Cadel evans
Evans Cadel. Dopo diversi anni di carriera come biker (e due coppe del mondo di mountain bike, 1998-99), nel 2001 è passato al ciclismo su strada dove i primi riconoscimenti sono arrivati un anno più tardi in occasione del Giro d’Italia (ha conquistato la maglia rosa nella tappa di Corvara in Badia). Fra il 2003 e il 2004 ha subito una serie di fratture che gli hanno impedito di partecipare al Tour de France e ai Giochi Olimpici di Atene, ma nel 2006 ha vinto il Tour de Romandie . Dopo aver conquistato la seconda posizione nel Tour de France 2007 e in quello del 2008, nel 2011 ha vinto la maglia gialla e nel 2013 ha ottenuto il terzo posto al Giro d'Italia.
Curriculum professionale
- 1st Tour de France 2011
- 1st Tour de Romandie 2006, 2011
- 1st Tirreno–Adriatico 2011
- 1st Giro del Trentino 2014
- 1st Critérium International 2012
- 1st Settimana Coppi e Bartali 2008
- 1st World Road Race Championships 2009
- 1st La Flèche Wallonne 2010
- 1st points classification, Giro d'Italia 2010
- UCI ProTour 2007
Il ritratto
La scuola australiana è costantemente in crescita: d’altronde, questo paese, al pari solo della Gran Bretagna, ha colto prima degli altri da un lato l’importanza dell’integrazione tra strada pista cross country ed altre discipline del ciclismo, insomma la cultura della multidisciplina sportiva .Non solo, essa ci insegna come tanti campioni che da lei provengono hanno una mentalità non legata al risultato subito ed a tutti i costi. Molti giovani Australiani (e Cadel ne è un esempio) arrivano al successo a tarda età formandosi prima come uomini e poi come atleti, non tralasciando mai gli aspetti legati alla fase di crescita giovanile nello sport, cercando sempre e costantemente i giusti equilibri tra famiglia allenamento e vita sociale.
Proprio per questo, questa mentalità ha portato gli Australiani ad un salto di qualità notevole ne ciclismo e non solo. L’importanza che danno al bambino che approccia allo sport è veramente qualcosa di fantastico, sanno benissimo come i ragazzi si divertono nel fare sport e non gli pongono mai obbiettivi a breve termine, ma fanno fare loro un percorso propedeutico di formazione, che parte appunto da un concetto educativo di base per poi passare senza fretta alla fase agonistica dello sport, sbagliando raramente i tempi per la loro formazione di uomini ed atleti. L’utilizzo di una serie di metodologie di allenamento estremamente scientifiche, precise, dettagliate, con le quali nulla è lasciato al caso viene poi seguito con impegno certosino dai ragazzi e ragazze, i quali apprendono i concetti con estrema facilità perchè già formati da questa scuola non solo di sport ma anche di vita.
Ho avuto il piacere di conoscere personalmente Evans nel centro di ricerche sportive di Milano e posso confermare le sue qualità di uomo, di padre e soprattutto di campione. Schivo, umile, trasparente, con un alto senso di umanità tanto da lottare fino all’inverosimile per l’adozione di un bambino Etiope. Coerente, rispettoso e fiducioso del proprio maestro di ciclismo…l’ Italianissimo (Aldo Sassi),fino al punto di seguirlo ciecamente nel progetto di vittoria del Tour de France.
Consapevole, umile, e per niente affranto quando trentacinquenne annunciò il ritiro dalle corse. Questo sta a significare il grado di maturazione umana e sportiva di Cadel Evans..un piccolo grande uomo.
« Io, per principio, non mi ritiro. Io, sulla bici, piuttosto ci muoio. Non è proprio così, è solo un modo di dire, ma è la passione della mia vita. Se parto, voglio sempre arrivare. Meglio primo. Ma piuttosto ultimo. »