Gatti Arturo

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IMMAGINI

Nominato per ben quattro volte dalla gazzetta “Ring Magazine” per la spettacolarità dei suoi incontri e considerato come uno dei pugili più grandi di sempre dall’IBHOF, Arturo Gatti nacque a Cassino, il 15 aprile 1972 ma si traferì ben presto in Canada con la famiglia, dove in seguito alla morte del padre cominciò a praticare pugilato, bruciando le tappe dilettantistiche. Nel 1992 avrebbe dovuto partecipare alle Olimpiadi di Barcellona, ma nel 1991 decide di passare professionista perdendo cosi la chance olimpica.

La carriera


Durante la sua carriera, Arturo Gatti riuscì a collezionare numerose vittorie disputando da professionista ben 49 incontri totali, accumulando cosi 40 match vinti (31KO) , 9 sconfitte (5KO) e nessun’incontro pareggiato. Appena diciannovenne cominciò a scalare il ranking mondiale della categoria pesi superpiuma, grazie alla sua forza e determinazione vinse sugli avversari riuscendo appunto a ottenere numerose vittorie per KO alle prime riprese. Nel 1994 s'impadronisce del titolo di campione Nord Americano, requisito che gli permette l’anno successivo di competere per il titolo IBF contro il pugile Tracy Patterson, con la quale ebbe la meglio ai punti. Difende con successo il titolo dell’International Boxing Federation per ben tre volte, letteralmente “asfaltando” tutti i suoi avversari. Nel 1998 sale di categoria nei pesi superleggeri, dove cumula tre sconfitte consecutive, due delle quali per mano di Ivan Robinson, questi incontri anche se vedono la sconfitta da parte di “Thunder” vengono considerati dalla rivista “Ring Magazine” come migliori incontri dell’anno, Gatti dimostra di essere un vero pugilatore, un vero guerriero. Affronta sul ring molti pugili di fama mondiale; impossibile non ricordare il match epico contro Oscar De La Hoya, tenutosi al MGM Grant di Las Vegas il 24 marzo 2001; già dal primo round De La Hoya dimostra una tecnica impeccabile, inutile è la velocità di spostarsi sul tronco di Gatti, travagliato dai colpi è duro ad arrendersi, l’incontro viene infatti interrotto dal suo angolo che getta la spugna. Arturo Gatti viene in seguito considerato da De La Hoya come un pugile strabiliante, “Un Italiano che ti può fare male”. Incurante delle sconfitte, un pugile come lui guarda sempre il mondo a testa alta. Continua la sua scalata nel ranking mondiale della boxe. Tra il 2002 e il 2003 si trova a intraprendere quella che poi sarà considerata la “Trilogia del secolo” tre incontri sensazionali contro il durissimo pugile di origine Irlandese Micky Ward, noto per aver vinto il premio per migliore incontro nel 2001, questa trilogia contribuì a rendere vivo il mito di Gatti come un pugile incurante del dolore e senza limiti. Il primo di questi tre incontri fu molto pubblicizzato, ma nessun giudice, nessuno spettatore si sarebbe mai aspettato uno dei match più selvaggi della storia pugilistica, entrambi i pugili riportarono vari traumi cranici e fratture dimostrando una determinazione e un coraggio paragonabile a quello dei leoni, il match finì con la vittoria ai punti del pugile irlandese, i successivi due match vedranno la vittoria ai punti di Gatti. Questa trilogia fu considerata dai media come una vera e propria guerra, entrambi riuscirono a mettere a segno 110 pugni, tanto che si ritrovarono a condividere la stanza d’ospedale per curare le numerose lesioni riportate. Questo permette ai due picchiatori di stringere un forte legame di amicizia. Il 24 gennaio del 2004 ad Atlantic City, per competere per il titolo vacante WBC, Gatti si trova di fronte un italiano, Gianluca Branco, che deteneva un record di 32 vittorie, 0 sconfitte ed un solo pareggio. Il match comincia con una serie di colpi a distanza da parte di Branco che pero non vede alcuna reazione da parte di Gatti, che indietreggia e sta sulla difensiva, tanto che Branco allarga le braccia per prenderlo in giro. Dal settimo round in poi l’incontro si fa più ravvicinato, al decimo round questo permise al pugile italo-canadese di sferrare un gancio micidiale sulla guancia dello sfidante, anch’esso italiano che finì al tappeto e si rialzò portando a termine cosi tutte le riprese. L’incontro fu vinto ai punti da Gatti che conquistò cosi il titolo vacante della WBC. Nel 2005 una grandiosa offerta da parte della “Golden Boy Production” si presenta davanti ad Arturo “Thunder” Gatti, la sfida contro il favoritissimo Floyd Mayweather, era considerato come il più forte tra i pesi superleggeri. Gatti accetta l'incontro, ma una volta salito sul ring non sembra nelle condizioni adatte per prevedere i velocissimi colpi dell’americano, mentre Floyd si dimostra come un pugile di precisione quasi esagerata, non sbagliò un colpo e questo portò l’angolo dell’italo-canadese a gettare la spugna al sesto round, cedendo cosi il titolo di campione WBC a Mayweather. Questo incontro decretò l’inizio della fine della carriera di Arturo Gatti che salì sul ring altre tre volte tra il 2006 e 2007 nella categoria superiore, quella dei pesi Welter; vinse il primo incontro per KOT ma perse nello stesso modo i due seguenti. Il 14 luglio del 2007 dopo aver subìto l’ultima sconfitta, Gatti decide definitivamente di chiudere la sua carriera pugilistica, durante un’intervista ringrazia tutte le persone che con grande affetto l'hanno seguito durante le sue battaglie e rassicura tutti affermando che sarebbe tornato come spettatore e non più come pugile.

Dopoil ritiro


                                                                                                                       Chiude la sua carriera lasciandosi alle spalle numerose vittorie e ben tre titoli mondiali vinti in tre diverse categorie di peso.

Venne trovato morto in una stanza d’albergo l’11 luglio 2009 a Porto de Galinhas, in Brasile, riverso in una pozza di sangue, mentre era in vacanza con la moglie, nel tentativo di riappacificare il rapporto matrimoniale. Gli investigatori accusarono la moglie brasiliana di omicidio, perché trovata in circostanze sospette, ma in seguito all’autopsia il pugile si sarebbe impiccato con la cinghia di una borsa a causa dei suoi problemi con alcol e droga. Il mese precedente alla sua morte Gatti cambiò il suo testamento intestando tutti i suoi averti alla moglie e al figlio, per questo motivo i suoi familiari condussero numerose indagini private ma alla fine il caso fu comunque archiviato come suicidio. Ancora oggi sono molti i dubbi che i suoi sostenitori hanno sulla sua morte. Il 9 giugno del 2013 fu inserito nell’ International Boxing Hall of fame, il riconoscimento per i pugili che hanno dimostrato fama, forza e coraggio in combattimento.

Sitografia


  • www.ultimouomo.com
  • www.round12.net
  • www.boxrec.com
  • www.wikipedia.it
  • www.corriere.it