Buhl Hermann
IMMAGINI
Le montagne sono maestre silenziose e ci insegnano qualità nobili: umiltà di fronte alla natura, modestia, coraggio, privazione e forza di volontà. - Hermann Buhl.
Considerato uno tra i più abili e intraprendenti alpinisti di tutti i tempi, Hermann Buhl, ultimo di quattro figli, nasce ad Innsbruck (città austriaca tra le Alpi e che è da sempre meta per gli sport invernali) il 21 settembre 1924.
La sua infanzia già difficile per le difficoltà economiche della famiglia, viene segnata quando all'età di quattro anni perde sua madre. In seguito trascorrerà diversi anni in orfanotrofio per poi essere adottato e accolto in famiglia dalla zia. Povero ma determinato scopre ben presto la sua passione innata per la montagna. Guadagnandosi da vivere con diversi lavoretti, nel 1939 entra nel Deutscher Alpenverein (il club alpino locale), iniziando le sue prime scalate.
Sempre in questo periodo entra a far parte del Bergrettung Innsbruck(il soccorso alpino di Innsbruck).
La vita di Hermann prosegue tranquilla tra montagna e studio fino a quando lo scoppio della seconda guerra mondiale lo costringe ad interrompere i suoi studi commerciali e ad arruolarsi nelle truppe alpine, combattendo a Montecassino. Durante questo periodo fu anche fatto prigioniero dalle truppe americane, ma una volta liberato tornò ad Innsbruck e si guadagnò da vivere facendo lavori saltuari. Alla fine degli anni Quaranta completò finalmente la sua formazione di guida alpina, ed iniziò a compiere tutte quelle imprese per cui oggi viene ricordato.
Carriera:
Pionieristico è forse il termine migliore per definire l'alpinismo di Hermann Buhl. Ha cambiato il modo di intendere la scalata diventando famoso per le sue salite in solitario su grandi estremi. Nel 1947, all'età di 23 anni, realizza la sua prima solitaria: scala lo Schuessel Karspitze (cima calcarea al confine tra Austria e Germania famosa per le difficili vie che corrono lungo la parete sud) percorrendo la Fiechtl-Herzog.
Nel 1950 apre in solitaria la già citata via sulla cima Canali e, con Kuno Rainer, sale in invernale la via Comici sulla nord della Cima Grande di Lavaredo e la via Soldà sulla sud-ovest della Marmolada.
Pochissimo tempo dopo, nello stesso anno, per una scommessa decide di affrontare e portare a termine la salita in velocità del Pizzo Bernina: un'impresa completata in sole 6 ore di tragitto andata e ritorno dal rifugio Boval che gli fa vincere 200 franchi svizzeri.
Nel 1952 è protagonista di un'altra grande impresa: la prima solitaria della Cassin (cima di uno spallone trasversale inserito a nord-ovest del monte Cassorso e del Passo della Gardetta) sulla nord-est di Pizzo Badile, un impressionante traversata che Buhl supera in appena 4 ore e mezza (la tempistica media dell'epoca erano 3-4 giorni). La cosa incredibile è che per arrivare al Pizzo Badile il giovane Hermann percorre in bicicletta la strada da e per Innsbruck, lontana 170 km. Sulla via del ritorno finisce per cadere dalla bicicletta, stanco morto, nelle fredde acque dell'Inn, rischiando di morire ad un passo da casa!
La sua passione per l'alpinismo invernale lo spinse fin dall'altra parte del mondo ad affrontare i giganti della terra. Era il 1953 quando grazie alle sue talentuose scalate viene chiamato in una spedizione in Pakistan, l'obiettivo è il Nanga Parbat (8.125 mt).
Partecipando a questa spedizione austro-germanica, ne effettua la prima scalata in assoluto senza ossigeno, e, a partire dall'ultimo campo, completamente da solo. Questa impresa incredibile è passata alla storia, Buhl infatti riuscì a coprire in solitaria un lunghissimo tratto in 40 ore ininterrotte. Durante la discesa fu colto dal buio, obbligato ad un bivacco di fortuna all'altezza di 8000 metri, riuscì a sopravvivere ritornando con le sue forze al campo e riportando gravi congelamenti ai piedi, in seguito ai quali gli furono amputate due dite del piede destro.
Vale la pena di riportare questo suo breve resoconto del bivacco:
"Mi sveglio di soprassalto", racconta Buhl, "rialzo il capo. Che c’è? Dove sono? Ripresa coscienza, allibisco: sono su una scoscesa parete di roccia, senza protezione, al Nanga Parbat e sotto di me spalanca le sue fauci un nero abisso. Dove sono i miei bastoncini? Improvviso terrore! Calma, calma! Eccoli qui. Li stringo con disperata energia. Brividi di freddo mi corrono giù per la schiena, ma che importa. So benissimo che questa notte sarà dura…Poi mi riafferra l’immensità di questa notte. Un meraviglioso cielo stellato s’incurva sul mio capo. Lo contemplo a lungo, cerco laggiù all’orizzonte il Gran Carro e la Stella polare. Nella valle dell’Indo brilla una luce – certo un veicolo – poi tutto ripiomba nell’oscurità…Ancora splendono le stelle sul mio capo. Proprio non vorrà diventar giorno? I miei sguardi si concentrano intensamente, pieni di bramosia, su quel chiarore cui sta per seguire il sorgere del sole. Infine anche l’ultima stella impallidisce: è giorno!"
Fu un’esperienza totalizzante, sotto tutti i punti di vista, che cambiò per sempre la vita di Buhl.
