Differenze tra le versioni di "Casartelli Fabio"
| Riga 63: | Riga 63: | ||
Una stele in marmo bianco e grigio, adornata di fiori e biglietti posti dagli appassionati, è eretta nel punto dell’incidente, a perenne memoria della vicenda. | Una stele in marmo bianco e grigio, adornata di fiori e biglietti posti dagli appassionati, è eretta nel punto dell’incidente, a perenne memoria della vicenda. | ||
L’anno dopo, nella discesa del Marie Blanque, uno striscione appeso tra due alberi esprimerà, meglio di ogni altro, il ricordo dei tifosi per il sorridente ragazzo di Albese: “Fabio, on pense à toi”. | L’anno dopo, nella discesa del Marie Blanque, uno striscione appeso tra due alberi esprimerà, meglio di ogni altro, il ricordo dei tifosi per il sorridente ragazzo di Albese: “Fabio, on pense à toi”. | ||
===Vedere anche=== | |||
---- | |||
* '''Regolamento :''' [[Ciclismo]] | |||
* [[Ciclismo - Origini]] | |||
Versione delle 19:31, 29 mar 2017
Fabio Casartelli nasce a Como il 16 Agosto del 1970 in una famiglia in cui il ciclismo era praticato già da generazioni, dal nonno a suo padre Sergio, corridore dilettante di buon livello. Da loro eredita una forte passione per questo sport, tanto che già a nove anni Fabio indossa la sua prima divisa, quella della GS Alzatese Mobili Zappa, importante società sportiva del comasco.
Carriera
La formazione di Fabio Casartelli, dal punto di vista umano e ciclistico, avviene tra le colline della Brianza, i percorsi intorno al lago e le impegnative asperità delle valli circostanti.
Ciò lo fa emergere, sin dalla primissime corse, come un atleta dalle prospettive incoraggianti.
Di pari passo col ciclismo, Casartelli adempie in modo eccellente ai suoi doveri di studente, conseguendo il diploma di perito elettrotecnico .
Il suo percorso nelle categorie giovanili prosegue imperterrito tra un successo e l’altro, con le maglie di Puginatese, Breccia e Comense Banca Briantea, nonostante alcuni fastidiosi problemi fisici come la mononucleosi, che lo affligge da juniores, e la frattura della dodicesima vertebra dorsale dopo un incidente automobilistico.
Nel 1991 diventa dilettante e, in entrambe le stagioni trascorse nella categoria, viene diretto da un “guru” del settore, Olivano Locatelli, dapprima nella Verynet (Gruppo Cioli), poi nella Diana e, infine, nella Domus 87.
Vince due edizioni consecutive della Montecarlo-Alassio, corsa dilettantistica che vanta nel suo albo d’oro campioni del calibro di Stephen Roche, Francesco Moser e Mario Cipollini, ma anche altre gare importanti come il GP Diano Marina e la Coppa Casale.
L’Olimpiade di Barcellona 1992
Il talento di Casartelli è sotto gli occhi di tutti, soprattutto di quelli del commissario tecnico della nazionale dilettanti Giosuè Zenoni, che monitora attentamente le prestazioni del giovane e decide di convocarlo per i Giochi della XXV Olimpiade di Barcellona del 1992, dove il ciclismo era ancora riservato ai non professionisti.
Il bergamasco Giosuè Zenoni seleziona il trio per la prova in linea: Mirco Gualdi, già campione del mondo tra i dilettanti del 1990 in Giappone, Davide Rebellin, emerso sin da giovane come autentico uomo squadra, e, per l’appunto, Fabio Casartelli.
Sulla squadra azzurra sono riposte grandissime speranze e gravano forti attese, poiché è dal 1968, con l’ultima vittoria azzurra firmata da Pierfranco Vianelli a Città del Messico, che il ciclismo italiano è caratterizzato per lo più da cocenti delusioni, come il secondo posto di Giuseppe Martinelli all’Olimpiade di Montreal del 1976.
Nonostante le forti pressioni ed il clima rovente catalano, che fa registrare temperature abbondantemente al di sopra dei 30°, la squadra italiana non si lascia intimorire e continua ad allenarsi con determinazione sulle strade della città e del promontorio Montjuic.
