Johnson Ben

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Curiosità


La società in cui viviamo è una società malsana che in ogni campo promuove coloro che arrivano primi, premia le persone che sono migliori,le più capaci ed i più dotati. La società che noi ci siamo costruiti è la società dei più forti. È inevitabile che tali principi si riflettano nella realtà sportiva, da sempre specchio della società contemporanea. Lo sport odierno è corrotto dalla quantità di soldi che viene investito su di esso. La maggior parte degli atleti che oggi gareggia a livello professionistico e amatoriale fa uso di sostanze proibite dal C.I.O. . Il doping rappresenta ormai da decenni un’ombra scura che è dietro lo sport, tale ombra ha oscurato tante stelle di tutti gli sport tra cui Ben Johnson. Benjamin Sinclair Johnson junior è un atleta di origini jamaicane nato il 30 dicembre del 1961 naturalizzato canadese.

La carriera


Come la grande maggioranza degli atleti provenienti da quelle lande, Ben Johnson vive una gioventù in povertà fino agli anni 70, dove inizia a calcare le piste di atletica leggera. Si fa notare in particolar modo nelle specialità di velocità ed in particolare nei 100m. Gareggiando sulle piste di atletica inevitabilmente incontra l’atleta del secolo Carl Lewis, l’idolo delle folle americane e del mondo intero. La rivalità tra i due atleti nella specialità dei 100m si protrarrà per tutti gli anni 80, con culmine nella finale delle Olimpiadi di Seul del 1988 dove Ben vinse, ma successivamente fu squalificato per uso di sostanze dopanti. Utilizzava spesso la partenza dai blocchi a rana effettuata con i piedi paralleli alla linea di partenza, tale posizione gli permetteva di spingere in maniera fulminea ed esplosiva alla partenza, con un tempo di reazione estremamente basso, che gli conferiva un margine di vantaggio non indifferente sui primi 30m. Coloro che lo hanno visto gareggiare hanno sempre notato in lui una forza innata; era muscolarmente incredibile, il suo peso si aggirava intorno agli 80 kg per un’altezza di 1.78, aveva un massimale nella panca piana di 170kg. Più che correre, Ben avanzava spaccando la pista ad ogni falcata, alla partenza era furioso con tutto e tutti. In particolare vedeva in Carl Lewis il suo acerrimo nemico, più snello, più famoso, più bianco di lui. Aveva sempre gli occhi iniettati di sangue, la mascella contratta pronta a sbranare coloro che volevano strappargli la vittoria. Inizia a farsi notare ai mondiali di atletica del ‘83, alle Olimpiadi di Los Angeles del ‘84 vince due medaglie di bronzo,una dietro Lewis e Grady nei 100m e un’altra nella 4×100m. Il tempo passa e l’atleta canadese è stanco di essere l’eterno secondo o terzo a Seul ‘88 vuole salire sul gradino più alto, decide di diventare l’uomo più veloce della storia. In finale ci arriva con tempi non ottimali, ha al suo fianco l’eterno Lewis, l’altro velocista americano Smith e l’inglese Christie. Ai blocchi, partenza eccellente di Johnson corsa devastante con finale a braccio alzato e con relativo nuovo record del mondo 9.79s. In una intervista successiva affermerà che i record li polverizzano ma le medaglie olimpiche restano, ma non la sua. Poco tempo dopo la gara, Ben verrà squalificato per doping, e Carl Lewis vincerà nuovamente la medaglia d’oro. L’atleta canadese ha perso tutto, vittima o carnefice di se stesso. Veniva sottoposto regolarmente dal suo allenatore Charlie Francis a protocolli di iniezioni con stanozololo, tutto fatto in una clinica e da un veterinario che quella roba oltre a lui la iniettava ai cavalli o per curare problemi della trachea dei cani. Il suo allenatore diceva “se non lo prendi non ce la fai” oppure “se non rompi