Differenze tra le versioni di "Bandini Lorenzo"
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"Sentii che quella macchina in fiamme era una delle mie. Ora non so dire perché, ma intuii Bandini nel rogo è fui sicuro che non l'avrei più visto".<br/> | "Sentii che quella macchina in fiamme era una delle mie. Ora non so dire perché, ma intuii Bandini nel rogo è fui sicuro che non l'avrei più visto".<br/> | ||
Bandini era una sicura promessa spezzata, uno degli ultimi eroi '''Italiani dell'automobilismo sportivo''', si può affermare che era amato e che è morto per troppa passione e per troppo coraggio, e queste banali parole riferite a lui, sembrano riscattarsi e trovare un significato nuovo e vero.<br/> | Bandini era una sicura promessa spezzata, uno degli ultimi eroi '''Italiani dell'automobilismo sportivo''', si può affermare che era amato e che è morto per troppa passione e per troppo coraggio, e queste banali parole riferite a lui, sembrano riscattarsi e trovare un significato nuovo e vero.<br/> | ||
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Versione delle 09:51, 28 mar 2017
Lorenzo Bandini nasce il 21 Dicembre 1935 a Barce in Cirenaica, sulla costa mediterranea della Libia, allora colonia Italiana. Ad appena tre anni si trasferisce con la famiglia a Forlì, acquistano un piccolo albergo ed è grazie a questo che riescono a condurre una vita agiata.
La vita
A causa della guerra scoppiata nel 1940, fa crollare le certezze economiche a cui la famiglia di Bandini si era affidata; l'albergo viene bombardato e il padre di Lorenzo scompare improvvisamente.
Per la famiglia comincia il calvario. Si trasferiscono a Reggio-Emilia dove il futuro pilota intraprende la sua prima esperienza lavorativa nell'officina di Elico Millenotti.
Nel 1950 Lorenzo si trasferisce a Milano, dove troverà lavoro al garage Rex di Goliardo Freddi, quest'ultimo sarà per il Bandini una figura importante, potrà di fatto godere del l'opportunità di seguire Freddi ad assistere alla gare di Monza.
Ed è proprio osservando le auto sfrecciare nel circuito di Monza che nasce in lui la passione che egli nutrirà fino agli ultimi attimi della sua vita.
Carriera
È il 1956 quando Lorenzo Bandini comincia a gareggiare a bordo di una Fiat 1100 TV, arrivando 15º, ciò per lui non sarà una sconfitta ma solo un punto di partenza. Da questi anni infatti inizia la sua carriera nel mondo dell'automobilismo.
Dopo una serie di sconfitte, nel 1959 arriva con una Stanguellini, terzo alla coppa d'oro di Sicilia, primo do categoria nella coppa Madunina e ad Innsbruck.
Nel 1960 diventa pilota ufficiale della Stanguellini al Gran Premio della libertà a Cuba e a Monza, dove conosce un giovane pilota, Giancarlo Baghetti. Ogni domenica, una gara, terminata a volte con sfortuna, ed a volte con un buon piazzamento sul podio. Un anno dopo inizia la salita verso la vetta con la classificazione al primo posto assoluto alla Coppa Junior Monza.
Durante questi anni, la Maranello annuncia che metterà a disposizione di un giovane pilota una sua monoposto; Bandini aspetta con trepidazione. Il prescelto è però Giancarlo Baghetti.
Sebbene la delusione sia stata cocente, c'è chi ha notato Lorenzo: Mimmo Dei che gli offre di correre sulla Cooper Maserati 1500. In seguito Dei gli offrirà l'opportunità di gareggiare con una Ferrari a motore anteriore, ed è con questa vettura che Bandini si impone alla Quattro Ore di Pescara.
Grazie a tale vittoria il mondo si accorge, forse per la prima volta, del talento di questo giovane.
A dicembre, Enzo Ferrari gli offre di correre su una sua macchina. Il debutto come pilota ufficiale del cavallino avviene a Pau dove arriva quinto; è la volta del Gran Premio del Mediterraneo dove arriva primo, terzo al Gran Premio di Monaco, primo al Gran Premio di Enna, ottavo al Gran Premio di Monza.
Inizia a partecipare a gare sempre più rinomate, quali il Premio di Francia, d'Europa, di Germania e di Italia : il suo nome è adesso ben conosciuto da tutti. Nel 1967 prende parte al 25º Gran Premio di Monaco; oltre 100.000 visitatori, onorato dalla presenza di principi. La partenza della vettura numero 18, la Ferrari di Bandini è fulminea: prende subito il comando, e alla fine del primo giro è già 1"5 su Denis Hulme.
Alle sue spalle però Brabham rompe il motore cospargendo il circuito di olio, lo stesso che permetterà a Hulme e Stewart di sorpassare Bandini, ritrovandosi così in terza posizione. Si scatena l'inseguimento di Lorenzo , al 61º giro il pilota fa segnare un distacco di appena 7" dal rivale .
Dal 65º al 80º giro il distacco aumenta, la Ferrari entra nell'imbuto della chicane del porto ad una velocità superiore a quella tenuta da Bandini stesso fino a quel momento. Non riesce a tenere più la strada, scivola da una parte all'altra delle curvetta di immissione sulla banchina, dirigendosi con l'auto contro una bitta d'ormeggio. Tale schianto farà sì che la macchina si sollevi in aria per ricadere rovesciata con il pilota tra le lamiere ormai avvolto dalle fiamme.
Nonostante i primi soccorsi Bandini muore dopo 70 ore di agonia il 10 maggio 1967.
