Differenze tra le versioni di "XXVI estiva - 1996 Atlanta (USA)"

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===1996 Atlanta (USA)===
===1996 Atlanta (USA)===
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I Giochi della XXVI Olimpiade (in inglese Games of the XXVI Olympiad) si svolsero ad Atlanta negli Stati Uniti d'America dal 19 luglio al 4 agosto 1996.
Presero parte ai Giochi 197 paesi. 12 nazioni dell'ex URSS parteciparono per la prima volta come stati indipendenti: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan. A causa di ciò, e anche per il notevole numero di partecipanti, 14 paesi conquistarono per la prima volta una medaglia olimpica. Il medagliere premiò gli Stati Uniti, primi con 101 medaglie (44 ori), seguiti dalla Russia con 63 medaglie (26 ori).
Finito l'incanto dell'Olimpiade catalana, in una Barcellona splendida e splendente dopo un'ampia opera di ricostruzione, il movimento sportivo mondiale entrò in una fase tormentata con il rischio che i Giochi venissero divorati dal mercantilismo. L'Olimpiade del Centenario, ventiseiesima edizione dell'era moderna, invece di essere assegnata ad Atene, come sarebbe stato giusto, tornò clamorosamente, soltanto 12 anni dopo Los Angeles, agli Stati Uniti, nella città di Atlanta, capitale della Georgia, la vecchia Terminus o Marthasville, nella zona pedemontana dei monti Appalachi.
Atlanta vinse la corsa all'assegnazione avendo alle spalle i grandi benefattori del CIO, cominciando dalla Coca Cola che dal 1980 accompagnava tutti i progetti più importanti dell'organizzazione olimpica ed era lo sponsor più ascoltato ormai da molto tempo. Le altre città aspiranti, Belgrado e Manchester, considerate dalla commissione del CIO soltanto buone, persero subito la corsa. Avevano invece qualche possibilità Melbourne e soprattutto Toronto, che offrì un progetto speciale per il villaggio atleti. Erano candidate di prima classe e anche per loro la Coca Cola aveva pronto un investimento, ma nella battaglia finale non ebbero quasi speranze. Lo scontro aperto fu fra tradizione e progetto economico. Atene, pur considerata di seconda fascia, aveva in mano la grande carta dei sentimenti, ma per Atlanta garantivano in troppi, a partire dalla catena televisiva CBS che era pronta a coprire con 456 milioni di dollari un budget di 898 milioni. Gli Stati Uniti avevano bisogno di questa grande festa sportiva, la loro economia spingeva per il grande risultato e così nella votazione decisiva 51 voti andarono alla capitale della Georgia, mentre Atene si fermò a 35 voti dei membri del Comitato olimpico. Fu una grande delusione dopo tante promesse e tante feste, come quelle organizzate sotto l'Acropoli dal primo ministro Andreas Papandreu, i balli di Glyfada, la crociera nel golfo di Corinto.
Così l'Olimpiade del Centenario si disputò nella città simbolo della riconciliazione americana fra Nord e Sud, nella città dove nel 1929 era nato Martin Luther King, il pastore battista che aveva un sogno per i neri d'America e il mondo intero, premio Nobel per la pace, ucciso nel 1968 mentre parlava a Memphis, Tennessee.
Ma quella di Atlanta fu piuttosto l'Olimpiade della disorganizzazione, dei volontari non adeguatamente preparati, dell'informatica primordiale, del condizionamento commerciale, dell'esagerazione di un tifo che, stordito da una pubblicità soffocante, stravedeva soltanto per gli atleti statunitensi (ai quali il sostegno del pubblico comunque fece bene: furono i primi nel medagliere con oltre 100 atleti sul podio). Bisogna anche aggiungere che quei Giochi furono i primi a numero chiuso, con possibilità di accedere soltanto dopo aver superato le qualificazioni nelle gare preolimpiche. L'apertura al professionismo, già preannunciata a Barcellona, fu totale. Il primo a sfruttare le nuove regole fu il ciclismo, mentre il calcio, per non appensantire i calendari e proteggere i suoi campionati mondiali, preferì il criterio di utilizzare rappresentative giovanili rafforzate da tre atleti di età maggiore.
