Bugno Gianni

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IMMAGINI DELL'ATLETA

Gianni Bugno nacque a Brugg in Svizzera il 14 Febbraio del 1964, ma è da sempre residente a Monza. I genitori veneti si trasferirono lì con la speranza di realizzare il sogno di chi parte con la valigia di cartone e torna con un bel gruzzoletto, così Bugno cresce con i nonni e a differenza degli altri bambini della sua età era troppo silenzioso, molto riservato e poco socievole, il tipico adolescente vecchio.

Carriera


A quindici anni, mentre gli altri erano impegnati con i primi amori, gli amici, le feste e il liceo, Bugno decide di scendere in strada e di iniziare a vivere la sua vita, scivolando leggero sui pedali. Partecipa a delle gare, vincendo la Targa d’Oro di Varese nel 1983, la Coppa d’Inverno nel 1984, il GP della Liberazione e il GP Santa Rita nel 1985 iniziando così la sua carriera. Ma è nel settembre dello stesso anno che Bugno diventò un professionista, iniziando a far parte dell’Atala di Franco Cribiori. Nel 1986 Bugno era già Bugno, bastava guardarlo sulla bicicletta per capire che viveva in una dimensione tutta sua. Gianni ottenne tre successi significativi: Giro dell' Appennino, Giro del Friuli e Giro del Piemonte. In questi anni partecipò ad altre gare a tappe, ma non riuscì mai a vincere la sua corsa in casa, il Giro di Lombardia. Nel 1988 passò con Vittorio Algeri e Gianluigi Stanga per il Team Politi. Durante questo periodo partecipò e vinse il Giro dell’Appennino per tre anni consecutivi (1986-87-88) e per questo fu insignito, nel 2006, del premio Appennino d’Oro. Continuò partecipando al Giro di Calabria, al Tour de France (16° posto) e al Giro d’Italia (21° posto), ma vinse la tre Valli Varesine. La vera svolta ci fu nel 1990, quando il ciclista di Monza si risveglia. Comincia con la Milano – Sanremo che rimase nella memoria di molti, perché quel giorno faceva molto freddo e c’era anche molto vento. Il gruppo si spaccò in più tronconi. Nel primo una trentina di corridori, nel secondo un’ottantina. Poi i due gruppi si fusero e davanti restarono Bugno e pochi altri ciclisti. L’ordine dalle ammiraglie era perentorio: avanti a tutta. Sulla Cipressa parte tutto solo, perché non ha nulla da perdere, ma tutto da guadagnare. Se faticava lui dovevano faticare anche gli altri per andare a riprenderlo. Invece non lo presero. Proprio dopo la Milano – Sanremo Bugno iniziò lo studio degli accorgimenti che possano garantire i corridori ma che tutelino anche gli organizzatori. Lottò quindi per far introdurre dei limiti di "praticabilità" nelle corse ciclistiche. Se fa troppo caldo, se fa troppo freddo, se non ci sono le condizioni ambientali per garantire la sicurezza e l’incolumità dei corridori, le corse non devono neanche partire. Continuò nel 1990 con la Wincanton Classic e grazie a Stanga vinse il Giro d’Italia indossando la maglia rosa fino all’ultima tappa con tre vittorie parziali. Nello stesso anno partecipò ai mondiali su strada di Utsunomiya (Giappone), vincendo la medaglia di bronzo, e nel 1991 vince 13 corse con la nuova maglia della Gatorade, ma soprattutto ottenne l’oro a Stoccarda (Germania) e Benidorm (Spagna). Campione schivo e posato, Bugno è stato uno dei pochi atleti al mondo in grado di vincere due edizioni consecutive dei Campionati del Mondo. Si guadagnò così il titolo di Campione del Mondo. Nel 1992 trionfa al Mondiale in Spagna, ma vinse anche un Giro dell’Emilia, una Milano - Torino e un Giro del Lazio e il Giro del Mediterraneo nel 1995, il Trofeo Matteotti e il Giro del Piemonte. Il 1994 si apre con il trionfo al Giro delle Fiandre, ma è una stagione da dimenticare, perchè fu trovato positivo alla caffeina alla Coppa Agostoni e al controllo antidoping. Così venne squalificato per tre mesi. Ma Bugno grida tutta la sua innocenza. Il suo medico spiegò che la caffeina è difficilmente dosabile, ogni organismo reagisce diversamente alle stesse quantità. Si può smaltire subito, oppure a giorni di distanza dall' assunzione. Dunque Bugno potrebbe aver assunto alcune dosi, nei limiti consentiti dalle norme, due - tre giorni prima della gara ed essere risultato così positivo per "accumulo" dei residui non smaltiti, si fa tutto quello che si può fare dal punto farmacologico purché si rimanga un piccolo gradino sotto la soglia dell'illecito stabilito. La caffeina è un banale eccitante abbastanza diffuso nell' ambiente ciclistico per le sue doti stimolanti e perché interviene nel metabolismo dei grassi. Il C.I.O. (Comitato Olimpico Internazionale) ha stilato un elenco di farmaci "proibiti", che viene tenuto costantemente aggiornato, i regolamenti sportivi vietano il doping, specificando strettamente le tipologie e le dosi dei farmaci consentiti, e mettono per iscritto l'obbligo per gli atleti di sottoporsi ai controlli antidoping, che si effettuano mediante l'analisi delle urine e in alcuni casi anche del sangue. Subito dopo iniziò a far parte del MG Maglificio – Tecnogym vincendo il Giro del Mediterraneo. Si ritirò nel 1998 al termine dell’ultima gara del Giro di Lombardia con il Team Mapei.

Dopo il ritiro


Chiuse la sua carriera dicendo che è stato un indecifrabile, uno che c’era quando nessuno se lo aspettava. Un’aquila, regina dei rapaci, che vola solitaria e non sa dove sta andando. Il ciclismo gli ha insegnato a lottare. Al termine della sua carriera professionistica, Bugno non si accontenta dei soliti ripieghi da ex atleta, ed è lui, impavido cuor di leone fresco di brevetto, che guida l'elicottero che segue il Giro d'Italia per le riprese aeree delle più recenti edizioni della corsa. Oggi, a 51 anni compiuti, si trova a Napoli con un lavoro da pilota di elicotteri, lavorando per l’EliLombarda (soccorso aereo) e un ruolo di rappresentate mondiale dei corridori che ricopre da cinque anni. Non va più in bici ma è un ex ciclista su strada e dirigente sportivo italiano. Considerato, uno degli ultimi corridori in grado di competere ai massimi livelli sia nelle classiche di un giorno sia nelle grandi corse a tappe di tre settimane: grazie alla sua versatilità. Bugno era come il gentiluomo che s’incravattava e si preparava in ogni dettaglio per inginocchiarsi davanti a una donna, con tutto il rischio che magari costei gli rifiutasse l’anello.

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