Gago Fernando

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IMMAGINI

Figlio di genitori liguri emigrati in Argentina i primi del secolo, Fernando Rubén Gago nasce a Ciudadela il 10 aprile 1986, quartiere a ovest di Buenos Aires (in Argentina).Il suo soprannome è El Pintita, cioè "la macchiolina", soprannominato così in quanto amante della pittura. Fin da bambino non ha mai nascosto la sua propensione al calcio; infatti, è uno dei giocatori più ambiti che fin dalla tenera età è riuscito ad incantare i più grandi Club, riuscendo a giocare in essi. Nella sua carriera da calciatore professionista, iniziata nel 2004 (quando aveva soltanto 18 anni) e durata sedici anni (fino al 2020), ha ricoperto il ruolo di centrocampista difensivo e trequartista. Se dovessimo trovare un sostantivo che racchiuda al meglio il suo percorso, “resilienza” è sicuramente quello più rappresentativo; sostantivo che indica la capacità di reagire e superare un evento traumatico o un periodo di difficoltà. Comunque vada, l’importante è rimanere in piedi, sempre: lo sa beneEl Pintita, che su questa filosofia ci ha costruito un’intera carriera. Tra una serie incredibile di infortuni, le assurde coincidenze, ma anche i trofei vinti e le soddisfazioni che non tardano ad arrivare, la sua carriera sembra una corsa a ostacoli. L’anno 2005 è un anno che dà ma che sa anche togliere tanto, senza preavviso; se da un lato rappresenta l’inizio della sua carriera calcistica, dall’altro rappresenta anche l’arrivo del primo grande “ostacolo”: al termine della partita giocata contro il Racing Club de Avellaneda, infatti, al rientro negli spogliatoi, El Pintita viene a conoscenza dell’improvvisa morte del padre Hector, stroncato da un ictus. Un colpo durissimo, che purtroppo per lui non sarà l’unico. Infatti, sedici anni dopo, nel 2021, quando El Pintita non ricopre più le vesti da calciatore ma da allenatore dell’Aldovisi, al termine della partita pareggiata proprio contro il Racing Club de Avellaneda, Gago viene a sapere della scomparsa del fratello, che aveva soli 48 anni, colpito da ictus. Esattamente come morì suo padre sedici anni prima. Anche quella volta Gago fronteggiava il Racing. L’ennesima, assurda, coincidenza. Gli infortuni di El Pintita sono un tema doloroso della sua carriera da calciatore, che lo costringono a terminare relativamente presto la sua carriera.
Dal luglio 2011 è sposato con l'ex-tennista professionista Gisela Dulko (che fu compagna di doppio di Flavia Pennetta), con la quale diventano genitori di tre figli: nacque Mateo, poi Daniele e Antonella; Gisela Dulkosmise di giocare ad appena 27 anni di età proprio per dedicarsi interamente alla famiglia. Da sempre esiste una grande affinità calcistica tra Fernando Gago e Leo Messi: compagni di squadra nelle nazionali giovanili, poi nel team che vinse a Pechino la medaglia d’oro olimpica e in seguito nella Nazionale maggiore. Ma c’è una persona che Fernando Gago ammetterà essere stata decisiva nella sua formazione di calciatore: Luis Enrique, l’allenatore spagnolo che Gago trovò quando arrivò alla Roma nell’estate del 2011.“Mi insegnò tantissimo, insegnandomi un modo diverso di vedere il calcio. Per me ci fu un “prima” e un “dopo” Luis Enrique. E in più, avendo allenato il Barcellona e Leo Messi, mi fece capire quale era la maniera migliore per servirlo, in quali zone del campo e in che preciso momento del gioco.” Fin dagli inizi della sua carriera, Gago è stato paragonato ed è considerato l’erede di un altro grandissimo “5” del calcio argentino: Fernando Redondo, che tra l’altro è stato il suo idolo assoluto. Sono effettivamente tante le cose in comune tra i due: l’eleganza nei movimenti (e anche la non eccessiva velocità degli stessi), la visione di gioco, la capacità di recupero del pallone, la distribuzione precisa ed efficace, ma soprattutto la capacità, come dicono in Argentina, di “esconderel pase”, ovvero di ingannare gli avversari sulla zona dove effettivamente il passaggio sarebbe stato diretto: guardare una zona del campo, un determinato compagno di squadra e poi servirne un altro, in una zona completamente diversa lasciando così impreparati i rivali.

