Differenze tra le versioni di "Di Canio Paolo"

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===Biografia===
===Biografia===
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'''Paolo Di Canio''' nasce a Roma il 1968. La sua infanzia trascorre tranquilla nel quartiere romano del Quarticciolo nel quale la fede romanista la fa da padrone e sin dai primi anni di età dimostra il suo carattere anticonformista professando amore per i colori della prima squadra della capitale, la Lazio, a dispetto oltretutto della sua stessa famiglia che avrebbero voluto vederlo abbracciare i colori giallorossi.
'''Paolo Di Canio''' nasce a Roma il 1968. La sua infanzia trascorre tranquilla nel quartiere romano del Quarticciolo nel quale la fede romanista la fa da padrone e sin dai primi anni di età dimostra il suo carattere anticonformista professando amore per i colori della prima squadra della capitale, la Lazio, a dispetto oltretutto della sua stessa famiglia che avrebbe voluto vederlo abbracciare i colori giallorossi.
===Carriera===
==Carriera==
===I primi anni e l’esordio in Serie A===
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'''I primi anni e l’esordio in Serie A''' <br \>
''Paolo Di Canio'' comincia a giocare a calcio a 14 anni nelle giovanili della Pro Tevere Roma e durante una partita viene notato da Aldo Angelucci, che stava ammirando il figlio giocare proprio contro Paolo, rimase cosi sorpreso dalle sue qualità che informò il Corriere Laziale, del quale era giornalista, garantendo di aver trovato un prospetto ideale per i biancocelesti. Così inizia l’avventura di Di Canio alla Lazio con la quale nel 1986 vince il campionato primavera, l’anno successivo viene mandato a farsi le ossa in Serie C2 con la Ternana, con la quale colleziona 27 presenze e 2 reti ma soprattutto conosce Elisabetta con la quale si sposerà pochi anni dopo. Al rientro da Terni è pronto per dare un grande supporto alla causa laziale ma un infortunio al tendine lo tiene fuori per tutta la stagione 87/88. Una volta ripreso gioca due stagioni da titolare fra alti e bassi esordendo in Serie A il 9 Ottobre 1988 sul campo del Cesena ed entra nel cuore di tutti tifosi laziali con il gol decisivo nel derby con la Roma il 15 Gennaio 1989 correndo con il dito alzato sotto la curva romanista suscitando, come al solito, un mare di polemiche. Diviene sin da subito uno dei talenti più apprezzati nel panorama europeo anche grazie alle belle prestazioni con la nazionale under 21 collezionando un bronzo negli europei in Francia del 1990.  
''Paolo Di Canio'' Comincia a giocare a calcio a 14 anni nelle giovanili della Pro Tevere Roma e proprio durante una partita viene notato da Aldo Angelucci, che stava ammirando il figlio giocare proprio contro Paolo, rimase cosi sorpreso dalle sue qualità che informò il Corriere Laziale, del quale era giornalista, garantendo di aver trovato un prospetto ideale per i biancocelesti. Così inizia l’avventura di Di Canio alla Lazio con la quale nel 1986 vince il campionato primavera, l’anno successivo viene mandato a farsi le ossa in Serie C2 con la Ternana, con la quale colleziona 27 presenze e 2 reti, ma soprattutto conosce Elisabetta con la quale si sposerà pochi anni dopo. Al rientro da Terni è pronto per dare un grande supporto alla causa laziale ma un infortunio al tendine lo tiene fuori per tutta la stagione 87/88. Una volta ripreso gioca due stagioni da titolare fra alti e bassi esordendo in Serie A il 9 Ottobre 1988 sul campo del Cesena ed entra nel cuore di tutti tifosi laziali con il gol decisivo nel derby con la Roma il 15 Gennaio 1989 correndo con il dito alzato sotto la curva romanista suscitando, come al solito, un mare di polemiche. Diviene sin da subito uno dei talenti più apprezzati nel panorama europeo anche grazie alle belle prestazioni con la nazionale under 21 collezionando un bronzo negli europei in Francia del 1990.  
 
