Adorni Vittorio
IMMAGINI
Nel ciclismo l’entrata in scena di Vittorio Adorni ha segnato un cambiamento d’epoca. Con lui, sia dal punto di vista fisico che dal punto di vista dialettico, vi è stata una rivoluzione rispetto all’immagine tradizionale dei ciclisti.
La carriera
Nato a Parma nel 1937, Vittorio Adorni, si è innamorato tardi del ciclismo, a diciotto anni durante una gita in bicicletta con due amici sul Passo della Cisa. Dopo essersi messo in luce già tra i dilettanti, quando fu tra l’altro riserva all’Olimpiade di Roma nel quartetto di inseguimento, conquistò una novantina di vittorie da professionista tra il 1961 e il 1970, tra cui spiccano il Giro d’Italia del 1965, il Mondiale del 1968 e il Campionato italiano del 1969. In corsa Adorni era un corridore brillante, ottimo passista, si è imposto in numerose cronometro e andava forte anche in salita, pur non avendo il fisico adatto. La consacrazione tra i protagonisti assoluti del ciclismo di quegli anni è del 1965, quando trionfa al Giro d’Italia. Prende la maglia rosa nella parte iniziale del Giro, la perde a Cadenzano per poi riconquistarla definitivamente vincendo a Madesimo. Il Giro si conclude a Firenze. Tecnicamente la sua lacuna è lo sprint; infatti, nel 1964 a Sallanches, perse il Mondiale quando, rimasto solo il francese Anglade, Adorni temporeggiò troppo consentendo il rientro di altri quattro corridori e sul traguardo fu secondo. La storia si ripeté l’anno dopo alla Milano-Sanremo. Ancora una volta è in condizione smagliante e va in fuga con Franco Balmamion. Sembra fatta, ma nella discesa del Poggio, sui due piomba Arie den Hartog, un altro olandese, che sul traguardo di viale Roma brucia Adorni allo sprint. Al Giro d’Italia del 1963 Adorni si impone subito nella prima tappa e prende la maglia rosa che tiene per tre giorni. Vince anche la cronometro di Treviso e due giorni dopo è di nuovo in maglia rosa. Alla partenza della tappa decisiva, la leggendaria Cavalcata dei Monti Pallidi, guida la classifica con un vantaggio sia su Franco Balmamion sia su Giorgio Zancanaro. La Giornata era caratterizzata da condizioni atmosferiche sfavorevoli. Tant’é che Adorni va in difficoltà sul Passo Valles, ha un cedimento e perde la ruota di Balmamion. La tappa la vince Vito Taccone e Adorni arriva con due minuti e mezzo di ritardo. Il primo settembre del 1968 il campione gentiluomo stravinse al Mondiale. Non era stata una grande annata per il campione parmigiano ma continuò ad allenarsi. Il Mondiale del 1968 si corre a Imola. Dopo il terzo giro, quando mancano ancora duecento chilometri all’arrivo, Adorni va in fuga con il vecchio belga Rik Van Looy, il portoghese Joaquim Agostinho e l’altro italiano Lino Carletto. Quando si accorge che i compagni di avventura non ne hanno più, Adorni scatta sulla rampa di Frassineto e se ne va da solo. Il percorso è durissimo. Merckx resta chiuso nella morsa della squadra italiana che controlla il gruppo. Il distacco aumenta a dismisura e alla fine il belga Willy Van Springel, che sarà secondo, accusa un ritardo di nove minuti e cinquanta secondi. Ancora oggi è il massimo distacco nella storia dei Mondiali, almeno dal dopoguerra in poi. Oggi Vittorio Adorni è un elegante signore oltre la settantina, ha un’avviata agenzia di assicurazioni a Parma, ricopre diverse cariche nel mondo sportivo e, ogni tanto, interviene nelle trasmissioni sportive.
Vedere anche
- Regolamento : Ciclismo
- Ciclismo - Origini
Bibliografia
• http://www.storiedisport.it/?p=8755
• https://www.google.it/search?q=vittorio+adorni&espv=2&biw=1366&bih=662&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwjJufLO-6PRAhUYe1AKHWPdBj8Q_AUIBigB#imgrc=uVfd7spkxB1rwM%3A
• Daniele Masala -“Lo Sport, tra cultura e agonismo” - Società Editrice Universo