X inv. - 1960 Squaw Valley (USA)

Da Wikisport.
Jump to navigation Jump to search

IMMAGINI

1960 Squaw Valley (USA)


Città ospitante Squaw Valley, Stati Uniti d'America
Nazioni partecipanti 30
Atleti partecipanti 665 (521 Uomini - 144 Donne)
Competizioni 27 in 4 sport
Cerimonia apertura 18 febbraio 1960
Cerimonia chiusura 28 febbraio 1960
Aperti da Richard Nixon
Giuramento atleti Carol Heiss
Ultimo tedoforo Ken Henry
Stadio Blyth Arena

I X Giochi olimpici invernali (in inglese X Olympic Winter Games) si svolsero a Squaw Valley (Stati Uniti d'America) dal 18 al 28 febbraio 1960. Fu la California ad ospitare i Giochi del 1960, con la piccola cittadina di Squaw Valley.
Questa edizione fu segnata però da una clamorosa disputa tra gli organizzatori ed il CIO: gli americani si rifiutarono di costruire una pista da bob quando scoprirono che alla gara avrebbero partecipato solo 9 equipaggi. Gli ammonimenti del CIO furono inutili e quella di Squaw Valley restò l'unica Olimpiade della storia senza gare di bob, una delle discipline storiche.
A Squaw Valley furono presenti soltanto 665 concorrenti contro gli 821 di Cortina. E 30 furono i paesi rappresentati, contro i 32 della località ampezzana. In compenso fece il suo ingresso il biathlon, una gara di sci di fondo e tiro con il fucile che si rifaceva ad antiche tradizioni militari. Si disputarono anche le prime gare di pattinaggio femminile di velocità. Nel biathlon il primo campione olimpico fu uno svedese, Klas Lestander, mentre nel pattinaggio femminile le più brave furono le russe ed in particolare Lydia Skoblikova che si aggiudicò due ori.
Nonostante l'inadeguatezza delle attrezzature, le gare di Squaw Valley furono molto belle, comprese quelle dello sci nordico, smentendo le perplessità degli scandinavi abituati al livello del mare o poco più e lì chiamati a gareggiare a quasi 2000 m di quota, con grossi problemi di respirazione, nell'aria rarefatta per carenza di ossigeno. I Giochi furono fortunati anche dal punto di vista del tempo, quasi ogni giorno bello. Soltanto la cerimonia di apertura, con coreografie povere ma firmate da Walt Disney, dovette patire neve e anche pioggia, ma per pochi minuti; ci fu il sole quando arrivò la fiaccola per portare il sacro fuoco al tripode.
La gara più appassionante fu la staffetta 4 x 10 km dello sci nordico, che vide i fondisti finlandesi e quelli norvegesi impegnati in un testa a testa per tutte le quattro frazioni, con un alternarsi al comando che riuscì ad appassionare anche gli spettatori nordamericani, a priori abbastanza insensibili a competizioni di questo genere. La Norvegia sembrò avere finalmente messo un certo spazio fra sé e la Finlandia, staccata di una quindicina di secondi alla fine della terza frazione. Si erano sin lì succeduti Harald Grönningen, Hallgeir Brenden e Einar Ostby per la Norvegia, Toimi Alatalo, Eero Mäntyranta e Väinö Huhtala per la Finlandia. In ultima frazione si sfidarono Veikko Hakulinen, campione finlandese plurititolato, e Håkon Brusveen, norvegese lanciato dal successo di pochi giorni prima nella 15 km; ma fu proprio Hakulinen a imporsi nella volata dopo avere agganciato il rivale. La prova si chiuse con uno scarto di appena 8 decimi di secondo dopo 40 km, un tremendo debito di ossigeno per i concorrenti, impegnati a quota alta in una gara tutta allo spasimo. L'Unione Sovietica, terza, tolse alla Svezia il podio; quinta fu l'Italia di Giulio De Florian, Giuseppe Steiner, Pompeo Fattor e Marcello De Dorigo.
Il ghiaccio per la tifoseria locale fu comunque quello dell'hockey. Per la prima volta gli Stati Uniti arrivarono all'oro: nel passato avevano subito il Canada, poi l'Unione Sovietica. In casa sfruttarono al meglio il fattore campo e il sostegno appassionato di 10.000 spettatori, vincendo 2-1 sul Canada e cogliendo poi un'altra vittoria di misura, 3-2, sull'Unione Sovietica.
Squaw Valley fu un'edizione olimpica poco azzurra, l'unica nostra medaglia fu quella di bronzo della sempre più grande Giuliana Minuzzo Chenal, stavolta terza nello slalom gigante. Madre di due bambine, aveva creato un caso di paraprofessionismo, presso la Federazione italiana e quella internazionale, chiedendo che le fosse pagata una baby sitter quando doveva assentarsi a scopi agonistici; dovette faticare per ottenere quel minimo di aiuto.
Appena arrivato ai Giochi, il pattinaggio di velocità femminile fu tutto sovietico fuorché nei 500 m, in cui fu prima la tedesca Helga Haase. Klara Guseva vinse i 1000 m, Lidiya Skoblikova i 1500 e i 3000 m.
Il CIO tirò il fiato quando ebbero termine questi Giochi, cominciati all'insegna dell'avventura e finiti tutto sommato con un certo successo dal punto di vista del pubblico, dei risultati, della spettacolarità.

Vedere anche


Fonti