Shevchenko Andriy
Erano gli anni 70; periodo che segnerà molto la storia del mondo e dell'umanità. Anni di svolte, di trasgressioni, di grandi cambiamenti e anche di grandi novità; lo sviluppo della tecnologia e delle innovazioni da una parte, con i media che entrano sempre di più a far parte della nostra vita, il sesso e le droghe che prendono il sopravvento nella vita dei giovani, dall'altra; molto ampio anche lo sviluppo della musica che raggiunge forse i livelli di diffusione e di successo più alti fino a quel momento, con nuovi generi e nuove star emergenti. E' esattamente l'anno 1976, l'anno in cui mentre in Cina muore Mao Tse Tung, scatenando una lotta per il potere, in Ucraina nasce Andriy Shevchenko, un grandissimo calciatore, precisamente attaccante, e personaggio sportivo del quale intendo parlare in questo testo.
La carriera
Schevchenko o "Sheva" nasce a Dvirkivščyna il 29 settembre del 1976; un classico predestinato, il padre non voleva affatto per lui una vita da calciatore, sognava di vederlo nell'esercito militare sovietico, finché un giorno, all'età di 10 anni, il calcio incrocia il destino di Sheva; l'osservatore Alexander Shpakov della Dinamo Kiev, importante squadra Ucraina, rimane subito sorpreso dal talento del giovane ragazzino, tanto da decidersi a tentare la missione di convincere il padre a farlo entrare nel mondo del calcio; una fatica tremenda per l'osservatore, dover sconfiggere la fermezza e la decisione del padre del giovane non fu per niente semplice, ma egli comunque vi riuscì nell'impresa, a patto che la retorica militare e la disciplina facciano comunque parte della vita di Sheva. Sta cosi per iniziare la carriera di un grande uomo e giocatore, che farà la storia del calcio e la fortuna di molti club, sia esteri, che italiani, come il Milan. Non bisogna pensare però che la sua carriera sia iniziata così facilmente dopo aver convinto il padre, affatto; l'avventura del giocatore ucraino sarà molto travagliata, un cammino pieno di ostacoli e difficoltà che egli con l'impegno, la passione ed il talento riuscirà a superare. Non è uno dei classici fenomeni, come i grandi nomi considerati sul tetto del calcio mondiale, ma si mette in evidenza fin dalla giovane età perché vede la porta, ciò lascia pensare che sarebbe diventato un grande attaccante. La difficoltà più grande la incontrerà a 16 anni, quando la sua carriera rischia di interrompersi a causa di alcuni test non superati per entrare nell'università nazionale dello sport e di educazione fisica di Kiev, qui il primo bivio: tornare su ciò che il padre avrebbe sempre sognato per lui, cioè la carriera militare, oppure continuare con il calcio; convincerà la famiglia e seguirà la seconda strada, la strada che lo porterà al successo. La svolta arriverà per lui quando sarà convocato in prima squadra, esattamente nel secondo anno, quando a soli 19 anni si classificherà secondo nella classifica marcatori; questo sarà l'anno che lo avvierà verso la consacrazione, ma proprio di qui a poco, un altro ostacolo si pone tra Schevchenko e la via del successo: un infortunio al ginocchio. L'ucraino però non si abbatterà, dribblerà anche questa difficoltà e la sua ascesa sarà soltanto leggermente rallentata. Proprio durante questo periodo, inoltre, conosce un uomo che sarà molto importante nella sua vita, l'allenatore Lobanovskyi. Quest'uomo sarà, a detta dello stesso Schevchenko, fondamentale; rivoluzionerà il suo modo di vedere il calcio, di vedere se stesso e di vedere il collettivo, il concetto di gruppo, trasformandolo in un grande attaccante con una grande fame di gol, e di vittoria. Forte contro le squadre deboli, spietato ed esaltato contro le squadre più grandi, si affermerà sempre di più sia in campionato che in Europa; sarà proprio sul palcoscenico europeo però che mostrerà il meglio di sé, sarà il momento in cui uscirà allo scoperto e si renderà conto di non poter più nascondersi, sarà il momento in cui inizierà a capire di essere diventato grande, e soprattutto sarà il momento di una grande svolta della sua vita, il passaggio nel Milan. Una svolta per lui, e nel piccolo anche una svolta per me, essendo un piccolo tifoso rossonero. Quando Schevchenko arriva al Milan, avevo appena 3 anni; era probabilmente il periodo in cui ero sotto l'effetto della “magia del pallone”, il momento stupendo in cui ogni bambino vedendo quell'attrezzo fantastico rotolare, vi inizia a rimanere stupefatto, arrivando spesso quasi a rotolargli dietro; era il momento in cui quella palla magica iniziava a “impossessarsi” di me, ed insieme ad essa, iniziavo a innamorarmi sempre