Tuttavia, emergono subito alcuni problemi, dopo una fastosa inaugurazione che ha avuto il suo momento topico nell'accensione del tripode da parte di Muhammad Ali, che come Cassius Clay aveva vinto nei medio-massimi a Roma '60. Ma è un Ali tremante quello che appare di fronte alle telecamere di tutto il mondo, minato dalla malattia nella mente e nel corpo, quasi senza parole, lo sguardo fisso nel vuoto.
I problemi maggiori nascono soprattutto dalla disorganizzazione dei trasporti, dal modesto livello del sistema computerizzato di informazione, divenuto nel tempo sempre più importante, e dall'evidente scarsa preparazione dei volontari. Dà fastidio anche il clima da fiera del Centennial Park, centro commerciale all'aperto, che il 27 luglio diviene sede di un attentato. Una bomba esplode, uccidendo una persona e ferendone 110: molti sospetti, molte le persone trattenute dalla polizia, ma il colpevole non verrà mai trovato.
Dopo il passaggio a vuoto di Barcellona, l’atletica tornò a essere la regina dell’Olimpiade, soprattutto grazie alla figura di Michael Johnson. Il texano si elevò come uomo-icona di Atlanta per aver vinto le gare dei 200m e dei 400m – nessuno tra gli uomini ci era riuscito all’interno della stessa edizione - ma soprattutto per aver polverizzato uno dei record più duraturi della storia dell’atletica leggera: il 19’’72 di Pietro Mennea nella distanza doppia. Il suo straordinario 19’’32 rappresentò uno dei più netti miglioramenti di un record mondiale, e fu battuto solo 12 anni dopo da Usain Bolt. Dietro di lui giunse il namibiano Frank Fredericks, l’eterno secondo: tra Barcellona e Atlanta, aveva collezionato 4 argenti nei 100m e 200m. Oltre a Johnson, gli americani impazzirono per Carl Lewis, il vecchio leone che vinse il suo quarto oro consecutivo nel salto il lungo, eguagliando il discobolo Al Oerter.
Questa di Atlanta è un'Olimpiade davvero straordinaria per gli azzurri. Nonostante il panorama più universale di sempre, le medaglie piovono da ogni parte, anche in sport insospettabili. L'uomo copertina stavolta è Yuri Chechi. Il Signore degli anelli, dopo l'infortunio pre-Barcellona, ha la sua grande occasione. Il ginnasta di Prato è ormai pluridecorato agli anelli tra titolo mondiali ed europei, ma la sua avventura non comincia bene, con errori che gli compromettono il concorso generale. Agli anelli però non tradisce con un 9.887 eloquente che gli consegna un oro tanto inseguito.
Dopo il ciclismo, l'altro forziere storico, la scherma, non delude le attese. Il fioretto femminile è più forte che mai con l'arrivo dell'altra fantastica jesina Valentina Vezzali a far compagnia alla Trillini. Eppure nell'individuale le due azzurre si fanno infilare dalla rumena Badea che le relega ai due gradini bassi del podio, ma nella gara a squadre arriva la riscossa.
 
   
E' una prova in cui l'Italia deve cambiare in corsa per un grave infortunio a Diana Bianchedi sostituita da Francesca Bortolozzi, ma che si trasforma ugualmente in un trionfo. Anche le spadiste salgono sul podio con un argento, ma il capolavoro lo firmano gli uomini nella stessa spada. Sandro Cuomo, Angelo Mazzoni, Maurizio Randazzo, completano un lungo ciclo di vittorie con l'unico alloro mancante, quello olimpico, al termine di una finale accesissima con la Russia. L'altro oro della scherma lo porta il pisano Alessandro Puccini nel fioretto, mentre gli sciabolatori conquistano un bronzo.
