D'Angelo Enzo

Da Wikisport.
Jump to navigation Jump to search

Lutto nella pallanuoto. Addio a Enzo D'Angelo Se ne va a 57 anni, dopo una grave malattia uno dei più forti centroboa italiani, argento olimpico a Montreal '76, indimenticato campione della Canottieri Napoli e della nazionale. Da tecnico le esperienze col Vomero, la stessa Canottieri, Pro Recco, Catania e Fiorentina, oltre all'oro delle Universiadi 1997
ROMA, 6 febbraio 2008 - Se ti dicono che è stato un gol "alla D'Angelo", capisci subito che si è trattato di una magia: il pallone sembra partire dall'acqua, non da una mano. Enzo, anzi Enzone, potevi affondarlo, ma ti fulminava lo stesso. Un grande centroboa (il ruolo più delicato e faticoso), poi un grande allenatore. Se n'è andato nella notte, all'età di 57 anni, dal suo letto di dolore: era ricoverato all'ospedale Paul Brousse di Villejuif, alla periferia di Parigi, per curare un tumore al pancreas. La sua malattia, negli ultimi mesi, aveva mobilitato tutta la pallanuoto italiana, considerate le dispendiose cure mediche.

La carriera


D'Angelo Enzo ispirava simpatia. Era nato a Bacoli, in provincia di Napoli, il 22 gennaio 1951. Dopo gli esordi da nuotatore al Posillipo, si cimentò nella pallanuoto alla Rari Nantes prima di trasferirsi alla Canottieri, quella che sarebbe diventata la squadra dei suoi trionfi: quattro scudetti, quelli che venivano definiti "degli anni dispari" (’73-’75-’77-’79) e una coppa Campioni (’77) sotto la guida del mitico Fritz Dennerlein. Col Settebello, un argento olimpico (Montreal ’76, poi avrebbe partecipato anche a Mosca ’80 e Los Angeles ’84) e un bronzo mondiale (Cali ’75). Da allenatore, esordì in A-2 col Vomero e poi guidò la stessa Canottieri (tricolore nel ’90), quindi Pro Recco, Catania e Fiorentina (A-2). Aveva anche trascinato la Nazionale all'oro alle Universiadi di Palermo nel ’97. Di recente, era stato nominato responsabile tecnico dello Sporting Flegreo (serie B). Così lo ricorda il fuoriclasse Gianni De Magistris: "Un giocatore completo: gran fisico e ottima tecnica. Un allenatore speciale: sapeva far gruppo. Era una persona a cui non si poteva che voler bene". La Fin ha disposto che venga osservato un minuto di raccoglimento nelle partite odierne di Eurolega e in quelle di campionato del fine settimana.
Quest’anno la famiglia D’Angelo in occasione dell’intitolazione di un largo presso il molo di Baia città natale di Enzo , ha deciso di organizzare nello specchio di mare antistante la capitaneria di porto di Baia il Triangolare intitolato all’indimenticato campione Enzo D’Angelo.
Come ormai consuetudine le squadre partecipanti saranno le tre compagini partenopee , CIRCOLO POSILLIPO – ACQUACHIARA – CANOTTIERI NAPOLI.
Le tre squadre si sfideranno in un girone all’italiana per poi stilare la classifica finale del Triangolare.
Le partite saranno arbitrate da arbitri di primissimo livello vista anche l’imminenza degli inizi della stagione delle tre squadre ma sarà sicuramente una giornata di festa, partite giocate lì dove Enzo ha mosso le prime bracciate e sicuramente tutti i presenti potranno godere di uno spettacolo magnifico.
Al termine delle partite tutti i presenti saranno invitati alla scopertura della Lapide che intitolerà a Enzo un pezzo antistante al Porto, iniziativa voluta fortemente dal Comune di Bacoli che ha portato avanti sempre con immensa riconoscenza nei confronti della famiglia D’Angelo.
Vi aspettiamo numerosi, per onorare insieme la memoria di un Campione che ha lasciato un grande vuoto , ma insieme non dobbiamo mai dimenticare per quanto ci ha fatto divertire per la sua goliardia e le sue magiche gesta in acqua.
Martedì 13/9/2016 alle ore 16.30 – Porto di Baia
Il 6 febbraio di 7 anni fa ci lasciava uno dei più grandi interpreti della pallanuoto mondiale. Noi vogliamo ricordare Enzo D’Angelo in uno dei momenti più felici della sua storia sportiva: con la sua rete alla Dinamo Mosca portò la Canottieri Napoli in cima all’Europa e alla conquista della Coppa dei Campioni targata 1978. Ecco, in video, il racconto di quegli attimi nelle parole di Renè Notarangelo e, a seguire, la testimonianza di Marco Pirone: entrambi furono compagni di squadra di D’Angelo.
***
“Una forza gentile, un campione avanti coi tempi, un amico”. Così Marco Pirone ricorda Enzo D’Angelo, stella della pallanuoto italiana di cui oggi cade il settimo anniversario della morte. La descrizione di Pirone, che di D’Angelo fu compagno di squadra nella Canottieri Napoli degli anni ’70, sintetizza la complessità di un personaggio che ha fatto la storia del nostro sport e che dovunque abbia giocato (Rari Nantes Napoli e Canottieri Napoli) o allenato (Canottieri, Pro Recco, Catania e Fiorentina), ha lasciato un ricordo indelebile di sé, al di là dei successi o delle magie in acqua.
“Enzo era un giocatore unico, avanti coi tempi – continua Pirone -: tutti conoscono l’attaccante estroso, dai grandi colpi, ma era anche capace di difendere. Copriva tutto il campo, grazie al suo passato da quattrocentista. Era il simbolo della pallanuoto di Fritz Dennerlein, che diede al gioco una matrice moderna, più dinamica: all’inizio ci prendevano in giro, ci chiamavano i “pallanuotatori”. Poi iniziammo a vincere, e fu grazie a Enzo”.
Senza il suo arrivo dalla Rari Nantes, nel campionato del ’73, la Canottieri non avrebbe costruito il mito “degli anni dispari”, né conquistato la Coppa dei Campioni nel ’78. “Enzo diventò padre a 23 anni e per lavorare al Banco di Napoli fu costretto a rinunciare ad alcuni appuntamenti importanti con la Nazionale, altrimenti avrebbe vinto tanto anche in azzurro, non fermandosi all’argento olimpico a Montreal. Ma i successi non servono per definire la sua grandezza, dentro e fuori dell’acqua. Insieme ci siamo divertiti: era un’altra pallanuoto, non girava una lira ma si rideva tanto. Enzo era un viveur, gli piaceva mangiare bene e guardare le belle ragazze. Penso spesso a lui, alla sua forza gentile. Enzo manca tanto a chi l’ha conosciuto”. In realtà, manca a tutta la pallanuoto, un personaggio come Enzo d’Angelo.
Dopo una lunga malattia è scomparso nella notte uno dei centroboa più forti della storia. Argento olimpico a Montreal '76, da tecnico federale ha vinto le Universiadi nel '97. Il ricordo del Presidente Barelli e di De Magistris
ROMA
Nella notte, dopo una lunga battaglia, Enzo D'Angelo ci ha lasciati. Era a Parigi per continuare a lottare. Nato a Bacoli (Napoli) il 22 gennaio 1951. Vincenzo D'Angelo è ricordato come uno dei centroboa più forti della storia italiana. Lega la sua carriera a due squadre: la RN Napoli e la Canottieri Napoli con cui conquista quattro scudetti e una coppa dei campioni. In Nazionale sin da juniores, partecipa a tre edizioni olimpiche ('76, '80, '84) vincendo la medaglia d'argento a Montreal 1976; conquista, inoltre, il bronzo ai Mondiali di Cali 1975 dopo l'esperienza iridata di Belgrado 1973.
Chiusa la carriera da giocatore nel 1985, intraprende quella da allenatore e, dopo una breve esperienza nel Vomero in A2, passa nel 1989 alla Canottieri Napoli che guida allo scudetto del 1990. Ha allenato anche la Pro Recco, la Sp Energia Siciliana Catania e la Fiorentina. Attualmente era il responsabile tecnico dello Sporting Club Flegreo. Già tecnico federale, nel 1997 ha vinto con la Nazionale l'oro alle Universiadi di Palermo.
Il Presidente della Federazione Italiana Nuoto, Paolo Barelli, i Vice Presidenti Paolo Colica, Salvatore Montella e Lorenzo Ravina, il Segretario Generale Antonello Panza, il consiglio federale e il tutto il mondo della pallanuoto partecipano commossi al dolore della famiglia.

