Imre Geza
IMMAGINI
Imre Géza (Budapest, 23 dicembre 1974) è un ex schermidore ungherese della specialità della spada. Il magiaro è stato un atleta longevo, plurimedagliato in svariate competizioni internazionali: campione del mondo e vice-campione olimpico, individuale e a squadre.
Ha una particolarità che fa di lui un unicum nella scherma moderna: ha raggiunto il massimo successo personale dopo aver superato i 40 anni, con l’oro nella prova individuale dei Campionati del Mondo di Mosca 2015, cui ha fatto seguito l’argento individuale nella sua ultima Olimpiade di Rio de Janeiro 2016, a coronamento di una lunghissima carriera sportiva, colma di 27 preziose medaglie.
CARATTERISTICHE TECNICHE
Géza Imre è un ex spadista mancino longilineo, che nella sua carriera ha fatto uso di una spada con impugnatura anatomica.
PRIMI RISULTATI DI SPESSORE A LIVELLO GIOVANILE
Géza Imre si dimostra fin da ragazzo un atleta molto promettente.
Nel 1991 vince una medaglia di bronzo al campionato ungherese a squadre.
L’anno successivo si laurea campione ungherese, conclude al quinto posto i Campionati Mondiali Cadetti, al sesto ai Campionati Mondiali Junior e al secondo ai Campionati Europei Junior.
Nel 1993 fa il suo debutto ai Mondiali “Assoluti” di Essen (Germania) sia individualmente che nel team magiaro, di cui farà parte per oltre vent’anni, per più generazioni di squadre.
I PRIMI SUCCESSI FRA GLI ASSOLUTI
Ai Campionati del Mondo 1995, disputati a L’Aia (Paesi Bassi), ottiene la prima di una lunga serie di medaglie (26), con la conquista del bronzo nella prova a squadre, insieme ai suoi compagni Attila Fekete, Krisztian Kulcsar e Ivan Kovacs.
Nel 1996, al debutto alle Olimpiadi di Atlanta, vince subito a sorpresa una medaglia di bronzo individuale.
UNA CADENZA DI MEDAGLIE QUASI ANNUALE
Con lo stesso quartetto con cui ha raggiunto il bronzo nei Paesi Bassi, nel 1998, l’Ungheria di Imre, si regala un bis di ori ai Mondiali di La Chaux De Fonds (Svizzera) e agli Europei di Plovdiv (Bulgaria), superando la Francia in entrambe le finali.
Tre anni più tardi, al Campionato Mondiale di Nimes (Francia), gli spadisti magiari si ripetono, sconfiggendo l’Estonia.
Nel 2002, arriva per Imre il primo bronzo individuale agli Europei di Mosca.
In occasione della sua seconda Olimpiade (Atene 2004), ottiene la seconda medaglia con un argento nella spada a squadre, perdendo in finale contro la Francia, con Gabor Boczko che entra nel team al posto di Kulcsar.
Negli anni seguenti, la squadra ungherese continua ad ottenere notevoli soddisfazioni, fra cui spiccano i due ori europei ottenuti nel 2006 e nel 2007, rispettivamente a Smirne (Turchia) e Gent (Belgio) e, dopo sei anni di astinenza, il ritorno sul podio ai Campionati del Mondo di San Pietroburgo (2007).
A Gent e San Pietroburgo, Krisztian Kulcsar ritorna a far parte della squadra al posto di Fekete.
IL PRIMO TRIONFO INDIVIDUALE
Nel 2008 a Kiev, Géza Imre sale sul gradino più alto, laureandosi campione europeo, sconfiggendo il tedesco Martin Schmitt. Nella stessa edizione, la Francia nega la doppietta allo schermidore ungherese, che raggiunge la piazza d’onore (nella gara a squadre).
I GLORIOSI SUCCESSI DEL FORTISSIMO TEAM UNGHERESE
Il team magiaro modifica in toto i suoi componenti dal 2009 al 2016 (ultimo anno in squadra di Imre); Géza Imre è l’unico superstite dal 1993, con l’ingresso a rotazione di Andras Redli, Peter Somfai, Peter Szenyi, Tamas Padar, che subentrano ai precedenti compagni. La squadra guidata dall’esperto Imre diventa implacabile, collezionando dieci medaglie in appena cinque anni (andando sempre sul podio in tutte le manifestazioni disputate): un oro mondiale, due ori europei, due argenti mondiali, tre argenti europei e due bronzi mondiali.
I MIGLIORI RISULTATI A LIVELLO INDIVIDUALE
Tuttavia, sarà proprio a fine carriera, dopo aver superato la soglia dei 40 anni, che lo spadista ungherese otterrà le maggiori soddisfazioni a livello individuale.
