Differenze tra le versioni di "Gentile Claudio"

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'''Claudio Gentile''' è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano. <BR \>                                                                       
Nasce in Libia il 27 settembre 1953 da genitori siciliani originari di Noto, anch’essi cresciuti qui durante gli anni della colonizzazione italiana.                                                                                                                 
Nel giugno 1958, cominciava a brillare ed a far parlare di sé la stella di Pelè, ma nessuno di quei ragazzini che sfidavano il sole nelle polverose strade del quartiere Sant’Antonio a Tripoli, disputandosi accanitamente una palla, aveva la benché minima idea che in quei giorni in Svezia si disputassero i campionati mondiali di calcio. Neanche se qualcuno glielo avesse detto, il loro interesse sarebbe mutato: erano ben più importanti le sfide quotidiane tra figli di emigranti e piccoli arabi in cui occorreva tanta determinazione, grandi o piccoli che si fosse. Ed è qui che Claudio Gentile acquisisce la grinta e la cattiveria agonistica che lo avrebbero contraddistinto lungo tutta la sua carriera professionistica.  <BR \>                                                                                                                       
All'età di 8 anni rientra in Italia con la sua famiglia, prevenendo le persecuzioni agli italiani iniziate con il regime di Mu'ammar Gheddafi, e si stabilisce a Brunate, nel Comasco. È proprio dal nome del politico libico che deriva  il “simpatico” soprannome assegnatogli.  <BR \>                                          Inizia l'attività nel settore giovanile del Maslianico, da cui lo preleva il Varese dopo che la trattativa con il Como era saltata per motivi economici. Con i biancorossi lombardi compie tutta la trafila delle giovanili, pur non essendo considerato all'altezza. Viene difatti ceduto in prestito all'Arona, dove disputa la stagione 1971-1972 nel campionato di Serie D. Le sue eccezionali prestazioni  inducono il Varese a riportarlo alla base: gioca una stagione da titolare tra i cadetti (1972-1973), segnalandosi tra i migliori giovani della categoria, ma ancora una volta non convince l'allenatore Pietro Maroso e il direttore sportivo Sandro Vitali.  A notare la sua bravura è però Giampiero Boniperti che nel 1973 lo acquista nella Juventus per circa 250 milioni di lire, in vista della sostituzione dell'anziano Sandro Salvadore. Viene inizialmente impiegato come riserva di Giuseppe Furino, per la contemporanea presenza di Marchetti, Spinosi e Longobucco nel ruolo di terzino. Esordisce in campionato in maglia juventina il 2 dicembre 1973, nella vittoria per 5-1 sull'Hellas Verona, giocando proprio da mediano, e nei mesi successivi guadagna gradatamente maggior spazio in prima squadra.  <BR \>                                                                                                                                                      A partire dalla stagione 1974-1975 forma con Antonello Cuccureddu la coppia di terzini titolare; inizialmente è impiegato sulla fascia sinistra e in seguito, dopo l'affermazione di Antonio Cabrini, sulla destra, con compiti più difensivi. Inoltre, dopo il debutto nella nazionale Under-23, il 29 settembre 1974 contro i pari età della Jugoslavia, ha esordito con la nazionale maggiore il 19 aprile 1975, a ventuno anni, nella partita Italia-Polonia (0-0) disputata a Roma. Con un altro giovane difensore Gaetano Scirea contribuisce poi alla conquista del suo primo scudetto, tuttavia nel campionato 1975-1976, a causa di una squalifica e di attriti con l'allenatore Carlo Parola, perde temporaneamente il posto in squadra, sostituito da Marco Tardelli ed esce temporaneamente dal “giro azzurro”.  Nella stagione successiva, con Giovanni Trapattoni allenatore, torna titolare contribuendo ad un nuovo scudetto dei bianconeri e alla vittoria in Coppa UEFA. <BR \>
