Differenze tra le versioni di "Gandolfi Ferdinando"

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'''Nando Gandolfi''', nato a Genova il 5 gennaio 1967.<br />
'''Nando Gandolfi''', nato a Genova il 5 gennaio 1967.<br />


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"Nando"
"Nando"
===Vedere anche===
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* '''Regolamento :''' [[Pallanuoto]]
* [[Pallanuoto - Origini]]

Versione attuale delle 20:42, 26 ott 2017

IMMAGINI

Nando Gandolfi, nato a Genova il 5 gennaio 1967.

La vita


Le Olimpiadi del 1992 a Barcellona per molti di noi rimarranno impresse nei cuori con un’ immagine ben precisa: Ferdinando “Nando” Gandolfi mentre rotea il braccio destro dopo aver segnato la rete che vale l’oro olimpico.
Nei quattro tempi regolamentari infatti, la nazionale di pallanuoto maschile, anche detta “settebello”, allenata dal noto Ratko Rudic, non era riuscita a strappare la vittoria alla squadra avversaria: gli Spagnoli, i quali giocavano in casa sotto lo sguardo attento di re Juan Carlos. Il tifo ostile e le altre avversità non sono riusciti però a sopraffare la voglia di vincere di Gandolfi e compagni, i quali proprio grazie a “Nando”, così era chiamato dagli amici il difensore, sono riusciti a conquistare una vittoria che profumava d' oro nella più importante di tutte le manifestazioni sportive: le Olimpiadi. Ferdinando Gandolfi, soprannominato da quel giorno anche “braccio d’oro”, è uno dei personaggi simbolo dei Giochi di Barcellona, manifestazione che iniziò tra perplessità e curiosità dei più scettici in quanto fu la prima edizione dei Giochi dopo il crollo del muro di Berlino e del regime comunista legato all’ URSS ed al sistema sovietico.
Le Olimpiadi del ’92 si tennero in Spagna anche per coronare un processo lento e graduale di ritorno ad un’ apertura internazionale mancata con il franchismo e nuovamente voluta da Juan Carlos di Borbone, asceso al trono nel 1975. Collocati in questo quadro storico, i Giochi di Barcellona hanno evidenziato le disparità presenti tra i diversi Stati a livello sportivo mettendo in risalto la Confederazione degli Stati Indipendenti (112 medaglie ) e gli USA (108 medaglie ).
L’ Italia purtroppo ha dovuto fare i conti con avversari al di sopra delle proprie possibilità in numerose discipline. È per questo che l’ oro conquistato dal settebello di Rudic per mano di Gandolfi ha un valore ancor più grande. “Nando” con quel suo tiro a trentasei secondi dalla fine del sesto tempo supplementare ha dato forma ai sogni degli Italiani. L’ acqua, che per lui un tempo era motivo di paura, era diventata teatro di uno dei più bei ricordi dello sport del nostro Paese.
Gandolfi, nato a Genova e trasferitosi subito dopo a Portici, si avvicinò inizialmente al nuoto per superare le paure con cui doveva imbattersi alla vista dell’ acqua e per esigenze di carattere fisico. Successivamente passò al Circolo Canottieri Napoli sempre come nuotatore, nonostante cominciasse a trapelare in lui il desiderio di affacciarsi al mondo della pallanuoto. Questo avvicinamento fu possibile solo all’ età di tredici anni con i Giochi Studenteschi e per i seguenti cinque anni il futuro campione olimpico si dedicò contemporaneamente al nuoto ed alla pallanuoto.
Quest’ ultima però riuscì infine ad attirarlo definitivamente a sé giocando un ruolo più che importante nella vita futura di Ferdinando. Era un difensore, recitava il ruolo del “cattivo” in quanto aveva l’ arduo compito di marcare il centroboa avversario, ma nonostante il ruolo “Nando” segnò non poche reti, di cui alcune più che importanti per la sua nazionale e per le sue squadre di club, tra cui possiamo ricordare la compagine di Posillipo o la Lazio, volendo fare solo alcuni nomi. Non è un caso quindi che la palla che valeva l’oro olimpico fosse capitata proprio nelle sue mani.
Era Gandolfi stesso a volere quella palla, egli stesso a volere come i suoi compagni quella vittoria tanto agognata all’età di 25 anni. Vittoria che valse, oltre alla medaglia, un riconoscimento pubblico da parte degli Italiani e di Carlo Azeglio Ciampi per l’impresa portata a buon fine. Fu Carlo Azeglio Ciampi infatti, allora Presidente della Repubblica, che nel febbraio 2003 gli conferì l’onorificenza di Cavaliere dell’ Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” assieme a due compagni di quell’ avventura: Amedeo Pomilio e Giuseppe Porzio. Il cammino di Gandolfi nella pallanuoto dopo le Olimpiadi del ’92, è stato contraddistinto da altri numerosi successi, tra cui due Coppe del Mondo, un Campionato Europeo e un’ edizione dei Giochi del Mediterraneo. Il suo amore per questo sport ha fatto sì che “Nando” si mettesse in discussione in gare ufficiali fino al 2005, quando erano già state compiute le trentotto primavere, anche se i massimi livelli erano stati abbandonati già dal 2002.

Curiosità


Nonostante la professione di dirigente d’ azienda, Gandolfi partecipa tuttora alla vita della pallanuoto italiana indossando le vesti di vicepresidente della Roma Vis Nova Pallanuoto. Si può quindi parlare di un amore duraturo tra il campione olimpico e la disciplina che, dopo aver rappresentato una terapia per “Nando”, ha riservato a questo nostro “eroe” un posto di rilievo nella storia dello sport. Per concludere possiamo affermare che Ferdinando Gandolfi non è stato un semplice atleta, ma è stato colui che ha regalato agli Italiani emozioni forti e che ha dato forma ai sogni di tante persone, dandoci dimostrazione di come la volontà, l’impegno, il sudore, possano ripagarci mostrandoci nuovi orizzonti e rendendo realtà ciò che prima ci sembrava solo un’ utopia.

Soprannome


"Nando"

Vedere anche