Il grande giorno è Domenica 2 Agosto 1992: gli avversari sono tanti e ben organizzati, ma temono gli azzurri, in particolare Gualdi e Rebellin.
In realtà, già dai primi chilometri si capisce come i due azzurri vogliano coprire Casartelli, ritenuto il più in forma e il più adatto a brillare sul circuito catalano.
La tattica degli italiani ha la meglio, facendo in modo che il giovane comasco, brillante passista-veloce, si ritrovi a giocarsi l’oro con altri due atleti: allo sprint non ce n’è per nessuno, tant’è che Fabio vince addirittura per distacco, con 1” sull’olandese Erik Dekker, destinato ad una grande carriera tra i professionisti, e 3” sul lettone Danis Ozols.
Quarto, ma ad oltre 30”, il tedesco Erik Zabel, futuro “Signor Sanremo”.
La gioia di Fabio è comprensibilmente incontenibile, con le braccia alzate al cielo anche sul podio, durante la premiazione, mentre suonano le note dell’Inno di Mameli.
Al termine della cerimonia protocollare, dichiara che: “Non sono molti i corridori italiani ad aver vinto la medaglio d’oro alle Olimpiadi nella corsa su strada. Io, adesso, entro in questo club di eletti. È una sensazione bellissima. Ho subito ripensato alla lunga trafila per arrivare a questo traguardo. E alla gioia che avevo regalato al mio paesino”.
Sessant’anni dopo l’oro di Paolo Pedretti nell’Olimpiade di Los Angeles 1932 nell’inseguimento a squadre, la magia si ripete.
Tutti gli abitanti di Albese con Cassano scendono in strada per festeggiare il nuovo campione Olimpico, scrivendo a caratteri cubitali e tricolori “Viva Fabio” sul muro della prima casa del paesello.
Il passaggio al professionismo
Lo straordinario risultato di Barcellona permette a Fabio Casartelli di entrare a far parte del mondo dei professionisti nel 1993.
Casartelli viene ingaggiato dalla Ceramiche Ariostea, la squadra di Bjarne Riis, Davide Cassani e Giorgio Furlan, diretta da un uomo di grandissima esperienza come Giancarlo Ferretti.
Nonostante le difficoltà che ogni atleta incontra al passaggio in questa nuova dimensione, dovute al chilometraggio più ampio delle corse e ai ritmi intensissimi soprattutto nelle ultime fasi di gara, Fabio, con umiltà e dedizione, riesce ad emergere come un giovane competitivo e promettente, stimato da tutti i suoi compagni di squadra.
Il 17 aprile vince la nona tappa della Settimana Bergamasca, corsa open, ovvero aperta sia ai professionisti che ai dilettanti.
La buona condizione dimostrata sulle strade lombarde si conferma qualche mese più tardi al Giro di Svizzera dove Fabio, fedele scudiero del compagno Marco Saligari vincitore della competizione, coglie tre piazzamenti importanti.
Giunge, infatti, secondo nella prima tappa, alle spalle del belga Johan Musseuw, terzo a Baden nella seconda frazione, vinta da Giorgio Furlan, e nuovamente secondo nella quinta, preceduto solamente dal russo Viatcheslav Ekimov.
Il corridore di Albese con Cassano affina gradualmente le sue doti di passista veloce, dunque in grado di districarsi con ottimi risultati anche negli sprint di gruppo, senza però rinunciare a mettersi al servizio dei più titolati capitani quando necessario.
Nell’autunno dello stesso anno sposa Annalisa, una ragazza forlivese, dalla quale, il 13 maggio 1995, avrà il figlio Marco.
Per la stagione successiva Casartelli passa alla ZG Mobili-Selle Italia, squadra di attaccanti come Andrea Ferrigato e Fabiano Fontanelli.
Quella che doveva essere l’annata della consacrazione si trasforma invece in un calvario, perché il ciclista comasco, ritiratosi dal Tour de France, è alle prese con fastidiosi problemi al ginocchio che devono essere risolti tramite un intervento chirurgico, con la conseguenza di dover restare lontano dalla bicicletta per qualche mese.
Per cercare un pronto riscatto cambia nuovamente aria, accasandosi alla Motorola di un giovane Lance Armstrong.
Secondo classificato a Wolkendorf nella prima tappa di una corsa minore austriaca, brilla anche alla Vuelta a Murcia, giungendo terzo a Cieza, dove trionfa Adriano Baffi.