Sale alla ribalta Roberto Di Donna nel tiro a segno. Il suo oro nella gara con la pistola automatica è il primo in ordine cronologico per l'Italia ed arriva in maniera rocambolesca. Ad un tiro dalla fine è in testa il cinese Wang con un vantaggio praticamente incolmabile. Il cinese però, vittima dell'emozione, buca clamorosamente l'ultimo tiro e Di Donna lo scavalca in extremis. Così, mentre sventolano i tricolori, si deve ricorrere alle bombole d'ossigeno per rianimare il povero Wang. A questa si aggiunge per Di Donna anche la medaglia di bronzo nella pistola libera. Trionfi anche dal tiro a segno con Ennio Falco e Andrea Benelli, oro e bronzo nello skeet,  e con Pera argento nel double trap. Anche l'arco entra nel medagliere con il bronzo della gara a squadre.
Fa furore il canoista Antonio Rossi che diventa in breve un personaggio copertina anche perché le donne stravedono per lui. Qui però occupiamoci dei successi sportivi, ben 2 ori, nel K1 500 ed in coppia con Daniele Scarpa nel K2 1000. Lo stesso Scarpa si prende un argento nel K2 500 con Bonomi che è pure 2° nel K1 1000. Insomma un trionfo, cui partecipa anche Josefa Idem, tedesca di nascita ed azzurra per matrimonio, con un bronzo. Il canottaggio patisce un po' l'esplosione dei "parenti poveri" della canoa e riesce ad esprimersi solo con il 2 di coppia di Agostino Abbagnale e Davide Tizzano che comunque conquistano un bell'oro.
Va bene anche il judo, argento per Giovinazzo e bronzo per Ylenia Scapin, ed il surf di Alessandra Sensini, pure di bronzo. Negli sport di squadra non sfondiamo: la pallanuoto perde il titolo per mano della Croazia e deve accontentarsi di un bronzo, il calcio esce di scena senza lasciare traccia, la pallavolo maschile arriva ad un passo dalla vittoria ma ancora una volta l'Olanda si conferma tabù. In  una finale giocata punto a punto, Bernardi, Gardini & c. si vedono sconfitti al quinto set per 17 a 15.
Con 35 medaglie conquistate e ben 13 ori per noi è comunque un'Olimpiade da incorniciare, con il 6° posto nel medagliere vinto dagli americani
Nel nuoto il moscovita Alexandr Popov, ex dorsista convertito al nuovo stile dall'allenatore Turetsky, nuotò i 100 m stile libero in 48,74″, ripetendo il successo di Barcellona e ripetendo anche l'impresa che era riuscita soltanto a Johnny Weissmuller. Popov si prese il titolo battendo l'americano Gary Hall junior e sempre su di lui sfogò la sua voglia di vittoria imponendosi tre giorni dopo anche sui 50 m. Un mese dopo venne accoltellato da un venditore di cocomeri in una strada di Mosca: ferita profonda dalla quale però guarì, tanto da poter partecipare anche alle Olimpiadi successive.
