Abebe Bikila
Abebe Bikila (Etiopia, Jato 7 agosto 1932 e morto il 25 agosto 1973) è un atleta specializzato nella maratona.
Biografia
Abebe Bikila nacque il 7 agosto del 1932 in una cittadina chiamata Jato, a circa 130 Km da Addis Abeba. La sua era una famiglia molto povera - suo padre era un pastore - e all’alba dei suoi 17 anni decise di arruolarsi nelle guardie imperiali per sostenere economicamente i suoi genitori.
L’arma etiope era solita tenere in forma i propri soldati facendogli praticare parecchia attività fisica e durante le numerose prove iniziò ad emergere il talento sportivo di Bikila, ma la maledizione si riabbattè su di lui: a meno di un anno dalle Olimpiadi si fratturò il perone. Girò il mondo per curarsi, ma il dolore non scompave mai del tutto. Anche sulla sedia a rotelle Abebe non riesciva a stare lontano dallo sport così iniziò a dedicarsi al tiro con l’arco e addirittura a gare con la slitta.
Proprio per questa sua determinazione Bikila ha raccolto al suo seguito numerosi fan diventando una celebrità in tutto il mondo.
La sua morte, però, arrivò pochi mesi dopo.
Il 25 ottobre 1973, a causa di un'emorragia celebrale dovuta a delle complicazioni in seguito ad un incidente.
Al suo funerale erano presenti 75.000 persone, compresa la famiglia dell’imperatore, che aveva indetto per quel giorno lutto nazionale.
Bikila, il simbolo della maratona
Bikila è stato il più grande maratoneta di tutti i tempi. Il suo primo allenatore fu un ufficiale, Nourou Edjersa. Toccò poi allo svedese Oni Niskanen che lo osservò già in passato in altre gare in cui lo prese sotto la sua ala.
In soli 4 anni Abebe era pronto per le Olimpiadi di Roma del 1960.
Il metodo di allenamento
Nella gara di selezione Bikila vinse facilmente in 2h21′23″! Risultato straordinario perché ottenuto ai 2400 m di altitudine di Addis Abeba.
In allenamento, Niskanen, gli fece correre la distanza di 32 km sia con le scarpe sia a piedi nudi. Bikila impiegò 1h45′. Pochi giorni prima di partire per Roma, riprovò ancora sulla stessa distanza, sempre scalzo: 1h42′36″, una media di 3,10″ al chilometro a 2000 m di altitudine.
La sua prima Olimpiade
Il giorno della gara, il 10 settembre 1960 Bikila sorprese tutti decidendo di correre scalzo.
Nei giorni precedenti la gara, però, le scarpe gli procurarono una vescica sotto un piede. Decise, allora, di correre scalzo per evitare problemi del genere anche in gara.
Niskanen prima della partenza avrebbe detto a Bikila di tenere d’occhio il favorito Rhadi Ben Abdesselam, marocchino, che avrebbe indossato il numero 26. Tuttavia non si sa per quale motivo Rhadi non ritirò il pettorale 26 ma quello 185.
Dopo 20km erano rimasti in due: lui e Rhadi.
Abebe continuava a scrutare l’orizzonte in cerca del famigerato 26. I due sono rimasti attaccati fino all’ultimo chilometro, quando Bikila ha fatto partire una progressione inarrestabile che lo ha portato alla vittoria stabilendo il nuovo record del mondo di 2h15’16″ con un distacco di 26 secondi circa da Rhadi. Medaglia d'oro per bikila!
La seconda Olimpiade
Vent'otto anni sono pochi per un maratoneta e aveva un altro appuntamento a cui non poteva mancare: le Olimpiadi di Tokyo del 1964, quelle che lo consacreranno definitivamente.
Negli anni successivi ha continuato ad allenarsi duramente percorrendo chilometri su chilometri. Trentasei giorni dalla sua seconda fatica olimpica viene operato per un'appendicite. Arriva nella capitale giapponese non al top della forma, ma Bikila non si abbatte.
Sulla linea di partenza sono presenti 68 dei migliori maratoneti del mondo, ma solo due tra questi decidono di prendere l’iniziativa di condurre la gara: l’australiano Ron Clark e l’irlandese Jim Hogan.
Bikila li segue senza indugi, rimanendogli incollato e studiandoli attentamente. Arrivati al 20° chilometro l’etiope decide di cambiare marcia.
Metro dopo metro il distacco dai due aumenta, fino a quando Abebe non si trova in completa solitudine sulle strade di Tokyo. Ad attenderlo al traguardo c’erano 80.000 persone, tutte e 80.000 rimaste senza fiato quando hanno visto quella figura scura entrare in pista dopo sole 2h12’11″ migliorando di oltre 3 minuti il suo precedente record del mondo. Bikila ha superato la linea del traguardo con un volto inespressivo, senza nessun segno di fatica, quasi avesse appena finito di fare colazione. Come se non bastasse ha stupito tutti quando ha iniziato a fare degli esercizi di stretching nel campo. In seguito ha dichiarato “Avrei potuto correre per altri 10km“.
Abebe conquista la sua seconda medaglia d’oro olimpica e diventa il primo atleta ad aver vinto la maratona in due olimpiadi di seguito.
Le seguenti vittorie
Nel 1963 Bikila era arrivato 5° alla maratona di Boston, l’unica persa delle 13 corse in tutta la sua vita, chiusa in 2h24’43″. Ma è tempo di voltare pagina e di porsi un nuovo obiettivo, che prevedibilmente sarà la maratona delle successive Olimpiadi, quelle di Città del Messico 1968.
Abebe era molto fiducioso, Città del Messico si trova più o meno alla stessa altitudine di Addis Abeba e per lui sarebbe stato come correre in casa. Per questo ha iniziato subito ad allenarsi duramente per conquistare la sua terza medaglia Olimpica. Bikila non si lascia cadere nello sconforto a causa di un dolore al perone e si ripresenta ai nastri di partenza di Città del Messico con un unico obiettivo in testa: difendere il titolo.
Il problema compare quasi subito, ma Abebe stringe i denti e continua a correre conducendo la gara. Passo dopo passo però il dolore si fa sentire sempre più, fino al punto di non essere più sopportabile. Al che si rivolge al suo compagno di squadra Mamo Wolde. Così al 17° chilometro Bikila abbandona la gara e Wolde inizia la sua progressione verso la medaglia d’oro. Subito dopo la vittoria comunque ha dichiarato che la vittoria sarebbe andata a Bikila se non si fosse fatto male.
Bikila fu invitato come spettatore alle Olimpiadi del 1972 a Monaco.
A lui sono intitolate strade, stadi e premi in tutto il mondo, simbolo di un campione intramontabile.