favorevoli contro i 24 di Calgary (USA).
Grenoble trovandosi a 200 m sul livello del mare ospitò per questo solo gli sport del ghiaccio, e neanche tutti, mentre per le altre gare si resero necessari lunghi trasferimenti dal villaggio olimpico situato in città. Le gare di fondo furono disputate ad Autrans, quelle di slittino a Villard-de-Lans, quelle di sci alpino a Chamrousse e quelle di bob all'Alpe d'Huez (località nota per una tappa importante del Tour de France, capace di oscurare, negli anni, la fama del Galibier e dell'Izoard). Si inaugurò dunque un nuovo modello di Olimpiade invernale, che aveva lasciato il centro turistico diciamo classico per centralizzarsi come comunicazioni e villaggio principale nella città e da lì diramarsi nelle valli.
I Paesi che presero parte alla manifestazione olimpica furono 37,  mentre gli atleti furono 158 di cui 947 uomini e 211 donne. Le gare in programma furono 35, suddivise in diverse discipline sportive, tra cui il Biathlon, il Bob, l’Hockey, il Pattinaggio, il Pattinaggio artistico, lo Sci alpino, lo Sci nordico e lo Slittino. L'Italia in questa occasione inviò una spedizione di 52 atleti di cui 44 uomini e 8 donne.
Le aspettative francesi in questi Giochi invernali furono abbondantemente ripagate dalle imprese di Jean-Claude Killy, il venticinquenne campione che da tre anni dominava la scena dello sci alpino. Killy era un parigino di origini irlandesi, residente in Val d'Isère dove, formalmente, faceva il doganiere. Ragazzo prodigio, era cresciuto nel culto del campione francese di discesa Henri Oreiller, olimpionico a St. Moritz 1948, morto in un incidente d'auto (lasciate le competizioni dello sci era diventato bravo pilota di automobilismo) quando Killy, lui pure voglioso di provare l'automobilismo di competizione, aveva vent'anni. Campione mondiale di discesa nel 1966 e vincitore della Coppa del Mondo alla sua prima edizione, nel 1967, quando si era aggiudicato anche le tre classifiche di specialità, dovette accantonare diversi accordi pubblicitari prima dell'Olimpiade per evitare una squalifica da parte del CIO. Il suo massimo rivale era l'austriaco Karl Schranz, di St. Anton, come Killy forte sia nella discesa sia negli slalom. Killy vinse la gara di discesa osando molto per arrivare a dare otto centesimi di secondo di distacco al connazionale Guy Périllat. La gara era già stata rinviata di un giorno, la pista non era in buone condizioni, tirava un forte vento e per giunta Killy, che scese per quattordicesimo, andando al via era passato sopra una lastra di ghiaccio vicina alla garitta delle partenze e gran parte della sciolina era stata grattata via dai suoi sci. Vana la ricerca, con pochissimo tempo a disposizione, di uno skiman per ovviare all'inconveniente, e dunque partenza sotto handicap e vittoria quasi rocambolesca, quando già Périllat, sceso con il pettorale numero 4, era certo di avere vinto.