===Avventure con Juventus, Napoli e Milan===
===Avventure con Juventus, Napoli e Milan===
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Nell’estate del 1990 avviene ciò che Paolo definì “Il tradimento peggiore della mia carriera” l’allora presidente laziale Gianmarco Calleri dovette prendere l’amara decisione di vendere, a causa dei problemi finanziari della società, il proprio gioiellino che controvoglia si accasò alla Juventus per una cifra intorno ai 7,5 miliardi di lire. A Torino chiuso dai vari Baggio, Vialli, Ravanelli, non riesce a trovare continuità di rendimento e i rapporti con l’allenatore, Trapattoni, non sono dei migliori. Il carattere di Paolo di certo non migliorava la situazione così che nonostante la Coppa Uefa vinta, non da protagonista, nel 1993, l’estate successiva venne mandato in prestito al Napoli allenato da Marcello Lippi. Nella città partenopea Di Canio contro tutti i pronostici rinasce disputando una stagione da titolare con 26 presenze e 5 goal, tra cui uno al San Paolo contro il Milan, campione d’Italia, dribblando due leggende come Paolo Maldini e Franco Baresi. Nel Novembre nel 1994 dopo essere tornato da fuorirosa alla Juventus rifiuta il rinnovo con la squadra torinese che voleva inserirlo nell’affare Ferrara, e nonostante volesse tornare a Napoli fu il Milan ad acquistarlo per circa 6,38 miliardi di lire. A Milano non sboccia mai il feeling né con i tifosi tantomeno con Fabio Capello, l’allora allenatore, nonostante il primo scudetto vinto nella stagione 95/96 ed una Supercoppa Europea durante una tournée in Oriente arriva ad uno scontro fisico con il mister a causa dello scarso impiego, di conseguenza la sua avventura milanista si concluse.  
Nell’estate del 1990 avviene ciò che Paolo definì “Il tradimento peggiore della mia carriera” l’allora presidente laziale Gianmarco Calleri dovette prendere l’amara decisione di vendere, a causa dei problemi finanziari della società, il proprio gioiellino che controvoglia si accasò alla Juventus per una cifra intorno ai 7,5 miliardi di lire. A Torino chiuso dai vari Baggio, Vialli, Ravanelli, non riesce a trovare continuità di rendimento e i rapporti con l’allenatore, Trapattoni, non sono dei migliori. Il carattere di Paolo di certo non migliorava la situazione così che nonostante la Coppa Uefa vinta, non da protagonista nel 1993, l’estate successiva venne mandato in prestito al Napoli allenato da Marcello Lippi. Nella città partenopea Di Canio contro tutti i pronostici rinasce disputando una stagione da titolare con 26 presenze e 5 goal, tra cui uno al San Paolo contro il Milan campione d’Italia, dribblando due leggende del calibro di Paolo Maldini e Franco Baresi. Nel Novembre nel 1994 dopo essere tornato da fuorirosa alla Juventus, rifiuta il rinnovo con la squadra torinese, che voleva inserirlo nell’affare Ferrara e nonostante volesse tornare a Napoli fu il Milan ad acquistarlo per circa 6,38 miliardi di lire. A Milano non sboccia mai il feeling né con i tifosi tantomeno con Fabio Capello, l’allora allenatore, nonostante il primo scudetto vinto nella stagione 95/96 ed una Supercoppa Europea durante una tournée in Oriente arriva ad uno scontro fisico con il mister a causa dello scarso impiego, di conseguenza la sua avventura milanista si concluse.
===Esperienze oltremanica con Celtic, Sheffield, West Ham e Charlton===
===Esperienze oltremanica con Celtic, Sheffield, West Ham e Charlton===
