Differenze tra le versioni di "Stewart Jackie"
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7. ^ The London Gazette (PDF), nº 45554, 1º gennaio 1972, p. 12. <BR \> | 7. ^ The London Gazette (PDF), nº 45554, 1º gennaio 1972, p. 12. <BR \> | ||
8. ^ The London Gazette (PDF), nº 56237, 16 giugno 2001, p. 1. <BR \> | 8. ^ The London Gazette (PDF), nº 56237, 16 giugno 2001, p. 1. <BR \> | ||
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'''Sirio Lombardi''' | '''''Sirio Lombardi''''' | ||
Versione delle 13:30, 22 lug 2017
Sir John Young “Jackie” Stewart (Milton, 11 giugno 1939) è un ex pilota automobilistico britannico, tre volte campione del mondo di Formula 1. Dopo la morte di John Surtees, avvenuta il 10 marzo 2017, è diventato il più anziano pilota di Formula 1 iridato ancora in vita.
Le origini
Il papà di Jackie Stewart corre da amatore in moto, il fratello aspira al successo in macchina essendo pilota talento correndo anche con l’Ecurie Ecosse il campionato del mondo F1 1953 ed altre corse automobilistiche, rimanendo vittima di un incidente a Le Mans nel ’53. Sono loro due che gli trasmettono la passione per le corse, anche se all’inizio è più forte il richiamo delle gare di tiro con la Nazionale.
A 13 anni vinse una gara di tiro al piattello e in seguito divenne un membro pluripremiato della squadra di tiro scozzese. Vinse il campionato britannico, scozzese e gallese di skeet e il campionato europeo Coppa delle Nazioni. Gareggiò anche per un posto nella squadra britannica di Tiro a volo per gareggiare alle Olimpiadi del 1960 che però fu assegnato ad un altro.[2] Il suo coinvolgimento nel mondo dei motori si limitò per il momento al contatto con le attività di famiglia per cui lavorava in qualità di apprendista meccanico. <BR\>
L'avviamento al mondo delle corse fu naturale conseguenza di questo lavoro.
Stewart comunque sembrava destinato a diventare parte del mondo delle corse automobilistiche sin da bambino: suo padre possedeva un concessionario della Austin prima e della Jaguar poi. >BR \>
Quando si sposta sui circuiti parte con l’Ecurie Ecosse, poi firma con Ken Tyrrell che lo porta in Formula 3 nel 1964. Quell’anno è scintillante: all’esordio a Snetterton sul bagnato ha un vantaggio di 25 secondi dopo due giri, 45 al traguardo. Per quel risultato la Cooper gli offre la promozione svelta in Formula 1, lui invece preferisce finire l’addestramento: domina quel campionato, manca la vittoria solo due volte.
Pilota preciso ed estremamente professionale, che non ha lasciato niente al caso: nel giro è conosciuto come “Mister 101%”. Getta le basi per il sindacato dei piloti, con convinzione sposa prima degli altri la causa della sicurezza in pista dopo l’incidente nel diluvio di Spa nel 1966. È lui che comincia a farsi scrivere il gruppo sanguigno sulla tuta. È lui anche il primo pilota che conquista lo status della celebrità. Cavaliere dell’impero britannico dal 2001.
In Formula 1
Entra in Brm nel 1965 perché Tyrrell ancora non ha una squadra di punta e perché la Lotus, che pure lo corteggia, è costruita intorno a Clark. Vince quasi subito, all’ottava gara della carriera.
Nel 1968 si ricongiunge a Tyrrell che entra in Formula 1 per gestire la Matra. L’anno dopo il tempo è propizio: passa Rindt e Beltoise all’ultimo giro di Monza, piazza la sesta vittoria dell’anno e conquista il primo titolo.
Resta con Tyrrell che da cliente della March diventa costruttore. Si prende uno sganassone all’Osterreichring nel 1971 per il collasso del semiasse. È illeso, ma soprattutto è anche iridato, perché quattro giri prima s’è ritirato già Ickx. Deve saltare una corsa l’anno dopo per ulcera e così Fittipaldi gli frega il titolo. Lo riconquista nel 1973, da Monza ha la certezza matematica, ha già deciso il ritiro ma ancora non l’ha annunciato, nemmeno a sua moglie. Si ferma quando perde Cevert a Watkins Glen. Chiude senza il centesimo Gran Premio, ma con 27 successi: è il record assoluto che dura per 14 anni fino al 1987 e poi passa a Prost.
