Compagnoni Deborah
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Lo sci alpino
Lo sci alpino è uno degli sport che pratico da sempre e che maggiormente mi affascina; uno degli atleti più noti e che, a mio avviso, ha meglio interpretato questa disciplina riportando numerose vittorie anche a livello mondiale è Deborah Compagnoni. Per questo motivo ho scelto lo sci alpino e la sua maggiore esponente come argomento di questa tesina.
Prima di affrontare il personaggio sportivo e le sue vittorie, passo ad un breve excursus storico relativamente allo sci alpino e alle sue diverse discipline.
Questo sport invernale si è presentato alle Olimpiadi per la prima volta nel 1936 con la combinata femminile vinta da Christel Cranz (GER) ed è suddiviso in sei discipline, tutte sia maschili che femminili, codificate nella seconda metà del XX secolo (eccetto la supercombinata, introdotta nel 2005) ed entrate a far parte dei giochi olimpici in diversi momenti:
• discesa libera nel 1948 durante la V edizione dei giochi
• supergigante nel 1988 durante la XV edizione dei giochi
• slalom speciale nel 1948 durante la V edizione dei giochi
• slalom gigante nel 1952 durante la VI edizione dei giochi
• combinata già dall’edizione del 1936 (prima delle due discipline di cui è costituita, discesa libera e slalom speciale).
• supercombinata (non compresa tra le manifestazioni olimpiche)
Ricordiamo che l’attività agonistica internazionale dello sci alpino, in ogni suo aspetto, è regolata dalla Federazione Internazionale Sci (FIS).
Lo sci alpino nelle sue varie specialità può essere praticato anche da persone con disabilità fisiche o visive. L'attrezzatura va adattata all'abilità funzionale dello sportivo, che può utilizzare uno o due sci, una slitta montata su sci, stabilizzatori o protesi ortopediche a seconda dei casi. Le persone affette da cecità o ipovisione possono sciare accompagnate da una guida che li precede sulla pista dando loro indicazioni sul percorso da seguire. Ovviamente anche per questa categoria particolare di atleti vi è una federazione internazionale che si occupa dell’organizzazione dell’attività agonistica e dei regolamenti, esso è presente nel programma dei Giochi Paralimpici invernali sin dai Giochi Paralimpici Invernali tenutisi a Örnsköldsvik, in Svezia, nel 1976.
Per quanto concerne invece la storia dello sci alpino alle Olimpiadi, esso fa parte del programma dei Giochi olimpici invernali fin dall’edizione del 1936, come è stato già detto, e vide disputare solo le gare di combinata, sia maschile che femminile. Nelle edizioni successive dal 1948 al 1980 oltre ad assegnare le medaglie olimpiche, le competizioni valevano anche ai fini dei Mondiali di sci alpino, manifestazione che si svolgeva ogni due anni, ma a partire dal 1985 i Mondiali, pur rimanendo a cadenza biennale, vengono disputati negli anni dispari, (tranne nell’edizione spagnola della Sierra Nevada che a causa di problemi climatici si tenne nel 1996).
Entriamo ora un po’ più nel dettaglio delle singole discipline: la discesa libera si caratterizza per essere la disciplina più lunga, sia in durata che in distanza, nonché la più veloce (con punte oltre i 130 km/h). È anche quella che richiede agli atleti la maggiore concentrazione non disgiunta da una buona dose di coraggio, viste le velocità che si raggiungono in gara: non a caso, il termine inglese con cui si designa tale specialità (Downhill, «Giù dalla collina») rende in maniera più efficace il senso di rischio che si affronta impegnandosi in una gara del genere.
Si tratta di una gara in cui gli sciatori scendono lungo un tracciato largo circa 20 metri, delimitato da delle porte simili a quelle dello slalom gigante e del super gigante, molto distanti fra loro.
Ultimamente, soprattutto per ragioni legate al miglioramento della visibilità e di conseguenza della sicurezza, si sono cominciate ad utilizzare delle linee blu, sia trasversali (per rendere meglio idea dei dislivelli del percorso) che longitudinali (per la traiettoria). Le linee blu vengono "dipinte" sulla neve con un apposito liquido colorato e hanno lo scopo di rendere più visibili all'atleta i dossi o le imperfezioni della pista, soprattutto nelle zone d'ombra. Uscire al di fuori delle linee non comporta alcuna penalità.