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Nell’estate del 1996 sbarca in Scozia per firmare con il Celtic Glagow, subito ne diventa idolo per i tifosi, innamorati della sua tenacia abbinata a fantasia nelle giocate e leder in campo per i compagni. Il primo anno fa talmente bene da essere eletto giocatore dell’anno della Scottish League, ma come al solito non è soddisfatto, come se nella sua carriera avesse avuto il bisogno di trovarsi a tutti i costi un nemico, e nell’estate del 1997 se la prende con la dirigenza del club accusando di essere inferiori ai loro più acerrimi nemici con i quali disputano da anni uno dei derby più sentiti d’Europa, con sfumature persino religiose, I Rangers. Dopo questo litigio nell’estate del 1997 Paolo lasciò la Scozia per intraprendere un viaggio nel calcio inglese di fine anni novanta dove rimase per molti anni, probabilmente i più belli della sua carriera, iniziò nello Sheffield Wednesday dove nel primo anno segnò 12 gol e venne nominato anche qui, a pari merito con Gianfranco Zola, Player of the Year. Tutti i top club europei lo vogliono, persino il grande Manchester United di Sir Alex Ferguson, il quale ha sempre avuto come rimpianto quello di non averlo mai potuto allenare, ma come al solito, sul più bello, accade proprio quello che non ti aspetti, un episodio che avrebbe potuto frantumare la carriera di Paolo per sempre. E’ il 26 Settembre del 1998 e Paolo protesta vivamente con l’arbitro Paul Alcock finendo per dargli una spinta, non così forte, facendolo cadere in modo quasi tragicomico e nonostante fosse palese la goffaggine e l’accentuazione del direttore di gara il gesto del calciatore italiano non era assolutamente tollerabile, a tal punto da causarne oltre che l’espulsione immediata anche una squalifica di 11 giornate. I media ovviamente gli vanno contro e passa in un attimo da eroe a mostro da sbattere in prima pagina. Nel Gennaio del 1999 lo Sheffield svende Di Canio per poche sterline al West Ham dove in 4 anni e mezzo segna 48 gol in 118 presenze, con gli Hammers vive una seconda giovinezza, tutt’ora idolo dei tifosi londinesi, vince il titolo di capocannoniere in Premier League nella stagione 1999/2000, una Coppa Intertoto superando in finale i francesi del Metz portando così il suo team in Coppa Uefa. Un altro episodio che va a confutare quanto la carriera di Paolo sia stata una vera e propria contraddizione accade il 18 Dicembre 2000 contro l’Everton, il portiere dei Toffes sia avventura fuori dai pali per salvare la propria porta, riuscendoci ma rimediando un colpo che lo fa giacere a terra per qualche minuto, nel frattempo il gioco non si era fermato e arriva un cross proprio per Di Canio che invece di concludere a botta sicura afferra la palla con le mani, fermando il giocoper favorire i soccorsi al portiere avversario. Questo gesto gli fa vincere il premio FIFA Far Play Award con inclusa lettera di congratulazioni firmata da Joseph Blatter in persona. Nell’estate del 2003 passa al Charlton con il quale colleziona 31 presenze e 4 reti. Conclusa la stagione 2003/2004 lasca la Gran Bretagna dove dal 1996 al 2004, tra Scozia e Inghilterra, ha siglato 90 gol in 224 presenze totali, diventando uno dei calciatori italiani più amati all’estero e inserito per volontà dei tifosi nella Top 11 di tutti i tempi del West Ham.