Nel 1954 apre una via sulla Sud del Piz Ciavazes e nel 1955 Buhl fece la sua comparsa a Macugnaga per salire la famosa parete est del monte Rosa. Compiendo una salita in solitaria sul Silbersattel (Sella d'argento, 4.515 m), discese a Zermatt dove era atteso per un convegno. Si espresse su questa sua scelta dichiarando: "Dovevo arrivare a Zermatt e volli farlo dall'ingresso più degno".
Nel 1956 sale in solitaria la via Auckenthaler al Ledere Spitze (una delle più affascinanti cime delle Alpi orientali situata in Tiriolo). Lo stesso anno ripete la via Contamine all'Aiguille du Moine (massiccio del Monte Bianco).
Nel 1957 si sente pronto per tornare in Pakistan partecipando così alla prima spedizione "leggera" su di un ottomila metri, il Broad Peak, insieme a Kurt Diemberger, Marcus Schmuck e Fritz Wintersteller. Ben presto emergono incomprensioni e discussioni tra i quattro, sia per problemi logistici sia per il ruolo affidato a Schmuck che non dimostrava piena autorevolezza nel prendere decisioni. Per la spedizione vengono quindi formate due cordate: Schmuck e Wintersteller, Buhl e Diemberger. Il metodo escogitato per la salita comprende il "portarsi dietro il campo", senza assediare la montagna con corde fisse e campi intermedi forniti dai portatori. Buhl stesso definì questo stile in "stile delle Alpi Occidentali", da cui nacque il termine "Stile Alpino" utilizzato ancora oggi. Gli sforzi dei quattro, nonostante le divisioni, hanno successo: riescono nell'impresa e raggiungono la cima del Broad Peak il 9 Giugno 1957. I primi a salire non furono Buhl e Diemberger, ma la cordata di Schmuck e Wintersteller; questo perché Buhl trova delle difficoltà, e rimasto indietro riceve l'aiuto di Diemberger per scalare l'ultima tratta.
Dopo appena pochi giorni decidono di provare il Chogolisa, una montagna di oltre 7600 metri. È vicina, seducente, ma Buhl e Diemberger non ottengono il permesso ufficiale dal campo base pakistano. Nonostante questo partono ugualmente e cominciano a salire in stile alpino la cresta del Chogolisa fino alla soglia dei settemila, ma una violenta bufera li costringe a desistere portandoli a tornare indietro. Durante la discesa lungo la cresta, resa ancor più pericolosa dagli accumuli nevosi, i due alpinisti procedono slegati. Poi il terribile epilogo: Diemberger sente un rumore e improvvisamente non vede più Hermann. Disperato, osservando le tracce sulla neve, capisce che una cornice di neve era crollata sotto il peso del suo compagno, portandolo alla morte lungo la ripida parete Nord del Chogolisa.
Era il 27 Giugno del 1957. In seguito, gli altri compagni di spedizione, Marcus Schmuck e Fritz Wintersteller, accusarono Diemberger di essere stato la causa della morte di Buhl, accusa che Diemberger ha sempre respinto.
Il corpo di Hermann Buhl non fu mai ritrovato.
La sua storia e le imprese sono diventate famose in tutto il mondo grazie alla sua autobiografia scritta e pubblicata nel 1954, che nella versione italiana è intitolata: "È buio sul ghiacciaio".
Approfondimenti:
Hermann Buhl è tuttora considerato dagli alpinisti e dagli storici dell'alpinismo, l'alpinista più completo e avanzato del suo tempo. Le sue ascensioni su roccia e neve, in solitaria e come capocorda, il suo atteggiamento nei confronti della montagna e la sua eleganza fisica sono stati valutati da luminari contemporanei come Kurt Diemberger, Marcus Schmuck, Heinrich Harrer, Walter Bonatti e Gaston Rébuffat. Era anche un idolo ed eroe degli alpinisti delle giovani generazioni, come Reinhold Messner, Peter Habeler e Hansjörg Auer. La sua spedizione al Nanga Parbat è stata drammatizzata da Donald Shebib nel film del 1986 The Climb, basato in parte sugli scritti di Buhl sulla spedizione e interpretato da Bruce Greenwood nei panni di Buhl.
Sebbene conoscesse le proprie debolezze fisiche, descrivendo se stesso adolescenziale in Nanga Parbat Pilgrimage ('È buio sul ghiacciaio') come "un ragazzo mezzo adulto, la cui corporatura fragile faceva un'impressione diametralmente opposta a quella della concezione popolare di un eroe", era determinato. "Io non appartengo alle montagne? Perché senza di loro non potrei continuare a vivere! I miei pensieri, i miei sogni, tutta la mia vita non erano altro che le Montagne!"
"Buhl era decenni avanti rispetto ai suoi tempi", scrive Reinhold Messner in Climbing Without Compromise. "Se Hermann Buhl fosse nato quarant'anni dopo, sarebbe stato sicuramente uno dei principali scalatori sportivi e un alpinista classico senza eguali."
Fonti:
- https://it.wikipedia.org/wiki/Hermann_Buhl
- È buio sul ghiacciaio, Corbaccio, 2007
- https://www.saliinvetta.com/culture-e-tradizioni/1937-hermann-buhl-un-pilastro-della-storia-dell-alpinismo
- https://montagnamagica.com/cime-tempestose/hermann-buhl-primo-uomo-in-solitudine-su-un-8000-storia-di-un-grande-tra-i-grandi/
- http://www.alpinist.com/doc/web14s/wfeature-hermann-buhl