Non disputa il Giro d’Italia per preparare al meglio il Tour de France.
Nel mezzo, il Giro di Svizzera, segnato da un terzo posto nella frazione terminata a Zug.
Archiviato quest’ultimo, Fabio prende parte alla corsa francese con il solito grande entusiasmo.
E la sua attenzione è proiettata in particolare verso la terzultima tappa: 166 Km da Montpon Monesterol a Limoges, traguardo ritenuto molto adatto alle sue caratteristiche.
Purtroppo, il corridore comasco non arriverà mai nella città nota in tutta il mondo per le sue porcellane.
Le prime frazioni di quel Tour filano via lisce, senza troppi sussulti, mentre le montagne alpine e le cronometro fanno emergere, come nei quattro anni precedenti, un unico padrone, il navarro Miguel Indurain.
Casartelli è tranquillo, “nascondendosi” spesso nella pancia del gruppo, e aiuta i compagni di squadra, aspettando l’occasione giusta per dare la sua zampata.
L'incidente
Siamo alla quindicesima tappa, 18 luglio 1995, con traguardo a Cauterets, nel cuore delle vallate pirenaiche. Fa un caldo infernale, come accade tante volte quando la Grande Boucle affronta i Pirenei.
Alle 11:45 la radio della corsa gracchia “Chute, chute!“, facendo capire che si tratta di una caduta più grave delle altre, avvenuta nel pieno della discesa del Portet d’Aspet, valico dell’Alta Garonna affrontato con frequenza dai corridori del Tour.
A terra, una decina di atleti.
Il francese Dante Rezze è finito nella scarpata, tra gli alberi, mentre Fabio è immobile sul fianco destro, dopo aver sbattuto, ad oltre 80 Km/h e senza casco a causa del caldo torrido, contro un paracarro in cemento, mentre un rivolo di sangue scende sulla carreggiata.
L’elisoccorso interviene prontamente, per trasportare lo sfortunato corridore all’ospedale di Tarbes, dove si reca con urgenza anche Massimo Testa, medico della Motorola.
Durante il volo, il cuore di Fabio Casartelli si ferma per tre volte, venendo rianimato dai soccorritori.
Ma, nel reparto di rianimazione della clinica, poco dopo le 14:00, la sua vita si spegne.
“Non si sarebbe salvato nemmeno col casco”, afferma il medico della corsa dottor Nicollet, perché le fratture facciali generate dal violentissimo impatto sono di una gravità estrema.
Inutile accennare al vespaio di polemiche sulla sicurezza dei corridori in seguito a quella maledetta fatalità. Massimo Testa ha lo straziante compito di informare la famiglia, che aveva visto in televisione la caduta, ma che non poteva certo immaginare il drammatico epilogo.
Nonostante la notizia si diffonda rapidamente, quel giorno la corsa va avanti come se nulla fosse, con i baci delle Miss e le abituali cerimonie di premiazione per Richard Virenque, vincitore della tappa, che afferma di non essere stato messo al corrente della notizia.
Il giorno dopo, la carovana si sposta verso Pau, classico traguardo della Grande Boucle.
Ma non c’è corsa, non ci può essere corsa: i corridori, per sottolineare la loro solidarietà con la famiglia Casartelli, non si danno battaglia, e i ragazzi della Motorola, compagni di Fabio, tagliano il traguardo per primi uno a fianco all’altro, senza che venga stabilito l’ordine d’arrivo.
Il 21 luglio, terzultima tappa, si arriva a Limoges, quel traguardo attorno al quale Casartelli aveva segnato un grande cerchio rosso: è Lance Armstrong che vince, suo compagno di squadra, alzando le braccia per indicare quel cielo dove ora riposa l’amico, tra la commozione generale.
Una stele in marmo bianco e grigio, adornata di fiori e biglietti posti dagli appassionati, è eretta nel punto dell’incidente, a perenne memoria della vicenda.
L’anno dopo, nella discesa del Marie Blanque, uno striscione appeso tra due alberi esprimerà, meglio di ogni altro, il ricordo dei tifosi per il sorridente ragazzo di Albese: “Fabio, on pense à toi”.
Vedere anche
- Regolamento : Ciclismo
- Ciclismo - Origini