Tipicamente una gara di discesa libera si svolge in un'unica manche, e risulta vincitore lo sciatore che ha completato il percorso, senza saltare nessuna porta, nel tempo minore. Occasionalmente si disputano anche discese in due manche, ma sono da considerare eccezioni dovute ad esigenze organizzative o per sperimentare nuove formule di gara. Nei giorni precedenti la competizione gli atleti svolgono da una a tre prove cronometrate per testare le condizioni della pista (se le condizioni atmosferiche o quelle del tracciato non hanno consentito di effettuare alcuna prova cronometrata, la gara non può svolgersi), per memorizzare la tracciatura e per rendersi conto di quale condotta di gara tenere.
Storicamente, la discesa libera e lo slalom speciale sono le discipline più antiche dello sci alpino moderno. Gare di discesa e di slalom si disputano fin dalla prima edizione del Mondiali di sci alpino nel 1931, e fanno parte del programma olimpico dalla Olimpiade Invernale del 1948. La Coppa del Mondo di discesa libera è stata istituita nella stagione 1966/1967, quando la Federazione Internazionale Sci (FIS) ha creato il circuito della Coppa del Mondo di sci alpino. Inizialmente la discesa libera era una vera e propria folle corsa giù dalla montagna: non esistevano porte direzionali di sorta, l'atleta aveva a disposizione tutta la pista ed era libero di scegliere la linea migliore.
Il percorso di una discesa libera generalmente prevede notevoli dislivelli, salti, grandi curve e tratti di scorrimento, spesso su superfici ghiacciate. In una gara di Coppa del Mondo i migliori discesisti superano i 130 km/h; sulla Streif di Kitzbühel (Austria), ritenuta da molti la discesa più prestigiosa del mondo, sono stati raggiunti addirittura i 150 km/h, mentre la discesa che richiede maggior resistenza fisica è quella del Lauberhorn a Wengen (Svizzera) la cui lunghezza è di 4480 m, per una durata della gara di 2 min e 20-30s. Lungo tutto il tracciato devono essere predisposte adeguate misure di sicurezza, come, ad esempio, reti in grado di fermare e trattenere gli sciatori in caso di caduta. Ovviamente anche le misure di sicurezza, così come le tecnologie che migliorano le prestazioni, in passato non erano adeguate e idonee come quelle di oggi.
Quanto all'attrezzatura, in discesa libera si usano sci molto lunghi (minimo 215 cm per gli uomini, 210 cm per le donne) per avere maggiore stabilità durante le alte velocità. Come per lo slalom gigante e per il supergigante esiste un raggio di curvatura minimo (45 metri). I bastoncini sono curvati, per potersi adattare meglio al corpo dello sciatore quando si assume la posizione di ricerca di velocità. Le tute aderenti sono studiate per ridurre al minimo l'attrito con l'aria. Sotto la tuta ci sono protezioni rigide in particolare il Back protector, che impedisce alla colonna vertebrale di subire traumi. Il casco, non necessariamente integrale, è obbligatorio come in tutte le discipline (anche nello slalom speciale è stato reso obbligatorio a partire dalla stagione 2006/2007).
Nei tratti rettilinei e di maggiore scorrimento della discesa, l'atleta assume la posizione "schuss" o "a uovo", definita anche "di ricerca della velocità", che minimizza la resistenza dell'aria, con le gambe leggermente divaricate, la schiena parallela al terreno, le mani avanzate a tagliare l'aria e i bastoncini posizionati parallelamente alla schiena.
Lo slalom speciale, comunemente chiamato anche solo slalom, è una delle discipline dello sci alpino. Si tratta di una gara in cui gli sciatori sono tenuti a passare attraverso una serie di porte ravvicinate, disposte su un tracciato che comporta curve ad arco stretto. La velocità massima raggiunta è intorno ai 35 km/h. Assieme allo slalom gigante fa parte delle discipline tecniche dello sci alpino, contrapposte alle discipline veloci (discesa libera e supergigante).
Tipicamente una gara di slalom speciale si svolge in due manche, e risulta vincitore lo sciatore che ha realizzato il tempo complessivo minore sulle due prove, senza saltare nessuna porta. Dalla stagione 2002/2003 a quella 2005/2006 sono stati disputati degli speciali nella formula K.O. slalom.