Nell’estate del 1996 sbarca in Scozia per firmare con il Celtic Glagow, subito ne diventa idolo per i tifosi, innamorati della sua tenacia abbinata a fantasia nelle giocate, e leder in campo per i compagni. Il primo anno fa talmente bene da essere eletto giocatore dell’anno della Scottish League, ma come al solito non è soddisfatto, come se nella sua carriera avesse avuto il bisogno di trovarsi a tutti i costi un nemico. Nell’estate del 1997 se la prende con la dirigenza del club accusando di essere inferiori ai loro più acerrimi nemici con i quali disputano da anni uno dei derby più sentiti d’Europa, con sfumature persino religiose, I Rangers. Dopo questo litigio Paolo lasciò la Scozia per intraprendere un viaggio nel calcio inglese di fine anni novanta dove rimase per molti anni, probabilmente i più belli della sua carriera, iniziò nello Sheffield Wednesday dove nel primo anno segnò 12 gol e venne nominato anche qui, a pari merito con Gianfranco Zola, Player of the Year. Tutti i top club europei lo vogliono, persino il grande Manchester United di Sir Alex Ferguson, il quale ha sempre avuto come rimpianto quello di non averlo mai potuto allenare, ma come al solito sul più bello accade proprio quello che non ti aspetti, un episodio che avrebbe potuto frantumare la carriera di Paolo per sempre. E’ il 26 Settembre del 1998 e Paolo protesta vivamente con l’arbitro Paul Alcock finendo per dargli una spinta, non eccessivamente forte, facendolo cadere in modo quasi tragicomico e nonostante fosse palese la goffaggine e l’accentuazione del direttore di gara il gesto del calciatore italiano non era assolutamente tollerabile, a tal punto da causarne oltre che l’espulsione immediata anche una squalifica di 11 giornate. I media ovviamente gli vanno contro e passa in un attimo da eroe a mostro da sbattere in prima pagina. Nel Gennaio del 1999 lo Sheffield svende Di Canio per poche sterline al West Ham dove in 4 anni e mezzo segna 48 gol in 118 presenze, con gli Hammers vive una seconda giovinezza, tutt’ora idolo dei tifosi londinesi. Vince il titolo di capocannoniere in Premier League nella stagione 1999/2000, una Coppa Intertoto superando in finale i francesi del Metz portando così il suo team in Coppa Uefa. Un altro episodio che va a confutare quanto la carriera di Paolo sia stata una vera e propria contraddizione accade il 18 Dicembre 2000 contro l’Everton, il portiere dei Toffes sia avventura fuori dai pali per salvare la propria porta, riuscendoci ma rimediando un colpo che lo fa giacere a terra per qualche minuto, nel frattempo il gioco non si era fermato e arriva un cross proprio per Di Canio che invece di concludere a botta sicura afferra la palla con le mani fermando così  il gioco per favorire i soccorsi al portiere avversario. Questo gesto gli fa vincere il premio FIFA Far Play Award con inclusa lettera di congratulazioni firmata da Joseph Blatter in persona. Nell’estate del 2003 passa al Charlton con il quale colleziona 31 presenze e 4 reti. Conclusa la stagione 2003/2004 lasca la Gran Bretagna dove dal 1996 al 2004, tra Scozia e Inghilterra, ha siglato 90 gol in 224 presenze totali diventando uno dei calciatori italiani più amati all’estero e inserito per volontà dei tifosi nella Top 11 di tutti i tempi del West Ham.
===Ritorno alla Lazio e parentesi alla Cisco Roma===
===Ritorno alla Lazio e parentesi alla Cisco Roma===
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Versione attuale delle 13:48, 12 nov 2017