Protagonista in piscina, ma anche fuori per tutte le polemiche che seguirono i suoi straordinari risultati, fu l'irlandese Michelle Smith, che soltanto tre anni prima dei Giochi era al novantesimo posto nelle liste mondiali. Nella vasca del soffocante stadio del nuoto georgiano sbalordì tutti vincendo il 20 luglio i 400 m misti e lasciò senza parole i critici due giorni dopo conquistando il titolo dei 400 m stile libero (dove già aveva tolto 17,54″ al suo record personale nelle batterie). Il 24 luglio infine conquistò l'oro nei 200 m misti, alimentando con questa terza impresa qualche inquietudine e lo spettro del doping. Niente da dire, invece, quando dall'acqua uscì in trionfo l'ungherese Krisztina Egerszegi, vincitrice per la terza volta consecutiva della medaglia d'oro nei 200 m dorso. Il primo successo lo aveva ottenuto a 14 anni, in Corea, quando pesava soltanto 45 kg. Il triplo oro nella stessa gara era già abbastanza per rendere Egerszegi una primatista fra le grandi campionesse, perché prima di lei aveva ottenuto lo stesso risultato solo la liberista australiana Dawn Fraser; ma la nuotatrice ungherese fu anche la prima donna a vincere 5 medaglie d'oro in varie specialità perché ai tre successi nei 200 m dorso bisogna aggiungere l'oro nei 100 m dorso e nei 400 misti a Barcellona.
Nelle Olimpiadi aperte ai professionisti il ciclismo mandò in scena uno dei grandi, lo spagnolo originario della Navarra Miguel Indurain. Nel 1984, a 20 anni, da dilettante, si era presentato nella corsa su strada senza riuscire a concluderla. Dopo 12 anni e cinque Tours de France vinti consecutivamente, nel penultimo giorno dell'Olimpiade l'uomo dai 28 battiti cardiaci al minuto si mise alla partenza della cronometro individuale che non si correva più dal 1932 quando a vincerla era stato l'italiano Pavesi. In realtà il campione, dopo un deludente Tour de France (era giunto solo undicesimo), aveva deciso di rinunciare ad Atlanta, cambiando poi idea soltanto per le pressioni di Samaranch. Indurain, l'ultimo a prendere il via, si avvalse anche delle migliorate condizioni atmosferiche (la pioggia aveva complicato la corsa degli altri concorrenti) e la sua marcia diventò una cavalcata straordinaria.
La gloria olimpica esaltò anche una ciclista francese trentasettenne, Jeannie Longo, che dopo tre delusioni a Los Angeles, Seul e Barcellona si guadagnò l'oro nell'individuale raggiungendo l'azzurra Alessandra Cappellotto e poi attaccando Imelda Chiappa, che fu medaglia d'argento. Per la veterana francese ci fu anche il secondo posto a cronometro, premio per la sua dedizione e per il lavoro accurato che aveva fatto in solitudine nell'aria fresca del Colorado dove aveva affittato una casa e si era allenata per due mesi.
Per concludere sui Giochi del 1996 si possono elencare alcune curiosità. Il giuramento degli atleti fu pronunciato da Teresa Edwards, giocatrice di basket statunitense alla sua quarta Olimpiade: per lei fu una rivincita dopo l'amarezza del terzo posto a Barcellona 1992 dietro alla Russia e alla Cina e il preludio alla terza medaglia d'oro dopo Los Angeles e Seul. Nel torneo di tennis da tavolo la Cina non lasciò nulla agli avversari, conquistando le quattro medaglie d'oro in palio e vincendo anche tre medaglie d'argento e un bronzo. Il velista austriaco Hubert Raudaschl, partecipando alla gara dei Finn, fu il primo atleta a concorrere in ben nove Olimpiadi: la sua prima apparizione avvenne a Tokyo, nelle acque di Fujisawa, mentre la sua unica medaglia fu l'argento conquistato ad Acapulco ai Giochi del 1968. Nelle gare di lotta libera, categoria pesi medi, si affrontarono due fratelli che gareggiavano per nazioni diverse: al secondo turno Elmadi Jabrailov, iscritto dal Kazakistan, sconfisse Tucuman Jabrailov, che era andato in pedana difendendo i colori della Repubblica di Moldova. Nelle gare di kayak femminili la tedesca Birgit Schmidt Fischer vinse la sua quinta medaglia d'oro, a sedici anni di distanza dal primo successo di Mosca. Il vincitore della gara nel tiro con l'arco, l'americano Justin Huish, cinque anni dopo finì in carcere per possesso di marijuana.

