Differenze tra le versioni di "Aru Fabio"

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'''Fabio Aru''' nasce a San Gavino Monreale, in provincia di Cagliari (ora del Medio Campidano), ma vissuto e cresciuto nella limitrofa Villacidro, Aru pratica fin da bambino molte discipline, soprattutto calcio e tennis, senza però disdegnare la bicicletta.
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===Carriera===
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'''Fabio Aru''' nasce il 3 luglio 1990 a San Gavino Monreale, in Sardegna, e cresce a Villacidro, un paese incastonato tra le montagne del Medio Campidano. È proprio qui che inizia a forgiare il suo carattere e la sua resistenza: qualità che diventeranno il tratto distintivo del suo modo di correre. Fin da giovane si appassiona al ciclismo, spinto dalla passione per la fatica e per le salite, in un territorio che offre un terreno ideale per allenarsi tra natura, dislivelli e silenzio.
Dopo essersi distinto nelle categorie giovanili, Fabio approda al ciclismo dilettantistico di alto livello con il team Palazzago, una delle formazioni più prestigiose del panorama italiano Under 23. In questo periodo ottiene risultati importanti, tra cui la vittoria al Giro della Valle d’Aosta e al Toscana-Terra di Ciclismo, dimostrando grande solidità in salita e maturità tattica. Sono queste doti che lo portano a firmare nel 2012 il primo contratto da professionista con l’ambizioso team Astana.
=== Gli anni della consacrazione ===
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All'età di quindici anni ''Fabio Aru'' abbandona gli altri sport proprio per dedicarsi più seriamente al ciclismo. Conseguita la maturità classica, Aru si trasferisce a Bergamo per meglio praticare la disciplina sportiva, partecipando al Giro della Lunigiana.
Il suo debutto tra i professionisti è graduale ma in costante crescita. Nel 2013 arriva già una top ten al Giro d’Italia (7°), ma è nel 2014 che Aru esplode definitivamente: conquista la terza posizione finale al Giro, vince la tappa sull’arrivo leggendario di Montecampione e si impone come nuovo talento dello scalatore italiano.
===2009-2012: gli anni da dilettante Under-23===
Nel Giro d’Italia 2015 si migliora ancora: vince due tappe (una a Cervinia e una a Sestriere), si piazza secondo nella classifica generale dietro lo spagnolo Contador e conquista la maglia bianca di miglior giovane. Quell’anno raggiunge l’apice della carriera sportiva vincendo la Vuelta a España 2015, uno dei tre Grandi Giri, grazie a una condotta di gara intelligente e aggressiva, culminata con l’attacco decisivo nell’ultima tappa di montagna. Con questa vittoria, Aru entra di diritto nella storia del ciclismo italiano, diventando il sesto italiano a vincere la corsa spagnola.
=== Il tricolore e il Tour ===
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Dilettante Under-23 dal 2009 nella file del team Palazzago-Elledent-RAD Logistica diretto dal direttore sportivo Olivano Locatelli, Aru si mette in luce nel 2010 con piazzamenti in alcune gare europee: è quinto al Giro del Belvedere, secondo nel Trofeo Gianfranco Bianchin e termina al quarto posto il Giro della Valle d'Aosta. Nel 2011 ottiene i primi successi nella categoria, aggiudicandosi nell'arco della stagione sette vittorie, tra le quali la Bassano-Montegrappa, il Giro della Valle d'Aost. Oltre ai successi, consegue piazzamenti al Girobio, e ai campionati italiani, dov'è secondo nella gara in linea Under-23 vinta da Matteo Trentin. A fine anno firma un contratto con il team kazako Astana,per poter gareggiare da professionista a partire dal 1º agosto 2012.