Il ricordo del Presidente Paolo Barelli


"La Federazione Italiana Nuoto vive commossa queste ore e abbraccia la famiglia e l'intero movimento che osserverà un minuto di raccoglimento in memoria dell'amico e campione Enzo, stasera, sabato e domenica su tutti i campi di gara. Io ed Enzo siamo quasi coetanei, ci legano tanti ricordi in Nazionale, come il nostro primo mondiale, a Belgrado nel '73, dove io partecipai alla finale con la staffetta veloce, mentre il Settebello giunse ai piedi del podio; così come la medaglia di bronzo che conquistammo insieme nell'edizione successiva di Cali nel 1975, io con la 4x100 stile libero, la pallanuoto trascinata anche dai suoi gol. Infine la mia ultima Olimpiade a Montreal nel '76 che coincideva con la sua prima, subito sugellata da quello che resterà il suo più grande successo: l'argento che diede il via alla rinascita del Settebello poi Campione del Mondo a Berlino due anni più tardi. La nostra attività sportiva è stata a lungo parallela, fino ad incrociarsi nel 1997 quando io ero vice presidente federale e lui guidava la Nazionale universitaria che vinse l'edizione di Palermo. Perdiamo un atleta, un tecnico, un amico di grande carisma e umanità, un uomo che amava il suo lavoro, un personaggio a cui sono legate pagine storiche della pallanuoto italiana".
Il ricordo di Gianni De Magistris, capitano della Nazionale con cui D'Angelo aveva vinto l'argento olimpico nel '76 a Montreal e con il quale ha chiuso l'esperienza da tecnico nella Fiorentina lo scorso anno.
"Enzo era un vero amico, un vero compagno di squadra. Ci siamo conosciuti sin dai tempi delle giovanili di nuoto, eravamo avversari nei 1500 stile libero, poi seguirono le finali del campionato allievi negli anni '60. Di lì le grandi sfide in campionato e le innumerevoli partite in Nazionale, sugellate dal bellissimo argento a Montreal dove disputammo una grande Olimpiade con lui che da centroboa mi forniva sempre gli assist giusti. Dotato di un gran fisico, aveva anche un'ottima tecnica. Era un giocatore completo. Da tecnico aveva grandi capacità, sapeva far gruppo, plasmare con carisma e professionalità. Purtroppo lo scorso anno, nonostante il grande lavoro con i ragazzi, la retrocessione con la Fiorentina gli aveva dato l'ultimo dispiacere che non meritava. Malgrado ciò, siamo rimasti in contatto fino al mese scorso in cui abbiamo parlato spesso di progetti tecnici futuri. Mi mancherà, mancherà a tutta la pallanuoto; era una persona, un amico a cui non si poteva che voler bene, un atleta che sarà ricordato sempre come esempio".

Vedere anche


Sitografia