Versione delle 20:01, 19 feb 2017

1996 Atlanta (USA)


I Giochi della XXVI Olimpiade (in inglese Games of the XXVI Olympiad) si svolsero ad Atlanta negli Stati Uniti d'America dal 19 luglio al 4 agosto 1996. Presero parte ai Giochi 197 paesi. 12 nazioni dell'ex URSS parteciparono per la prima volta come stati indipendenti: Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Kazakistan, Kirghizistan, Moldavia, Russia, Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uzbekistan. A causa di ciò, e anche per il notevole numero di partecipanti, 14 paesi conquistarono per la prima volta una medaglia olimpica. Il medagliere premiò gli Stati Uniti, primi con 101 medaglie (44 ori), seguiti dalla Russia con 63 medaglie (26 ori). Finito l'incanto dell'Olimpiade catalana, in una Barcellona splendida e splendente dopo un'ampia opera di ricostruzione, il movimento sportivo mondiale entrò in una fase tormentata con il rischio che i Giochi venissero divorati dal mercantilismo. L'Olimpiade del Centenario, ventiseiesima edizione dell'era moderna, invece di essere assegnata ad Atene, come sarebbe stato giusto, tornò clamorosamente, soltanto 12 anni dopo Los Angeles, agli Stati Uniti, nella città di Atlanta, capitale della Georgia, la vecchia Terminus o Marthasville, nella zona pedemontana dei monti Appalachi. Atlanta vinse la corsa all'assegnazione avendo alle spalle i grandi benefattori del CIO, cominciando dalla Coca Cola che dal 1980 accompagnava tutti i progetti più importanti dell'organizzazione olimpica ed era lo sponsor più ascoltato ormai da molto tempo. Le altre città aspiranti, Belgrado e Manchester, considerate dalla commissione del CIO soltanto buone, persero subito la corsa. Avevano invece qualche possibilità Melbourne e soprattutto Toronto, che offrì un progetto speciale per il villaggio atleti. Erano candidate di prima classe e anche per loro la Coca Cola aveva pronto un investimento, ma nella battaglia finale non ebbero quasi speranze. Lo scontro aperto fu fra tradizione e progetto economico. Atene, pur considerata di seconda fascia, aveva in mano la grande carta dei sentimenti, ma per Atlanta garantivano in troppi, a partire dalla catena televisiva CBS che era pronta a coprire con 456 milioni di dollari un budget di 898 milioni. Gli Stati Uniti avevano bisogno di questa grande festa sportiva, la loro economia spingeva per il grande risultato e così nella votazione decisiva 51 voti andarono alla capitale della Georgia, mentre Atene si fermò a 35 voti dei membri del Comitato olimpico. Fu una grande delusione dopo tante promesse e tante feste, come quelle organizzate sotto l'Acropoli dal primo ministro Andreas Papandreu, i balli di Glyfada, la crociera nel golfo di Corinto. Così l'Olimpiade del Centenario si disputò nella città simbolo della riconciliazione americana fra Nord e Sud, nella città dove nel 1929 era nato Martin Luther King, il pastore battista che aveva un sogno per i neri d'America e il mondo intero, premio Nobel per la pace, ucciso nel 1968 mentre parlava a Memphis, Tennessee. Ma quella di Atlanta fu piuttosto l'Olimpiade della disorganizzazione, dei volontari non adeguatamente preparati, dell'informatica primordiale, del condizionamento commerciale, dell'esagerazione di un tifo che, stordito da una pubblicità soffocante, stravedeva soltanto per gli atleti statunitensi (ai quali il sostegno del pubblico comunque