Stevenson Teofilo
Teófilo Stevenson nasce a Puerto Padre (Cuba), il 29 marzo 1952, e muore nella sua stessa terra, precisamente a L'Avana, l' 11 giugno 2012 a causa di un infarto.
La carriera
Stevenson Teofilo cresce nella provincia di Las Tunas, un posto molto accogliente d'estate grazie alle sue splendide spiagge e al suo clima caldo, ed è proprio per queste strade che Teófilo impara i tanti trucchi da sfruttare in quello che vorrebbe essere un giorno il suo mestiere: il pugile.
Quando aveva 17 anni, dopo aver perso il campionato cubano, la giovane promessa fu scoperta e allenata da Andrei Tchervonenko con la collaborazione del tedesco Kurt Rosentritt, sviluppando il potenziale dell' adolescente che vinse due anni più tardi la medaglia più prestigiosa dei giochi Panamericani (1971).
Un atleta completo, gambe lunghe ed agili che gli permettono movenze fulminee, ganci e montanti scaltri e potenti, duro con quella faccia da cattivo ragazzo, sinuoso come una pantera nonostante sia un peso massimo. Teófilo aveva tutte le carte in regola per poter fare la storia del pugilato, ed era in buona forma per affrontare il primo appuntamento olimpico a Monaco di Baviera nel 1972. La strada per la medaglia d'oro inizia a delinearsi nei quarti di finale, dove sconfisse la grande speranza bianca del pugilato americano Duane Bobick, atleta favorito per la vittoria di quella olimpiade. Con grande facilità Stevenson arrivò in finale, dove vinse il suo primo oro olimpico senza neanche salire sul ring a causa del ritiro, dovuto ad un infortunio, dello sfidante rumeno Ian Alexe.
Diventa subito un idolo per la sua nazione, e la boxe a livello professionistico inizia a sfiorare i pensieri di Teófilo, ma a quel tempo Cuba non riconosceva il professionismo e l'arricchirsi con lo sport.
Conquista il mondiale del 1974 a L'Avana e nuovamente il titolo panamericano nel 1975 prima di conquistare la sua seconda medaglia olimpica ai giochi di Montreal nel 1976. A Cuba era venerato come i più grandi, così tanto che al suo ritorno dal Canada venne festeggiato come un eroe, e l'ingresso tra i professionisti sembrava ormai prossimo. Arrivarono grandi offerte di sponsor in quantità tali che gli americani proposero 5 milioni di dollari per organizzare l'incontro con il grande Muhammad Ali, offrendo a Teófilo Stevenson non solo il passaggio tra i professionisti e il denaro, ma l'occasione di giocarsi il titolo dei pesi massimi nel primo incontro da professionista direttamente dopo un olimpiade, episodio accaduto solamente all'americano Pete Rademacher. Anche di fronte a questa offerta il pugile rimane tra i dilettanti, facendo sapere a tutti che questa volta era stata una sua decisione, senza esser stato condizionato da pressioni politiche o strumentalizzazioni.
Stevenson riguardo a questa proposta disse una frase destinata ad essere ricordata ed ammirata:
“Cosa sono cinque milioni di dollari in confronto all'amore di otto milioni di cubani?” l'orgoglio che vince sul denaro!
Da quella decisione tifosi e giornalisti iniziarono a porsi domande su cosa avrebbe potuto fare Teófilo Stevenson in un palcoscenico così entusiasmante, che vedeva grandi pugili del calibro di Muhammad Ali, Larry Holmes, Ken Norton, Joe Frazier e George Foreman, ma siamo certi che in mezzo a tutti questi campioni Teófilo avrebbe portato scompiglio e detto la sua.
Nel quadriennio successivo riuscì di nuovo nell'impresa della tripletta, aggiudicandosi le vittorie al mondiale del 1978 a Belgrado, ai panamericani del 1979 e alle olimpiadi di Mosca del 1980, una medaglia d'oro che lo consacra come il miglior pugile della boxe dilettantistica di tutti i tempi, solamente lui dopo Làszló Papp in quel momento aveva vinto l'oro olimpico in tre edizioni diverse. Nel 2000 a Sydney riuscì nell'impresa anche un altro cubano, Fèlix Savón.
Nei mondiali dilettanti del 1982 Stevenson dovette arrendersi dopo 11 anni di vittorie consecutive, battuto da un grandissimo pugile italiano, Francesco Damiani, medaglia d'argento in quell'edizione di Monaco di Baviera. La tripletta mondiale non tardò ad arrivare, infatti ai mondiali di Reno del 1986 Teófilo Stevenson è ancora sul gradino più alto del podio, dove si impone nella categoria superiore, quella dei supermassimi (oltre i 91 Kg), colui che aveva detto no al professionismo si dimostrò il più grande tra i dilettanti, un fenomeno, una bandiera, l'uomo del riscatto di Cuba nei confronti del mondo.
Chiusa la parentesi mondiali, dopo la sconfitta del 1982 Stevenson dovette rinunciare, suo malgrado, al sogno della quarta medaglia olimpica. In quell'edizione svolta nel 1984 a Los Angeles L'Unione Sovietica decide di non partecipare per rappresaglia contro il boicottaggio statunitense di quattro anni prima, e Cuba si accoda alla decisione di Mosca come gli altri paesi socialisti.
Così nel 1986 Teófilo Stevenson interruppe la sua strabiliante carriera dichiarando il suo ritiro, con un palmarès di tutto rispetto degno dei più grandi campioni, con 321 incontri totali disputati dei quali 301 vinti per KO e 20 persi, suscitando una domanda più che legittima tra gli appassionati del pugilato che vedevano in quell'epoca d'oro dei pesi massimi molta competizione. Teófilo Stevenson avrebbe mai potuto essere uno dei migliori boxeur di sempre?
La miglior risposta la si avrebbe potuta trovare in quell'incontro storico mai accaduto con il più grande, Cassius Clay. Quello che è indiscutibile è che i due atleti sono stati sempre coerenti con se stessi. Muhammad Ali, che aveva sfidato e battuto il sistema rifiutando di andare a combattere in Vietnam, riassumendo il suo sport in questa storica frase: “La boxe è tanti uomini bianchi che guardano due uomini neri che se le danno di santa ragione”. Teófilo Stevenson restando tra i dilettanti rinunciò insieme a quell'incontro a tutto quel denaro che avrebbe potuto guadagnare, togliendo allo stesso sistema la possibilità di esaltare quello che ci può essere di marcio nella boxe, dove il business conta, e molto, tra i professionisti.
Due uomini ricchi di valori, rappresentanti ognuno dei modi di vita e di sistemi differenti, ma entrambi molto forti e coerenti, stavolta non sul ring, ma nelle loro scelte di vita.
Dopo il ritiro
Il gigante cubano venne nominato allenatore del programma di pugilato dilettantistico del proprio paese, e nel 1999 prima di imbarcarsi su un volo charter della United Airlains all'aeroporto internazionale di Miami, che doveva riportare la squadra nazionale cubana di pugilato a casa, si cacciò nei guai, in quanto malmenò un impiegato quarantunenne della compagnia rompendogli i denti. Nonostante venne denunciato e arrestato, fu rilasciato e rispedito in patria dopo poche ore.
Ci fu un'altra frase che disse Stevenson prima della sua morte, preso dalla malinconia del suo passato che in prima persona riteneva soddisfacente, infatti quando alcuni giornalisti gli chiesero “Teófilo, chi ti manca?” il campione stupì di nuovo tutti... “Mi manco io”, rispose.