Tornato dunque in azzurro, diventa titolare fisso con Enzo Bearzot, e realizza il suo primo e unico goal in nazionale l'8 giugno 1977, a Helsinki, nella partita vinta 3-0 contro la Finlandia. <BR \>
Ha partecipato poi da titolare al campionato del mondo 1978 in Argentina, nel quale è stato considerato tra i migliori difensori della manifestazione, giocando inizialmente come terzino destro e, dopo l'infortunio a Mauro Bellugi, come stopper; impiegato in marcatura su campioni quali Mario Kempes, Hans Krankl, Johnny Rep e Roberto Dinamite, ha impedito ai suoi diretti avversari di realizzare reti. In seguito è stato titolare al campionato d'Europa 1980 organizzato in Italia, segnalandosi nuovamente tra i migliori, e al vittorioso campionato del mondo 1982 in Spagna, dove si è fatto notare per le sue marcature a uomo su Maradona e Zico. In entrambi i casi è stato ammonito, saltando così la semifinale vinta contro la Polonia; rientra tra i titolari nella finale contro la Germania Ovest, nella quale viene impiegato in marcatura su Pierre Littbarski. <BR \>
Ha disputato la sua ultima gara in nazionale il 26 maggio 1984, a trent'anni, nella partita amichevole Canada-Italia (0-2) giocata a Toronto, indossando nell'occasione la fascia da capitano. In totale ha collezionato 71 presenze con gli Azzurri. <BR \>
Nella tarda primavera del 1984 è da collocare il divorzio dalla Juventus. È egli stesso a dire durante un’intervista ad una famosa testata giornalistica  : «Fu una scelta difficile perché, oltretutto, non avrei per nessuna ragione al mondo voluto fare uno sgarbo a Boniperti. Non dimentico certo quello che il presidente ha significato per me, la sua fiducia e la sua stima per la mia carriera. Non ho tradito, bensì fatto una scelta; a trentun anni mi offrivano delle condizioni migliori di lavoro e le ho accettate, come avrebbe fatto qualsiasi professionista con famiglia a carico. Cambiano soltanto le cifre, la sostanza è la stessa». <BR \>
Lascia dunque la Juventus per trasferirsi alla Fiorentina, approfittando della nuova normativa sullo svincolo dei giocatori. L'esperienza in viola, durata tre stagioni, è costellata di difficoltà: inizialmente viene contestato dalla tifoseria, a causa del suo passato bianconero, e in seguito ha problemi con l'allenatore Aldo Agroppi, a causa della politica di svecchiamento da lui portata avanti a discapito dei giocatori più anziani.
Svincolatosi dal club gigliato, trascorre alcuni mesi senza squadra, partecipando (insieme all'altro campione del mondo Marco Tardelli) al ritiro per calciatori disoccupati organizzato a Pomezia. Nel dicembre del 1987 viene ingaggiato dal Piacenza, squadra neopromossa in Serie B: scende in campo in 20 occasioni, contribuendo alla salvezza del club prima di concludere definitivamente la carriera agonistica. <BR \>
In carriera ha totalizzato 353 presenze e 9 gol in Serie A. <BR \>
Negli anni ’90 Gentile comincia la sua nuova vita di allenatore e dirigente sportivo, dapprima in club minori per poi passare alla Nazionale Under 20. Dal 2000 al 2006 è stato Commissario Tecnico della Nazionale Under 21, con cui ha conquistato l’Europeo nel 2004 e il Bronzo ai Giochi Olimpici di Atene. Ha concluso la sua avventura sulla panchina degli Azzurrini con l'eliminazione ai quarti di finale nell'Europeo del 2006. <BR \>
Nel luglio dello stesso anno viene sostituito da Pierluigi Casiraghi, nonostante i risultati ottenuti e le rassicurazioni sulla riconferma. <BR \>                                                                                                                              Negli anni successivi non ha allenato alcuna squadra, pur essendo stato in corsa per la sostituzione di Ciro Ferrara sulla panchina della Juventus, e per la panchina della nazionale libica, dopo la caduta di Gheddafi. <BR \>