Carriera da calciatore


Nella sua carriera da giocatore ha militato nei più importanti Club del mondo:  muove i primi passi nel calcio a 10 anni, nel 1996, entrando nelle giovanili del Boca Juniors, dove rimane fino alla maggiore età.
 nel2004, a 18 anni, arriva l’esordio in prima squadra del Boca Juniors e si mette immediatamente in mostra diventando uno dei veri punti di forza della squadra. Il primo gol con la maglia del Boca lo realizza il 1° ottobre 2006 contro il Vélez Sarsfield nello stadio La Bombonera. In tre stagioni vince due titoli nazionali e tre titoli internazionali.
 nel gennaio 2007 passa dal Boca junior al Real Madrid, guidato da Fabio Capello, per una cifra che supera i 20 milioni di euro, firmando un contratto da ben 3 milioni di euro a stagione; con questo contratto arriva anche la consacrazione definitiva. Il sogno nel cassetto è quello di emulare il percorso dell’idolo di sempre, Fernando Redondo. A Madrid gioca per quattro stagioni e mezza, vincendo due campionati spagnoli, una Coppa del Re e una Supercoppa di Spagna.
 Nell’estate del 2009 però la musica cambia: arrivano Cristiano Ronaldo dal Manchester United, Kakà dal Milan, Benzema dal Lione e Xabi Alonso dal Liverpool. Colpi che stravolgono gli equilibri e soprattutto le gerarchie della squadra e il primo a pagarne le conseguenze è proprio Gago, confinato al ruolo di comprimario. Se nella 2009-2010 riesce comunque ad intascare 22 gettoni complessivi, l’annata successiva si rivela un disastro, condita da una sequela di infortuni che lo tengono lontano dai campi di gioco per oltre tre mesi. A contribuire ad un anno flop c’è anche il contraddittorio rapporto con Josè Mourinho, il quale arrivò persino ad accusarlo di essere il “capo” di una cricca di spie all’interno dello spogliatoio che comprendeva anche i connazionali Di Maria e Higuaìn.
 nell’agosto del 2011 passa poi alla Romain prestito oneroso per 500.000 euro, con diritto di riscatto fissato a 7 milioni di euro. Roma sembra essere l’habitat ideale; in giallorosso trova una folta colonia argentina composta dai vari Heinze, Burdisso, Lamela e Osvaldo che facilita il suo percorso d’inserimento. All’ombra del Colosseo si adatta subito ed elargisce dosi di un talento mai in discussione. L'11 settembre 2011 debutta in campionato nella gara contro il Cagliari allo Stadio Olimpico, persa per 1-2, sostituendo nel secondo tempo Aleandro Rosi. Il 20 novembre segna il suo primo gol in maglia giallorossa contro il Lecce (2-1), che risulterà decisivo per la vittoria finale. Gioca 31 partite, praticamente un campionato intero, ma la Roma chiude con un mesto settimo posto. A fine anno il copione viene stravolto: l’accordo con il Real, pura formalità sulla carta, salta e a prestito scaduto torna in Spagna.
 nel luglio 2012 viene acquistato dal Valencia per 3,5 milioni di euro. L’ex Real firma un contratto di quattro anni, ma dopo 18 presenze totali con la maglia del Valencia, molla gli ormeggi e ritorna in Argentina.
 nel gennaio 2013ritorna, quindi, in patria, ma fra la sorpresa generale non sarà il “suo” Boca a riprenderlo, ma il Velez Sarsfield, proprio la squadra a cui segnò il primo goal da professionista sette anni prima. Con la maglia del Vélez vince il campionato, ma la sua militanza con la maglia de El Fortin(soprannome della squadre del Vélez) assomiglia tanto ad un’apparizione fugace (ElPintita scende in campo soltanto in tre occasioni), puntualmente costellata da nuovi problemi al ginocchio che lo inchiodano ai box per quasi tre mesi.
 A fine stagione ritorna al Valencia, ma viene ceduto il 24 luglio 2013 al Boca Juniors.
Nemmeno il ritorno alla casa madre Boca migliorerà le cose, dove si ripresenta collezionando quattro infortuni muscolari e altrettanti mesi da spettatore. Traghetta un altro campionato bazzicando tra campo e infermeria, arrivando a giocare persino meno partite dell’anno prima.
Poi arriva la stagione 2015-2016: quella che apre un’incredibile sequela di eventi che devastano i suoi ultimi bagliori da atleta. Nel Superclasico contro il River Plate del 13 settembre 2015, si rompe il tendine d’Achille. Succederà altre due volte, nell’aprile del 2016 e nel maggio del 2018, sempre con avversario Los Millonarios; una coincidenza inquietante che non gli permetterà di vivere da protagonista gli altri due titoli nazionali conquistati con il suo Boca nel 2017 e nel 2018.
La confessione a 'Fox Sports':
“Sono quindici anni che soffro terribilmente di dolori al tendine d'Achille. Tutto è iniziato con un Liverpool-Real Madrid, mi feci male e chiesi al dottore di farmi delle infiltrazioni per continuare a giocare. Oggi, a distanza di anni, sono consapevole che potrei infortunarmi anche camminando o scendendo dalla macchina. Ghiaccio e dolore per tutta la settimana, è sempre la stessa storia. I medici mi avevano detto chiaramente che il mio tendine d’Achille poteva rompersi in qualsiasi momento. Non solo giocando a calcio ma camminando, o guidando l’automobile. Ci pensavo tutti i giorni durante la settimana … ma quando entravo in campo mi dimenticavo di tutto e giocavo con la massima serenità. Metto gli scarpini due taglie più grandi, in maniera tale da affievolire il dolore. Preso dall'adrenalina del match, quasi non sento più niente. Eppure, ve lo assicuro: dormo con il piede fuori dal letto e indosso le ciabatte quando sono in spiaggia perché altrimenti soffro davvero troppo. Quando mi sono fatto male nel Superclasico contro il River Plate, non ero sicuro di voler tornare a giocare. A mio figlio non avevo ancora detto nulla, lui già insisteva per venire con me al campo al momento del mio rientro. Quando gli ho detto che non sapevo se continuare o meno, mi ha detto che non era d'accordo... Ho pianto tantissimo”
E nel mezzo, il 7 ottobre del 2017, persino la rottura di un legamento crociato in nazionale, al rientro dopo due anni d’esclusone dal giro dei convocati: Argentina e Perù si giocano la qualificazione al mondiale russo dell’anno seguente, Gago entra in campo al 60’ sul risultato di 0-0 e dopo appena tre giri d’orologio, ma il ginocchio fa crack. È buio totale. Il dolore è lancinante e lo staff medico della nazionale percepisce subito la portata del trauma. “Non mi interessa, lasciatemi giocare" disse il calciatore ai medici – riportato da fanpage.it – pur consapevole della gravità di quanto gli fosse appena accaduto. Più forte di tutto. Troppa la voglia di tenersi stretti quei colori riconquistati dopo due finali – una di Coppa del Mondo e una di Coppa America – perse nel 2014 e nel 2015. Dopo i primi soccorsi, Gago si rialza e rientra in campo. Lo fa con un crociato e un collaterale rotti. Lo farà soltanto per tre minuti prima di alzare bandiera bianca. I recuperi si fanno più lunghi e tornare a regime diventa sempre più difficile. Dopo sole 14 apparizioni negli ultimi due anni, nell’estate del 2019 saluta, per sempre, il Boca.
 Ma ci sono storie che sembrano non finire mai, perché c’è qualcuno che lotta disperatamente per cambiarne il corso. Stavolta è un bimbo di 6 anni. Si chiama Mateo. MateoGago. Quando il padre gli comunica che dovrà smettere di giocare, il bimbo scoppia in un pianto inconsolabile. “Papy, yoquiero verte en la cancha, cuandovas a volver? Por favorpapy!” gli chiede incessantemente il piccolo nei mesi successivi. Come si fa a dire di no ad un figlio? Fernando Gago ricomincia piano piano a corricchiare, poi a toccare il pallone e poi ad allenarsi con maggiore continuità. Nel luglio 2019firma un contratto “a rendimento” con il Vélez Sarsfield. Torna in campo, gioca, corre e mette la sua intelligenza tattica a disposizione del team, sapendo che ogni partita potrebbe essere l’ultima, ma sapendo che, quando fai un figlio felice, hai fatto la cosa più bella del mondo. Purtroppo, inevitabilmente, questa è una parentesi destinata a non durare, perché a fine gennaio 2020 per Gago arriva l’ennesimo grave infortunio e il ginocchio cede una volta ancora: è nuovamente il crociato a far calare il sipario sulla sua storia a “soli” 34 anni. Si ritira il 10 novembre 2020.

