Garnett Kevin Maurice

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Le origini e la famiglia


Era il 19 maggio 1976, quando mamma Shirley a Greenville, nella Carolina del Sud, dopo un travaglio di 26 ore, diede alla luce un neonato di ben 58 centimetri. Kevin ha anche 2 sorelle: Sonya e Ashley. Il padre O' Lewis McCullogh non fu uno dei più presenti (pur non facendo mancare il sostegno economico),infatti preferì a Shirley un'altra donna. Quelle rare volte che Kevin incontrava papà O' Lewis, restava ipnotizzato dai suoi racconti; all'epoca in cui il “vecchio” vestiva la casacca numero 45 della Beck High School. Così il ragazzino lo prese a modello insieme a un'altro grande giocatore della pallacanestro moderna, Earvin “Magic” Johnson, e cominciò a praticare nel proprio cortile di casa (nonostante i maltrattamenti del nuovo compagno della madre) quello sport che presto sarebbe diventato il suo lavoro. Il playground dove il giovane Kevin liberava tutto il suo spirito ribelle era quello di Nickeltown, un luogo in cui la criminalità regna sovrana. Nel 1988 si trasferì con la sua famiglia a Mauldin, un paesino decisamente più tranquillo, seppur troppo monotono e quasi privo di svago. Nella Basswood Drive Garnett conobbe quello che sarebbe diventato uno degli amici storici del “OBF” (“Official Block Family”, il suo “club esclusivo” di parenti e amici), Jamie “Bug” Peters. Il suo nuovo playground era quello di Springfield Park, dove sempre di notte,di nascosto, cominciava a farsi un nome tra le strade di Mauldin nonostante giocasse con ragazzi molto più “attempati”. Le sue fonti di guadagno erano quelle derivanti dall'aiuto prestato alle signore fuori il supermercato della catena Ingles Market e dai servizi presso il ristorante di nome “Cheers”.

Gli anni in High School


Quando Garnett Kevin Maurice approdò alla Mauldin High School, fece notare fin da subito il suo enorme talento. Chiuse l'anno da rookie con 12.5 punti e 14 rimbalzi di media seppur il suo fisico fosse ancora in fase di sviluppo. Il suo nome cominciava a risuonare anche a livello nazionale quando il record di vittorie della Mauldin passò in un solo anno da 10 a 19. Gli occhi dei più famosi Talent-Scout erano tutti puntati su di lui, tra cui quelli di Gibbons che consigliò al coach del Nebraska Jimmy Williams di visionare attentamente il ragazzo filiforme di Mauldin. Williams confermò le incredibili doti di Kevin all'osservatore e lo stesso Gibbons invitò “KG” al Nike Basketball Camp di Indianapolis (un evento di notevole prestigio). I Mauldin Mavericks raggiunsero il titolo statale (primo nella storia cestistica della Carolina del Sud) grazie alle poderosi cifre di Kevin, che viaggiava a 27 punti,17 rimbalzi e 7 stoppate a partita. Quando tutto sembrava andare bene,nel 1994 arrivò una condanna inaspettata per “linciaggio di secondo” ai danni di un ragazzo bianco che riportò “solo” una frattura la piede. Fu coinvolto nel tafferuglio insieme ad altri 4 ragazzi afroamericani ai tempi in cui il razzismo verso i negri la faceva ancora da padrone. I cinque vennero rilasciati su cauzione di 10.000 dollari e per fortuna di “KG”, gli amici del “OBF” erano sempre pronti a sostenerlo, tra tutti il buon “Bug”. Il clima a Mauldin si fece presto pesante, e la famiglia Garnett si trasferì presto nell'Illinois, zona metropolitana di Chicago,grazie all'aiuto di coach Nelson. Il DNA di Kevin lo portò presto a confrontarsi con i veterani del Franklin Park,famoso playground, secondo per fama al solo Rucker newyorkese. I campetti cambiavano, ma il risultato era sempre lo stesso. Kevin Garnett dominava contro qualunque avversario. Con gli Admirals, insieme al compagno Fields (che presto si rivelò un cancro per la squadra), vinse il titolo cittadino, ma non quello statale. Il titolo individuale di “Mister Basketball” arrivò lo stesso anche nell'Illinois.“KG” si trovava bene a Farragut, nonostante la maggioranza degli studenti fosse ispanica ed a volte si dimostrasse molto calda. Nei primi giorni, infatti, all’uscita da scuola Kevin venne inseguito da una dozzina di “latinos” urlanti che cominciarono a lanciare bottigliette e sassi a quello che credevano un nuovo leader di gang rivale. Il ragazzo scoprì che il capetto della banda si chiamava “Marcello Sette Pistole”, lo avvicinò, e col suo modo di fare accattivante ci mise un attimo a conquistarlo: “Marcello, tu sei il boss, ma perché i tuoi ragazzi non si danno una calmata? Voglio solo tornare a casa intero”. “Sette Pistole” abbozzò un mezzo sorriso sulla faccia di chi ne ha viste tante, e da quel giorno Garnett venne scortato a casa dalla stessa turba urlante che fino al giorno prima gli lanciava bottigliette.

