De Vidi Alvise

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IMMAGINI

Alvise De Vidi nasce il 30 Aprile 1966 a San Biagio di Callalta. La carriera di questo fenomenale atleta cambia radicalmente a 17 anni, nel 1983, quando si frattura due vertebre della cervicale con un tuffo eseguito in modo errato da un pontile al mare, costringendolo sulla sedia a rotelle. Da questo momento persona fondamentale nella sua vita sarà la madre, Maria Teresa, a cui dedicherà molte vittorie. È un atleta che grazie alla sua forza d’ animo si misura in varie discipline dell’atletica con i 100 metri, Maratona, nuoto, rugby. Ha partecipato a 6 edizioni delle Paralimpiadi, vincendo 14 medaglie, di cui 5 d’oro e considerando tutti gli sport praticati in tutto ha collezionato 26 medaglie.

Carriera


Nel 1986 Alvise De Vidi inizia a praticare un nuovo sport, il nuoto, precisamente mezzo fondo e fondo, scoperto durante la riabilitazione dopo l’incidente, presso la società Aspea di Padova e due anni dopo vince un' Oro a Seul 1988 nei 25 farfalla classe 1C3. Nel 1992 vince la medaglia di bronzo negli 800 metri di atletica leggera a Barcellona, due medaglie d’oro e una d’argento ad Atlanta, tre medaglie d’oro, una d’argento e una di bronzo a Sidney. Altra medaglia importante è sicuramente l’ Oro nella Maratona ai Giochi di Atene, nel 2004, a 46 anni, dove entra allo stadio Panathenaikos per primo. Vittoria amara perché da quel momento il Comitato Paraolimpico Internazionale ha deciso di togliere dal programma la Maratona per la sua categoria.
In seguito decide di allontanarsi dall’atletica leggera e si dedica al tennis tavolo e al Wheelchair Rugby per poi riprendere gli allenamenti di atletica leggera per le Olimpiadi di Londra 2012; qui nei 100 metri T51 con il tempo di 22’ 60 vince una medaglia d’argento.

Curiosità


E’ stato eletto dal CONI uno dei dodici atleti più importanti del 900 e fu rappresentante degli atleti nel Comitato Italiano Paralimpico. La sua carriera da atleta non finisce qui perché "La tensione non è più la stessa di quando ho cominciato, quello che è immutato, però, è il desiderio di ottenere risultati importanti, che oggi, come ieri, è sempre al massimo, perché una Paralimpiade è veramente un momento unico, lo specchio che riflette un mondo straordinario come quello paralimpico. In questi anni ho cambiato carrozzina, materiale, tecnica di spinta ma la determinazione è la stessa degli esordi".

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