fece bene: furono i primi nel medagliere con oltre 100 atleti sul podio). Bisogna anche aggiungere che quei Giochi furono i primi a numero chiuso, con possibilità di accedere soltanto dopo aver superato le qualificazioni nelle gare preolimpiche. L'apertura al professionismo, già preannunciata a Barcellona, fu totale. Il primo a sfruttare le nuove regole fu il ciclismo, mentre il calcio, per non appensantire i calendari e proteggere i suoi campionati mondiali, preferì il criterio di utilizzare rappresentative giovanili rafforzate da tre atleti di età maggiore. Tuttavia, emergono subito alcuni problemi, dopo una fastosa inaugurazione che ha avuto il suo momento topico nell'accensione del tripode da parte di Muhammad Ali, che come Cassius Clay aveva vinto nei medio-massimi a Roma '60. Ma è un Ali tremante quello che appare di fronte alle telecamere di tutto il mondo, minato dalla malattia nella mente e nel corpo, quasi senza parole, lo sguardo fisso nel vuoto. I problemi maggiori nascono soprattutto dalla disorganizzazione dei trasporti, dal modesto livello del sistema computerizzato di informazione, divenuto nel tempo sempre più importante, e dall'evidente scarsa preparazione dei volontari. Dà fastidio anche il clima da fiera del Centennial Park, centro commerciale all'aperto, che il 27 luglio diviene sede di un attentato. Una bomba esplode, uccidendo una persona e ferendone 110: molti sospetti, molte le persone trattenute dalla polizia, ma il colpevole non verrà mai trovato. Dopo il passaggio a vuoto di Barcellona, l’atletica tornò a essere la regina dell’Olimpiade, soprattutto grazie alla figura di Michael Johnson. Il texano si elevò come uomo-icona di Atlanta per aver vinto le gare dei 200m e dei 400m – nessuno tra gli uomini ci era riuscito all’interno della stessa edizione - ma soprattutto per aver polverizzato uno dei record più duraturi della storia dell’atletica leggera: il 19’’72 di Pietro Mennea nella distanza doppia. Il suo straordinario 19’’32 rappresentò uno dei più netti miglioramenti di un record mondiale, e fu battuto solo 12 anni dopo da Usain Bolt. Dietro di lui giunse il namibiano Frank Fredericks, l’eterno secondo: tra Barcellona e Atlanta, aveva collezionato 4 argenti nei 100m e 200m. Oltre a Johnson, gli americani impazzirono per Carl Lewis, il vecchio leone che vinse il suo quarto oro consecutivo nel salto il lungo, eguagliando il discobolo Al Oerter.

Questa di Atlanta è un'Olimpiade davvero straordinaria per gli azzurri. Nonostante il panorama più universale di sempre, le medaglie piovono da ogni parte, anche in sport insospettabili. L'uomo copertina stavolta è Yuri Chechi. Il Signore degli anelli, dopo l'infortunio pre-Barcellona, ha la sua grande occasione. Il ginnasta di Prato è ormai pluridecorato agli anelli tra titolo mondiali ed europei, ma la sua avventura non comincia bene, con errori che gli compromettono il concorso generale. Agli anelli però non tradisce con un 9.887 eloquente che gli consegna un oro tanto inseguito.

Dopo il ciclismo, l'altro forziere storico, la scherma, non delude le attese. Il fioretto femminile è più forte che mai con l'arrivo dell'altra fantastica jesina Valentina Vezzali a far compagnia alla Trillini. Eppure nell'individuale le due azzurre si fanno infilare dalla rumena Badea che le relega ai due gradini bassi del podio, ma nella gara a squadre arriva la riscossa. 