Alla fine degli anni Novanta fonda il suo team. Vince solo una gara, un pazzesco Gran Premio del Lussemburgo al Nurburgring nel 1999, l’anno in cui vende alla Ford che ci prova con la Jaguar.
Un’impresa
Cerca inutilmente il consenso per annullare la corsa sotto la pioggia al Nurburgring nel 1968. Alla fine si parte lo stesso, lui onora il contratto e il nome: trionfa e infligge un distacco di quattro minuti a Graham Hill. Ma rischia di uscire a tre giri dalla fine. Riporta: “Chiunque oggi abbia avuto il coraggio di mettersi al volante di una monoposto di Formula 1 deve sentirsi tremendamente orgoglioso di se stesso”.
Consulente, commentatore e proprietario di un Team
In seguito divenne un consulente della Ford e uomo di rappresentanza di industrie di ogni tipo. Allo stesso tempo divenne un sostenitore di auto e circuiti più sicuri nella Formula Uno. Tra gli anni Settanta e Ottanta ha lavorato come commentatore per le televisioni americane e australiane. Nel 1997 Stewart ritornò in Formula 1 con la Stewart Grand Prix, come proprietario di scuderia in società con suo figlio, Paul, e la Ford. Il risultato migliore fu al Gran Premio di Monaco dello stesso anno dove Rubens Barrichello ottenne uno stupefacente secondo posto sotto la pioggia. L'affidabilità lasciava comunque molto a desiderare e molti risultati potenzialmente ottimi furono vanificati da rotture meccaniche come il secondo posto al Nurburgring.
Rubens Barrichello sulla Stewart Grand Prix nel 1997
Il 1998 fu ancora peggio con solo 5 punti conquistati. Il 1999 vide una ritrovata competitività della vettura grazie ad un nuovo motore, Johnny Herbert vinse il GP d'Europa e Rubens Barrichello ottenne tre terzi posti e una pole position oltre a una gara da protagonista al GP del Brasile. La scuderia venne in seguito acquistata dalla Ford e divenne la Jaguar Racing nel 2000 che a sua volta sarebbe diventata la Red Bull Racing nel 2005. Stewart è diventato cavaliere nel 2001 ed è stato presidente dal 2000 al 2006 del British Racing Drivers' Club, associazione che gestisce il circuito di Silverstone e l'organizzazione del Gran Premio di Gran Bretagna di F1.
Le battaglie per una F1 più sicura
In occasione del Gran Premio del Belgio 1966 Stewart fu coinvolto in un incidente al primo giro sotto la pioggia. Egli rimase intrappolato nell'abitacolo con la tuta inzuppata di benzina proveniente dai serbatoi squarciatasi durante l'urto. Una qualsiasi scintilla avrebbe potuto provocare un incendio rischiando di arderlo vivo non potendo uscire dalla vettura perché il piantone dello sterzo deformato gli bloccava la gamba e non c'erano né commissari di pista nelle vicinanze né strumenti adatti per tirarlo fuori. Dopo che fu liberato venne adagiato in furgone in attesa dell'ambulanza che arrivò con notevole ritardo. Dopodiché venne trasferito al pronto soccorso del circuito dove venne medicato sul pavimento in mezzo a dozzine di mozziconi di sigaretta e sporcizia varia. In seguito, mentre veniva trasportato all'ospedale di Liegi, il conducente dell'ambulanza si perse per strada. Questa serie di eventi gli fece capire che bisognava fare qualcosa per rendere l'automobilismo uno sport sicuro e divenne uno dei più attivi sostenitori della sicurezza nella F1. Queste le sue parole sull'incidente di Spa: <VR \> « Rimasi intrappolato nella mia vettura per 25 minuti, impossibilitato a muovermi. Graham Hill e Bob Bondurant mi fecero uscire usando una chiave inglese di un kit di uno spettatore. Non c'era un dottore e non c'era un posto dove mettermi. In seguito mi hanno messo nel retro di un furgone. Alla fine un'ambulanza mi portò al Pronto Soccorso vicino alla torre di controllo dove mi lasciarono su una barella sul pavimento circondato da mozziconi di sigaretta. Mi misero poi su un'ambulanza con una scorta della Polizia, ma la scorta si perse l'ambulanza e il conducente non sapeva come arrivare a Liegi. All'inizio sospettavano che avessi un infortunio alla spina dorsale, in seguito si è scoperto che l'infortunio non era grave, ma loro non lo sapevano! Quindi pensai che se questo era il meglio che avevamo allora c'era qualcosa che non andava: c'era qualcosa che non andava con le piste, le auto, i medici, la prevenzione incendi, e le squadre di soccorso. C'erano anche dossi sui prati che erano rampe di decollo, oggetti in cui ti schiantavi, alberi non protetti e così via. I giovani oggi non lo capirebbero. Era semplicemente ridicolo" » ([4])
Aggiungendo che:
« "È inaccettabile morire perché ci si schianta contro un albero che si trova lì per caso" »
([5])
In risposta a questo e appoggiato da Louis Stanley (capo della BRM), iniziò una campagna per migliorare i servizi di emergenza e per costruire della barriere di sicurezza ai lati delle piste. Si fece inoltre seguire dal suo medico personale ad ogni gran premio e ad ogni gara metteva una chiave inglese nel suo abitacolo in caso ne avesse bisogno. Inoltre insistette perché si rendesse obbligatorio l'uso del casco integrale e delle cinture di sicurezza, oggetti di cui oggi non si potrebbe fare a meno. Allo stesso tempo pressava gli organizzatori dei gran premi perché modernizzassero i loro circuiti e invitava i suoi colleghi a boicottare le gare sui circuiti più pericolosi come Spa e il Nürburgring, almeno finché non fossero stati modernizzati e resi sicuri.