Il 2017 è un altro anno memorabile. A fine giugno conquista il titolo di Campione Italiano su strada a Ivrea, battendo in volata Diego Ulissi e Rinaldo Nocentini. Pochi giorni dopo si presenta in grande forma al Tour de France, dove vince la tappa con arrivo a La Planche des Belles Filles e veste per alcune giornate la maglia gialla, simbolo del primato. Conclude la Grande Boucle al quinto posto assoluto, confermando di essere tra i corridori più completi del panorama mondiale.
Nel 2012, all'ultimo anno da dilettante, si impone nella Toscana-Terra di ciclismo, gara a tappe valida per la Coppa delle Nazioni U23. Conclude inoltre al terzo posto la Piccola Sanremo e al quarto il Gran Premio Palio del Recioto. Partecipa quindi al Girobio in cui si classifica al secondo posto finale, con un distacco di 25 secondi dallo statunitense Joseph Dombrowski. Tra giugno e luglio si piazza al quinto posto nella prova in linea Under-23 del campionato italiano, bissando poi il successo al Giro della Valle d'Aosta dove vince anche la terza tappa.
=== La crisi e il declino ===
===2012-2013: si fa strada nel professionismo===
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Aru fa il suo debutto da professionista con la maglia dell'Astana il 20 agosto 2012 nella USA Pro Cycling Challenge, in Colorado, ottenendo un secondo posto nella sesta tappa dietro a Rory Sutherland. Nel 2013 conclude quarto al Giro del Trentino, e si aggiudica la classifica dei giovani. Nella stessa stagione partecipa per la prima volta al Giro d'Italia in qualità di gregario di Vincenzo Nibali. In questa edizione contribuisce al successo finale del suo capitano. Nella penultima tappa, la più dura e selettiva, vinta proprio da Nibali riesce anche a centrare il quinto posto sul traguardo delle Tre Cime di Lavaredo.
Dopo il picco del 2017, la carriera di Fabio Aru è segnata da una lunga fase di difficoltà. Il passaggio alla squadra UAE Team Emirates (2018–2020) non porta i risultati sperati. I problemi fisici si fanno sempre più presenti, in particolare una stenosi all’arteria iliaca che compromette la resa muscolare in gara. Nel 2019 si sottopone a un intervento chirurgico, e cerca con determinazione di tornare competitivo. Ma la condizione non è più quella dei tempi d’oro.
Nel 2014 partecipa ancora al Giro d'Italia . Tuttavia, in seguito all'infortunio di Michele Scarponi, che lo costringe al ritiro dopo la sedicesima tappa, Aru diventa capitano unico dell'Astana per la "Corsa rosa". In salita tiene il passo dei migliori e vince la sua prima tappa al Giro e la quindicesima.
Nel 2021 firma con il team sudafricano Qhubeka NextHash, con il desiderio di ritrovare motivazioni e dare un nuovo senso alla sua carriera. Dopo una buona Vuelta a Burgos e un dignitoso ritorno alla Vuelta a España, decide di chiudere la sua carriera sportiva, annunciando il ritiro ufficiale il 5 settembre 2021, al termine dell’ultima tappa corsa in maglia nera, salutato dall’affetto dei tifosi.
Sul finire dell'estate, presentatosi al via della Vuelta a España, conquista il suo secondo successo da professionista vincendo l'undicesima tappa, da Pamplona al Santuario di San Miguel de Aralar. Conclude la corsa a tappe spagnola al quinto posto finale. In considerazione dei buoni risultati ottenuti nei Giri d'Italia e di Spagna, il commissario tecnico della nazionale italiana Davide Cassani lo convoca per i campionati del mondo di Ponferrada. Dopo l'esperienza iridata, Aru corre la Milano-Torino, classificandosi quarto, e il Giro di Lombardia, dove giunge nono.
=== Un’eredità forte e sincera ===
===2015: il secondo posto al Giro d'Italia e la vittoria alla Vuelta===
