Differenze tra le versioni di "Delfino Giuseppe"
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Pose fine alle sue stagioni agonistiche all’età di quarantadue anni vincendo l'argento a squadre alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964, dove ebbe l'onore di ricoprire il ruolo di portabandiera azzurro nella cerimonia d' apertura. A questi non pochi successi vanno aggiunti inoltre cinque titoli mondiali nella spada a squadre, un argento e un bronzo mondiali individuali. Vinse infine anche quattro titoli individuali ai Campionati Italiani, oltre ad innumerevoli tornei tra cui la Coppa Martini. <BR \> | Pose fine alle sue stagioni agonistiche all’età di quarantadue anni vincendo l'argento a squadre alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964, dove ebbe l'onore di ricoprire il ruolo di portabandiera azzurro nella cerimonia d' apertura. A questi non pochi successi vanno aggiunti inoltre cinque titoli mondiali nella spada a squadre, un argento e un bronzo mondiali individuali. Vinse infine anche quattro titoli individuali ai Campionati Italiani, oltre ad innumerevoli tornei tra cui la Coppa Martini. <BR \> | ||
Terminata la sua carriera da atleta, Delfino intraprese quella dirigenziale nel mondo della scherma, dapprima come presidente del Club Scherma Torino e più tardi del Circolo Scherma Ivrea, conservandone la presidenza sino alla morte, sopraggiunta a causa di un arresto cardiaco il 10 agosto 1999 all’età di 78 anni. In suo onore oggi il Circolo Scherma Ivrea porta il nome "Giuseppe Delfino" nella ragione sociale. | Terminata la sua carriera da atleta, Delfino intraprese quella dirigenziale nel mondo della scherma, dapprima come presidente del Club Scherma Torino e più tardi del Circolo Scherma Ivrea, conservandone la presidenza sino alla morte, sopraggiunta a causa di un arresto cardiaco il 10 agosto 1999 all’età di 78 anni. In suo onore oggi il Circolo Scherma Ivrea porta il nome "Giuseppe Delfino" nella ragione sociale. | ||
===Vedere anche=== | |||
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Versione delle 21:31, 2 apr 2017
Il 22 novembre del 1921 nacque a Torino Giuseppe Delfino, schermidore italiano, specializzato nella spada.
Carriera
Delfino si accostò alla scherma sul finire degli anni trenta, presso la palestra dello stabilimento FIAT di Torino in cui era impiegato. A causa della seconda guerra mondiale, però, fu costretto a sospendere l'attività sportiva per 5 anni per partire in prima linea nella Xª Flottiglia MAS (unità speciale della Regia Marina Militare italiana). Col finire della guerra riprese gli allenamenti e nel 1950, in occasione dei campionati del mondo di Montecarlo, entrò a far parte della Nazionale Italiana di scherma. Nonostante la pausa forzata dovuta al periodo di belligeranza, Giuseppe Delfino partecipò a ben quattro edizioni dei Giochi olimpici, riuscendo complessivamente a vincere quattro medaglie, di cui tre nella spada a squadre maschile (Helsinki '52, Melbourne '56 e Roma '60) e uno nella spada individuale a Roma nel 1960.
I giochi della XVII Olimpiade (Roma ’60) furono per la prima volta trasmessi in televisione, per tale ragione fu emblematicamente definita “l’olimpiade dal volto umano”. In quell’occasione molti potettero così assistere all’incontro finale tra Giuseppe Delfino ed il suo sfidante, lo scozzese miliardario, Allan Jay. Delfino aveva risolto quasi tutti i suoi precedenti incontri con una stoccata dopo aver fatto scorrere i minuti regolamentari nell’attesa che l’avversario si esponesse alla sua infallibile botta di risposta. Per di più i suoi incontri rievocavano antichi duelli il cui esito si espletava in un colpo solo, ma nello spareggio finale Delfino assalì Jay per tutta la pedana, e fu a tal punto che i sei minuti regolamentari gli furono sufficienti per batterlo. Delfino vinse all’età di trentanove anni arricchendo la sua lunga e onorata carriera sportiva con quest’ennesima grande vittoria, in una disciplina laddove valeva anche l’estro, persino l’improvvisazione e dove, però contava ancor di più il grande senso di sportività.
Il nostro apparteneva alla grande scuola piemontese, quella idealizzata nel nome di Bertinetti a Vercelli. Fu uno dei grandi atleti più medagliati dell’epoca scorsa, grande e grosso, in pedana lui rappresentava la continuità fatta persona, dal chiaro viso da artista possente e sereno, era l’atletismo scientifico pur tuttavia brillante con una grande volontà e un’immensa nobiltà d’animo. Delfino lavorava in fabbrica, prima alla FIAT e poi come funzionario in una ditta di pneumatici (la MICHELIN), e per partecipare ai vari tornei internazionali utilizzava i giorni di ferie concessi dall'azienda. Addirittura alle Olimpiadi di Roma fu costretto a rinunciare ai festeggiamenti della tanto meritata medaglia d'oro, poiché l'azienda non gli concedette un ulteriore giorno di riposo.
Pose fine alle sue stagioni agonistiche all’età di quarantadue anni vincendo l'argento a squadre alle Olimpiadi di Tokyo nel 1964, dove ebbe l'onore di ricoprire il ruolo di portabandiera azzurro nella cerimonia d' apertura. A questi non pochi successi vanno aggiunti inoltre cinque titoli mondiali nella spada a squadre, un argento e un bronzo mondiali individuali. Vinse infine anche quattro titoli individuali ai Campionati Italiani, oltre ad innumerevoli tornei tra cui la Coppa Martini.
Terminata la sua carriera da atleta, Delfino intraprese quella dirigenziale nel mondo della scherma, dapprima come presidente del Club Scherma Torino e più tardi del Circolo Scherma Ivrea, conservandone la presidenza sino alla morte, sopraggiunta a causa di un arresto cardiaco il 10 agosto 1999 all’età di 78 anni. In suo onore oggi il Circolo Scherma Ivrea porta il nome "Giuseppe Delfino" nella ragione sociale.
Vedere anche
- Regolamento : Scherma
- Scherma - Origini
Bibliografia e sitografia
• Enciclopedia Treccani.
• Gi. It. – Giornale d’Italia, Roma.
• Gds – Gazzetta dello Sport.
• www.corriere.it {Corriere della sera.it}
• www.coni.it {Sito Ufficiale del Comitato Olimpico Nazionale Italiano}
• www.wikipedia.org