Storicamente, per lo slalom speciale valgono le stesse considerazioni effettuate per la discesa libera, e cioè che sono le discipline più antiche dello sci alpino moderno, che di slalom e di discesa si disputano fin dalla prima edizione del 1931, e fanno parte del programma olimpico dalla Olimpiade Invernale del 1948. L'aggettivo "speciale" è stato aggiunto a partire dagli anni ‘50, quando venne introdotta la nuova disciplina dello slalom gigante, mentre la Coppa del Mondo di slalom speciale è stata istituita nella stagione 1966/1967, quando la FIS ha creato il circuito della Coppa del Mondo di sci alpino.
Passando all’aspetto più tecnico ricordiamo che nello slalom speciale le curve hanno un raggio molto stretto, anche rispetto allo slalom gigante. La distanza tra le porte è, infatti, di circa 9 metri in verticale e 2 metri in orizzontale, anche se queste cifre sono cambiate radicalmente negli ultimi anni a seguito della rivoluzione tecnica, che ha radicalmente modificato questo sport, determinata dall'avvento degli sci di tipo sciancrato alla fine degli '90, quando appunto è stato introdotto questo “sci sciancrato” o “carving”, che permette di curvare senza dover far derapare lo sci. Le porte sono segnalate da due pali singoli, alternativamente di colore rosso e blu, privi di bandierine. Visti gli spazi ristretti tra le porte, la linea ideale da seguire in uno slalom speciale passa molto vicino al palo. Si utilizzano pali snodati che vengono abbattuti con i bastoncini e con le gambe. Per questo vengono usate protezioni apposite per mani, gambe e viso.
Nel tentativo di aumentare la sicurezza, dalla stagione 2003/2004 la FIS ha aumentato i limiti minimi di lunghezza degli sci nelle gare di slalom speciale: 165 cm per gli uomini (era 155 cm), 155 cm per le donne (era 150 cm) ed ha reso obbligatorio il casco anche per questa specialità dalla stagione 2006/2007.
Lo slalom gigante, detto anche brevemente gigante, è conosciuto come la gara in cui gli sciatori sono tenuti a passare attraverso una serie di porte disposte sul tracciato, similmente allo speciale, ma rispetto a questo, il gigante è molto più veloce, poiché le curve hanno un raggio maggiore. La velocità massima raggiungibile è circa 60 km/h. Tipicamente una gara di slalom gigante si svolge in due manche, e risulta vincitore lo sciatore che ha realizzato il tempo complessivo minore sulle due prove, senza saltare nessuna porta.
Lo slalom gigante è stato introdotto dalla Federazione Internazionale Sci (FIS) negli anni ‘50; diventando la terza disciplina sciistica dopo lo slalom (speciale) e la discesa libera. Fu specificamente aggiunto al programma dei Mondiali di sci alpino a partire dall'edizione del 1950, e ai Giochi olimpici invernali dal 1952. La Coppa del Mondo di slalom gigante è stata istituita nella stagione 1966/1967, quando la FIS ha creato il circuito della Coppa del Mondo di sci alpino.
Vista la similitudine intercorrente tra i due diversi slalom accennerò brevemente alle differenze che li contraddistinguono.
Storicamente, difatti, lo slalom gigante è un'evoluzione dello slalom speciale. Assieme costituiscono le discipline tecniche dello sci alpino, contrapposte alle discipline veloci (discesa libera e supergigante). Nello slalom gigante la velocità di percorrenza è superiore allo speciale, perché, pur disputandosi sovente sulle stesse piste, le porte nel gigante sono poste a distanze maggiori e con un arco di curva più ampio, sostanzialmente, gli sciatori perdono meno velocità. Anche le porte sono diverse, nel gigante ogni porta è segnalata da due coppie di pali, e in ogni coppia i pali sono uniti da un pannello di tessuto. Nello slalom speciale, invece, le porte sono segnalate da due pali singoli, privi di bandierine.
Le differenze concernono anche gli attrezzi. Gli sci da gigante sono più lunghi (minimo 185 cm per gli uomini, 180 cm per le donne per la coppa del mondo, 180 e 175 per ogni altra competizione) e più morbidi di quelli da speciale. Inoltre per gli sci da gigante esiste un raggio di curvatura minimo (27 metri) che viene calcolato con un'apposita formula ed è stato imposto per impedire agli atleti di curvare troppo facilmente. I bastoncini presentano una curvatura (mentre quelli da speciale sono diritti) e la loro impugnatura è priva della protezione richiesta nello speciale per il frequente impatto con i pali.