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Inizia la stagione alla Parigi-Nizza, cogliendo l'ottavo posto nella quarta tappa con arrivo in salita a Croix de Chaubour. In maggio prende il via al Giro d'Italia come capitano dell'Astana. Inizia il Giro con un terzo posto nella cronosquadre d'apertura, per poi classificarsi terzo sull'Abetone nella quinta tappa e quarto a Campitello Matese nell'ottava. Dopo aver attraversato un momento di difficoltà nella 16ª tappa, la Pinzolo-Aprica, il 29 maggio Aru vince la sua seconda seconda tappa al Giro, nella 19ª frazione da Gravellona Toce a Cervinia, riconquistando il secondo posto della classifica generale perso nella tappa di Aprica. Il giorno seguente cala il bis vincendo la penultima frazione della Corsa Rosa con l'arrivo in quota a Sestriere, staccando la maglia rosa Contador di 2'25". Conclude così al secondo posto finale nella generale, a 1'53" dallo spagnolo, salendo di conseguenza per la seconda volta in carriera sul podio del Giro.[13] Vince la maglia bianca riservata ai giovani.
Fabio Aru ha rappresentato per quasi un decennio una delle speranze più luminose del ciclismo italiano. Uomo schietto, legato alla sua terra e ai suoi valori, ha saputo emozionare con attacchi generosi, vittorie combattute e una carriera costruita con fatica, passione e cuore. È uno dei pochi italiani ad aver vinto tappe e indossato le maglie di leader in tutti e tre i Grandi Giri: Giro, Tour e Vuelta. Un privilegio riservato a pochi nella storia di questo sport.
Nella corsa spagnola riveste il ruolo di capitano al pari di Vincenzo Nibali. Alla seconda tappa, a causa della squalifica di Vincenzo Nibali diventa il capitano unico della Astana Pro Team. Nel finale della 7ª tappa, con arrivo ad Alpujarra, sulla Sierra Nevada, attacca nel finale piazzandosi al terzo posto. Giunge quarto nella 9ª tappa, con arrivo in salita a Benitachell, attardato per pochi secondi da Chris Froome e Joaquim Rodríguez, due dei favoriti per la vittoria finale. Nell'11ª tappa, da Andorra la Vella a Cortals d'Encamp, definita dagli organizzatori stessi "la tappa più dura mai corsa nella storia della Vuelta", che prevede sei ascese sulle impervie montagne andorrane, si classifica secondo dietro al compagno di squadra Mikel Landa. Il giorno successivo Chris Froome, il candidato numero uno alla vittoria finale, è costretto al ritiro per una frattura ad un piede. Durante la 16ª tappa, con arrivo in salita a Quirós, perde la maglia rossa in favore di Joaquim Rodríguez per 1". Nella tappa successiva, l'insidiosa prova a cronometro di Burgos, vinta da Tom Dumoulin, giunge decimo e perde per soli 3" la roja, proprio in favore dell'olandese. Riconquista il simbolo del primato nella 20ª tappa, con arrivo a Cercedilla, dove, riesce a staccare in salita la maglia rossa, che arriverà al traguardo con 3'40" di ritardo dall'italiano che riesce così a conquistare il suo primo grande Giro a 25 anni.
Il suo soprannome, Il Cavaliere dei Quattro Mori, richiama le sue origini sarde, che non ha mai rinnegato e che ha sempre portato con fierezza nel mondo. Dopo il ritiro, Aru si è dedicato alla famiglia, a progetti di divulgazione e a collaborazioni nel mondo del ciclismo, anche nel ciclocross, con l’intenzione di restituire qualcosa a uno sport che gli ha dato molto ma che gli ha chiesto ancora di più.
Dopo la vittoriosa spedizione spagnola, prosegue la stagione partecipando alla Tre Valli Varesine, dove giunge 32º, contribuendo però alla vittoria del compagno di squadra Nibali. A ottobre si classifica poi al secondo posto nell'Abu Dhabi Tour.
===Vedere anche===
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* '''Regolamento :''' [[Ciclismo]]
* [[Ciclismo - Origini]]
 
