U.S. Open (Flushing Meadows)

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U.S. Open (Flushing Meadows)


Il torneo di tennis degli US Open è il quarto e ultimo dei tornei del Grande Slam. Si tiene tra agosto e settembre; il torneo principale è composto da cinque categorie: singolare maschile e femminile, doppio maschile, femminile e misto. In aggiunta a questi si hanno tornei per juniores e seniores. Dal 1978 il torneo si tiene sui campi in cemento di Flushing Meadows a New York. Lo US Open è cresciuto da evento esclusivo di intrattenimento per l'alta società fino a diventare un campionato che mette in palio 16 milioni di dollari in premi per oltre 600 tennisti professionisti (maschi e femmine). Verso fine agosto e agli inizi di settembre ha luogo l’ultimo grande Slam della stagione: lo US Open, una vera e propria festa del tennis. Questo grande evento ha luogo a Flushing Meadows, una zona di New York dove si estende un grande parco che ha cambiato il nome della zona in Flushing Meadows Park o Flushing Meadows – Corona Park. A tutt’oggi lo Us Open è universalmente conosciuto come uno dei più prestigiosi tornei del mondo, famoso soprattutto per la superficie in cui i tennisti giocano, ossia il cemento. Qui, la palla corre a una velocità folle e se non si hanno riflessi pronti e un’eccellente reattività, risulta davvero difficile giocare. Eppure non tutti sanno che per gran parte della sua storia lo US Open non si è giocato sul cemento, bensì sull’erba, quell’erba che sa tanto di verdi campi inglesi e di Wimbledon. Solo dal 1978 negli Stati Uniti si è cominciato a giocare sul cemento e, se pensiamo che la prima edizione è datata addirittura1881, allora capiamo bene che per gran parte della sua storia l’erba ha vissuto da protagonista in terra d’America. La struttura degli Us Open è a dir poco imponente, com’è tipico dello stile americano. Lo stadio principale oggi è l’Artur Ashe Stadium, una vera e propria meraviglia dell’architettura moderna, capace addirittura di contenere ben 22.547 posti, un record assoluto nel mondo del tennis. Il secondo campo per importanza, invece, è il Louis Armstrong Stadium, dalla capienza ragguardevole (10.103 posti) ma pur sempre di molto inferiore rispetto al campo principale. Curiosamente, la struttura è intitolata alla memoria del famoso musicista per un fatto singolare che non ha nulla a che vedere col tennis: semplicemente, il jazzista abitava nel quartiere dove oggi sorge lo stadio. In campo femminile, invece, il primo torneo si svolse nel 1887 e a vincere fu Ellen Hansell. In questi anni travagliati e di rinnovamento fecero la comparsa anche donne vicine alla politica come Ellen Roosvelt, la cugina di Franklin Delano, il coraggioso presidente che con il “New Deal” riuscì a tirar fuori gli Stati Uniti da una violenta recessione economica. Come dominatrice assoluta, il torneo statunitense ha comunque un nome solo, quello di Anna Margareth “Molla” Bjurstedt Mallory che si aggiudicò ben otto edizioni.

La storia degli U.S. Open (Flushing Meadows)