IMMAGINI

Biografia


Paolo Di Canio nasce a Roma il 1968. La sua infanzia trascorre tranquilla nel quartiere romano del Quarticciolo nel quale la fede romanista la fa da padrone e sin dai primi anni di età dimostra il suo carattere anticonformista professando amore per i colori della prima squadra della capitale, la Lazio, a dispetto oltretutto della sua stessa famiglia che avrebbe voluto vederlo abbracciare i colori giallorossi.

Carriera

I primi anni e l’esordio in Serie A


Paolo Di Canio comincia a giocare a calcio a 14 anni nelle giovanili della Pro Tevere Roma e durante una partita viene notato da Aldo Angelucci, che stava ammirando il figlio giocare proprio contro Paolo, rimase cosi sorpreso dalle sue qualità che informò il Corriere Laziale, del quale era giornalista, garantendo di aver trovato un prospetto ideale per i biancocelesti. Così inizia l’avventura di Di Canio alla Lazio con la quale nel 1986 vince il campionato primavera, l’anno successivo viene mandato a farsi le ossa in Serie C2 con la Ternana, con la quale colleziona 27 presenze e 2 reti ma soprattutto conosce Elisabetta con la quale si sposerà pochi anni dopo. Al rientro da Terni è pronto per dare un grande supporto alla causa laziale ma un infortunio al tendine lo tiene fuori per tutta la stagione 87/88. Una volta ripreso gioca due stagioni da titolare fra alti e bassi esordendo in Serie A il 9 Ottobre 1988 sul campo del Cesena ed entra nel cuore di tutti tifosi laziali con il gol decisivo nel derby con la Roma il 15 Gennaio 1989 correndo con il dito alzato sotto la curva romanista suscitando, come al solito, un mare di polemiche. Diviene sin da subito uno dei talenti più apprezzati nel panorama europeo anche grazie alle belle prestazioni con la nazionale under 21 collezionando un bronzo negli europei in Francia del 1990.

Avventure con Juventus, Napoli e Milan


Nell’estate del 1990 avviene ciò che Paolo definì “Il tradimento peggiore della mia carriera” l’allora presidente laziale Gianmarco Calleri dovette prendere l’amara decisione di vendere, a causa dei problemi finanziari della società, il proprio gioiellino che controvoglia si accasò alla Juventus per una cifra intorno ai 7,5 miliardi di lire. A Torino chiuso dai vari Baggio, Vialli, Ravanelli, non riesce a trovare continuità di rendimento e i rapporti con l’allenatore, Trapattoni, non sono dei migliori. Il carattere di Paolo di certo non migliorava la situazione così che nonostante la Coppa Uefa vinta, non da protagonista nel 1993, l’estate successiva venne mandato in prestito al Napoli allenato da Marcello Lippi. Nella città partenopea Di Canio contro tutti i pronostici rinasce disputando una stagione da titolare con 26 presenze e 5 goal, tra cui uno al San Paolo contro il Milan campione d’Italia, dribblando due leggende del calibro di Paolo Maldini e Franco Baresi. Nel Novembre nel 1994 dopo essere tornato da fuorirosa alla Juventus, rifiuta il rinnovo con la squadra torinese, che voleva inserirlo nell’affare Ferrara e nonostante volesse tornare a Napoli fu il Milan ad acquistarlo per circa 6,38 miliardi di lire. A Milano non sboccia mai il feeling né con i tifosi tantomeno con Fabio Capello, l’allora allenatore, nonostante il primo scudetto vinto nella stagione 95/96 ed una Supercoppa Europea durante una tournée in Oriente arriva ad uno scontro fisico con il mister a causa dello scarso impiego, di conseguenza la sua avventura milanista si concluse.

