Suleymanoglu Naim

Da Wikisport.
Jump to navigation Jump to search

IMMAGINI

Il turco Naim Suleymanoglu, campione olimpico e mondiale di sollevamento pesi, alto solo 147 centimetri per 60 chili di peso, può essere considerato l’uomo più forte del mondo, un fenomeno mondiale dell’era moderna capace di sollevare un peso pari al triplo del suo peso corporeo: ai Giochi di Seul, nel 1988, vince infatti la medaglia d’oro con un totale di 342,5 kg.

La carriera


Nasce il 23 gennaio del 1967 a Ptichan, in un villaggio di montagna della provincia di Kardzhali, estremità meridionale della Bulgaria, da genitori turchi e con il cognome Suleimanov. Naim inizia a sollevare pesi dall’età di 9 anni: trenta chili distribuiti su poco più di un metro d’altezza; a 10 anni vince la prima gara; a 12 anni si accorge di lui la rinomata scuola bulgara di pesistica. Tre anni più tardi fa segnare il suo primo record. A 16 anni conquista l’argento ai Mondiali di Mosca (1983) nella categoria dei pesi gallo. Entra così nel giro “che conta” del sollevamento pesi. Nel 1984 gli sfugge però l’occasione di partecipare alle Olimpiadi perché la Bulgaria si unisce all’Unione Sovietica nel boicottare le Olimpiadi di Los Angeles. Quell’anno, lo stesso governo che gli da uno stipendio mensile e un appartamento, avvia un programma di repressione nei confronti della minoranza turca, minoranza a cui egli apparteneva, che prevedeva la loro bulgarizzazione attraverso la forzosa conversione di nomi, lingua e costumi propri. Molti, nel tentativo di resistere a tali misure, furono uccisi o deportati. Nel 1985 il piccolo e forzuto Naim, al ritorno in Bulgaria dagli allenamenti di Melbourne, il regime comunista gli ritira il passaporto e gliene consegna uno nuovo con un cognome più ‘bulgaro’ Naoum Shulamanov. Egli tuttavia non si perde d’animo e ai successivi Mondiali di Sodertalje 1985 e di Sofia 1986, conquista la categoria dei pesi piuma (sino a 60 kg), stabilendo il record mondiale nello strappo con 147,5 kg ed assoluto con 335,0 kg.
L’intensificarsi delle vessazioni del regime nei confronti della minoranza turca e una falsa intervista su un quotidiano, in cui lui esprime fedeltà al regime, inducono però Naim nel 1985 ad emigrare in Turchia, paese d’origine, e ad acquisirne anche la cittadinanza; circostanza che però lo espone al rischio di non poter disputare le Olimpiadi di Seul 1988 senza il beneplacito della Bulgaria, suo vecchio paese. Infatti le regole Olimpiche vogliono che un’atleta, che cambia nazionalità, debba aspettare tre anni prima di prendere parte ad una competizione internazionale, almeno che non riceva una liberatoria dalla nazione d’origine. Ma dietro un risarcimento di 1.250.000 dollari la Federazione bulgara nel 1988 fu ben disposta a concedere al sollevatore di pesi turco il nulla osta. Naim non tradisce però le attese ricompensando la Federazione dell’esborso finanziario con una prestazione che lo porta a sollevare 152,5 kg nello strappo, per un nuovo record olimpico e mondiale di 342,5 kg, con la soddisfazione ulteriore di lasciare nettamente staccato, con 312,5 kg il rappresentante bulgaro, Stefan Topurov.
Dal 1988 al 2000 Suleymanoglu non manca a nessuna competizione olimpica dei pesi piuma con tre medaglie d’oro consecutive: dopo quella guadagnata a Seul 1988, ne segue una seconda nel 1992 a Barcellona e una terza nel 1996 ad Atlanta. Con quest’ultima divenne il primo sollevatore pesi a vincere tre medaglie d’oro alle Olimpiadi in modo consecutivo e in una stessa categoria. Come sottolinea in un articolo in Sport Historia: “Naim Suleymanoglu, il tris d’oro del piccole Ercole” ( 16 novembre del 2016) anche Giovanni Manetti che nessun sollevatore di pesi, fino all’edizione del centenario di Atlanta 1996, era riuscito mai prima del turco Naim Suleymanogli - di 147 cm, di altezza per 64 kg- tra i pesi piuma, a conquistare tre medaglie d’oro consecutive in una stessa categoria, Proverà ad aggiungere la quarta medaglia d’oro a Sidney purtroppo però non riuscirà a sollevare 145 kg, quota d’ingresso delle qualificazioni, perché i muscoli lo abbandonano e verrà eliminato dalla competizione. Si ritira a 33 anni con all’attivo 7 campionati mondiali, 6 campionati europei e 46 record del Mondo.