Riguardo invece all’anello del pattinaggio di velocità di Grenoble si rivelò uno dei più rapidi del mondo dal complesso dei risultati ottenuti: 4 records del mondo vennero battuti sulla magnifica lastra di ghiaccio. Nel settore maschile furono gli atleti olandesi e quelli nordici a dividersi tutte le medaglie. Soltanto nei 500 metri la medaglia d’oro andò al tedesco occidentale Erhard Keller, in 40’’3, seguito dal norvegese Thomassen e dall’americano McDermott, campione a Innsbruck. L’ Italia presentò solo Elio Locatelli, che concluse al ventiseiesimo posto.
Fra le donne invece non ci fu l'atteso dominio sovietico, perché l'URSS vinse in effetti i 500 m con Lyudmila Titova, ma nelle altre gare prevalsero rispettivamente l'olandese Carry Geijssen nei 1000 m, la finlandese Kaija Mustonen nei 1500 m, un'altra olandese, Johanna 'Ans' Schut, nei 3000 m. Nel pattinaggio artistico trionfarono tra le donne la statunitense Peggy Fleming e tra gli uomini l'austriaco Wolfgang Schwartz. Nella prova a coppie i sovietici si piazzarono ai primi due posti, rispettivamente con Lyudmila Belousova e Oleg Protopopov, oro, e Tatyana Zhuk e Aleksandr Gorelik, argento. Le gare si svolsero sempre di mattina, molto presto, con i primi concorrenti impegnati già intorno alle 6, per evitare che il ghiaccio si sciogliesse al sole. Furono anche organizzate gare di danza in cartellone, come sport dimostrativo.
La rappresentativa azzurra con quattro medaglie d'oro affiancò la Francia, superata appena da Norvegia e URSS; ma calcolando anche argenti e bronzi fu soltanto dodicesima. Nessun azzurro salì sul podio se non da vincitore. A Grenoble 1968 ci furono anche due passaggi politici delicati per la vita del CIO, ma l'eco fu minimo. Prima del via alle gare il presidente Avery Brundage sollecitato dai membri del suo consesso un voto epistolare per la riammissione del Sudafrica, escluso per l'apartheid dopo Roma 1960. Il voto favorevole ci fu, Brundage annunciò il ritorno degli atleti di Pretoria ai Giochi, molti si accorsero di essere stati ingannati con una richiesta di voto consultivo, non decisionale, gli africani fecero sentire comunque la loro voce e Brundage dovette rapidamente recedere dal suo proposito. Poi ci fu qualche riserva di un alto dirigente dello sport sovietico sul fatto che gli Stati Uniti conducessero in Vietnam una guerra odiosa, e una richiesta di censura da parte del mondo olimpico nei riguardi di comportamenti contrari alla missione di pace dello sport. Non accadde nulla, ma forse furono quelli i prodromi dei boicottaggi politici che avrebbero in seguito stravolto più di un'edizione dei Giochi.
===Fonti===
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*http://www.treccani.it/enciclopedia/olimpiadi-invernali-grenoble-1968_(Enciclopedia-dello-Sport)/
*https://it.wikipedia.org/wiki/X_Giochi_olimpici_invernali
*http://www.neveitalia.it/olimpiadi-invernali/news/la-storia-delle-olimpiadi-invernali-grenoble-1968-i-giochi-di-jean-claude-killy-e-dei-quattro-ori-dellitalia
*Libro: L’Italia ai giochi della XIX olimpiade Messico-Grenoble (Comitato Olimpico Nazionale Italiano). (Pagina 307)
===Vedere anche===
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*[[Le Olimpiadi invernali]]