Lo U.S. National Championships è stato creato poco dopo la redazione delle regole del gioco del tennis datata febbraio 1874 e pubblicate dal maggiore britannico Walter Wingfield Clopton nel libro A portable Court of Playing Tennis che brevettò il nuovo sport del tennis. Ci volle poco tempo perché il nuovo sport fosse esportato verso il Nord America. Nell'anno 1874 furono registrate le prime partite di tennis sul suolo degli Stati Uniti.
Nel 1881 viene creata la United States National Lawn Tennis Association che diverrà la USTA, la federazione del tennis USA. Questa associazione organizzò subito il primo campionato nazionale degli Stati Uniti a Newport nel Rhode Island il 31 agosto 1881: fu uno studente di Harvard di 19 anni di nome Richard Sears, soprannominato Dick Sears, a vincere. Il torneo di doppio fu vinto da Clarence Clark e Fred Taylor. Richard Sears stabilì rapidamente un dominio totale del torneo vincendo sette volte di fila fino al 1887 e sei volte in doppio tra il 1882 e il 1887.
Questa performance è stata facilitata dalla presenza del challenge round, introdotto nel 1884: il campione uscente veniva opposto in finale al vincitore del torneo preliminare senza giocare nessuna partita. Nel 1888 Richard Sears decise di non difendere il suo titolo e gli successe Henry Slocum che dopo avere vinto la finale del torneo preliminare contro Howard Taylor si aggiudicò il trofeo d'ufficio. Egli conservò il suo titolo l'anno successivo prima di essere sconfitto dal giovane Oliver Campbell, a 19 anni e sei mesi, rimanendo per un secolo il più giovane vincitore del torneo, prima di essere detronizzato da Sampras nel 1990. Egli conservò il suo titolo per due anni prima di ritirarsi senza difendere il trofeo nel 1893, consentendo a Robert Wrenn di vincere. Come il suo predecessore mantenne il suo titolo per due anni, ma fu sconfitto nel 1895 da Fred Hovey. L'anno seguente si prese la sua rivincita in finale (7-5, 3-6, 6-0 1-6, 6-1). Si impose una quinta volta nel 1897 sconfiggendo l'inglese Wilberforce Eaves, il primo non americano a raggiungere la finale del torneo.
A causa del servizio militare fu costretto a rinunciare al suo trofeo l'anno successivo. Malcolm Whitman colse l'occasione per dominare per tre anni gli U.S. National Championships prima di riprendere gli studi e rinunciare al tennis. La sua ultima vittima in finale fu William Larned, che gli successe nel 1901 e nel 1902. In questa edizione sconfisse il britannico Frank Reginald Doherty, quattro volte vincitore di Wimbledon. Sconfitto nel 1903 dal fratello di Hugh Lawrence Doherty, Reginald, divenne il primo non americano a vincere Doherty ha battuto nel challenge round il detentore del titolo William Larned 6–0, 6–3, 10–8. Inoltre, vinse il doppio con il fratello nel 1902 e nel 1903, tuttavia, egli non difese il titolo nel 1904. Holcombe Ward fu sconfitto l'anno seguente da Beals Wright, a sua volta battuto nel 1906 da William Clothier, che fu uno dei tanti giocatori a non difendere il suo titolo. Questo permise a William Larned di ripristinare la sua egemonia sul torneo per cinque anni, durante i quali vinse contro Clothier nel 1909 e Tom Bundy nel 1910 dopo aver combattuto per cinque set. Quando vinse il torneo per l'ultima volta aveva 38 anni: record fino ad oggi imbattuto. Durante il dominio di Larned, gli U.S. National Championships ebbero un successo crescente di anno in anno. Nel 1908, il tabellone oppose 128 giocatori e 202 giocatori nel 1911, un record.
Il 1911 è stato l'ultimo anno in cui si è deciso di adottare il challenge round. Maurice McLoughlin vinse il primo torneo con la nuova formula, sconfiggendo Wallace F. Johnson, diventando il primo vincitore degli U.S. National Championships a recuperare un deficit di due set a zero in finale (3-6, 2-6, 6-2, 6-4, 6-2). Conservato il suo titolo nell'edizione 1913 fu sconfitto da Richard Williams nel 1914. Nonostante lo scoppio della prima guerra mondiale gli U.S. National Championships non vennero interrotti, anche dopo l'entrata in guerra degli Stati Uniti nel 1917. Nel 1915, a causa della crescente importanza del torneo, viene abbandonata la sede di Newport per andare nel West Side Tennis Club di Forest Hills a New York.
Il 1974 per gli US Open fu un anno fondamentale: alla ribalta salì per la prima volta un giovane tennista dalla fame sconfinata di vittorie e contemporaneamente fu l’ultima edizione in cui i tennisti giocarono sull’erba.
A partire dall’anno seguente, infatti, e per un periodo brevissimo, gli Us Open si giocarono su terra battuta; una terra però completamente differente da quella europea. Gli americani chiamarono questa particolare superficie col nome di Har – Tru, caratterizzata da una notevole velocità di rimbalzo che la faceva assomigliare molto di più al cemento che alla terra rossa.
Da quell’anno fino alla fine del decennio degli Ottanta, il torneo statunitense sarà caratterizzato da epiche battaglie fra maestri della racchetta: Jimmy Connors, Björn Borg, John McEnroe e Ivan Lendl.
