Tamagnini Vittorio
Vittorio tamagnini nacque nel 1910 a Civitavecchia. Egli iniziò a praticare il pugilato all’età di quattordici anni, mettendosi in evidenza per le sue tecniche e la sua velocità considerevole. Esordì ufficialmente a Cagliari nel 1927 battendo il proprio avversario. All’età di diciotto anni, nel 1928 si aggiudicò il titolo italiano e fu selezionato per partecipare alle Olimpiadi di Amsterdam tenutesi nello stesso anno. Questa fu la 9° olimpiade. Un olimpiade di cambiamenti, a partire dalla guida del CIO che per la prima volta vide Henry de Ballet Lautour che succedette a De Coubertin fino alla partecipazione delle donne non più in maniera “clandestina”, come avveniva in precedenza. L’Italia conquistò 19 medaglie, tra cui 7 medaglie d’oro. Nonostante ciò il duce non fu entusiasta in quanto pretendeva di più, e così il giorno dopo dei giochi fece dimettere Lando Ferretti, allora presidente del CONI. Tra questi campioni olimpici italiani che conquistarono l’oro possiamo citare, appunto, Vittorio Tamagnini, che vinse nel pugilato nella categoria pesi gallo (peso limite di 54kg). Egli lasciò una traccia indelebile nella storia pugilistica italiana conquistando l’ammirazione del pubblico olimpico grazie alla sua grinta, tecnica e intelligenza, che lo distinse dal resto degli atleti. Di lui si scrisse “Nella sua categoria Tamagnini, è stato il più rapido ed il più preciso. Credo che in questo momento sia imbattibile”. Tamagnini però non si fermò alle olimpiadi, ma proseguì nel suo percorso di pugile. A diciannove anni passò al professionismo esordendo nella propria categoria ed emergendo grazie ancora alla propria tecnica sempre più raffinata e alla sua voglia di combattere. Viaggiò molto conquistando l’affetto del pubblico italiano ed evidenziando la superiorità del nostro pugilato nella categoria pesi gallo. Questo successo non durò per tanto tempo, infatti egli a soli ventinove anni si ritirò dal pugilato a causa delle sconfitte che subì negli ultimi anni precedenti al ritiro. Combatté solo una volta dopo l’abbandono del pugilato nella propria città natale, in quanto volle lasciare la testimonianza delle sue imprese al termine della guerra. In questa occasione egli fù applaudito da migliaia di persone. Vittorio Tamagnini morì nel 1981 nella sua città natale, Civitavecchia. Lo sport da egli praticato è un sport di passione e sudore, di fatica e di impegno. Le origini del pugilato risalgono all'antichità, addirittura alcuni incontri famosi furono descritti nell'Iliade e nell'Eneide.
In un primo periodo i combattenti usavano proteggersi le mani con lacci di cuoio rinforzati con placche di piombo, non erano previste categorie di peso e per questo motivo la disciplina era riservata a soggetti di taglia notevole. Il combattimento terminava con la resa di uno dei due contendenti e non aveva limiti prestabiliti.
Nel ‘700 nacque a Londra una scuola moderna di pugilato dove questa disciplina venne definita una "nobile arte della difesa", ancora però non esistevano regole di combattimento e i pugili lottavano a mani nude. Successivamente fu scritto un codice di regole che includevano: l'identificazione di un ring delimitato da corde, l'identificazione di un arbitro per il giudizio e di un altro arbitro che controllasse il tempo, l’indicazione dei colpi vietati e cioè: colpi portati con la testa, coi piedi e le ginocchia e i colpi sotto la cintura, e la sospensione dell'incontro per 30 secondi quando uno o entrambi i pugili erano a terra. Nonostante tutto non vi era però limite alla durata dei combattimenti. Nell’ ‘800 furono scritte invece le regole che aprirono la porta al pugilato moderno. Vennero introdotte tre categorie di pesi (massimi, medi e leggeri); venne stabilito il conteggio dei 10 secondi per il KO e l'obbligo per l'atro pugile di allontanarsi senza colpire l’avversario. La durata delle riprese era fissata in 3 minuti, con un intervallo di 1 minuto. Ma fu nel ‘900 che avvenne la creazione di altre categorie (medio-leggeri, piuma, gallo, mosca e medio-massimi) e per limitare la durata degli incontri si pensò di fare 20 riprese, 15 per gli incontri validi per titoli europei e mondiali, 12 per titoli nazionali. Limitando la durata dell'incontro, si imponeva la necessità di individuare criteri per la vittoria ai punti.