Mazzola Valentino
Versione del 29 ott 2017 alle 20:26 di D.masala (discussione | contributi) (Creata pagina con "<!--Text box. Latest articles--> <div style="width: 95%; padding: 20px; border: medium solid #4EA64E; border-radius: 30px 0 30px 0; background: honeydew;"> '''Valentino Mazzol...")
Valentino Mazzola nacque a Cassano d’Adda il 26 gennaio 1919. La sua famiglia era molto modesta; il padre era operaio e morì nell'agosto 1940 investito da un camion.
La carriera
Valentino Mazzola ebbe un'infanzia disagiata; nel 1929, a causa della grande depressione il padre fu licenziato, così Valentino, per aiutare la famiglia, cominciò a lavorare l'anno seguente, quando aveva appena terminato la prima classe della scuola elementare, trovando impiego prima in un fornaio e successivamente in un linificio. Quando giocava nella squadra del suo quartiere, la Tresoldi, venne notato da un suo compaesano appassionato di calcio, che lavorava come collaudatore allo stabilimento dell’alfa romeo di Arese, grazie al quale ottenne un posto nella squadra aziendale e un nuovo lavoro da meccanico. A Venezia conseguì la licenza elementare frequentando una scuola serale. Considerato tra i più grandi numeri 10 della storia del calcio e, secondo alcuni, il migliore calciatore italiano di tutti i tempi, Mazzola fu capitano e simbolo del Grande Torino, la squadra riconosciuta come una delle più forti al mondo nella seconda metà degli anni 40, con cui vinse cinque campionati, e capitano della Nazionale Italiana per un biennio. Si fece conoscere durante il periodo di militanza nel Venezia dove iniziò a giocare da mezzala sinistra, posizione che conservò per tutta la sua carriera e che gli consentì di espandere la sua fama oltre i confini italiani, al punto di venire considerato, nelle sue ultime stagioni, il più forte d’Europa nel suo ruolo. Nel 1939, mentre svolgeva il servizio militare in Marina, prese parte a diverse gare della squadra del Comando della Marina, fu notato da alcuni osservatori del Venezia, che dopo diverse sollecitazioni riuscirono a fargli fare un provino; Al provino, al quale si presentò e giocò a piedi nudi, avendo lasciato intenzionalmente gli scarpini personali a casa per non rovinarli, convinse tutti, soprattutto l’allenatore che caldeggiò il suo acquisto. Al Venezia Mazzola rimase per 4 stagioni totalizzando 61 presenze e 12 gol e vincendo una coppa Italia. I primi giorni del luglio 1942 venne acquistato dal Torino. Al primo anno vinse subito campionato e coppa Italia segnando reti decisive in entrambe le competizioni. L’anno successivo però in seguito alla guerra i campionati si fermarono e venne organizzato soltanto un campionato dell’Italia settentrionale che il Torino vinse facilmente con sedici vittorie e due pareggi, 78 gol fatti e 19 subiti. Mazzola realizzò complessivamente 20 reti. Nella stagione calcistica 1945-1946, nel campionato alta Italia Mazzola dimostrò di essere uno dei migliori realizzatori; il suo contributo per la conquista dello scudetto fu ancora tra i più importanti della squadra realizzando 16 reti. Nella stagione 1946-1947 Mazzola, partito da capitano, diede un apporto considerevole per la vittoria di un ulteriore scudetto, il suo terzo personale, laureandosi capocannoniere con 29 centri. Valentino Mazzola iniziò il campionato 1947-1948 in forma smagliante: dopo le prime sette giornate era capocannoniere con otto segnature ma sfortunatamente in seguito ebbe diversi problemi fisici che lo accompagnarono nei mesi di novembre e dicembre. Molti giornalisti non credettero ai problemi fisici e cominciarono a parlare di un possibile trasferimento di Mazzola all’internazionale. Tutto questo mentre il Torino vinceva lo scudetto con cinque giornate di anticipo. A fine campionato i gol segnati dal Torino furono 125, record di reti segnate in una massima serie, e 25 le reti realizzate dal capitano che giunse secondo nella classifica marcatori, dopo lo juventino Boniperti. Il campionato 48-49 comincia sulla falsariga dei precedenti Mazzola, all'apice della sua popolarità, concluse con otto reti il girone d'andata. Nel girone di ritorno però dovette convivere con diversi fastidi stiramento muscolare alla coscia mai