E' una prova in cui l'Italia deve cambiare in corsa per un grave infortunio a Diana Bianchedi sostituita da Francesca Bortolozzi, ma che si trasforma ugualmente in un trionfo. Anche le spadiste salgono sul podio con un argento, ma il capolavoro lo firmano gli uomini nella stessa spada. Sandro Cuomo, Angelo Mazzoni, Maurizio Randazzo, completano un lungo ciclo di vittorie con l'unico alloro mancante, quello olimpico, al termine di una finale accesissima con la Russia. L'altro oro della scherma lo porta il pisano Alessandro Puccini nel fioretto, mentre gli sciabolatori conquistano un bronzo. Sale alla ribalta Roberto Di Donna nel tiro a segno. Il suo oro nella gara con la pistola automatica è il primo in ordine cronologico per l'Italia ed arriva in maniera rocambolesca. Ad un tiro dalla fine è in testa il cinese Wang con un vantaggio praticamente incolmabile. Il cinese però, vittima dell'emozione, buca clamorosamente l'ultimo tiro e Di Donna lo scavalca in extremis. Così, mentre sventolano i tricolori, si deve ricorrere alle bombole d'ossigeno per rianimare il povero Wang. A questa si aggiunge per Di Donna anche la medaglia di bronzo nella pistola libera. Trionfi anche dal tiro a segno con Ennio Falco e Andrea Benelli, oro e bronzo nello skeet, e con Pera argento nel double trap. Anche l'arco entra nel medagliere con il bronzo della gara a squadre. Fa furore il canoista Antonio Rossi che diventa in breve un personaggio copertina anche perché le donne stravedono per lui. Qui però occupiamoci dei successi sportivi, ben 2 ori, nel K1 500 ed in coppia con Daniele Scarpa nel K2 1000. Lo stesso Scarpa si prende un argento nel K2 500 con Bonomi che è pure 2° nel K1 1000. Insomma un trionfo, cui partecipa anche Josefa Idem, tedesca di nascita ed azzurra per matrimonio, con un bronzo. Il canottaggio patisce un po' l'esplosione dei "parenti poveri" della canoa e riesce ad esprimersi solo con il 2 di coppia di Agostino Abbagnale e Davide Tizzano che comunque conquistano un bell'oro. Va bene anche il judo, argento per Giovinazzo e bronzo per Ylenia Scapin, ed il surf di Alessandra Sensini, pure di bronzo. Negli sport di squadra non sfondiamo: la pallanuoto perde il titolo per mano della Croazia e deve accontentarsi di un bronzo, il calcio esce di scena senza lasciare traccia, la pallavolo maschile arriva ad un passo dalla vittoria ma ancora una volta l'Olanda si conferma tabù. In una finale giocata punto a punto, Bernardi, Gardini & c. si vedono sconfitti al quinto set per 17 a 15. Con 35 medaglie conquistate e ben 13 ori per noi è comunque un'Olimpiade da incorniciare, con il 6° posto nel medagliere vinto dagli americani Nel nuoto il moscovita Alexandr Popov, ex dorsista convertito al nuovo stile dall'allenatore Turetsky, nuotò i 100 m stile libero in 48,74″, ripetendo il successo di Barcellona e ripetendo anche l'impresa che era riuscita soltanto a Johnny Weissmuller. Popov si prese il titolo battendo l'americano Gary Hall junior e sempre su di lui sfogò la sua voglia di vittoria imponendosi tre giorni dopo anche sui 50 m. Un mese dopo venne accoltellato da un venditore di cocomeri in una strada di Mosca: ferita profonda dalla quale però guarì, tanto da poter partecipare anche alle Olimpiadi successive. Protagonista in piscina, ma anche fuori per tutte le polemiche che seguirono i suoi straordinari risultati, fu l'irlandese Michelle Smith, che soltanto tre anni prima dei Giochi era al novantesimo posto nelle liste mondiali. Nella vasca del soffocante stadio del nuoto georgiano sbalordì tutti vincendo il 20 luglio i 400 m misti e lasciò senza parole i critici due giorni dopo conquistando il titolo dei 400 m stile libero (dove già