In un'intervista concessa alla Gazzetta dello Sport nel settembre del 2013, ha rivelato che nell'estate del 2006, prima di essere sostituito alla guida dell'Under-21, un grande club gli aveva offerto un ingaggio e Gentile ne aveva informato la Federcalcio, che gli chiese di aspettare: quando fu allontanato dalla guida degli Azzurrini, era nel frattempo sfumata anche la possibilità di allenare il grande club, sicché questi eventi lo spinsero a citare a giudizio la federazione; ha quindi rifiutato le offerte di diverse società calcistiche ricevute dal 2006 in poi, perché se le avesse accettate non avrebbe potuto rivolgersi alla magistratura civile. <BR \>
Il 5 giugno 2014 viene ingaggiato come allenatore del Sion, ma il 10 dello stesso mese non si presenta al raduno della squadra e, nei giorni successivi, inizia con la proprietà una controversia per la risoluzione del contratto. <BR \>
Nel giugno 2016 poi, in un’intervista a Tv2000, attacca fortemente il sistema calcistico  denunciando l’ostracismo del movimento nei suoi confronti. Punta il dito verso alcuni club italiani e verso la Figc, rei di avergli fatto terra bruciata attorno per alcune decisioni prese ai tempi in cui guidava gli azzurrini. "Per colpa di persone meschine, mi hanno troncato la carriera perché non abbassavo la testa - racconta Gentile - Ho detto no quando mi hanno proposto di far giocare ragazzi che io non ritenevo all'altezza dell'Under 21. Questo mi ha messo contro molte società e soprattutto contro la Federazione. Così, dopo aver vinto da allenatore dell'Italia Under 21 l'Europeo e subito dopo la medaglia di bronzo olimpica, sono stato mandato via".  Successivamente afferma di non voler mollare e di non voler andare ad allenare all’estero, dove lo cercano, anche insistentemente, perché nonostante tutto il suo desiderio è allenare in Italia e cercare di restaurare il sistema calcistico  ormai corrotto e ridotto ad un semplice pretesto per fare business. <BR \>
Il 25 marzo 2017, infine, Claudio è stato ospite del celebrity talent show “Ballando con le stelle”, condotto da Milly Carlucci, dove si è esibito nelle vesti di ‘ballerino per una notte’.
===FONTI===
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'''(siti)''' <BR />                                                       
• www.ernandes.net    <BR />           
• www.mondi.it <BR />
• it.wikipedia.org <BR />
'''(articoli)''' <BR />
• La Repubblica <BR />
• Tutto juve.com (testata giornalistica) <BR />
• La Gazzetta dello sport <BR />
'''(libri)'''
• Treccani (enciclopedia dello sport) <BR />
• E sono stato gentile (di Alberto Cerruti e Claudio Gentile)

Versione delle 15:15, 6 dic 2019

IMMAGINI

Claudio Gentile è un allenatore di calcio ed ex calciatore italiano.
Nasce in Libia il 27 settembre 1953 da genitori siciliani originari di Noto, anch’essi cresciuti qui durante gli anni della colonizzazione italiana. Nel giugno 1958, cominciava a brillare ed a far parlare di sé la stella di Pelè, ma nessuno di quei ragazzini che sfidavano il sole nelle polverose strade del quartiere Sant’Antonio a Tripoli, disputandosi accanitamente una palla, aveva la benché minima idea che in quei giorni in Svezia si disputassero i campionati mondiali di calcio. Neanche se qualcuno glielo avesse detto, il loro interesse sarebbe mutato: erano ben più importanti le sfide quotidiane tra figli di emigranti e piccoli arabi in cui occorreva tanta determinazione, grandi o piccoli che si fosse. Ed è qui che Claudio Gentile acquisisce la grinta e la cattiveria agonistica che lo avrebbero contraddistinto lungo tutta la sua carriera professionistica.
All'età di 8 anni rientra in Italia con la sua famiglia, prevenendo le persecuzioni agli italiani iniziate con il regime di Mu'ammar Gheddafi, e si stabilisce a Brunate, nel Comasco. È proprio dal nome del politico libico che deriva il “simpatico” soprannome assegnatogli.