===Sitografia===
===Sitografia===
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Versione attuale delle 08:36, 26 lug 2025

IMMAGINI

Fabio Aru nasce il 3 luglio 1990 a San Gavino Monreale, in Sardegna, e cresce a Villacidro, un paese incastonato tra le montagne del Medio Campidano. È proprio qui che inizia a forgiare il suo carattere e la sua resistenza: qualità che diventeranno il tratto distintivo del suo modo di correre. Fin da giovane si appassiona al ciclismo, spinto dalla passione per la fatica e per le salite, in un territorio che offre un terreno ideale per allenarsi tra natura, dislivelli e silenzio. Dopo essersi distinto nelle categorie giovanili, Fabio approda al ciclismo dilettantistico di alto livello con il team Palazzago, una delle formazioni più prestigiose del panorama italiano Under 23. In questo periodo ottiene risultati importanti, tra cui la vittoria al Giro della Valle d’Aosta e al Toscana-Terra di Ciclismo, dimostrando grande solidità in salita e maturità tattica. Sono queste doti che lo portano a firmare nel 2012 il primo contratto da professionista con l’ambizioso team Astana.

Gli anni della consacrazione


Il suo debutto tra i professionisti è graduale ma in costante crescita. Nel 2013 arriva già una top ten al Giro d’Italia (7°), ma è nel 2014 che Aru esplode definitivamente: conquista la terza posizione finale al Giro, vince la tappa sull’arrivo leggendario di Montecampione e si impone come nuovo talento dello scalatore italiano. Nel Giro d’Italia 2015 si migliora ancora: vince due tappe (una a Cervinia e una a Sestriere), si piazza secondo nella classifica generale dietro lo spagnolo Contador e conquista la maglia bianca di miglior giovane. Quell’anno raggiunge l’apice della carriera sportiva vincendo la Vuelta a España 2015, uno dei tre Grandi Giri, grazie a una condotta di gara intelligente e aggressiva, culminata con l’attacco decisivo nell’ultima tappa di montagna. Con questa vittoria, Aru entra di diritto nella storia del ciclismo italiano, diventando il sesto italiano a vincere la corsa spagnola.

Il tricolore e il Tour


Il 2017 è un altro anno memorabile. A fine giugno conquista il titolo di Campione Italiano su strada a Ivrea, battendo in volata Diego Ulissi e Rinaldo Nocentini. Pochi giorni dopo si presenta in grande forma al Tour de France, dove vince la tappa con arrivo a La Planche des Belles Filles e veste per alcune giornate la maglia gialla, simbolo del primato. Conclude la Grande Boucle al quinto posto assoluto, confermando di essere tra i corridori più completi del panorama mondiale.

La crisi e il declino


Dopo il picco del 2017, la carriera di Fabio Aru è segnata da una lunga fase di difficoltà. Il passaggio alla squadra UAE Team Emirates (2018–2020) non porta i risultati sperati. I problemi fisici si fanno sempre più presenti, in particolare una stenosi all’arteria iliaca che compromette la resa muscolare in gara. Nel 2019 si sottopone a un intervento chirurgico, e cerca con determinazione di tornare competitivo. Ma la condizione non è più quella dei tempi d’oro. Nel 2021 firma con il team sudafricano Qhubeka NextHash, con il desiderio di ritrovare motivazioni e dare un nuovo senso alla sua carriera. Dopo una buona Vuelta a Burgos e un dignitoso ritorno alla Vuelta a España, decide di chiudere la sua carriera sportiva, annunciando il ritiro ufficiale il 5 settembre 2021, al termine dell’ultima tappa corsa in maglia nera, salutato dall’affetto dei tifosi.

Un’eredità forte e sincera


Fabio Aru ha rappresentato per quasi un decennio una delle speranze più luminose del ciclismo italiano. Uomo schietto, legato alla sua terra e ai suoi valori, ha saputo emozionare con attacchi generosi, vittorie combattute e una carriera costruita con fatica, passione e cuore. È uno dei pochi italiani ad aver vinto tappe e indossato le maglie di leader in tutti e tre i Grandi Giri: Giro, Tour e Vuelta. Un privilegio riservato a pochi nella storia di questo sport. Il suo soprannome, Il Cavaliere dei Quattro Mori, richiama le sue origini sarde, che non ha mai rinnegato e che ha sempre portato con fierezza nel mondo. Dopo il ritiro, Aru si è dedicato alla famiglia, a progetti di divulgazione e a collaborazioni nel mondo del ciclismo, anche nel ciclocross, con l’intenzione di restituire qualcosa a uno sport che gli ha dato molto ma che gli ha chiesto ancora di più.

Vedere anche


Sitografia


  • " Il fatto quotidiano,Vuelta di Spagna 2015, Fabio Aru in maglia rossa: il successo in solitaria del ragazzo sardo"
  • "Wikipedia"
  • "Twitter di Fabio Aru "