Hunt James

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James Simon Wallis Hunt, figlio di Sue e Wallis Hunt, nacque nel borgo londinese di Sutton(Belmont) il 29 agosto 1947. Inizialmente la sua famiglia viveva a Cheam, solo dopo vari traslochi si stabilizzarono a Belmont, dove James e i suoi fratelli compirono gli studi.

La carriera


Hunt James per due anni giocò a cricket e a calcio, investendo il ruolo di portiere e all'età di dodici anni partecipò ad un torneo di tennis under 16. Iniziò a fumare intorno all'età di dieci anni e a causa della sua personalità ribelle, rese vani i tentativi dei genitori ad indurlo a smettere. Imparò a guidare grazie ad un vecchio trattore in una fattoria del Galles; appena compì diciassette anni prese la patente affermando che la sua vita era iniziata proprio in quel momento.
La passione per l'automobilismo nacque quando assistette a Silverstone una gara di Mini alla quale partecipava Simon, fratello del suo compagno di coppia nelle gare di doppio nel tennis. Nel 1965 praticò spot sciistico a seguito del quale gli causò un infortunio al braccio. La carriera di Hunt come pilota iniziò con le corse da Mini, egli si iscrisse ad una gara, ma gli fu proibito di concorrere a causa della sua vettura "irregolare". Per poter disputare altre corse iniziò a lavorare in una compagnia telefonica, partecipando ad altre tre gare.
Nel 1968 passò alla Formula Ford gareggiando con una Russell-Alexis Mk 14, che il pilota pagò a rate. Riuscì ad ottenere il quinto posto nonostante un errore al settaggio dell'accensione del motore. Vinse per la prima volta sul circuito di Lydden Hill e segnò a Brands Hatch il giro record. Nel 1969 partecipò al campionato inglese di Formula 3 a Mallory Park alla guida di una Brabham BT21 guadagnandosi l'ottavo posto, mentre sul circuito di Brands Hatch, Hunt, già nella gara successiva conquistò il terzo posto e a fine campionato riuscì a classificarsi quindicesimo.
Il pilota venne visto di buon occhio dai team manager, anche se nel frattempo era passato alla Lotus che non gli permise molto di esordire a causa di diverse uscite di strada che lo etichettarono "Hunt the Shunt". Uno degli incidenti più noti ci fu durante la gara svoltasi al Crystal Palace, quando Morgan Dave durante l'ultimo giro attaccò Hunt. Le due vetture si toccarono ed entrambi furono costretti al ritiro, Hunt sceso dall'automobile raggiunse Morgan e lo prese a spintoni. Ambedue vennero convocati dalla RAC che decise di punire Morgan mediante una sospensione di un anno della licenza per correre e assolse Hunt. Nel 1970 a Rouen battette Wilson Fittipaldi e Mike Beuttler; e sempre in questo anno stipulò un accordo di sponsorizzazione con la Coca Cola.
Nel 1971 il pilota passa alla March con la quale aveva gareggiato in passato e accordò per disputare la stagione successiva. Nonostante abbia guadagnato un podio e altre gare a punti, la March gli comunicò la decisione di sostituirlo con Jochen Mass. Hunt non poteva che rivolgersi al suo ex team manager Marshall il quale gli diede una vettura di riserva che spesso gli impediva di gareggiare a causa dei guasti meccanici. La carriera di Hunt sembrava ormai giunta al termine finché non incontrò il ricco Lord Hesketh, il quale deluso dal suo Team in F3, progettava un salto di categoria, così Hunt con una vecchia March del 1971, il 3 settembre a Salisburgo ottenne un splendida prima fila durante le qualifiche. In gara ruppe il motore, ma in Austria mise in risalto le sue abilità durante le prestazioni. Arrivò quinto ad Albi e terzo ad Oulton Park preceduto da Ronnie Peterson e Niki Lauda, arrivando quinto anche a Brands Harch alla Rothmans 50.000(gara mista F1,F2,F5000). Pochi anni dopo Lord Hesketh passò alla Surtees, scelta che non gli portò nessun beneficio in quanto la March 732 a motore BMW si mostrò di gran lunga superiore alla TS15. Sia Hunt che Hesketh dopo varie gare lasciarono la serie.
Nel 1973 James Hunt debuttò per la prima volta in Formula1 al Gran premio di Monaco alla guida della March 731. La presenza della squadra inglese in campionato non suscitò nessuna preoccupazione negli altri team, anche se in poco tempo il pilota britannico si aggiudicò ottimi risultati, classificandosi sesto in Francia, quarto in Gran Bretagna, dove segnò il giro più veloce, terzo in Olanda e secondo negli Stati Uniti, giungendo in campionato con ben quattordici punti. Inoltre gli fu assegnato dalla RAC il Trofeo Campbell come miglior pilota britannico dell'anno e guidò in coppia con Derek Bell arrivando secondo alla 9 Ore di Kyalami. Nel 1974 fu a bordo della Hesketh con la quale ottenne tre podi e un quarto posto.
L'apice della sua carriera lo raggiunse a bordo della McLaren, quando il 24 ottobre 1976 in Giappone sul circuito del Fuji divenne campione del mondo di F1, precedendo di un solo punto il ferrarista Niki Lauda, il quale ebbe un grave incidente al Gran Premio di Germania, permettendo ad Hunt di scalare la classifica.
La domenica del 24 ottobre fu caratterizzata dalla presenza di una pioggia scosciante e nuvole basse che non permettevano di vedere nitidamente il circuito. Lauda, infatti, durante il secondo giro si fermò ai box ritirandosi a causa della pessima condizione atmosferica, facendo andare Enzo Ferrari su tutte le furie. La gara fu vinta dallo statunitense Mario Andretti su Lotus-Ford Cosworth, che precedette il francese Patrick Depailler su Tyrrell-Ford Cosworth e il britannico James Hunt su McLaren-Ford Cosworth.
Grazie al terzo posto, Hunt ottenne il piazzamento necessario per vincere il suo unico campionato del mondo di Formula1.
Restò in McLaren per altri due anni conquistando tre vittorie in un solo anno. Durante la stagione successiva il pilota fu accusato come uno dei corridori responsabili del terribile incidente in cui perse la vita Ronnie Peterson a Monza.