Inizia l'attività nel settore giovanile del Maslianico, da cui lo preleva il Varese dopo che la trattativa con il Como era saltata per motivi economici. Con i biancorossi lombardi compie tutta la trafila delle giovanili, pur non essendo considerato all'altezza. Viene difatti ceduto in prestito all'Arona, dove disputa la stagione 1971-1972 nel campionato di Serie D. Le sue eccezionali prestazioni inducono il Varese a riportarlo alla base: gioca una stagione da titolare tra i cadetti (1972-1973), segnalandosi tra i migliori giovani della categoria, ma ancora una volta non convince l'allenatore Pietro Maroso e il direttore sportivo Sandro Vitali. A notare la sua bravura è però Giampiero Boniperti che nel 1973 lo acquista nella Juventus per circa 250 milioni di lire, in vista della sostituzione dell'anziano Sandro Salvadore. Viene inizialmente impiegato come riserva di Giuseppe Furino, per la contemporanea presenza di Marchetti, Spinosi e Longobucco nel ruolo di terzino. Esordisce in campionato in maglia juventina il 2 dicembre 1973, nella vittoria per 5-1 sull'Hellas Verona, giocando proprio da mediano, e nei mesi successivi guadagna gradatamente maggior spazio in prima squadra.
A partire dalla stagione 1974-1975 forma con Antonello Cuccureddu la coppia di terzini titolare; inizialmente è impiegato sulla fascia sinistra e in seguito, dopo l'affermazione di Antonio Cabrini, sulla destra, con compiti più difensivi. Inoltre, dopo il debutto nella nazionale Under-23, il 29 settembre 1974 contro i pari età della Jugoslavia, ha esordito con la nazionale maggiore il 19 aprile 1975, a ventuno anni, nella partita Italia-Polonia (0-0) disputata a Roma. Con un altro giovane difensore Gaetano Scirea contribuisce poi alla conquista del suo primo scudetto, tuttavia nel campionato 1975-1976, a causa di una squalifica e di attriti con l'allenatore Carlo Parola, perde temporaneamente il posto in squadra, sostituito da Marco Tardelli ed esce temporaneamente dal “giro azzurro”. Nella stagione successiva, con Giovanni Trapattoni allenatore, torna titolare contribuendo ad un nuovo scudetto dei bianconeri e alla vittoria in Coppa UEFA.
Tornato dunque in azzurro, diventa titolare fisso con Enzo Bearzot, e realizza il suo primo e unico goal in nazionale l'8 giugno 1977, a Helsinki, nella partita vinta 3-0 contro la Finlandia.
Ha partecipato poi da titolare al campionato del mondo 1978 in Argentina, nel quale è stato considerato tra i migliori difensori della manifestazione, giocando inizialmente come terzino destro e, dopo l'infortunio a Mauro Bellugi, come stopper; impiegato in marcatura su campioni quali Mario Kempes, Hans Krankl, Johnny Rep e Roberto Dinamite, ha impedito ai suoi diretti avversari di realizzare reti. In seguito è stato titolare al campionato d'Europa 1980 organizzato in Italia, segnalandosi nuovamente tra i migliori, e al vittorioso campionato del mondo 1982 in Spagna, dove si è fatto notare per le sue marcature a uomo su Maradona e Zico. In entrambi i casi è stato ammonito, saltando così la semifinale vinta contro la Polonia; rientra tra i titolari nella finale contro la Germania Ovest, nella quale viene impiegato in marcatura su Pierre Littbarski.
Ha disputato la sua ultima gara in nazionale il 26 maggio 1984, a trent'anni, nella partita amichevole Canada-Italia (0-2) giocata a Toronto, indossando nell'occasione la fascia da capitano. In totale ha collezionato 71 presenze con gli Azzurri.
Nella tarda primavera del 1984 è da collocare il divorzio dalla Juventus. È egli stesso a dire durante un’intervista ad una famosa testata giornalistica  : «Fu una scelta difficile perché, oltretutto, non avrei per nessuna ragione al mondo voluto fare uno sgarbo a Boniperti. Non dimentico certo quello che il presidente ha significato per me, la sua fiducia e la sua stima per la mia carriera. Non ho tradito, bensì fatto una scelta; a trentun anni mi offrivano delle condizioni migliori di lavoro e le ho accettate, come avrebbe fatto qualsiasi professionista con famiglia a carico. Cambiano soltanto le cifre, la sostanza è la stessa».
