Di Rodi Diagora

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IMMAGINI

Diagora di Rodi fu un antico pugile greco del V secolo a.C., che fu gloriosamente celebrato per le sue vittorie. Apparteneva alla nobile famiglia degli Eratidai che aveva una certa rilevanza nell’ambiente politico di Rodi: suo padre Damagete era re di Ialiso, ex comune greco che oggi è compreso nel territorio rodiese.
Noto per la sua incredibile potenza fisica (era alto due metri e venti) e per il suo talento atletico, Diagora fu vincitore di pugilato in molte occasioni: due volte ai Giochi Olimpici; quattro volte nei Giochi Istmici; uno dei giochi panellenici dell’Antica Grecia che si tenevano sull’istmo di Corinto; due volte nei Giochi di Nemea, svolti ogni due o tre anni in onore di Zeus; almeno una volta nei Giochi Pitici, disputati in onore di Apollo due anni dopo ogni edizione dei Giochi Olimpici e tra i Giochi di Nemea e i Giochi Istmici.
Essendo stato vincitore in tutti i quattro giochi panellenici nei quattro anni di ciclo dei giochi, gli fu attribuito il titolo di periodonikes. Continuò ad arricchirsi di tanti altri premi, partecipando ad altre numerose competizioni tra cui quelle di Atene, Argo, Tebe, Eginae Megara.
Tra le sue vittorie, quella più grande fu quella nella gara di pugilato dei giochi olimpici del 464 a.C.. Non abbiamo notizie certe sulla sua carriera ma è chiaro che Diagora fu una leggenda ai suoi tempi.

La famiglia: il suo rapporto con i figli


A Olimpia era presente una statua, realizzata da Callicle di Megara, che rappresentava Diagora insieme ai figli Damagete, Acusilao e Dorieo e ai nipoti - figli delle figlie di Diagora - Eucle e Pisirodo, tutti vincitori olimpici. Del gruppo si è conservata solo parte della base che rappresenta il grande campione insieme ai suoi figli.
Il grande pugile è stato unico nelle sue conquiste sportive grazie al modo in cui ha reso partecipe la sua famiglia nell'eredità delle sue vittorie. Era solito onorare i suoi parenti attraverso la creazione di alcune statue e la tradizione orale per due motivi principali: il primo era l’amore che provava per la sua famiglia, in particolar modo per i suoi figli; l’altro motivo, secondo il parere dello scrittore Nigel Nicolson, era che Diagora potrebbe aver voluto evitare di essere tramandato attraverso la tradizione orale e di essere sostituito con una sorta di dio o eroe che si sarebbe preso il merito dei suoi numerosi successi. Perciò avendo condiviso con i suoi figli l’ eredità dei suoi trionfi, è stato in grado di lasciare un'impronta personale che ha enfatizzato i suoi legami con la sua famiglia e le aree della Grecia in cui ha lasciato le tracce della sua eredità. Così consolidò la figura del pugile come un mortale campione atletico e non permise a una figura divina di sostituirlo nella tradizione orale.
Tre dei suoi figli furono campioni Olimpici. Il figlio maggiore, Damagete, vinse il pancrazio nel 452 a.C.. Nel 448 a.C. nello stesso giorno tutti e tre vinsero le olimpiadi, uno nel pugilato, uno nel pancrazio ed uno nella lotta e festeggiarono la vittoria portando in giro per lo stadio il padre che tenevano sulle spalle e a cui diedero le loro corone, mentre i presenti li acclamavano a gran voce e gettavano da ogni parte dei fiori verso di loro. Questo episodio rappresenta il culmine della felicità che un essere umano potesse sperimentare a quei tempi: raggiungere una grande gloria e vedere questa gloria eguagliata o addirittura superata dai propri figli.
Stando a quello che racconta lo scrittore latino Aulo Gellio, la gioia di Diagora per i trionfi dei figli fu tale, che dopo aver ricevuto i loro abbracci morì.
Il figlio più giovane, Dorieo, ebbe ancora più successo dei suoi fratelli.
Diagora ebbe anche una figlia, Callipatera, celebre come unica donna di cui sia stata tollerata la presenza nello stadio di Olimpia, in cui era penetrata. Infatti ad eccezione della sacerdotessa di Demetra, a tutte le donne era vietato guardare i giochi perché gli atleti si esibivano nudi.
Una leggenda, ripresa dall’antico scrittore greco Pausania, racconta che il figlio di Callipatera, Pisirrodo, e suo nipote, Eucle, avevano entrambi vinto ai Giochi Olimpici, quando la donna decise di intrufolarsi tra gli spettatori travestita da uomo per sembrare un allenatore. Tuttavia, anche se agì sotto mentite spoglie, fu scoperta poiché scavalcò una barriera e perse i suoi vestiti rimasti impigliati, rivelando la sua femminilità. Fu portata davanti agli Ellanodici, ovvero i giudici sportivi incaricati di organizzare i giochi, per essere processata per sacrilegio sotto pena di morte; lì Callipatera ha proclamato che se a una donna poteva mai essere permesso di sfidare il divieto, quella donna doveva essere lei, avendo avuto un padre, tre fratelli, un figlio e un nipote che avevano ottenuto la vittoria otto volte. I giudici intimoriti la assolsero, risparmiandole la punizione per rispetto della sua famiglia.
Dopo questo avvenimento, si stabilì la regola per cui gli allenatori, secondo regolamento, avrebbero dovuto accedere nudi agli agoni ad Olimpia.