PALMARÈS


Ha fatto la sua prima presenza da titolare con la nazionale argentina il 7 febbraio 2007 contro la Francia. Èstato vicecampione del mondo nel 2014 con la nazionale argentina. Ha rappresentato l'Argentina alla Coppa del Mondo FIFA 2014 (in Brasile) e alla Coppa América nel 2007 (in Venezuela), 2011 (in Argentina) e 2015 (in Cile).

Carriera da allenatore


Il 16 gennaio 2021, dopo due mesi dal ritiro dal calcio giocato, diventa il nuovo tecnico delClub AtleticoAldosivi in PrimeraDivisiòn, iniziando così la carriera di allenatore. Il 28 settembre seguente, dopo aver collezionato sei sconfitte consecutive, si dimette dall'incarico.Il 21 ottobre 2021 diventa il nuovo allenatore del club a cui è legato da un tragico destino: ilRacing Club de Avellaneda, squadra di calcio fondata nel 1903 con sede nella città di Avellaneda (nella provincia di Buenos Aires, in Argentina), che è storicamente considerata come una delle “cinque sorelle” del calcio argentino (insieme a Boca Juniors, River Plate, San Lorenzo ed Independiente).Il 30 giugno 2022 rinnova con il club fino al 31 dicembre 2023.Il 6 novembre 2022 ottiene il suo primo titolo da allenatore nel Racing, ottenendo il Champions Trophy, battendo il club che più lo identifica come giocatore, ovvero il Boca Juniors.

Sitografia

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