Tuttavia all'epoca tutte queste battaglie non lo resero popolare tra gli organizzatori dei Gran premi, giornalisti e anche tra alcuni suoi colleghi e spesso lui ricorda che: "Se avessi detto quello che gli altri avrebbero voluto sentire forse sarei stato un campione più popolare. Forse morto ma più popolare". Però le sue vittorie e la sua popolarità tra i tifosi fecero sì che il suo messaggio non rimanesse inascoltato. Nonostante ciò i suoi amici e colleghi continuavano a morire. Lui e sua moglie furono particolarmente toccati dalla morte del loro amico Piers Courage e, qualche mese più tardi, di Jochen Rindt che lasciava una giovane moglie ed una figlia piccola.
Come lui ricorda:
« "Un giorno, Helen ed io, decidemmo di fare un elenco di tutti gli amici che abbiamo perso a causa di incidenti durante delle gare automobilistiche, ci siamo fermati quando abbiamo raggiunto quota 50... »
("[5])
Tutti questi drammi lo convinsero a ritirarsi alla fine del 1973. Il colpo di grazia lo ebbe quando Francois Cevert, che non sapeva che l'anno successivo sarebbe stato prima guida della Tyrrell, morì durante le qualifiche del GP di Watkins Glen in un incidente le cui dinamiche sono tuttora sconosciute. Stewart decise allora di non correre il GP e di ritirarsi con una gara di anticipo.[5]
Onorificenze
- Ufficiale dell'Ordine dell'Impero Britannico
- «Meriti sportivi»
— 1º gennaio 1972[7] Knight Bachelor
- «Meriti sportivi»
— 16 giugno 2001[8]
Riconoscimenti
• Indianapolis 500 Rookie of the Year nel 1966 • Hawthorn Memorial Trophy nel 1969, 1971, 1972 e 1973 • Segrave Trophy del Royal Automobile Club nel 1973 • Sportsman of the Year per Sports Illustrated nel 1973 • BBC Sports Personality of the Year nel 1973 • Inserito nella International Motorsports Hall of Fame nel 1990 • John Bolster Award nel 1999 • Gregor Grant Award nel 2010 • Inserito nella Indianapolis Motor Speedway Hall of Fame
Note
1. ^ Kettlewell, Mike, "Stewart: The Flying Scot", in Ward, Ian, executive editor. World of Automobiles (London: Orbis Publishing, 1974), Volume 19, p. 2190.
2. ^ Jackie Stewart, The Autobiography Jackie Stewart Winning Is Not Enough, London, Headline Publishing Group, 2007, ISBN 978-0-7553-1537-6.
3. ^ Jackie Stewart dopo 40 anni, autosprint.corrieredellosport.it, 31 dicembre 2013. URL consultato il 28 agosto 2014.
4. ^ Grand Prix Hall of Fame - Jackie Stewart - Biography.
5. ^ a b c Dieudonné, Pierre, "Quand l'insecurité devint inaccetable", MIchel Vaillant - L'integrale Vol. 8 (Bruxelles: Editions Le Lombard, 2009).
6. ^ Telaio utilizzato dal GP del Canada.
7. ^ The London Gazette (PDF), nº 45554, 1º gennaio 1972, p. 12.
8. ^ The London Gazette (PDF), nº 56237, 16 giugno 2001, p. 1.
Articolo di:
Sirio Lombardi