Il sollevamento pesi è una disciplina sportiva olimpica che ha origini antichissime legata probabilmente al bisogno dell’uomo di confrontarsi con le forze della natura. Essa veniva considerata un’attività collaterale salutare per il miglioramento fisico. Fonti storiche attestano che Ippocarate di Kos, padre della medicina (V-VI a.C.) considerava il sollevamento pesi, anakinemata, insieme alla lotta, un esercizio fondamentale per mantenere il corpo sano. Nel IV secolo d. C prese il nome di alterobolia e veniva seguito sotto il controllo di esperti. Arrivando rapidamente ai tempi più vicini a noi, con un salto di quasi due millenni, la pesistica, come disciplina sportiva moderna, nasce nel 1838 quando il francese Hippolyte Triat si fa costruire un manubrio di 84 kg per i suoi esercizi ginnici e riesce a sollevarlo sopra la testa con un braccio solo. Grande divulgatore della pesistica fu tuttavia il belga Edmond Desbonnet (1868-1953), professore di educazione fisica, che aprì nel 1883 una sezione di pesistica e, nel 1888, redasse un regolamento tecnico in cui fissava le regole per lo slancio a due braccia e per l’esercizio di distensione. La prima gara internazionale di pesistica fu organizzata in Belgio nel 1894 da Desbonnet ed il primo campionato del mondo fu disputato nel 1902 a Londra. Tuttavia la presenza del sollevamento pesi nel programma olimpico risale alla prima Olimpiade dell’era moderna, ossia quella di Atene del 1896. La sua presenza nelle edizioni olimpiche successive avviene in modo alterno fino ad essere incluso poi stabilmente nel programma a partire dai Giochi Olimpici di Amsterdam del 1928. A partire da questa data le gare si svolgevano con esercizi a due braccia: distensione, slancio e strappo. Il problema tecnico che doveva e deve affrontare l’atleta secondo il regolamento è quello di sollevare il peso a braccia tese sulla testa, senza soluzione di continuità. E per fare ciò bisogna compiere quello che in pesistica si chiama “lavoro”: “dal momento che lo scopo è quello di riuscire a sollevare carichi maggiori, appare evidente che ciò si può ottenere riducendo al minimo la traiettoria verso l’alto del bilanciere, necessaria per estendere completamente le braccia. In questo modo, facendo percorrere al bilanciere uno spazio minore, il lavoro di conseguenza si riduce, ovvero a parità di forza impiegata per vincere la forza peso, è possibile sollevare carichi di maggior entità. Nel sollevamento l’evoluzione della tecnica, è risultata estremamente efficace nell’accorciare la traiettoria del bilanciere; inizialmente, infatti, la tecnica era poco performante e le traiettorie molto più lunghe rispetto ad oggi e questo, inevitabilmente, incideva sul tempo di applicazione della forza; infatti i pesisti in passato erano dotati di enorme forza e poca flessibilità. Anche le alzate venivano eseguite principalmente in posizione eretta o con una piccolissima flessione delle ginocchia. Nelle Olimpiadi di Monaco del 1972, la pesistica subì una trasformazione che le consenti di fare un ulteriore balzo in avanti: dai programmi di tutte le manifestazioni di pesistica fu eliminata la distensione, una decisione votata dalla IWF (International Weightlifting Federation, Federazione Internazionale di pesistica). Questa fu considerata ultima e grande rivoluzione del Regolamento internazionale il quale attualmente prevede due tipologie di sollevamento, lo strappo e lo slancio, da eseguire esclusivamente a due mani, la cui sostanziale differenza risiede nella continuità con cui avvengono le due specialità. Nello strappo il bilanciere deve essere sollevato in un movimento unico fin sopra la testa a braccia tese, divaricando e piegando le gambe. Lo slancio invece si divide in due fasi: la girata o appoggio al petto e la spinta. Fra le due fasi c’è una breve pausa.