di più di questa squadra, il Milan. Non ricordo esattamente il motivo di questa passione improvvisa, ricordo solamente che col passare degli anni rimanevo sempre più incantato da questo signore del quale sto parlando, ed è per questo che ne parlo con grande piacere; un giocatore in grado di farmi sognare ad occhi aperti, in grado di emozionarmi, ed in grado di trasmettermi una voglia assurda di praticare quello sport; sono stati anni che non dimenticherò mai, sognavo nel vederlo giocare, ed appena tornavo con i piedi per terra mi buttavo nel giardino di casa a calciare quel pallone contro il cancello, contro il muro, contro i fiori sacri di mia madre, praticamente ovunque; questo è tutto ciò che ho sempre definito la “magia del pallone”. Comunque sia, al di fuori della passione e dell'amore che ho nutrito sin da sempre per lui, ne parlo perché credo che sia un uomo da poter ricordare come un grande calciatore, ed anche una grande persona. Anche la sua avventura in maglia rosso-nera sarà un successo, sia a livello collettivo, con la vittoria di numerosi titoli, che a livello personale, raggiungendo addirittura la vittoria del pallone d'oro, il premio che tormenta i sogni di ogni grande calciatore del pianeta. Si ambienterà subito alla grande, con il gol all'esordio con la nuova maglia e subito la conquista del titolo di capocannoniere alla prima stagione nel campionato italiano. Nonostante i suoi gol, la squadra non conquista alcun titolo, sarà cosi per le sue prime tre stagioni, quando Sheva segnerà complessivamente 80 gol, ma non sarà assistito da una grande squadra e ciò non portava trofei in casa rossonera. Nella quarta stagione il Milan sarà ormai particolarmente rinforzato, ma proprio in questo momento Schevchenko sembra essere in un momento di calo; questa per il Milan sarà una stagione deludente in campionato, ma il cammino della squadra sembra andare avanti in champions; la squadra giunge fino alla finale, partita che Sheva non sbaglierà. Proprio da qui inizierà la sua risalita, perché è proprio in questo momento che si vede la forza di un uomo, la sua capacità di non mollare, di non abbattersi di fronte alle difficoltà, di rialzarsi dopo le cadute. Mette a segno il gol decisivo della finale, l'ultimo rigore, quello che sancirà la fine della partita, e porterà il Milan sul tetto d'Europa. Da questo momento, l'ucraino diventerà inarrestabile, sarà la sua consacrazione definitiva, e la dimostrazione di tutto il suo talento ed il suo valore. Nella stagione successiva segnerà a ripetizione, trascinerà la squadra alla vittoria dello scudetto e nel mese di dicembre riceve il premio più ambito di ogni calciatore: il pallone d'oro. In questo momento è all'apice della sua carriera, tutto quanto sembra perfetto, e nonostante il momento di grande successo e celebrità non scorderà le persone che lo hanno aiutato nel raggiungimento di questi traguardi, come l'allenatore Lobanovskyi.
Il declino della carriera
Proprio nel momento di maggior splendore però, per Schevchenko inizia un nuovo declino, la sua sarà una storia che non avrà mai un lieto fine, una stella incredibilmente luminosa ma che ben presto smetterà di splendere. L'evento simbolo della sua discesa è la sua seconda finale di Champions League, ad Istanbul, partita che il Milan vinceva per 3-0, finché non sarà rimontata per 3-3 nel giro di 7 minuti, per poi perdere ai calci di rigore. Ironia della sorte, anche stavolta l'ultimo rigore toccherà a Sheva, ma proprio in quel rigore si intravede la fine di una fantastica storia: un rigore debole, senza convinzione, senza potenza, senza voglia, un pallone che termina nelle mani del portiere, ed insieme ad esso terminerà l'avventura di Schevchenko in maglia rossonera. Di qui un calo sempre più netto; approderà a Londra, con la maglia del Chelsea, in un campionato inglese che non conoscerà mai il vero Schevchenko, quello che ha fatto sognare milioni di persone, milioni di tifosi, milioni di bambini; quello Schevchenko che ha fatto sognare anche me, che non intendo approfondire la sua storia entrando nei particolari della sua fase calante. Non nascondo che per me è stato “un eroe”, e intendo ricordarlo cosi, un campione, un campione che ha superato grandi difficoltà, che ha saputo reagire di fronte agli ostacoli, che ha fatto emozionare con le sue giocate e con la sua umiltà un'intera squadra, un'intera tifoseria, un'intera città. Non tutte le storie hanno un lieto fine, eppure alcune sono comunque in grado di emozionare e di lasciare un segno dentro le persone, la storia di Andriy Schevchenko ne è un esempio.
Soprannome
"Sheva"