Quando chiesero a Ferrari di ricordarlo, anche egli non poté fare a meno di riandare a quel l'ultima, orribile immagine: "Ricordo quel giorno di maggio del 1967. Ero nel mio studio di Maranello, davanti al televisore, quando vidi del fumo nero che invadeva sinistramente la baia di Montecarlo...
Sentii che quella macchina in fiamme era una delle mie. Ora non so dire perché, ma intuii Bandini nel rogo è fui sicuro che non l'avrei più visto".Lorenzo Bandini nasce il 21 Dicembre 1935 a Barce in Cirenaica, sulla costa mediterranea della Libia, allora colonia Italiana. Ad appena tre anni si trasferisce con la famiglia a Forlì, acquistano un piccolo albergo ed è grazie a questo che riescono a condurre una vita agiata.
La guerra però, scoppiata nel 1940, fa crollare le certezze economiche a cui la famiglia si era affidata; l'albergo viene bombardato e il padre di Lorenzo scompare improvvisamente. Per la famiglia comincia il calvario. Si trasferiscono a Reggio-Emilia dove il futuro pilota intraprende la sua prima esperienza lavorativa nell'officina di Elico Millenotti.
Nel 1950 Lorenzo si trasferisce a Milano, dove troverà lavoro al garage Rex di Goliardo Freddi, quest'ultimo sarà per il Bandini una figura importante, potrà di fatto godere del l'opportunità di seguire Freddi ad assistere alla gare di Monza.
Ed è proprio osservando le auto sfrecciare nel circuito di Monza che nasce in lui la passione che egli nutrirà fino agli ultimi attimi della sua vita. È il 1956 quando Lorenzo comincia a gareggiare a bordo di una Fiat 1100 TV, arrivando 15º, ciò per lui non sarà una sconfitta ma solo un punto di partenza. Da questi anni infatti inizia la sua carriera nel mondo dell'automobilismo.
Dopo una serie di sconfitte, nel 1959 arriva con una Stanguellini, terzo alla coppa d'oro di Sicilia, primo do categoria nella coppa Madunina e ad Innsbruck.
Nel 1960 diventa pilota ufficiale della Stanguellini al Gran Premio della libertà a Cuba e a Monza, dove conosce un giovane pilota, Giancarlo Baghetti. Ogni domenica, una gara, terminata a volte con sfortuna, ed a volte con un buon piazzamento sul podio. Un anno dopo inizia la salita verso la vetta con la classificazione al primo posto assoluto alla Coppa Junior Monza. Durante questi anni, la Maranello annuncia che metterà a disposizione di un giovane pilota una sua monoposto; Bandini aspetta con trepidazione. Il prescelto è però Giancarlo Baghetti.
Sebbene la delusione sia stata cocente, c'è chi ha notato Lorenzo: Mimmo Dei che gli offre di correre sulla Cooper Maserati 1500. In seguito Dei gli offrirà l'opportunità di gareggiare con una Ferrari a motore anteriore, ed è con questa vettura che Bandini si impone alla Quattro Ore di Pescara.
Grazie a tale vittoria il mondo si accorge, forse per la prima volta, del talento di questo giovane.
A dicembre, Enzo Ferrari gli offre di correre su una sua macchina. Il debutto come pilota ufficiale del cavallino avviene a Pau dove arriva quinto; é la volta del Gran Premio del Mediterraneo dove arriva primo, terzo al Gran Premio di Monaco, primo al Gran Premio di Enna, ottavo al Gran Premio di Monza.
L'incidente
Inizia a partecipare a gare sempre più rinomate, quali il Premio di Francia, d'Europa, di Germania e di Italia : il suo nome è adesso ben conosciuto da tutti. Nel 1967 prende parte al 25º Gran Premio di Monaco; oltre 100.000 visitatori, onorato dalla presenza di principi. La partenza della vettura numero 18, la Ferrari di Bandini è fulminea: prende subito il comando, e alla fine del primo giro é già 1"5 su Denis Hulme.
Alle sue spalle però Brabham rompe il motore cospargendo il circuito di olio, lo stesso che permetterà a Hulme e Stewart di sorpassare Bandini, ritrovandosi così in terza posizione. Si scatena l'inseguimento di Lorenzo , al 61º giro il pilota fa segnare un distacco di appena 7" dal rivale . Dal 65º al 80º giro il distacco aumenta, la Ferrari entra nell'imbuto della chicane del porto ad una velocità superiore a quella tenuta da Bandini stesso fino a quel momento. Non riesce a tenere più la strada, scivola da una parte all'altra delle curvetta di immissione sulla banchina, dirigendosi con l'auto contro una bitta d'ormeggio. Tale schianto farà sì che la macchina si sollevi in aria per ricadere rovesciata con il pilota tra le lamiere ormai avvolto dalle fiamme.
Nonostante i primi soccorsi Bandini muore dopo 70 ore di agonia il 10 maggio 1967.
Quando chiesero a Ferrari di ricordarlo, anche egli non poté fare a meno di riandare a quel l'ultima, orribile immagine: "Ricordo quel giorno di maggio del 1967. Ero nel mio studio di Maranello, davanti al televisore, quando vidi del fumo nero che invadeva sinistramente la baia di Montecarlo...
"Sentii che quella macchina in fiamme era una delle mie. Ora non so dire perché, ma intuii Bandini nel rogo è fui sicuro che non l'avrei più visto".
Bandini era una sicura promessa spezzata, uno degli ultimi eroi Italiani dell'automobilismo sportivo, si può affermare che era amato e che è morto per troppa passione e per troppo coraggio, e queste banali parole riferite a lui, sembrano riscattarsi e trovare un significato nuovo e vero.
Vedere anche
- Regolamento : Automobilismo
- Automobilismo - Origini