Bergamini Giancarlo
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Giancarlo Bergamini nacque a Milano il 2 agosto 1926. Iniziò la pratica della scherma mentre frequentava la scuola elementare. A tenere il corso era Dario Mangiarotti, fratello di Edoardo. Il corso durò esattamente un anno. L’anno seguente riprese le lezioni, rivolgendosi al Gruppo Rionale Fascista Emilio Tonoli. Ai tempi del Ventennio, ciascun Gruppo affiancava l’attività sportiva a quella politica e culturale e fra gli sport, c’era la scherma. E da lì iniziò la sua carriera grazie anche al padre che lo spronava a seguire le lezioni e a quei tempi non poteva fare altro che obbedire. E’ morto a Lanzo D’Intelvi recentemente, esattamente il 4 febbraio 2020. Ad annunciare la sua morte è stato il figlio Mario che a Lanzo ha ricoperto in passato la carica di assessore comunale. Per sua espressa volontà la scomparsa è stata comunicata ad esequie avvenute. E’ stato uno schermidore italiano, insignito anche del soprannome “re del fioretto”.
CARRIERA
Dopo la prima gara e l’esordio vittorioso nella competizione provinciale Balilla Escursionista dell’8 marzo 1938, la sua carriera sportiva è stata costellata da numerosi e grandi successi. Già nel 1948 avrebbe potuto gareggiare alle Olimpiadi ma rinunciò perchè il suo Maestro nuovo, con cui aveva cominciato a lavorare nel 1947, si ammalò e non ebbe il coraggio di tornare da quello vecchio. Nel suo palmares si annoverano: un argento nel fioretto a squadre ad Helsinki 1952; quattro anni dopo, a Melbourne 1956, l’argento individuale e l’oro a squadre con Edoardo Mangiarotti, Manlio Di Rosa, Luigi Carpaneda, Antonio Spallino e Vittorio Lucarelli. Inoltre a Filadelfia nel 1958 vinse il titolo iridato, ma il suo palmares vanta anche il titolo mondiale a squadre conquistato per due anni di fila nel 1954 e nel 1955.
ONORIFICENZA SPORTIVA
Nel 2015 è stato premiato con il Collare d’Oro al merito sportivo. Questo Collare rappresenta la massima onorificenza sportiva che viene conferita dal Comitato Olimpico Italiano. Il suddetto premio è stato ampiamente meritato da Bergamini, soprannominato il “re del fioretto”. Inoltre faceva parte anche di una squadra che ha lasciato il segno nel mondo della scherma.
L’ESPERIENZA DELLE OLIMPIADI RACCONTATA DA BERGAMINI
A Pianeta Scherma nel 2015 Bergamini al giornalista che lo intervistò dichiarò che ad Helsinki lui e la sua squadra conquistarono l’argento nella prova a squadre, mentre a Melbourne vinsero la gara a squadre e fece anche l’argento nella gara individuale, con l’oro che andò a D’Oriola. Sconfisse D’Oriola in finale, ma avendo perso due assalti alla stoccata decisiva nel corso del girone all’italiana (ai tempi era questa la formula di gara) contro altri schermidori, alla fine Bergamini si ritrovò con due sconfitte sul groppone mentre D’Oriona una sola, quella contro Bergamini. Così l’oro se lo prese D’Oriona. Fra tutti, però, affermò Bergamini di essere quello che ha battuto più volte D’Oriola: riconosceva che lui era più forte ma ogni incontro fa storia a sé.
LO SCHERMIDORE AI TEMPI DI BERGAMINI
C’erano poche gare: massimo tre individuali all’anno. Oggi tre gare si fanno in un mese. Ai tempi di Bergamini si organizzavano molti incontri internazionali, come ad esempio la Coppa Gaudin, perché non c’erano altre occasioni per tirare l’uno contro l’altro. Bergamini è vissuto in un’epoca favolosa, in cui non pensava di fare della scherma la sua attività professionale. Oggi è impossibile per un dilettante – nell’accezione più pura del termine – fare tutte queste gare. All’epoca di Bergamini, fra il vincere e il perdere la differenza era solo nella dimensione delle medaglie, oggi ci sono di mezzo interessi economici.
DIFFERENZE INDIVIDUATE DA BERGAMINI SULLA SCHERMA DEL SUO TEMPO E QUELLA ATTUALE
Pochi anni prima della sua morte Bergamini ha evidenziato le differenze tra la scherma del suo tempo e quella di oggi. Adesso la scherma è quasi un altro sport rispetto a quando tirava lui: altra sensibilità, altra fisicità. Per esempio Bergamini riferì l’episodio mortale accaduto ai Mondiali di Roma nel 1982 (“Vladimir Smrnov trafitto dalla lama del tedesco Behr, spezzatasi e conficcatasi nell’occhio del russo, morto giorni dopo all’ospedale): ai suoi tempi non sarebbe accaduto. Ad ogni modo, c’è evoluzione in tutti gli sport ed è giusto che accada anche nella scherma: un po’ come nel tennis, ai tempi, quando il servizio non era così importante come lo è ora, si vedeva l’estro del singolo giocatore. Poi l’elettrificazione del fioretto ha fatto la differenza in maniera sostanziale. Ad oggi l’unica arma in cui ancora si vede della scherma è la spada, mentre ad esempio la sciabola per Bergamini era diventata impossibile da seguire.
IL RICORDO PIU’ BELLO DELLA LUNGA CARRIERA DI BERGAMINI
In un’intervista Bergamini affermò che il ricordo più bello della sua lunga carriera schermisticamente parlando è stata la lezione con il suo Maestro in sala. Da soli, in silenzio, facevano lezione per circa 45/50 minuti e il Maestro non poteva dare quel tempo a tutti gli allievi. Lo dedicava a lui perchè gli serviva poi per affrontare le gare e, se qualcuno appariva svogliato, veniva lasciato andare. Il suo Maestro gli diceva sempre: «In questa sala c’è una porta per entrare e due per uscire».
DICHIARAZIONE DEL PRESIDENTE DEL CONI ALLA MORTE DI BERGAMINI
Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò ha voluto con la sua dichiarazione interpretare i sentimenti di tutto lo sport italiano, definendo Bergamini un “grande campione” che ha onorato con i suoi successi l’intero movimento sportivo italiano e che resterà per sempre nel firmamento olimpico. Ha contribuito a far sì che anche oggi la scherma italiana venga considerata una delle potenze agonistiche mondiali di questa disciplina. Infatti la FIS gode di un primato assoluto: ha conquistato più medaglie olimpiche e mondiali.
FONTI
- WWW.CONI.IT
- ENCICLOPEDIA ITALIANA TRECCANI
- CORRIERE DI COMO
- GENESI E REGOLAMENTI DEGLI SPORT DI DANIELE MASALA
- WWW.PIANETASCHERMA.COM
- WIKIPEDIA
- VIDEONORD.IT