Tra le discipline dello sci alpino si annovera anche il supergigante, tra le ultime ad essere introdotte, più giovane di esso è solo la supercombinata, anche detto brevemente Super-G, Si tratta di una gara in cui gli sciatori sono tenuti a passare attraverso una serie di porte disposte sul tracciato, come negli slalom, ma la lunghezza della pista, la distanza tra le porte, il raggio di curva e la velocità di percorrenza sono maggiori rispetto allo slalom gigante o allo slalom speciale. Si possono raggiungere velocità di punta di oltre 100 km/h, perciò viene ritenuto una disciplina veloce, come la discesa libera, e viene in genere disputato sulle stesse piste usate per le discese. A differenza della discesa libera, nel Super-G non vengono effettuate prove cronometrate.
Tipicamente una gara di supergigante si svolge in un'unica manche, e risulta vincitore lo sciatore che ha completato il percorso, senza saltare nessuna porta, nel tempo minore.
Il supergigante è stato ufficialmente introdotto dalla Federazione Internazionale Sci (FIS) nel corso degli anni 1980 - la Coppa del Mondo di supergigante è stata istituita dalla FIS a partire dalla stagione 1985/1986, ai Mondiali di sci alpino è presente dall'edizione del 1987, e ai Giochi olimpici invernali dal 1988 - con questo inserimento non solo si è permesso agli atleti specialisti delle discipline tecniche di avvicinarsi alla discesa con gradualità, ma ne hanno tratto vantaggio anche i velocisti ai quali veniva data la possibilità di vincere la Coppa del Mondo assoluta, avendo a disposizione un maggior numero di gare adatte alla loro tipologia di sciata. Infatti il supergigante presenta caratteristiche simili alla discesa libera per quanto riguarda la velocità e la presenza di salti e curve veloci, ma è vicino anche allo slalom gigante in quanto sono presenti tratti tecnici che presentano molte curve da effettuare con una tecnica simile, appunto, allo slalom gigante.
Nel tentativo di aumentare la sicurezza, dalla stagione 2003/2004 la FIS ha imposto dei limiti minimi di lunghezza degli sci nelle gare di supergigante: 205 cm per gli uomini, 200 cm per le donne. Come per lo slalom gigante e per la discesa libera c'è un raggio di curvatura minimo: 33 metri.
Come ultima disciplina di sci alpino, su cui soffermarci, vi è la combinata che come abbiamo detto all’ inizio è stata curiosamente la prima gara ad essere introdotta, prima ancora delle due disciplina che la compongono (come lo stesso nome “combinata” fa intuire) e cioè della discesa libera e dello slalom speciale. La sua caratteristica è data dal fatto che gli atleti devono partecipare ad entrambe le competizioni e la classifica finale viene stilata facendo la somma dei tempi delle singole gare. In passato i tempi delle due gare venivano trasformati in punteggi equivalenti, soluzione poi abbandonata a favore di una più facile e comprensibile somma dei tempi.
Pur essendo stata snobbata da grandissimi sciatori, tra gli altri Alberto Tomba ed Ingemar Stenmark, molte Coppe del Mondo di sci alpino sono state decise proprio grazie ai punti ottenuti in questa disciplina.
Tra le combinate classiche che sono una presenza costante nei calendari del circo bianco non si possono non menzionare il Trofeo dell'Hahnenkamm che si disputa nella località di Kitzbühel in Austria ed il Trofeo del Lauberhorn che si tiene a Wengen in Svizzera. Nelle ultime edizioni della Coppa del Mondo è stata introdotta una nuova specialità, chiamata Supercombinata, che a partire dalla stagione 2006/2007 la ha sostituita nel circuito e ai mondiali e che differisce dalla prima in quanto prevede una sola manche di slalom speciale e si svolge in un'unica giornata. Al momento l'unica combinata classica che si disputa ancora è quella di Kitzbühel.
Vedere anche
- Regolamento : Sci Alpino
- Sci Alpino - Origini
Compagnoni Deborah
Passiamo adesso alla seconda parte della tesina in cui ho scelto di raccontare brevemente la carriera, i successi e gli infortuni di una grande sciatrice italiana, riconosciuta comunemente come una tra le nostre più grandi sportive: Deborah Compagnoni.