L'Olimpica VII di Pindaro: “A Diagora di Rodi vincitore nel pugilato”


Pindaro, uno tra i poeti lirici più eminenti dell’Antica Grecia, dedicò a Diagora, in onore della sua vittoria nel pugilato del 464 a.C., la VII Olimpica in cui prendendo spunto dalla terra di origine del pugile, raccontò i riti connessi all'isola di Rodi. Pindaro riconobbe le sue numerose vittorie di pugilato e scrisse:
“Ed ora con flauti e con cétere, cantando Dïàgora, io giunsi
a Rodi, alla Ninfa marina, di Cípride figlia e del Sole;
e l’uomo possente ed audace sublimo, che presso l’Alfèo,
che presso la fonte Castalia,
vincendo la pugile gara, di serto fu cinto; e suo padre Damàgeto, caro a Giustizia.
Essi hanno dimora, con gli uomini d’Argo, vicino allo sprone
dell’Asia infinita, nell’isola cui fanno tre rocche famosa.”

La scoperta della sua tomba


Nel 2018, degli articoli della stampa turca affermavano che era stata scoperta una tomba riconducibile a Diagora. E’ stata rinvenuta una struttura a forma di piramide su una collina vicino al villaggio di Turgut a nord della città Marmaris sulla costa turca, considerata dalla gente del posto come la tomba di un santo: infatti molti giovani turchi erano soliti prendere una manciata di terra dall'area intorno alla tomba come portafortuna prima di arruolarsi nell'esercito per completare il servizio militare. Successivamente questa è stata identificata da alcuni archeologi anonimi come il mausoleo del grande campione. L'iscrizione greca, in lettere di età ellenistica, fa riferimento a Diagora, ucciso in battaglia. Menzionano anche sua moglie Aristomacha, una donna eccezionale per la sua prole e la sua moderazione. Tuttavia questo epitaffio era conosciuto da decenni, e non è stato associato da studiosi precedenti al famoso rodiano del V secolo, data la sua distanza dall'isola di Rodi e la grafia post-classica del testo. Il quotidiano turco “Milliyet” ha riportato una frase presente sulla tomba, che afferma: "Sarò vigile in cima in modo da garantire che nessun codardo possa venire e distruggere questa tomba".

Curiosità


Da lui prendono il nome una squadra di calcio locale come “DiagorasFC” e l'aeroporto internazionale di Rodi "Diagoras".