Esperienze oltremanica con Celtic, Sheffield, West Ham e Charlton


Nell’estate del 1996 sbarca in Scozia per firmare con il Celtic Glagow, subito ne diventa idolo per i tifosi, innamorati della sua tenacia abbinata a fantasia nelle giocate, e leder in campo per i compagni. Il primo anno fa talmente bene da essere eletto giocatore dell’anno della Scottish League, ma come al solito non è soddisfatto, come se nella sua carriera avesse avuto il bisogno di trovarsi a tutti i costi un nemico. Nell’estate del 1997 se la prende con la dirigenza del club accusando di essere inferiori ai loro più acerrimi nemici con i quali disputano da anni uno dei derby più sentiti d’Europa, con sfumature persino religiose, I Rangers. Dopo questo litigio Paolo lasciò la Scozia per intraprendere un viaggio nel calcio inglese di fine anni novanta dove rimase per molti anni, probabilmente i più belli della sua carriera, iniziò nello Sheffield Wednesday dove nel primo anno segnò 12 gol e venne nominato anche qui, a pari merito con Gianfranco Zola, Player of the Year. Tutti i top club europei lo vogliono, persino il grande Manchester United di Sir Alex Ferguson, il quale ha sempre avuto come rimpianto quello di non averlo mai potuto allenare, ma come al solito sul più bello accade proprio quello che non ti aspetti, un episodio che avrebbe potuto frantumare la carriera di Paolo per sempre. E’ il 26 Settembre del 1998 e Paolo protesta vivamente con l’arbitro Paul Alcock finendo per dargli una spinta, non eccessivamente forte, facendolo cadere in modo quasi tragicomico e nonostante fosse palese la goffaggine e l’accentuazione del direttore di gara il gesto del calciatore italiano non era assolutamente tollerabile, a tal punto da causarne oltre che l’espulsione immediata anche una squalifica di 11 giornate. I media ovviamente gli vanno contro e passa in un attimo da eroe a mostro da sbattere in prima pagina. Nel Gennaio del 1999 lo Sheffield svende Di Canio per poche sterline al West Ham dove in 4 anni e mezzo segna 48 gol in 118 presenze, con gli Hammers vive una seconda giovinezza, tutt’ora idolo dei tifosi londinesi. Vince il titolo di capocannoniere in Premier League nella stagione 1999/2000, una Coppa Intertoto superando in finale i francesi del Metz portando così il suo team in Coppa Uefa. Un altro episodio che va a confutare quanto la carriera di Paolo sia stata una vera e propria contraddizione accade il 18 Dicembre 2000 contro l’Everton, il portiere dei Toffes sia avventura fuori dai pali per salvare la propria porta, riuscendoci ma rimediando un colpo che lo fa giacere a terra per qualche minuto, nel frattempo il gioco non si era fermato e arriva un cross proprio per Di Canio che invece di concludere a botta sicura afferra la palla con le mani fermando così il gioco per favorire i soccorsi al portiere avversario. Questo gesto gli fa vincere il premio FIFA Far Play Award con inclusa lettera di congratulazioni firmata da Joseph Blatter in persona. Nell’estate del 2003 passa al Charlton con il quale colleziona 31 presenze e 4 reti. Conclusa la stagione 2003/2004 lasca la Gran Bretagna dove dal 1996 al 2004, tra Scozia e Inghilterra, ha siglato 90 gol in 224 presenze totali diventando uno dei calciatori italiani più amati all’estero e inserito per volontà dei tifosi nella Top 11 di tutti i tempi del West Ham.

Ritorno alla Lazio e parentesi alla Cisco Roma


Nell’Agosto del 2004 il presidente Claudio Lotito, contestato dai tifosi, decide di calmare gli animi riportando a Roma Di Canio, 14 anni dopo l’ultima volta. La prima stagione raggiunge il picco più alto il 6 Gennaio 2005 durante la stracittadina romana vinta 3-1 grazie ad un suo fantastico gol al volo, sotto la curva sud romanista, dove va ad esultare come 16 anni prima scatenando la gioia dei tifosi laziali che in una stagione comunque deludente per 90 minuti vivono una favola calcistica grazie al loro figliol prodigo. Conclude il campionato con 23 presenze e 6 gol, oltre che con varie liti con il tecnico Domenico Raso, poi sostituito da Giuseppe Papadopulo a causa della infelice posizione in classifica dei biancocelesti. Nella stagione seguente con in panchina Delio Rossi conquista la titolarità portando la Lazio a qualificarsi per la Coppa Uefa, dopo il derby perso per 2-0 Di Canio lascia definitivamente il club che sempre ha tifato a causa di alcuni screzi con il presidente Lotito che non gli rinnova il contratto. Nel Luglio del 2006 scende in Serie C2 passando alla Cisco Roma con la quale gioca fino al Marzo del 2008, in cui annuncia il suo ritiro dal calcio giocato.

Allenatore: Swindon Town e Sunderland


Il 20 maggio 2011 diventa allenatore dello Swindon Town appena retrocesso in League Two, dopo un inizio difficile accumula un filotto di vittorie che gli permettono di salire in League One con due turni d’anticipo, a termine della stagione rassegna le dimissioni a causa di contrasti con la dirigenza. Il 31 Marzo del viene ingaggiato dal Sunderland, debutta con una sconfitta ma riesce a salvarsi, nella stagione seguente la squadra ottiene un solo punto in 5 partite e il 22 settembre 2013 Di Canio viene esonerato.

Sitografia