Di questi quattro, quello più appassionato, agguerrito e pieno d’affetto per il pubblico fu sicuramente Connors, anche perché di nazionalità statunitense. Epiche le sue battaglie soprattutto con Björn Borg, suo omologo in quanto a timing sulla palla e a tipologia di gioco: entrambi stazionavano a fondocampo e facevano della regolarità il loro punto di forza.
Spesso a Connors capitava di perdere su altri campi, come ad esempio a Wimbledon, e di rifarsi poi allo Us Open, sostenuto dal pubblico amico di casa. I risultati furono eccezionali. Jimmy Connors vinse questo torneo per ben cinque volte: 1974, 1976, 1978, 1982 e 1983. Incredibile a dirsi ma nel torneo americano Björn Borg uscì nettamente perdente e non riuscì mai a vincerlo, nonostante le numerose finali. Lui, dominatore del Roland Garros e di Wimbledon, fu sconfitto due volte da Jimmy Connors, suo eterno rivale, cosa che incise moltissimo sulla sua psiche non proprio d’acciaio.
Il fatto che a Connors poi succedette un altro incredibile campione come John McEnroe, che lo sconfisse più e più volte, diede a Borg il colpo finale. Compreso ormai il fatto che non avrebbe potuto più dominare la scena come prima si ritirò a soli venticinque anni, nel pieno del vigore e dell’attività agonistica.
Per un campione che si allontanava sul viale del tramonto dunque, un altro nasceva. McEnroe, col suo gioco di volo rapidissimo e spettacolare s’impose in ben quattro edizioni: 1979, 1980, 1981 e 1984.
Finita l’era dei vari Connors, Lendl e McEnroe, nuove leve si stagliano all’orizzonte più agguerrite che mai. Sono giocatori talentuosi e affamati di vittorie che da lì a qualche anno domineranno il tennis mondiale, lasciando solo le briciole a tutti gli altri. I nomi che spiccano su tutti in campo maschile sono, fortuna loro, entrambi statunitensi: Andre Agassi e Pete Sampras, due talenti estremamente diversi fra loro. Pazzo e irrequieto il primo (almeno all’inizio, prima della totale redenzione) e timido e introverso, quasi ostile, il secondo. Anche sul campo, comunque, i due sono diversi. Agassi è cresciuto alla famigerata scuola di Nick Bollettieri, un duro che ha avuto il merito di sfornare una miriade di talenti e qualche fenomeno assoluto grazie alla cultura del lavoro e alla completa dedizione a esso, e pratica un tennis da fondocampo, aggressivo e tutto giocato sull’anticipo. L’altro, Sampras, è il perfetto erede di giocatori come Edberg o Becker, servizio e volee.
Agassi è riuscito a trionfare due volte nel cemento americano, in due fasi estremamente diverse della carriera. L’altro statunitense, Pete Sampras, ha invece vinto più e più volte questo Slam: nel 1990, 1993, 1995, 1996 e 2002. Anche in campo femminile, comunque, la storia fu più o meno la stessa. Anzi, forse anche peggio, dato che la figura dominante di quegli anni fu prevalentemente una, ossia quella di Steffi Graf, la tedesca dalla mente d’acciaio. Dotata di un dritto potentissimo e di un velenoso rovescio slice, riuscì ad aggiudicarsi ben cinque edizioni dello Us Open: nel 1988, 1989, 1993, 1995 e 1996.
Con il nuovo millennio si affacciò nel mondo del tennis un giovane svizzero dalle grandissime potenzialità: Roger Federer. Quando Pete Sampras vinse il suo ultimo US Open, nel 2002, fu chiaro che un’era stava per finire e una nuova età era agli inizi. Nel periodo d’ interregno fra questi due grandi campi L’aspetto straordinario di Federer allo Us Open è stata la sua incredibile varietà di colpi sciorinati in questo torneo, in cui di solito si preferisce dare solidità e potenza.
Lo svizzero, invece, riuscì a dominare alternando gioco da fondo, a rete, smorzate, slice e pallonetti. Anche nel 2009 Federer arrivò in finale ma fu fermato dall’argentino Juan Martín del Potro, tennista su cui ben pochi avrebbero scommesso. Il sudamericano vinse invece l’edizione del 2009 interrompendo il dominio dell’elvetico e sembrò proprio che una nuova era potesse cominciare. Sfortunatamente per del Potro, vari infortuni al polso e alle ginocchia ne limitarono l’inarrestabile ascesa.
Si può dire, comunque, che l’argentino interruppe per sempre una striscia positiva dal momento che oltre a lui, negli anni, vinsero lo Slam americano anche Novak Djokovic, Rafael Nadal e Andy Murray. L’ultimo, in particolar modo, interruppe una maledizione per i giocatori britannici che li vedeva perdenti negli Slam.oni, fece in tempo a inserirsi un altro giovane americano dal servizio fulminante e dall’inseparabile cappello, ossia Andy Roddick. Per quanto riguarda le donne,le onnipresenti sorelle Williams, fameliche di vittorie come sempre. Dotate di un gioco aggressivo e di un atteggiamento in campo non impeccabile (Serena soprattutto) ma, numeri alla mano, vincente. Venus, la maggiore, vinse nel 2000 e nel 2001, mentre Serena nel 1999, 2002, 2008, 2012, 2013 e 2014. Fu davvero difficile quindi per le altre giocatrici inserirsi all’interno di queste quattro campionesse.