guarito del tutto, lombalgia e una distorsione alla caviglia, che gli fecero ridurre sensibilmente gli allenamenti durante la settimana ed aumentare di peso. L’ultima partita di Mazzola è datata 3 Maggio 1949 quando i granata volarono a Lisbona per disputare il un'amichevole contro il Benfica, conclusasi 4-3 per i portoghesi, partita praticamente organizzata da Mazzola per l'addio al calcio dell'amico Francisco Ferreira capitano della Nazionale portoghese. I due si erano conosciuti il 27 febbraio, quando l'Italia aveva battuto il Portogallo 4-1 a Genova; nel dopopartita, in un ristorante, Ferreira e Mazzola avevano discusso della partita che il Benfica avrebbe dedicato al portoghese, il cui incasso gli sarebbe stato donato come riconoscimento. Si sarebbe dovuto combinare un'amichevole di spessore, per attirare molti spettatori, e Mazzola gli aveva promesso il suo impegno affinché l'avversario fosse proprio il Torino. La partenza di Mazzola con il gruppo era molto incerta per via delle sue non ancora perfette condizioni di salute e qualche quotidiano aveva riportato la notizia del suo forfait, ma il capitano granata, invece, aveva mantenuto la promessa. Nel pomeriggio del 4 maggio, durante il viaggio di ritorno, in condizioni di scarsa visibilità per una nebbia fitta, l’aereo che trasportava la squadra, i dirigenti e i giornalisti si schiantò alle ore 17:03 contro il muro della Basilica di Superga, provocando la morte istantanea di tutte le trentuno persone a bordo. Al riconoscimento dei corpi, svoltosi nella tarda notte, contribuì Vittorio Pozzo. I funerali, a cui parteciparono oltre mezzo milione di persone, si tennero il 6 maggio; le salme furono portate a Palazzo Madama, da dove partì il corteo, proseguito fino al Duomo. Lo stesso giorno la FIGC proclamò il Torino campione d'Italia, a quattro giornate dal termine, approvando la proposta di Inter, Milan e Juventus. La Seconda guerra mondiale, prima, e l'improvvisa morte, dopo, negarono a Mazzola la chance di partecipare ai mondiali. Nelle sole competizioni amichevoli che giocò, con la Nazionale italiana non rese quanto le sue possibilità, tradito anche dall'emozione trasmessagli dalla maglia azzurra che indossò per dodici volte. Esordì il 5 aprile 1942 a Genova nella partita Italia-Croazia (4-0). Al suo nome furono legate tante aspettative ma a causa delle condizioni del campo di gioco e di una marcatura asfissiante nei suoi confronti, non giocò una buona gara. Quattordici giorni dopo, a Milano, gli azzurri collezionarono un altro 4-0, questa volta ai danni della Spagna, e Mazzola, oltre a segnare la sua prima rete, risultò essere il migliore uomo in campo. A fine partita si dichiarò commosso. Disputò la terza gara, a distanza di oltre tre anni e mezzo dalla seconda periodo di sosta coincidente con quello della seconda guerra mondiale, a Zurigo nel 4-4 contro la Svizzera. Nel 1947 furono quattro gli incontri disputati, tutti accompagnati da prestazioni non eccellenti; il 14 dicembre 1947 indossò per la prima volta la fascia di capitano. Il 27 marzo 1949, a Madrid, Mazzola scese in campo per l'ultima volta con gli azzurri, che vinsero per 3-1 contro gli spagnoli, fornendo una prestazione rimarchevole come spesso fece con i granata: fu la sua migliore partita in Nazionale. Tra le tante divise presenti al Museo del Calcio a Coverciano, quella granata con il 10 di Mazzola è l'unica maglia di una squadra di club. La tragedia di Superga è stato un incidente aereo avvenuto il 4 maggio 1949. Alle ore 17:03, il Fiat G.212 con a bordo l'intera squadra del Grande Torino, si schiantò contro il muraglione del terrapieno posteriore della Basilica di Superga, che sorge sulla collina torinese; le vittime furono 31. Nel 2015, in ricordo della tragedia, la FIFA ha proclamato il 4 maggio come "giornata mondiale del giuoco del calcio". L'aereo stava riportando a casa la squadra da Lisbona, dove aveva disputato un incontro amichevole con il Benfica, organizzata per aiutare, con l'incasso, il capitano della squadra portoghese Francisco Ferreira, in difficoltà economiche. Nell'incidente perse la vita l'intera squadra del Torino, vincitrice di cinque scudetti consecutivi dalla stagione 42-43 alla