aveva tolto 17,54″ al suo record personale nelle batterie). Il 24 luglio infine conquistò l'oro nei 200 m misti, alimentando con questa terza impresa qualche inquietudine e lo spettro del doping. Niente da dire, invece, quando dall'acqua uscì in trionfo l'ungherese Krisztina Egerszegi, vincitrice per la terza volta consecutiva della medaglia d'oro nei 200 m dorso. Il primo successo lo aveva ottenuto a 14 anni, in Corea, quando pesava soltanto 45 kg. Il triplo oro nella stessa gara era già abbastanza per rendere Egerszegi una primatista fra le grandi campionesse, perché prima di lei aveva ottenuto lo stesso risultato solo la liberista australiana Dawn Fraser; ma la nuotatrice ungherese fu anche la prima donna a vincere 5 medaglie d'oro in varie specialità perché ai tre successi nei 200 m dorso bisogna aggiungere l'oro nei 100 m dorso e nei 400 misti a Barcellona. Nelle Olimpiadi aperte ai professionisti il ciclismo mandò in scena uno dei grandi, lo spagnolo originario della Navarra Miguel Indurain. Nel 1984, a 20 anni, da dilettante, si era presentato nella corsa su strada senza riuscire a concluderla. Dopo 12 anni e cinque Tours de France vinti consecutivamente, nel penultimo giorno dell'Olimpiade l'uomo dai 28 battiti cardiaci al minuto si mise alla partenza della cronometro individuale che non si correva più dal 1932 quando a vincerla era stato l'italiano Pavesi. In realtà il campione, dopo un deludente Tour de France (era giunto solo undicesimo), aveva deciso di rinunciare ad Atlanta, cambiando poi idea soltanto per le pressioni di Samaranch. Indurain, l'ultimo a prendere il via, si avvalse anche delle migliorate condizioni atmosferiche (la pioggia aveva complicato la corsa degli altri concorrenti) e la sua marcia diventò una cavalcata straordinaria. La gloria olimpica esaltò anche una ciclista francese trentasettenne, Jeannie Longo, che dopo tre delusioni a Los Angeles, Seul e Barcellona si guadagnò l'oro nell'individuale raggiungendo l'azzurra Alessandra Cappellotto e poi attaccando Imelda Chiappa, che fu medaglia d'argento. Per la veterana francese ci fu anche il secondo posto a cronometro, premio per la sua dedizione e per il lavoro accurato che aveva fatto in solitudine nell'aria fresca del Colorado dove aveva affittato una casa e si era allenata per due mesi. Per concludere sui Giochi del 1996 si possono elencare alcune curiosità. Il giuramento degli atleti fu pronunciato da Teresa Edwards, giocatrice di basket statunitense alla sua quarta Olimpiade: per lei fu una rivincita dopo l'amarezza del terzo posto a Barcellona 1992 dietro alla Russia e alla Cina e il preludio alla terza medaglia d'oro dopo Los Angeles e Seul. Nel torneo di tennis da tavolo la Cina non lasciò nulla agli avversari, conquistando le quattro medaglie d'oro in palio e vincendo anche tre medaglie d'argento e un bronzo. Il velista austriaco Hubert Raudaschl, partecipando alla gara dei Finn, fu il primo atleta a concorrere in ben nove Olimpiadi: la sua prima apparizione avvenne a Tokyo, nelle acque di Fujisawa, mentre la sua unica medaglia fu l'argento conquistato ad Acapulco ai Giochi del 1968. Nelle gare di lotta libera, categoria pesi medi, si affrontarono due fratelli che gareggiavano per nazioni diverse: al secondo turno Elmadi Jabrailov, iscritto dal Kazakistan, sconfisse Tucuman Jabrailov, che era andato in pedana difendendo i colori della Repubblica di Moldova. Nelle gare di kayak femminili la tedesca Birgit Schmidt Fischer vinse la sua quinta medaglia d'oro, a sedici anni di distanza dal primo successo di Mosca. Il vincitore della gara nel tiro con l'arco, l'americano Justin Huish, cinque anni dopo finì in carcere per possesso di marijuana.