le regole non vinci”. Con gli steroidi riusciva ad allenarsi più di 40 ore a settimana e secondo lui era l’unico modo per gareggiare a quei livelli e avere una chance con atleti dopati come lui. E così per un errore di calcolo per eludere i test antidoping, gli hanno tolto la medaglia che tanto aveva desiderato. Credo che Ben sia stato colui che ha pagato il conto per tutti, negli anni 80 come ora, il doping ormai è parte integrante dello sport, tutti i velocisti dell’epoca sono risultati prima o dopo positivi ai test antidoping anche Lewis. Ben ritenterà il rientro dopo la squalifica nel ‘91 ma nel 1993 verrà trovato nuovamente positivo e squalificato a vita dai campi di atletica. Tutti hanno detto che la fama, i soldi, la sua preziosa Ferrari che custodiva nel garage della sua villa a Toronto gli avevano dato alla testa, come al solito il nero che viene dalla povertà che non sa gestire il successo. Si dice di lui che di doping ci è nato,ci ha vissuto e ci morirà. Eppure di cose strane ce ne sono state tante vere o presunte che siano. Nel 2006 è tornato alla ribalta affermando di essere stato vittima di una cospirazione a Seul, ordita nei suoi confronti da personaggi molto vicini a Carl Lewis. Inizialmente la tesi sostenuta fu quella di aver bevuto un drink avvelenato con stanozololo, successivamente è stata confermata da più persone, la presenza di un uomo non identificato durante i test antidoping che avrebbe passato una bevanda particolare a Ben per farlo urinare. Johnson ha sempre affermato che la federazione di atletica leggera americana avvertiva tutti i suoi atleti prima che i controlli per il doping venissero effettuati, afferma che sei atleti alle olimpiadi di Seul sia nella sua batteria che in quella dei 200m fossero risultati positivi, ma che non vennero squalificati perché protetti dagli sponsor e quindi superpagati. Ben e pochi altri atleti sono stati gli unici a vedersi annullati dei record precedenti la squalifica per doping alle Olmpiadi. Alcuni aneddoti dicono che sia stato ingaggiato nel 1990 come preparatore atletico di un squadra araba dal Muammar al-Gaddafi. Ha promosso e sponsorizzato una bevanda energetica che non ha avuto molta fortuna, inoltre ha intenzione di pubblicare una sua biografia intitolata Seoul to Soul dove spiegerà tutto ciò che è successo negli anni della sua attività agonistica e non solo, risponderà alle diffamazioni fatte nei suoi confronti e affermerà le sue verità, continua la sua vita in Ontario come allenatore di atletica leggera a titolo gratuito.

la vita e il doping


La vita e le situazioni affrontate da Ben Johnson pongono la nostra attenzione su due punti cruciali dell’atletica e dello sport in generale. Il primo punto ci fa notare come lo sport non sia più educativo e salutare a livello professionistico, ma al contrario sia dispensatore di premi, soldi e fama effimera. L’altro punto focale è l’aspetto del doping e di come gli atleti lo considerino un aspetto della loro vita, una parte dell’allenamento necessaria per arrivare ai risultati ideali. Ci sono campioni come Ben che hanno perseverato nell’utilizzo di anabolizzanti, perché convinti di poter eludere i test e vincere nel passato come nel presente i 100m con un braccio alzato, indice della loro superiorità.

Bibliografia


1.Audisio Emanuela (2003) Bambini infiniti. Edizione strade blu.
2.Ghizzo Marcello (1999) …Per quelli che il doping…. Libreria dello sport.
3.Impiglia Marco (2000) Aneddoti Olimpici, miti, stranezze,curiosità, spigolature nel meraviglioso racconto dei Giochi. Edizioni libreria sportiva Eraclea.
4.Marchetti Simona (31/05/2008) Ben Johnson:”A Seul misero il doping nel bicchiere”. Articolo Corriere della sera. Sport.