stagione 48-49 e che costituiva la quasi totalità della Nazionale Italiana. Nell'incidente perirono anche i dirigenti della squadra e gli accompagnatori, l'equipaggio e tre noti giornalisti sportivi italiani. Il compito di identificare le salme fu affidato all'ex Commissario Tecnico della Nazionale Vittorio Pozzo, che aveva trapiantato quasi tutto il Torino in Nazionale. Lo stesso Commissario Tecnino della Nazionale, Vittorio Pozzo, era stato invitato ad aggregarsi alla trasferta portoghese da Valentino Mazzola ma era stato costretto a rifiutare per problemi familiari. Il Torino fu proclamato vincitore del campionato a tavolino e gli avversari di turno, così come lo stesso Torino, schierarono le formazioni giovanili nelle restanti quattro partite. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scesero in piazza a Torino per dare l'ultimo saluto ai giocatori. Lo shock fu tale che l'anno seguente la nazionale si recò ai mondiali in Brasile viaggiando in nave. Il trimotore Fiat G.212, decolla dall'aeroporto di Lisbona alle 9:40 di mercoledì 4 maggio 1949. Il volo atterra alle 13:00 all'aeroporto di Barcellona. Durante lo scalo, mentre l'aereo viene rifornito di carburante, la squadra del Torino incontra a pranzo quella del Milan che è diretta a Madrid. Alle 14:50 decolla con destinazione l’aeroporto di Torino. All'altezza di Savona l'aereo vira verso nord, in direzione del capoluogo, dove si prevede di arrivare in una trentina di minuti. Il tempo su Torino è pessimo. Alle 16:55 l'aeroporto di comunica ai piloti la situazione meteo: nubi quasi a contatto col suolo, rovesci di pioggia, forte libeccio con raffiche, visibilità orizzontale scarsissima circa 40 metri. La torre chiede anche un riporto di posizione. Dopo qualche minuto di silenzio alle 16:59 arriva la risposta: "Quota 2.000 metri. QDM su Pino, poi tagliamo su Superga". A Pino Torinese, che si trova a sud est di Torino, c'è una stazione radio VDF per fornire un QDM (Rotta magnetica da assumere per dirigersi in avvicinamento a una radioassistenza) su richiesta. Giunti sulla perpendicolare di Pino, mettendo 290 gradi di prua ci si trova allineati con la pista dell'Aeroporto, a circa 9 chilometri di distanza, a 305 metri di altitudine. Poco più a nord di Pino Torinese c'è il colle di Superga con l'omonima basilica, in posizione dominante a 669 metri di altitudine. Si ipotizzò che a causa del forte vento l'aereo nel corso della virata potesse aver subìto una deriva, che lo spostò dall'asse di discesa e lo allineò, invece che con la pista, con la collina di Superga; a seguito di recenti indagini è emersa la possibilità che l'altimetro si fosse bloccato sui 2000 metri e quindi inducesse i piloti a credere di essere a tale quota, mentre erano a soli 600 metri dal suolo. Alle ore 17:03 l'aereo con il Grande Torino a bordo, eseguita la virata verso sinistra, messo in volo orizzontale e allineato per prepararsi all'atterraggio, si va invece a schiantare contro il terrapieno posteriore della basilica di Superga. Il pilota, che credeva di avere la collina di Superga alla sua destra, se la vede invece sbucare davanti all'improvviso (velocità 180 km/h, visibilità 40 metri) e non ha il tempo per fare nulla: non si ravvisano infatti, dalla disposizione dei rottami, tentativi di riattaccata o virata. L'unica parte del velivolo rimasta parzialmente intatta è l’impennaggio. Alle 17:05 la Torre chiama il velivolo, non ricevendo alcuna risposta. Delle 31 persone a bordo non si salvò nessuno. Attualmente i resti dell'aereo, tra cui un'elica, uno pneumatico e pezzi sparsi della fusoliera, ma anche le valigie di Mazzola, Maroso ed Erbstein, sono conservati in un museo di Grugliasco alle porte di Torino. Il Museo del Grande Torino e della leggenda granta, ospitato nella prestigiosa Villa Claretta Assandri di Grugliasco, è stato inaugurato il 4 maggio 2008, anniversario della tragedia. Attualmente, 8 dei 18 calciatori, i 2 allenatori ed il giornalista Renato Casalbore, che perirono nell'incidente, sono sepolti presso il Cimitero monumentale di Torino; gli altri 10 giocatori sono stati sepolti presso i propri comuni d'appartenenza.
Sitografia
- Wikipedia, storie di calcio, biografie online.