Bortuzzo Manuel

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Manuel Bortuzzo nasce a Trieste nel 1999. Ha vissuto a Treviso e a Ostia per la sua futura carriera sportiva ovvero il nuoto. È alto 1,90 m. Poiché è un ragazzo riservato della sua vita personale ci giungono pochi dati. Fu tentato in età infantile dal basket, dal motociclismo (ispirato da Valentino Rossi), dal tennis e dal karate, ma solo l’acqua e il nuoto lo fecero sentire se stesso. Degna di nota è quindi la sorella Michelle che lo ha indirizzato verso questo tipo di sport.
Come si sa nel nuoto esistono quattro stili: stile libero, dorso, rana e delfino/farfalla. Ad ogni stile è possibile abbinare distanze diverse percorribili in vasche corte (per i 25 metri) e in vasche lunghe (per i 50 metri). Le gare di stile possono essere 50, 100, 200, 400, 800 e 1500 m. Fanno eccezione delfino, rana e dorso per i quali è previsto solo 50, 100 e 200 m. Esistono poi i misti i quali possono essere praticati sui 100, 200 e 400 m. La staffetta vede la sua particolarità nello svolgimento a quattro persone che quindi preannuncia la necessità di affidarsi anche alla bravura di altri componenti della squadra. Per quanto riguarda le distanze più la gara è corta e più il tempo di distacco tra i nuotatori è minimo. Il vincitore può essere discriminato in base a centesimi o millesimi di secondo. Le gare corte si basano sulla potenza, mentre quelle lunghe sulla resistenza. Nel 2013, Bortuzzo, all’età di 14 anni si qualificò per i campionati italiani giovanili che rappresentarono per lui una sconfitta: aveva sottovalutato la preparazione mentale. L’anno successivo decise quindi di cambiare squadra e metodo di allenamento focalizzandosi su come gestire l’ansia da prestazione e la pressione incanalandole in maniera produttiva. Nel 2015 vinse l’oro nei 1500m stile e il bronzo nei 400, arrivando a 2 centesimi dal secondo e a 4 centesimi dal primo classificato. È importante sottolineare che quel kilometro e mezzo fu percorso in 15’27’’61, tempo che lo classificò all’ EYOF (European Youth Olympic Festival). L’atleta stabilì un record italiano sui 3 Km percorrendoli in 32’23’’ (imbattuto dal 2015). Per la categoria Juniores Italia fece il miglior tempo. Dopo il nullaosta della Federazione iniziò ad allenarsi con nuotatori di fama mondiale come Gregorio Paltrinieri (vincitore di un oro alle olimpiadi) e Gabriele Detti (bronzo nella stessa gara).
Il 03/02/2019 Manuel Bortuzzo fu vittima di una sparatoria nel quartiere dell’Axa ad opera di due uomini che lo confusero per un’altra persona. Subito dopo l’impatto egli iniziò a sentire dal bacino in giù un formicolio che annunciava il suo lungo processo riabilitativo. Il proiettile infatti perforò un polmone, spezzò due costole e si incastrò nelle vertebre causando una lesione midollare. È interessante notare che sarebbero bastati solo 12 millimetri più in basso per lesionare l’arteria addominale che gli avrebbe causato una morte pressoché istantanea. Il primo intervento che subì fu una resezione polmonare durante la quale perse più di un litro e mezzo di sangue, mentre il secondo fu l’estrazione del proiettile. Nonostante ciò un pezzo di camicia del proiettile gli rimase conficcato in corpo e nulla potrà mai rimuoverlo. A causa di questa situazione non fu quindi possibile sottoporlo con immediatezza a una risonanza magnetica che da un lato avrebbe chiarito l’entità del danno, ma dall’altro avrebbe potuto far muovere quel pezzetto di metallo provocando altrettanti danni. Così facendo il primo bollettino medico sulle sue condizioni di salute riportò una lesione midollare completa, ma grazie a una perizia balistica che accertò la natura non reattiva del metallo e la possibilità di fare una risonanza magnetica completa, si stabilì che non era da escludere sfruttare i pochi filamenti rimasti per il movimento.
È stato reso così possibile l’utilizzo dei tutori ovvero dispositivi ortopedici su misura che aiutano nel percorso riabilitativo e che nel suo caso gli permisero di iniziare a percepire il carico del peso sul piede. Il ruolo delle scienze motorie e del potenziamento dei muscoli della sezione superiore del corpo fu di fondamentale importanza poiché altrimenti non sarebbe stato possibile reggersi neanche su un girello. Il nuoto, inoltre, gli venne di grande aiuto poiché gli permise, e gli permette tuttora, di recuperare rimparando tutto ciò che aveva appreso durante le prime lezioni di nuoto quando era bambino. Il corpo umano essendo composto in gran parte d’acqua possiede all’incirca la stessa densità di questo elemento, quindi è sufficiente solo una spinta verso il basso di una piccola quantità d’acqua rispetto alla massa complessiva del corpo per rimanere a galla. Il moto trasversale richiede una leggera spinta dell’acqua in verso opposto a quella del moto. Tutti gli stili si compongono per la bracciata di due fasi alterne: fase attiva e passiva. La fase attiva da propulsione solitamente usando le mani come se fossero delle pale (atto nel quale Bortuzzo è completamente autonomo e competente), e sbattendo le gambe in modo da spingere l’acqua lontana dal corpo, in questo caso l’atleta in questione può sfruttare la necessità di questo movimento per sollecitare una risposta negli arti inferiori; la fase passiva serve a recuperare gli arti. L’esperienza di Manuel Bortuzzo è vista come esempio di resilienza nel libro “Costruire resilienza insieme” di Gabriella Ferraro Bologna e Maria Grazia Gualtieri dove viene citato per via del suo modo di affrontare la ferita inferta dal trauma fino alla crescita post traumatica. Viene fatto presente che questi dopo essersi risvegliato dal trauma ed essersi accorto di aver perso l'uso delle gambe, alla visione del pianto della madre si è subito rivolto a lei per consolarla dicendo: "Ce la farò. Sarò più forte di prima. Mi ispiro a Bebe Vio", vincitrice di medaglie d'oro nella paralimpiadi e altro modello di resilienza per tante persone che hanno saputo trasformare il destino in scelta.
In conclusione è fondamentale citare la frase dell’atleta che più l’ha reso noto come modello al quale ispirarsi: “Mi sto confrontando con questa realtà diversa, e lo faccio con il sorriso, con positività, perché comunque ho un sogno, un grande sogno, quello di tornare a camminare. Lo sto portando avanti con determinazione, sacrificio e impegno, ciò che mi ha insegnato lo sport per una vita”.

Fonti


  • Libri:

- “Rinascere - L’anno in cui ho ricominciato a vincere” di Manuel Bortuzzo;
- “Costruire resilienza insieme” di Gabriella Ferraro Bologna e Maria Grazia Gualtieri;
- “Genesi e regolamento degli sport” di Daniele Masala.

  • Interviste televisive:

- “Che tempo che fa” Rai1;
- “Domenica in” Rai 1;

  • Riviste:

- “Vanity Fair”;
- “Donna Glamour”;

  • Pagine web:

- “My personal trainer”.