Il ritiro dalle competizioni


In cerca di rilancio Hunt passò alla Wolf, firmando un contratto annuale di ottocento milioni di lire con l'intento di vincere almeno qualche gara, ma la Wolf WR7 si rivelò una delusione per il pilota. Gara dopo gara si spense lo spirito altamente competitivo di Hunt, annunciando alla vigilia del Gran Premio del Sud Africa il suo ritiro a fine anno dal mondo delle corse, ma lo anticipò definitivamente al termine della Corsa di Monaco, rilasciando in un'intervista le seguenti parole: "Lascio ora e definitivamente perché nel mondo della F1 l'uomo non conta più!" Il 27 maggio 1979 si concluse quindi la carriera di Hunt.
Dopo essersi cimentato nell'agricoltura, si diede alle telecronache dei Gran Premi per la BBC e l'Eurosport, scatenando violente polemiche con i colleghi, criticati aspramente da egli stesso con molta disinvoltura.

La morte


Il 15 giugno 1993 Hunt fu trovato morto a soli 45 anni nella sua casa di Londra. Il decesso è stato attribuito ufficialmente ad un arresto cardiaco, ma certamente non è da escludere l'abuso di fumo e di alcol che caratterizzano la vita esagerata e disordinata di Hunt. La sua vita agonistica venne utilizzata da Enzo Ferrari nel suo libro intitolato "Piloti, che gente!" come perfetto esempio per spiegare "la parabola del pilota": all'inizio spende tutte le sue forze e le energie per raggiungere il suo obiettivo, e una volta raggiunto, in preda dalla fama, si demotiva, abbandonando quel che aveva sempre sognato. Ferrari sostiene che per tutti i piloti "arriva il momento fatale di lasciare un mondo che non riconoscono più come proprio".

Sitografia