Curiosità


Gli studi di biomeccanica sportiva hanno messo in evidenza che tra le principali caratteristiche del pesista ci sia un grande controllo neuromuscolare, dal momento che la durata di un alzata tecnica è di circa un secondo. L’evoluzione delle tecniche della pesistica hanno messo però in evidenza diverse complicazioni biomeccaniche che la rendono più difficile da applicare, con problemi relativi alla capacità di accoppiamento e di differenziazione del movimento, di controllo del bilanciere, che viaggia per inerzia nella direzione opposta al corpo, nonché sulla capacità di raggiungere e mantenere rapidamente la posizione di equilibrio. Inoltre, l’accorciamento della traiettoria del bilanciere, richiede un’eccezionale forza esplosiva per poter raggiungere la velocità necessaria al completamento della prova. Tutt’oggi, la maggior espressione di forza relativa, mai registrata nel campo del sollevamento pesi, spetta di diritto al turco/bulgaro Naim Suleymanoglu il quale, ai Giochi Olimpici di Seul nel 1988 sollevò, con una mitica alzata, 190Kg nell’esercizio di slancio, con un peso corporeo di soli 60 kg. Questa prestazione rappresenta un rapporto di ben 3,16 volte il peso dell’atleta. Suleymanoglu si allenava seguendo il Metodo Bulgaro ideato da Ivan Abadjev, il quale fu nominato nel 1969, dal governo bulgaro, allenatore della nazionale. Il suo era conosciuto come sistema brutale, per via del livello di disciplina e impegno che esigeva dagli atleti. BasaTO sul metodo SAID, “Specific Adaptation to Imposed Demands” (adattamento specifico per esigenze imposte) il cui principio è che “l’adattamento ad un evento stressante è esso stesso fonte di stress” . Tale metodo applicato alla pesistica, implica che si migliora eseguendo massimali di strappo e di clean&jerk, esercizi con il massimo transfert sulle alzate da gara. Abadjev sosteneva che: I nostri atleti non eseguono alcun esercizio complementare, loro effettuano solamente clean&jerk completi, strappi e front squat. Abbiamo scoperto che tagliar fuori al back squat è molto efficace per un’atleta sano. Fissiamoci con le tre alzate nominate come unico metodo per permettere lo sviluppo di un’atleta sano … Solo se l’atleta è infortunato effettueremo back squat o movimenti parziali delle alzate sopracitate. Devi essere estremamente attento allo stress a cui sottoponi i tuoi atleti, devi avere benefici diretti da ogni esercizio perché le capacità di recupero di ogni atleta sono limitate.

Tuttavia i punti fermi dell’allenamento di Abadjev sono:


• uso dei soli esercizi da gara
• uso di esercizi complementari (parziali del movimento da gara) solo per i neofiti e per atleti infortunati
• utilizzo di esercizi con dinamica differente dagli esercizi da gara
• raggiungimento dei carichi massimali
I concetti chiave che si traggono da Abadjev e che vanno utilizzati per il sollevamento pesi sono: la cura maniacale della tecnica, un allenamento improntato alla massima coordinazione neuromuscolare per smuovere il massimo quantitativo di unità motorie, cura maniacale della velocità e dell’alta frequenza, un uso non eccessivo dei complementari.

Sitografia