La carriera
Deborah Compagnoni nasce a Bormio, il 4 giugno 1970. È notoriamente conosciuta come la più grande sciatrice italiana di tutti i tempi, è tra le atlete italiane e straniere che in tutta la storia dello sci alpino hanno meglio interpretato questa disciplina. Ripercorriamo brevemente le tappe della sua carriera a partire da quando Deborah, per emulare il fratello maggiore, salì per la prima volta sugli sci a soli due anni e mezzo, vincendo la sua prima gara a sei anni. Quando lasciò gli studi per allenarsi con assiduità, dimostrò di essere portata per le specialità in cui contano le doti di velocità. A diciassette anni, infatti, è la campionessa mondiale nella categoria juniores di slalom gigante e ottiene un 4° posto in una gara di discesa libera della coppa del mondo. Alcuni brutti infortuni al ginocchio destro la costringono a rinunciare alle Olimpiadi Invernali di Calgary del 1988 e alle due stagioni seguenti. Ma l'8 dicembre 1991 arriva comunque il primo podio in coppa del mondo, proprio nel suo paese natale: nello slalom gigante di Santa Caterina Valfurva, Deborah si piazza al secondo posto. Ma il suo primo successo mondiale lo conquista nel 1992 durante le Olimpiadi invernali di Albertville in supergigante, a soli 22 anni, contro ogni pronostico scala il podio più alto. Tuttavia due giorni dopo, mentre gareggiava in slalom gigante, subisce uno dei due gravi infortuni ai lineamenti crociati, che hanno segnato malauguratamente la sua carriera. Il grido di dolore, ripreso dalla diretta TV, entrò nelle case di tutti gli appassionati di sci del mondo e ancora oggi a distanza di tempo è possibile risentirne, il dolore non solo per la sofferenza fisica, ma anche per la disperazione della sciatrice, che vede in un istante buttati al vento anni di fatica e sacrifici e uno dei sogni più grandi di tutti gli atleti, la vittoria alle Olimpiadi. Il ritorno sulle scene della Compagnoni si ha a Lillehammer nel 1994 dove, stavolta in slalom gigante, conquistò il suo secondo oro olimpico. La medaglia olimpica successiva è quella dell’edizione a Nagano nel 1998 in cui si riconfermò campionessa olimpica in gigante e prima atleta di sempre a vincere tre medaglie d'oro in tre diverse edizioni dei Giochi e in cui fu consacrata alla storia come una delle poche atlete in grado di vincere la doppietta speciale/gigante. Sempre a Nagano ottiene un’altra importante medaglia, quella d'argento in slalom speciale a soli sei centesimi di secondo di distanza dal podio più alto, giungendo alle spalle di Hilde Gerg.
Ma le Olimpiadi non sono i soli trionfi di Deborah, poiché tra l’oro del 1994 e quello di nagano del ’98, ci sono le vittorie mondiali di Sestriere e Sierra Nevada e il secondo grave infortunio nel 1995 sempre ai legamenti crociati del ginocchio, sinistro stavolta.
Per completare il suo Palmares ricordiamo oltre alle vittorie olimpiche, e a quelle già citate con cui divenne campionessa mondiale di slalom gigante nelle edizioni di Sierra Nevada 1996 e Sestriere 1997, (edizione in cui è salita due volte sul podio più alto, oltre che in slalom gigante anche in slalom speciale, divenendo così l’atleta femminile più importante di quella edizione dei mondiali, ricordiamo difatti che solamente pochissimi atleti al mondo hanno avuto la capacità fisica e mentale di conquistare così numerosi traguardi), le 16 vittorie totali di Coppa del Mondo in singole gare (13 in gigante, 2 in supergigante e 1 in slalom speciale) e una Coppa del Mondo di slalom gigante nel 1997; in questo tripudio di vittorie è comunque doveroso precisare che la Compagnoni ha disputato poche stagioni agonistiche complete (nel '93, '94, '97 e '98) a causa dei suoi ricorrenti infortuni, e ha gareggiato per lo più in supergigante e gigante, poiché già dopo il primo infortunio fu quasi obbligata a dare l’addio alla discesa libera, scegliendo di partecipare solo alle gare più tecniche, ma negli anni in cui ha potuto dimostrare a pieno il suo talento e la sua classe, la valtellinese ha dominato la scena senza rivali, in particolare in slalom gigante dove tra il 1994 e il 1998 ha conquistato tutti gli ori disponibili tra Olimpiadi e Mondiali.