Lascia dunque la Juventus per trasferirsi alla Fiorentina, approfittando della nuova normativa sullo svincolo dei giocatori. L'esperienza in viola, durata tre stagioni, è costellata di difficoltà: inizialmente viene contestato dalla tifoseria, a causa del suo passato bianconero, e in seguito ha problemi con l'allenatore Aldo Agroppi, a causa della politica di svecchiamento da lui portata avanti a discapito dei giocatori più anziani. Svincolatosi dal club gigliato, trascorre alcuni mesi senza squadra, partecipando (insieme all'altro campione del mondo Marco Tardelli) al ritiro per calciatori disoccupati organizzato a Pomezia. Nel dicembre del 1987 viene ingaggiato dal Piacenza, squadra neopromossa in Serie B: scende in campo in 20 occasioni, contribuendo alla salvezza del club prima di concludere definitivamente la carriera agonistica.
In carriera ha totalizzato 353 presenze e 9 gol in Serie A.
Negli anni ’90 Gentile comincia la sua nuova vita di allenatore e dirigente sportivo, dapprima in club minori per poi passare alla Nazionale Under 20. Dal 2000 al 2006 è stato Commissario Tecnico della Nazionale Under 21, con cui ha conquistato l’Europeo nel 2004 e il Bronzo ai Giochi Olimpici di Atene. Ha concluso la sua avventura sulla panchina degli Azzurrini con l'eliminazione ai quarti di finale nell'Europeo del 2006.
Nel luglio dello stesso anno viene sostituito da Pierluigi Casiraghi, nonostante i risultati ottenuti e le rassicurazioni sulla riconferma.
Negli anni successivi non ha allenato alcuna squadra, pur essendo stato in corsa per la sostituzione di Ciro Ferrara sulla panchina della Juventus, e per la panchina della nazionale libica, dopo la caduta di Gheddafi.
In un'intervista concessa alla Gazzetta dello Sport nel settembre del 2013, ha rivelato che nell'estate del 2006, prima di essere sostituito alla guida dell'Under-21, un grande club gli aveva offerto un ingaggio e Gentile ne aveva informato la Federcalcio, che gli chiese di aspettare: quando fu allontanato dalla guida degli Azzurrini, era nel frattempo sfumata anche la possibilità di allenare il grande club, sicché questi eventi lo spinsero a citare a giudizio la federazione; ha quindi rifiutato le offerte di diverse società calcistiche ricevute dal 2006 in poi, perché se le avesse accettate non avrebbe potuto rivolgersi alla magistratura civile.
Il 5 giugno 2014 viene ingaggiato come allenatore del Sion, ma il 10 dello stesso mese non si presenta al raduno della squadra e, nei giorni successivi, inizia con la proprietà una controversia per la risoluzione del contratto.
Nel giugno 2016 poi, in un’intervista a Tv2000, attacca fortemente il sistema calcistico denunciando l’ostracismo del movimento nei suoi confronti. Punta il dito verso alcuni club italiani e verso la Figc, rei di avergli fatto terra bruciata attorno per alcune decisioni prese ai tempi in cui guidava gli azzurrini. "Per colpa di persone meschine, mi hanno troncato la carriera perché non abbassavo la testa - racconta Gentile - Ho detto no quando mi hanno proposto di far giocare ragazzi che io non ritenevo all'altezza dell'Under 21. Questo mi ha messo contro molte società e soprattutto contro la Federazione. Così, dopo aver vinto da allenatore dell'Italia Under 21 l'Europeo e subito dopo la medaglia di bronzo olimpica, sono stato mandato via". Successivamente afferma di non voler mollare e di non voler andare ad allenare all’estero, dove lo cercano, anche insistentemente, perché nonostante tutto il suo desiderio è allenare in Italia e cercare di restaurare il sistema calcistico ormai corrotto e ridotto ad un semplice pretesto per fare business.
Il 25 marzo 2017, infine, Claudio è stato ospite del celebrity talent show “Ballando con le stelle”, condotto da Milly Carlucci, dove si è esibito nelle vesti di ‘ballerino per una notte’.

FONTI


(siti)
• www.ernandes.net
• www.mondi.it
• it.wikipedia.org

(articoli)
• La Repubblica
• Tutto juve.com (testata giornalistica)
• La Gazzetta dello sport
(libri) • Treccani (enciclopedia dello sport)
• E sono stato gentile (di Alberto Cerruti e Claudio Gentile)