La carriera nel Basket professionistico (NBA)


La svolta in qualche modo avvenne quando il ragazzo doveva confrontarsi con il più classico dei rebus, l'ACT, il test universitario che avrebbe permesso l'ingresso a Kevin nel mondo del Basket Collegiale. I fallimenti scolastici erano sempre dietro l'angolo e la missione test era divenuto quasi impossibile, perciò l'unica soluzione era quella di passare direttamente al Basket professionistico: al mondo NBA. A dargli una mano in questa operazione che avrebbe cambiato la storia del basket professionistico moderno (dall'High School all'Nba senza passare per l'NCAA) fu l'agente Eric Flaisher. La routine che portò al draft 95', includeva allenamenti sfiancanti con le squadre Nba che non fecero altro se non alimentare il prestigio dell'immagine di Kevin. La copertina di Sports Illustrated con la celebre domanda “Ready or not” che lo ritraeva il 26 giugno ne fu una dimostrazione. Fu scelto al draft di Toronto dai Minnesota Timberwolves con la numero 5 nonostante gli esperti prevedessero una chiamata intorno alla 15. Fin dal loro esordio in Nba, nella stagione 89'-90', i Timberwolves non andarono mai oltre le 29 vittorie stagionali. A Minneapolis il “rookie” si trovò subito ben. Si stabilì nel sobborgo di Minnetonka con un paio di amici (uno ovviamente era “Bug”) a fargli compagnia ed il calore della comunità nera locale a “coccolarlo”. All'esordio contro Sacramento il 3 Novembre 1995 (sconfitta per 86 a 95) giocò solo 16 minuti ma mise a segno tutti e quattro i tiri tentati e catturò un rimbalzo, il primo di una lunga serie.Tenne una media di 10,4 punti, 6,3 rimbalzi e 1,8 assist a partita e venne votato per la seconda squadra degli All-Rookie.Pur avendo alcuni promettenti giocatori, i Timberwolves patirono la loro settima stagione consecutiva sotto le 30 vittorie e non centrarono i play-off. Al tempo Garnett era il più giovane giocatore in NBA della storia con soli 19 anni e 11 mesi. Prima della stagione successiva (1996-1997), i Timberwolves fecero uno scambio nel giorno del draft per prendere il playmaker Marbury di Georgia Tech con la speranza che lui e Garnett seguissero le orme di John Stockton e Karl Malone. Durante la stagione Garnett mostrò miglioramenti realizzando in media 17,0 punti, 8,0 rimbalzi, 3,1 assist, 2,1 stoppate e 1,7 rubate a partita.Fece anche due partite in cui mise a referto 8 stoppate.Con un record di 40-42, i Timberwolves fecero la loro prima apparizione nei play-off nella storia della franchigia, Garnett e Gugliotta fecero la loro prima apparizione all'All Star Game, e Marbury si impose come la migliore guardia giovane. In ogni caso, gli Huston Rockets condotti da Hakeem Olajuwon, li sconfissero con un secco 3-0 nel primo turno dei Playoff NBA del 1997. L'11 agosto 1997 Kevin Maurice Garnett cambiò l'NBA per sempre. Lo fece dicendo: “No”. “No”,disse l'agente del giocatore a Glen Taylor e Kevin McHale quando i due rappresentanti del front office dei Minnesota Timberwolves presentarono un'offerta da 102 milioni di dollari per sei stagioni. Tutto ciò scatenò una bufera nel mondo dello sport americano e il primo ottobre,a solo sei ore dalla scadenza del termine ultimo per il rinnovo, i Timberwolves si arresero accettando la proposta di Fleisher che prevedeva 6 anni di contratto a 126 milioni totali, a partire dai 14 per il campionato 98-99. Da quel momento il Basket americano non sarebbe stato più lo stesso perchè un atleta chiedeva un contratto superiore al valore del resto della squadra. Kevin si guadagnò così il soprannome di “The Big Ticket” (il Bigliettone) a cui si aggiunsero “The Revolution” e “The Franchise”, oltre al già precedente “The Kid”. Presto Garnett dimostrò di valere tutti quei soldi, trascinando la franchigia ai playoffs dal 97 al 2001, senza però ottenere i successi sperati. I 3 anni successivi invece annunciarono al mondo della pallacanestro mondiale la nascita di una stella, e con le cifre di 24.2 punti-13.9 rimalzi-5 assist-2.2 stoppate-1.5 recuperi, nella stagione 2003-04 conseguì il riconoscimento di Miglior giocatore della Lega (MVP della regular season). Dopo 7 eliminazioni