Tra le sue imprese va ricordata la striscia di 9 vittorie consecutive in slalom gigante nel 1997/98 (otto in coppa del mondo più una ai campionati mondiali del Sestriere) e il distacco abissale di 3"41 inflitto alla seconda classificata nel gigante di Park City nel 1997 (tra i suoi risultati di maggior rilievo vanta anche tre medaglie vinte ai campionati mondiali juniores: bronzo in discesa libera nel 1986; oro in slalom gigante e bronzo in discesa nel 1987)
È il 1999 l’anno del suo ritiro e del suo addio alla vita agonistica, a Vail (Colorado, Usa) si disputano i campionati mondiali, ma la Compagnoni non riesce ad andare oltre un 7° posto nel gigante e un 8° nello speciale. In coppa del mondo finisce la stagione in ventiduesima posizione e così, anche a causa di forti dolori alla schiena che la affliggono, il 13 marzo annuncia il suo ritiro dalle competizioni ufficiali.
Una carriera tanto gloriosa quanto sfortunata. Di lei Gustavo Thoeni una volta disse:
«Mi piace la sua maniera di concentrarsi nelle gare della vita. Credo che in gigante saprebbe battere anche molti uomini».
Difficile pensare quale posto avrebbe occupato nell’Olimpo dello sci alpino senza tutti gli infortuni che ne hanno inevitabilmente condizionato la carriera e (in un caso) messo a repentaglio addirittura la vita. In realtà le statistiche, le gare, le medaglie olimpiche e mondiali finiscono però per assumere un’importanza relativa di fronte all’esempio che Deborah Compagnoni è riuscita a dare a tutto il mondo. La sua carriera dovrebbe essere presa a modello, perché nessuno più di lei ha dimostrato come nella vita non bisogna darsi per vinti, come la fede nei propri sogni possa diventare un ponte verso la leggenda. E alla fine anche la dea della sfortuna, che l’ha voluta perseguitare fin dalla tenera età, ha dovuto alzare bandiera bianca, perché lei, Deborah, è stata più forte.
Dopo il ritiro dalle competizioni si è fidanzata con Alessandro Benetton, con cui ha avuto tre figli, due femmine (Agnese e Luce) e un maschio (Tobias) ed ora si occupa di moda nell’azienda di famiglia.
Il 10 febbraio 2006, nella cerimonia di apertura della XX Giochi olimpici invernali di Torino, è stata protagonista della parte finale della staffetta della fiamma olimpica che si è svolta all'interno dello Stadio Olimpico. Ha ricevuto la torcia da Piero Gros, campione olimpico nello slalom speciale a Innsbruck 1976, e dopo un tratto di corsa l'ha consegnata nelle mani dell'ultimo tedoforo, la fondista Stefania Belmondo, dieci medaglie olimpiche vinte in carriera.
Curiosità
Deborah Compagnoni è stata quindi, non solo una delle più grandi sciatrici che hanno calpestato le nevi nel decennio degli anni novanta, ma è anche uno dei migliori esempi che si possono portare per raccontare di come lo sport possa essere maestro di vita, contribuendo non solo a tenere alto il nome dell’Italia nel mondo, ma anche a costruire personaggi positivi, degni di essere seguiti, perché hanno costruito le loro carriere con spirito di sacrificio, amore e passione e che hanno avuto in cambio l’onere e l’onore di essere chiamati eroi nazionali, oltre alla stima e all’affetto degli amanti e non, dello sport; perché poche cose come una vittoria alle olimpiadi, contribuisce a farci sentire un unico popolo, tutti appartenenti alla stessa terra.
Non dimentichiamo, infatti, che lo sport è portatore di quei valori positivi ed universali, che fin dall’Antica Grecia sono posti a suo fondamento “MENS SANA IN CORPORE SANO”, quei valori che a volte nel mondo contemporaneo, fatto di comodità e sedentarietà tendiamo a dimenticare, ma che servono a rafforzare sia la struttura fisica e sia soprattutto il nostro animo, perché lo sport è strumento di lealtà, impegno, costanza, e dedizione, e tutto questo se fatto nel modo migliore contribuisce a renderci persone migliori.