Nell’edizione di Mosca 2015, a sorpresa, partendo dalla posizione 36 del Ranking Internazionale, Géza Imre si laurea Campione del Mondo, dopo aver sconfitto per 15-14 un altro mancino, il francese Grumier, in un assalto molto combattuto fino all’ultima stoccata.
Nel 2016, infine, lo spadista magiaro chiude in bellezza la sua gloriosa vita in pedana con due medaglie di argento e bronzo alle Olimpiadi di Rio De Janeiro.
Nella prova individuale, Imre si spinge addirittura fino alla finale, cedendo di una sola stoccata al coreano Park (15-14), dopo aver sconfitto agli ottavi il più giovane compagno per 15-8, ai quarti l’estone Novodosjolov per 15-9 e in semifinale ancora una volta Grumier (15-13).
Nella finale per il terzo e quarto posto, Imre, Boczko, Somfai e Redli sconfiggono l’Ucraina con il punteggio di 39-37.
DICONO DI LUI
Il maestro Dino Meglio:
“Vecchi si diventa dentro. Vale per la vita, ma anche per Geza Imre che a quarantadue anni svela, sulla piazza più pubblica che c’è, il segreto dell’eterna giovinezza. Lo sport – il nostro in particolare, che richiede sì una buona integrità fisica ma soprattutto una solida forza mentale – logora i suoi protagonisti prima nell’animo e solo più tardi, molto più tardi, nel corpo.
Il campo di battaglia si apre presto, e si protrae per una media che si aggira intorno alla ventina d’anni o poco meno. In tutto questo tempo succedono cose, si vivono le normali fantasmagoriche esperienze dell’esistenza, si cresce mutando prospettive e scala di valori.
Ciò che è importantissimo e totalizzante a vent’anni – la vanità del vincere, il piacere furibondo dell’attaccare briga con le spade – diventa progressivamente, a volte improvvisamente, futile.
C’è chi diventa padre o madre, chi viaggiando lungo la vita scopre nuove terre e nuove passioni.
O, più semplicemente, chi si stanca di fare sempre la stessa cosa. Anche le passioni hanno un loro ciclo vitale. La cosa più difficile, per uno sportivo vecchio (ultra trentenne) è ridefinire le proprie motivazioni. Il disincanto che sostituisce l’illusione (di cui si nutre la tensione monomaniacale dell’atleta giovane) è un’importantissima potenziale risorsa, che a volte si lascia spegnere prima d’averne sperimentato il valore. Consapevolezza ed esperienza rendono più lucido e divertente il gioco: quel minimo che perde il corpo è compensato dall’enorme surplus portato da una mente che è al meglio di sé, capace di contagiarsi di follia – quella necessaria a immergersi nel clima deformato della gara – conservando quel distacco che rende meno drammatica, ultimativa, la scelta.
“Vecchi si diventa dentro. Vale per la vita, vale per lo sport.”
Lo spadista Paolo Pizzo (sull’idea di qualificarsi ad un olimpiade ad oltre 40 anni):
“È proprio lui, Geza Imre, il mio punto di riferimento. Lui ha chiuso in quella maniera con due medaglie. Perché non provare a ripercorrere i passi di questa leggenda che ancora riecheggia nei palazzetti? Io non so come vengo visto dagli altri avversari, guardo solo a me stesso e voglio ancora tanto da questa parte ci carriera.”
SITOGRAFIA
- https://hu.wikipedia.org/wiki/Imre_G%C3%A9za
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_scherma_1995
- https://it.wikipedia.org/wiki/Scherma_ai_Giochi_della_XXVI_Olimpiade
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_europeo_di_scherma_1998
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_scherma_1998
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_scherma_2001
- https://it.wikipedia.org/wiki/Scherma_ai_Giochi_della_XXVIII_Olimpiade
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_europeo_di_scherma_2007
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_scherma_2007
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_europeo_di_scherma_2008
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_europeo_di_scherma_2010
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_scherma_2011
- https://it.wikipedia.org/wiki/Campionato_mondiale_di_scherma_2015
- https://it.wikipedia.org/wiki/Scherma_ai_Giochi_della_XXXI_Olimpiade_-_Spada_a_squadre_maschile
- https://www.pianetascherma.com/2016/08/10/il-meglio-di-rio-2016-si-puo-essere-campioni-anche-a-40-anni/
- https://www.pianetascherma.com/2018/07/21/campionati-mondiali-wuxi-2018-intervista-paolo-pizzo-io-come-imre-alle-olimpiadi-fino-a-41-anni/