consecutive al primo turno dei playoffs, i Timberwolves riuscirono ad arrivare fino alle finali di Conference dove vennero per sconfitti fai Lakers per 4-2. Leggendaria però fu la semifinale di Conference giocata da Garnett e terminata a gara 7 contro Sacramento, in cui KG insegnò letteralmente pallacanestro dimostrandosi giocatore totale; dominante su entrambi i lati del campo. Quando l'anello sembrava ormai essere un miraggio,e i critici soffiavano sempre più forte sul collo del Bigliettone condannandolo mediaticamente con la solita espressione dell' “Eterno Perdente”, approdò a Boston, sponda Celtics. Il 31 luglio, Kevin Garnett è stato scambiato con i Boston Celtics(dove indossa la maglia #5) per Al Jefferson, Ryan Gomes, Sebastian Teflair, Gerald Green, Theo Ratliff, premi in denaro, la prima scelta di Boston nel primo giro del draft 2009(solo se non si tratta delle prime 3) e la prima scelta di Minnesota del primo giro del draft 2009, che era stata ottenuta da Boston nello scambio Ricky Davis- Wally Szcserbiak del 2006. Questo scambio di 7 giocatori per uno è il più grande scambio per un singolo giocatore nella storia della NBA. Nella stagione 2007-08 "KG" fu “spaziale”: nonostante le cifre offensive avessero subito una leggera flessione (18,4 punti e 9,2 rimbalzi) per la presenza degli altri due “califfi” (Ray Allen e Paul Pierce), la percentuale di tiro era salita al 53,9% e soprattutto in difesa era stato la chiave di volta del “progetto-Thibodeau” tanto che l’NBA non potè esimersi dal consegnargli il trofeo di miglior Difensore dell’Anno. Ad aprile Brandi gli regalò anche una splendida bambina, e Kevin accolse di buon grado le responsabilità di padre. I playoffs furono un po’ meno semplici della regular season, visto che il Trifoglio ebbe bisogno di 26 delle potenziali 28 partite per avere ragione di Hawks, Cavs, Pistons e Lakers. Ma alla fine arrivò l’apoteosi contro Los Angeles, il successo in sei partite segnato da giocate superbe dei Tre e la prospettiva dell’ascesa tra le volte del TD Banknorth Garden di un altro drappo da vincitori. Alla fine della sesta ed ultima partita di Finale, intervistato da Michele Tafoya ai microfoni della TV nazionale, Garnett esplose in un belluino“Anything is possible”, e subito dopo fu splendido vederlo condividere il successo con Bill Russell che poco tempo prima, visto l’impegno che Garnett metteva in quella stagione, gli aveva promesso di donargli uno dei suoi 11 anelli se non fosse riuscito a guadagnarne uno nel suo tempo a Boston.“I earned mine”, disse commosso il numero 5 al numero 6,“mi sono guadagnato il mio”. I festeggiamenti furono splendidi, tra “Duck Boats” e bagno di folla. Kevin finalmente coronò il sogno di una carriera, gettandosi definitivamente dietro alle spalle la fama di “splendido perdente”. L'anno seguente a Salt Lake City si infortunò al tendine popliteo che lo tenne fuori fino alla stagione 2009-10, nella quale sfiorò di nuovo l'anello arrendendosi solo a gara 7 contro gli odiati Lakers che si ripresero la rivincita del 2008.
Con il passare degli anni, nonostante i suo 2.11 cm,114 kg di peso e la sua voglia di vincere, non è più,forse, il giocatore dominante di una volta,ma continua a illuminare i palazzetti come pochi seppur con minutaggio ridottissimo (centellinato per i playoffs). Nel 2013 passa ai Brooklyn Nets dove attualmente gioca con la casacca #2 in ricordo del suo miglior amico Malik,morto il giorno del suo compleanno.

Successi con la Nazionale


Con la Nazionale a stelle e strisce si è distinto alle Olimpiadi di Sidney 2000 con il consueto oro e il titolo di miglior giocatore del torneo non facendo rimpiangere il vecchio Dream Team di Jordan e compagni. Nel corso della competizione non mancò comunque un brivido che poteva regalare una doccia fredda agli statunitensi che riuscirono a spuntarla in una tiratissima semifinale con la Lituania; mentre fu tutto facile in finale con la Francia.

Sitografia:


- http://www.iamaceltic.it/index.php/archivio/la-storia-dei-celtics/storia-wip/847-5-kevin-garnett
-http://www.youtube.com/watch?v=saoBoVfklBs

Bibliografia:


  • Black Jesus di Federico Buffa