I campi


La superficie degli US Open è il DecoTurf, una superficie veloce che ha un po' meno attrito e produce un rimbalzo più basso rispetto ad altri campi in cemento (in particolare il Rebound Ace, superficie utilizzata in passato agli Australian Open). Per questo motivo molti giocatori di Serve & Volley hanno trovato successo agli US Open. Il campo principale è l'Arthur Ashe Stadium, stadio da 24.000 posti, inaugurato nel 1997. Prende il nome da Arthur Ashe, il tennista afro-americano che ha vinto la finale inaugurale degli US Open nel 1968. Il secondo campo è il Louis Armstrong Stadium, inaugurato nel 1978, completamente rinnovato rispetto all'originale Singer Bowl. È stato lo stadio principale dal 1978 al 1996, e la sua capacità di picco si avvicinava ai 18.000 posti a sedere, ma è stata ridotta a 10.000 dopo l'apertura dell'Arthur Ashe Stadium. Il terzo stadio più grande è il Grandstand Stadium, che è attaccato al Louis Armstrong Stadium. I campi 4, 7, e 11 hanno ciascuno una capienza di oltre 1.000. Tutti i campi utilizzati dalla US Open hanno una copertura televisiva. Nel 2005 tutti i campi da tennis degli US Open (e US Open Series) sono stati colorati di blu per rendere più facile vedere la palla in televisione, gli altri campi sono rimasti verdi. La USTA National Tennis Center è stata ribattezzata in onore della quattro volte campionessa del torneo pioniera del tennis Billie Jean King durante lo US Open 2006.

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Fonti


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