Versione delle 16:30, 25 feb 2017

1968 Grenoble (FRA)


I XII Giochi olimpici invernali (in francese Xes Jeux olympiques d'hiver) si svolsero a Grenoble (Francia) dal 6 al 18 febbraio del 1968. Furono ben sei le città candidate a ospitare la decima edizione dei Giochi olimpici invernali, ma la votazione del 1963 a Baden-Baden nella 60a sessione del CIO, per snellire il programma dei lavori, venne rimandata di poco più di tre mesi, alla 61a sessione che si svolse a Innsbruck, in cui i XII Giochi olimpici invernali vennero assegnati a Grenoble, dopo la terza votazione, con 27 voti favorevoli contro i 24 di Calgary (USA). Grenoble trovandosi a 200 m sul livello del mare ospitò per questo solo gli sport del ghiaccio, e neanche tutti, mentre per le altre gare si resero necessari lunghi trasferimenti dal villaggio olimpico situato in città. Le gare di fondo furono disputate ad Autrans, quelle di slittino a Villard-de-Lans, quelle di sci alpino a Chamrousse e quelle di bob all'Alpe d'Huez (località nota per una tappa importante del Tour de France, capace di oscurare, negli anni, la fama del Galibier e dell'Izoard). Si inaugurò dunque un nuovo modello di Olimpiade invernale, che aveva lasciato il centro turistico diciamo classico per centralizzarsi come comunicazioni e villaggio principale nella città e da lì diramarsi nelle valli. I Paesi che presero parte alla manifestazione olimpica furono 37, mentre gli atleti furono 158 di cui 947 uomini e 211 donne. Le gare in programma furono 35, suddivise in diverse discipline sportive, tra cui il Biathlon, il Bob, l’Hockey, il Pattinaggio, il Pattinaggio artistico, lo Sci alpino, lo Sci nordico e lo Slittino. L'Italia in questa occasione inviò una spedizione di 52 atleti di cui 44 uomini e 8 donne. Le aspettative francesi in questi Giochi invernali furono abbondantemente ripagate dalle imprese di Jean-Claude Killy, il venticinquenne campione che da tre anni dominava la scena dello sci alpino. Killy era un parigino di origini irlandesi, residente in Val d'Isère dove, formalmente, faceva il doganiere. Ragazzo prodigio, era cresciuto nel culto del campione francese di discesa Henri Oreiller, olimpionico a St. Moritz 1948, morto in un incidente d'auto (lasciate le competizioni dello sci era diventato bravo pilota di automobilismo) quando Killy, lui pure voglioso di provare l'automobilismo di competizione, aveva vent'anni. Campione mondiale di discesa nel 1966 e vincitore della Coppa del Mondo alla sua prima edizione, nel 1967, quando si era aggiudicato anche le tre classifiche di specialità, dovette accantonare diversi accordi pubblicitari prima dell'Olimpiade per evitare una squalifica da parte del CIO. Il suo massimo rivale era l'austriaco Karl Schranz, di St. Anton, come Killy forte sia nella discesa sia negli slalom. Killy vinse la gara di discesa osando molto per arrivare a dare otto centesimi di secondo di distacco al connazionale Guy Périllat. La gara era già stata rinviata di un giorno, la pista non era in buone condizioni, tirava un forte vento e per giunta Killy, che scese per quattordicesimo, andando al via era passato sopra una lastra di ghiaccio vicina alla garitta delle partenze e gran parte della sciolina era stata grattata via dai suoi sci. Vana la ricerca, con pochissimo tempo a disposizione, di uno skiman per ovviare all'inconveniente, e dunque partenza sotto handicap e vittoria quasi rocambolesca, quando già Périllat, sceso con il pettorale numero 4, era certo di avere vinto. Riguardo invece all’anello del pattinaggio di velocità di Grenoble si rivelò uno dei più rapidi del mondo dal complesso dei risultati ottenuti: 4 records del mondo vennero battuti sulla magnifica lastra di ghiaccio. Nel settore maschile furono gli atleti olandesi e quelli nordici a dividersi tutte le medaglie. Soltanto nei 500 metri la medaglia d’oro andò al tedesco occidentale Erhard Keller, in 40’’3, seguito dal norvegese Thomassen e dall’americano McDermott, campione a Innsbruck. L’ Italia presentò solo Elio Locatelli, che concluse al ventiseiesimo posto. Fra le donne invece non ci fu l'atteso dominio sovietico, perché l'URSS vinse in effetti i 500 m con Lyudmila Titova, ma nelle altre gare prevalsero rispettivamente l'olandese Carry Geijssen nei 1000 m, la finlandese Kaija Mustonen nei 1500 m, un'altra olandese, Johanna 'Ans' Schut, nei 3000 m. Nel pattinaggio artistico trionfarono tra le donne la statunitense Peggy Fleming e tra gli uomini l'austriaco Wolfgang Schwartz. Nella prova a coppie i sovietici si piazzarono ai primi due posti, rispettivamente con Lyudmila Belousova e Oleg Protopopov, oro, e Tatyana Zhuk e Aleksandr Gorelik, argento. Le gare si svolsero sempre di mattina, molto presto, con i primi concorrenti impegnati già intorno alle 6, per evitare che il ghiaccio si sciogliesse al sole. Furono anche organizzate gare di danza in cartellone, come sport dimostrativo. La rappresentativa azzurra con quattro medaglie d'oro affiancò la Francia, superata appena da Norvegia e URSS; ma calcolando anche argenti e bronzi fu soltanto dodicesima. Nessun azzurro salì sul podio se non da vincitore. A Grenoble 1968 ci furono anche due passaggi politici delicati per la vita del CIO, ma l'eco fu minimo. Prima del via alle gare il presidente Avery Brundage sollecitato dai membri del suo consesso un voto epistolare per la riammissione del Sudafrica, escluso per l'apartheid dopo Roma 1960. Il voto favorevole ci fu, Brundage annunciò il ritorno degli atleti di Pretoria ai Giochi, molti si accorsero di essere stati ingannati con una richiesta di voto consultivo, non decisionale, gli africani fecero sentire comunque la loro voce e Brundage dovette rapidamente recedere dal suo proposito. Poi ci fu qualche riserva di un alto dirigente dello sport sovietico sul fatto che gli Stati Uniti conducessero in Vietnam una guerra odiosa, e una richiesta di censura da parte del mondo olimpico nei riguardi di comportamenti contrari alla missione di pace dello sport. Non accadde nulla, ma forse furono quelli i prodromi dei boicottaggi politici che avrebbero in seguito stravolto più di un'edizione dei Giochi.

Fonti


Vedere anche